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In questa pagina sono inseriti COMUNICATI STAMPA della sede nazionale 

Comunicato stampa Roma, 17 marzo 2010

 

Cittadinanzattiva: decisioni CDA su par condicio dannose per informazione, per casse della Rai e per diritti dei cittadini.

 

I dati degli ascolti di Rai Tre di ieri sera confermano che la scelta della RAI di eliminare i talk show rappresenta un grave danno economico per i cittadini, che sostengono la Rai attraverso il pagamento del canone. Ci opporremo a qualsiasi aumento del canone per il prossimo anno, per ripianare eventuali “buchi” creati da queste scelte editoriali dannose, anche per vie legali.

I cittadini”, ha dichiarato Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, “non riconoscono le tribune elettorali come uno strumento informativo al pari dei talk show, come evidenziano i circa 13 punti percentuali in meno di ascolti di RaiTre di ieri sera, rispetto ai dati precedenti in cui andava in onda Ballarò”.

Cittadinanzattiva annuncia inoltre di voler promuovere una serie di cause “seriali” a favore dei cittadini che volessero chiedere il risarcimento della quota di canone Rai relativo al mese di sospensione dei talk show di informazione, e le loro sostituzione con programmi di intrattenimento, fiction o film.

Vogliamo ribadire ancora una volta”, ha aggiunto la Petrangolini, “che i cittadini italiani sono più intelligenti di quanto crede chi ha scelto di interrompere la messa in onda dei talk show adducendo motivazioni a nostro parere non sostenibili, come il pericolo che i cittadini fossero “imboniti” da questo o quel conduttore. Tutti sanno che esiste uno strumento importante come il telecomando: ogni persona è libera di cambiare canale se non gli piace un programma. Piuttosto che interrompere, chiediamo piuttosto che la Rai aumenti gli spazi informativi e di confronto, garantendo la pluralità di espressione”.

Il Tar ha deciso di discutere il ricorso presentato da noi e Altroconsumo il prossimo 25 marzo. Come temevamo, ci sarà una decisione importante ma di fatto inutile, perché arriverà dopo che i giochi saranno già chiusi”.

 

 


 

Comunicato stampa Roma, 12 marzo 2010

 

Cittadinanzattiva su ricorso Tar Sky e Ti Media: decisione giudici conferma scelta errata. Chiediamo con urgenza decisione su ricorso presentato insieme a Altroconsumo contro scelta CdA Rai.

 

La decisione del Tar di oggi, che accoglie il ricorso presentato da Sky e Ti Media, evidenzia come il regolamento varato sulla par condicio dalla AgCom sia contro gli interessi dei cittadini. Il dibattito televisivo, se ben condotto, è una forma indispensabile per permettere ai cittadini di scegliere autonomamente e consapevolmente per chi votare”. Sono queste le dichiarazioni di Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, organizzazione che insieme ad Altroconsumo ha presentato una inibitoria al Tar contro le scelte adottate dal Consiglio di Amministrazione Rai in merito ai dibattiti in periodo pre-elettorale.

Il nostro augurio”, ha continuato la Petrangolini, “è che il Tar discuta il ricorso che abbiamo presentato in tempo utile, così da evitare che la decisione venga presa a ridosso delle elezioni, rendendo di fatto inutile il pronunciamento, che ci auguriamo sia positivo”.

Il nostro obiettivo”, ha concluso la Petrangolini, “non è quello di difendere un autore o una trasmissione, ma il diritto sancito dalla Costituzione alla libertà di informazione, pur nel rispetto della correttezza e del bilanciamento, come previsto dalla legge sulla par condicio, a cui è stata data una lettura a nostro parere volutamente forzata. Il nostro augurio è anche che la Rai non attenda le decisioni del giudice, ma decida il prima possibile di tornare sulle proprie scelte”.

 

Il ricorso elaborato e sottoscritto da un team di 10 legali fra i quali il professor Giorgio Costantino dell’ Università Roma Tre, e’ fondato sugli articoli 139 e 140 del Codice del Consumo, e chiede anche di inibire (in quanto contrario alla legge sulla par condicio e alla Costituzione) quello che definisce l’illegittimo assoggettamento delle trasmissioni di informazione alle regole stabilite per le tribune elettorali, assoggettamento previsto dalla delibera della Commissione Parlamentare di Vigilanza.

Secondo i legali delle due associazioni la delibera del CDA Rai che ha cancellato i talk show di approfondimento viola la Costituzione, la legge sulla par condicio e i doveri del servizio pubblico; né e’ in alcun modo possibile costringere le trasmissioni di informazione ad adottare gli stessi criteri previsti per le tribune elettorali. Semmai la RAI, anche in quanto concessionaria di un servizio pubblico, aveva il dovere di astenersi dall’applicazione di una normativa che essa stessa aveva pubblicamente criticato in quanto contraria alla legge sulla par condicio e alla stessa Costituzione.

 

 

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Comunicato stampa Roma, 9 marzo 2010

Cittadinanzattiva presenta inibitoria con Altroconsumo al TAR contro delibera sulla Par

Condicio: “irragionevole, contraria alla par condicio e ai principi fondamentali del

servizio pubblico e del sistema radiotelevisivo”.

Una inibitoria per costringere la Rai a riprendere subito le trasmissioni di approfondimento

informativo (Anno Zero, Ballarò, Porta a Porta, L’Ultima parola) sospese dieci giorni fa con

una delibera del Consiglio di Amministrazione Rai.

Questo il senso del ricorso al Tar, notificato a Mediaset e Rai, e che sarà iscritto a ruolo nelle

prossime ore, presentato da Cittadinanzattiva insieme ad un"altra associazione dei

consumatori, Altroconsumo.

La delibera e’ definita nel ricorso delle due associazioni “manifestamente irragionevole,

contraria alla legge sulla par condicio e ai principi fondamentali del sistema radiotelevisivo e

del servizio pubblico”.

Il ricorso elaborato e sottoscritto da un team di 10 legali fra i quali il professor Giorgio

Costantino dell’ Università Roma Tre, e’ fondato sugli articoli 139 e 140 del Codice del

Consumo, e chiede anche di inibire (in quanto contrario alla legge sulla par condicio e alla

Costituzione) quello che definisce l’illegittimo assoggettamento delle trasmissioni di

informazione alle regole stabilite per le tribune elettorali, assoggettamento previsto dalla

delibera della Commissione Parlamentare di Vigilanza.

“La decisione della Rai” secondo Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva,

“danneggia in maniera grave l’interesse collettivo degli utenti del servizio radiotelevisivo ad

essere adeguatamente e completamente informati per poter maturare in modo autonomo e

consapevole le proprie opinioni”.

Secondo i legali delle due associazioni la delibera del CDA Rai che ha cancellato i talk show di

approfondimento viola la Costituzione, la legge sulla par condicio e i doveri del servizio

pubblico; né e’ in alcun modo possibile costringere le trasmissioni di informazione ad adottare

gli stessi criteri previsti per le tribune elettorali. Semmai la RAI, anche in quanto

concessionaria di un servizio pubblico, aveva il dovere di astenersi dall’applicazione di una

normativa che essa stessa aveva pubblicamente criticato in quanto alla legge sulla par

condicio e alla stessa Costituzione.

Secondo le due associazioni dei consumatori, inoltre “e’ falso e pretestuoso, e potrà essere

smentito in sede giudiziale, che la delibera del CDA RAI sia in diretta attuazione del

Regolamento della commissione parlamentare di vigilanza così come affermato dal Direttore

Generale Masi in una intervista (perché il regolamento della commissione di vigilanza non

prevedeva la cancellazione dei programmi). E’ singolare che tra le tante trasmissioni di

approfondimento si sia stilato (senza alcuna motivazione) un elenco arbitrario di quelle da

censurare, comprendente di fatto le più seguite. Ed e’ “paradossale” che con l’argomento di

garantire la qualità e l’imparzialità si sia determinata una contrazione dell’offerta di

informazione: telefilm come squadra 49, film come Ricette d’amore, documentari storici o

speciali dell’isola dei famosi al posto dei programmi cancellati.

“In assenza di qualsivoglia plausibile (e presentabile) motivazione – si legge nel ricorso - viene

lecito il sospetto che si sia voluto, allo stesso tempo, mortificare l’informazione pubblica e

favorire le emittenti private, con lesione immediata e diretta dell’interesse degli utenti del

servizio pubblico radiotelevisivo all’accesso ad un’ampia varietà di informazioni e di contenuti,

offerti da una pluralità di operatori in condizione di pluralismo e di libertà di concorrenza”.

In questo modo, secondo le due associazioni di consumatori, non solo si e’ inferto “un

gravissimo vulnus al pluralismo dei mezzi di comunicazione radiotelevisiva”, ma si e’ falsata

anche la concorrenza sia nel mercato radiotelevisivo e dei mezzi di comunicazione di massa

sia nel mercato della pubblicità.

Quanto al regolamento approvato dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza, la sentenza

155 del 2002 della Corte Costituzionale ha espressamente escluso che le regole delle tribune

elettorali possano applicarsi ai programmi di informazione. Inoltre, e’ manifestamente

illegittimo nel punto in cui assoggetta i programmi di approfondimento informativo alle regole

delle tribune elettorali, cosa che contrasta con la legge e con la Costituzione, e si risolve in un

vero e proprio bavaglio all’informazione.


7 gennaio 2010

Comunicato stampa Roma, 7 gennaio 2009 Cittadinanzattiva su casi malasanità: gli strumenti per difenderci ci sarebbero, ma nessuno li applica. "Il ripetersi di tutti questi errori crea nel cittadino uno stato di grande incertezza e preoccupazione". Questo il commento a caldo di Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, l"organizzazione civica che ha tra le sue reti il Tribunale per i diritti del malato, sui presunti episodi di malasanità e disservizi registrati negli ultimi giorni. "I nemici dei cittadino continuano ad essere la mancanza di una cultura della sicurezza, disorganizzazione, manutenzione troppo spesso dimenticata, assenza di qualsiasi sistema serio di valutazione degli operatori. Ancora oggi vengono frequentemente sottovalutati anche dei gesti minimi, come quello di chiudere un portellone, o controllare l"igiene di una terapia intensiva, così come lo stato delle culle o il superamento di intoppi burocratici. Sono tutti segnali di indifferenza e deresponsabilizzazione sulla pelle dei cittadini". "Saremo accanto alle famiglie attraverso la costituzione di parte civile nei diversi processi", ha aggiunto. "Chiediamo al Ministro della Salute", ha quindi concluso Petrangolini, "di rendere operative su tutto il territorio nazionale le linee guida sugli errori,le check list e tutti gli strumenti di prevenzione che già esistono, ma corrono il rischio di rimanere solo dei pezzi di carta o relazioni ai convegni. Accanto a questo è necessario rendere davvero vincolante per ogni operatore sanitario, per i diversi livelli di responsabilità, il loro rispetto, con un sistema sanzionatorio anche di tipo amministrativo e provvedimenti disciplinari di tipo cautelativo, prevedendo nei casi più gravi il licenziamento. Non si può delegare solo ai Magistrati il ripristino di situazioni che possano garantire un adeguato livello di sicurezza e di fiducia per il cittadino".


Comunicato stampa Roma, 19 novembre 2009

 

Beni confiscati alle mafie: Cittadinanzattiva si appella ai Parlamentari affinché si cassi norma che li mette all"asta e per creazione di una Agenzia nazionale.


“Manifestiamo grande preoccupazione per l’avvenuta approvazione, il 13 novembre al Senato, nell’ambito della nuova legge Finanziaria, della norma che prevede la possibilità di vendere all"asta i beni confiscati per reati mafiosi. Questo provvedimento, infatti, se confermato anche dalla Camera dei Deputati, indebolirà sensibilmente l’azione di contrasto alle mafie, sia sul versante repressivo che preventivo. Viceversa, costituirà un serio ostacolo allo svolgimento di iniziative di interesse generale per la legalità e la giustizia da parte delle organizzazioni civiche perché farà venire meno la possibilità di uso sociale dei beni recuperati”. Inizia con queste parole la lettera appello inviata oggi da Cittadinanzattiva ai Parlamentari, a firma del vicesegretario Antonio Gaudioso.

Nel 1996, dopo la raccolta di un milione di firme da parte dell’Associazione Libera, fu approvata la legge 109/96 che prevede l’uso per finalità di carattere sociale dei beni confiscati alle mafie. Questo ha significato poter utilizzare immobili acquistati con denaro illecitamente accumulato per farne scuole, comunità per anziani o per il recupero di persone tossicodipendenti, centri giovanili e di favorire, nel Mezzogiorno, la nascita di cooperative sociali di giovani che hanno trovato un lavoro onesto coltivando i terreni confiscati ai boss. L’esperienza più che decennale della società civile organizzata conferma che la confisca e l’uso sociale dei beni siano strumenti fondamentali per indebolire sensibilmente le capacità di azione delle organizzazioni criminali. Grazie a questa legge, i mafiosi impoveriti delle loro ricchezze perdono anche il loro potere di intimidazione e di controllo del territorio. Grazie all’uso di quei beni per riconoscere e garantire i diritti fondamentali delle persone, aumenta la fiducia tra cittadini e istituzioni. I beni confiscati non vanno venduti: è concreta e reale la possibilità che, mediante prestanome, gli stessi mafiosi ne rientrino in possesso. Piuttosto, i beni confiscati andrebbero gestiti meglio creando un’apposita Agenzia nazionale che si occupi in modo specifico delle fasi di sequestro, confisca, assegnazione e destinazione dei beni e delle aziende confiscate. Per tutti questi motivi, condividiamo e sosteniamo le prese di posizione e gli appelli formulati in questi giorni dai soggetti impegnati in prima fila su questi temi, come Libera e Avviso Pubblico. Chiediamo, inoltre, di emendare il provvedimento approvato dal Senato per evitare che i principi della legge 109/96 siano cancellati per obiettivi di carattere puramente economico-finanziario che potrebbero essere raggiunti in altro modo. Legalità, trasparenza e sviluppo richiedono risorse. Ma queste si possono trovare razionalizzando alcune spese e contrastando efficacemente la corruzione (e i costi che ne derivano alla popolazione), l’evasione e l’elusione fiscale, gli sprechi delle amministrazioni pubbliche. A questo proposito, chiediamo che il Parlamento si faccia carico di verificare lo stato di attuazione degli artt. 220-221della Legge 296 del 2006, che disciplinano la confisca e l’uso sociale dei beni dei corrotti e, di tutti gli autori di reati contro la pubblica amministrazione, e la cui approvazione Cittadinanzattiva caldeggiò con una campagna durata alcuni anni. Il fenomeno della corruzione ha ormai raggiunto alti livelli di allarme sociale. Lo spiegano i dati di Transparency International, secondo i quali l’Italia è ormai scivolata al 63° posto nell’Indice della corruzione percepita (nel 2007 era al 41°). Lo dice la Corte dei Conti secondo cui il costo del ‘mercato’ della corruzione è pari a 60 miliardi di euro l’anno. Lo dice il Greco (il gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa) che ha inviato all’Italia ben 22 raccomandazioni di stampo amministrativo proprio per contenere la corruzione. Viceversa, ancora troppo poco si fa per combattere il fenomeno, mentre in molti casi basterebbe attuare le norme esistenti. Nei prossimi giorni questo appello sarà diffuso anche ad altre associazioni di cittadini e di consumatori al duplice scopo di sensibilizzare la società civile e di raccogliere il maggior numero di adesioni delle realtà più impegnate”.

 



 Cittadinanzattiva e Fish su effetto decreto legge anticrisi su welfare: importante il riconoscimento dei diritti delle famiglie dei disabili a prestare assistenza. Grave il taglio di 800 mln di euro per la farmaceutica e l"appesantimento burocratico per le procedure di invalidità ]]  
 
Comunicato stampa                                  
                                              Roma, 16 luglio 2009



Cittadinanzattiva e FISH su effetto decreto legge anticrisi su welfare:
importante il riconoscimento dei diritti delle famiglie dei disabili a
prestare assistenza. Grave il taglio di 800 milioni per la farmaceutica
e l"appesantimento burocratico per le procedure di invalidità.  



Luci ed ombre quelle che Cittadinanzattiva (attraverso le sue reti
Tribunale per i diritti del malato e Coordinamento nazionale delle
associazioni dei malati cronici) e FISH hanno evidenziato in un
documento inviato al Governo e al Parlamento in merito ad alcune delle
misure contenute nel decreto legge "anticrisi".

Nel documento si esprime infatti un *forte apprezzamento* per
l"abrogazione di quella norma che veniva considerata una vera e propria
ingiustizia e che accoglie una specifica proposta avanzata dalle due
organizzazioni. Finalmente  i lavoratori che assistono un familiare con
handicap grave, sia con un permesso previsto dalla legge 104 che con il
ricorso al congedo per due anni per lo stesso motivo, non vedranno più
considerati questi periodi come "assenza", con conseguente decurtazione
delle retribuzioni.

*Forti invece le critiche* nei confronti soprattutto di due aspetti. Il
primo riguarda il taglio di 800 milioni di euro imposto per la spesa
farmaceutica territoriale a partire dal 2010, in una situazione in cui
invece erano già segnalate ed evidenti le difficoltà di accesso a
farmaci  necessari ed insostituibili. "In questo quadro", scrivono
Cittadinanzattiva e FISH, "ci saremmo augurati anziché un taglio
ulteriore della spesa farmaceutica, un ri-orientamento delle risorse  
risparmiate nel 2008 (11,6% di spesa effettiva nel 2008, contro il 14%
previsto, per un valore di circa 2 miliardi e 472 milioni di euro) a
favore di un innalzamento del tetto di spesa farmaceutica ospedaliera
invece già sforato di quasi il doppio (4,2% contro il 2,4% previsto)".
Chiediamo inoltre all"AIFA di coinvolgere le organizzazioni civiche
nella programmazione farmaceutica vista l"attivazione di specifici
tavoli, in cui, ad oggi, sono coinvolte solo organizzazioni mediche.

*Il secondo aspetto critico *riguarda le procedure per l"accertamento
sanitario relativo allo stato di disabilità. Infatti, a fronte di una
campagna promossa proprio per sottolineare le lungaggini del processo e
le difficoltà dei cittadini ad avere una risposta definitiva in tempi
accettabili (http://legge80.cittadinanzattiva.it), la nuova norma, di
fatto, crea un ulteriore appesantimento burocratico. Attualmente, i
cittadini attendono oltre un anno per ottenere  i"verbali" di invalidità
e handicap, nonché ulteriori mesi per l"erogazione delle indennità
economiche. La norma introdotta dal DL (articolo 20, comma 1) sebbene
indichi l"integrazione delle Commissioni mediche delle ASL con un medico
dell"INPS, non eliminano il secondo controllo previsto attualmente con
un"altra Commissione INPS e in grado di dare validità effettiva alle
valutazioni. Sarebbe invece necessario, secondo le due associazioni, che
il primo accertamento, cioè quello effettuato dalle Asl con il concorso
di un medico Inps, avesse valore definitivo. Questa semplificazione, che
avrebbe un enorme effetto sulla vita dei cittadini, non altererebbe
minimamente il sistema dei controlli previsto, ma, anzi, permetterebbe
un considerevole risparmio di risorse dovuto alla duplicazione delle
procedure introdotte dalle norme "anticrisi".







*Cittadinanzattiva onlus -- Ufficio stampa: *

*Alessandro Cossu, responsabile (06.36718302 -- 348.3347608); Aurora
Avenoso (06.36718408 -- 348.3347603), Mariano Votta (06.36718351 --
339.8927455)*

Comunicato stampa Roma, 16 giugno 2009

"CAMERE APERTE"

 

Rapporto sulle attività dei parlamentari
nel primo anno della XVI Legislatura (2008-2009)

 

OSSERVATORIO CIVICO SUL PARLAMENTO ITALIANO

 

I nostri rappresentanti in Parlamento? Lavora di più chi siede all"opposizione, mentre gli esponenti della maggioranza si scoprono presenzialisti al momento di votare. Tra i gruppi parlamentari, in assoluto il più attivo è l’IdV, tanto alla Camera che al Senato: nei lavori delle commissioni, in aula e nella redazione di proposte di legge intervengono più dei colleghi di opposizione del Pd. I “fannulloni”? Su tutti, il deputato Denis Verdini del PdL e il collega di partito, senatore Marcello Pera. E ancora: tra i parlamentari impegnati nella compagine di Governo, Maurizio Balocchi della Lega ha il record di assenze ingiustificate alle votazioni. Le donne s’impegnano molto di più e volano ai primi posti: Angela Napoli (PdL) e Donatella Poretti (PD) sono le più attive alla Camera e al Senato.

Questi alcuni dei dati che emergono dal I° Rapporto “Camere aperte”, dell"Osservatorio Civico sul Parlamento Italiano realizzato da tre associazioni, Cittadinanzattiva, Controllo Cittadino e Openpolis e presentato questa mattina a Roma.

Senza entrare nel merito dell’operato del Legislatore, il Rapporto misura la “quantità” dell’attività parlamentare di ciascun rappresentante del popolo nel primo anno della XVI Legislatura (Aprile-Maggio 2008/Aprile-Maggio 2009), analizzandone il coinvolgimento nei processi legislativi (es. primo firmatario Ddl, mozione, interpellanza, risoluzione, odg, etc.) e la presenza alle votazioni elettroniche in aula.

Parlamentari iperattivi e “fannulloni”: Angela Napoli, eletta in Calabria nelle liste del PdL, è la deputata più attiva, al pari della senatrice Donatella Poretti, eletta per il PD in Puglia: entrambe ricevono un 10 nei loro indici di attività. Alla Camera la Napoli è seguita da Rita Bernardini (PD, eletta in Sicilia) e Gabriella Carlucci (PdL, Puglia), mentre al Senato, dietro la Poretti troviamo Elio Lannutti (IdV, Veneto) e Rosario Giorgio Costa (PdL, Puglia). Tra i meno attivi, invece, il deputato Denis Verdini, tra i coordinatori del PdL ed eletto in Toscana, che ha ricevuto uno 0,09, e il senatore del PdL Marcello Pera, ex presidente del Senato eletto nel Lazio, con lo 0,18. Il podio dei “fannulloni” è completato da Niccolò Ghedini (PdL, Veneto) e Massimo D’Alema (PD, Puglia) per la Camera dei deputati, e da Beppe Pisanu (PdL, Sardegna) e Marcello Dell’Utri (PdL, Lombardia) per il Senato. In generale, solo il 2,6% dei Parlamentari italiani raggiunge un indice di attività sufficiente, cioè pari o superiore a 6: la media è 2,3.

Poche ma buone: le donne sono decisamente più attive e presenti degli uomini. Tra i deputati, le donne hanno un indice di attività medio di 2,7, mentre gli uomini si attestano più in basso (2,2). Al Senato la differenza è ancora più marcata: vincono le donne 3 a 2.

Nelle presenze alle votazioni, le differenze tra i sessi si assottigliano. Alla Camera, le donne sono risultate presenti nell’82% dei casi a fronte di una presenza dei colleghi dell’80%; situazione simile al Senato: donne presenti nell’85% delle votazioni, uomini 82%.

 

 

Lavori parlamentari: come detto, sono i deputati dell’Italia dei Valori i più attivi tra tutti i gruppi presenti alla Camera dei Deputati. Su una scala da 0 a 10, la loro media di attività si attesta al 3,57. I deputati del Partito Democratico, con 2,65 sono al terzo posto, superati di poco dai colleghi della Lega (2,67). I parlamentari del PdL risultano i meno attivi in assoluto, con un indice di attività di 2,01. Meglio di loro, anche i colleghi dell’UDC (2,47) e del gruppo misto (2,3). L’attivismo dei rappresentanti dell’IdV è ancora più marcato al Senato, dove ottengono un indice di attività di 4,9. Seguono il gruppo dell’UDC-SVP (2,79), PD (2,7), Lega (1,73) e PdL (1,68).

 

Voto in aula: a conferma della differenza dei ruoli tra opposizione e maggioranza, il quadro cambia radicalmente quando si analizzano le presenze in aula durante le votazioni, con i partiti di governo che risultano i più presenti: alla Camera, i deputati della Lega sono stati presenti nell’86% delle votazioni, quelli del PdL nell’83%. Al terzo posto i deputati del PD (81%) seguiti da Udc (75%), IdV (70%) e gruppo misto (61%). Il quadro non cambia al Senato, con i senatori della Lega presenti nel 93% dei casi. Al secondo posto i senatori del PdL (86%) seguiti da PD (82%), IdV (72%) e UdC (54%, valore influenzato dalla presenza di alcuni senatori a vita iscritti al gruppo).

Il Governo nel Paese dei Balocchi: tra i membri del Governo, Maurizio Balocchi (eletto in Liguria) è il parlamentare che, con il 37% di assenze al voto non giustificate da missioni istituzionali, primeggia per assenteismo. Lo seguono Elio Vito (PdL, Toscana) con il 32% di assenze ingiustificate, e Paolo Romani (PdL, Lombardia) con il 27%. Tra i più assidui in aula, invece, Nicola Cosentino del PdL (eletto in Campania) con il 69% di presenze al voto, e il collega di partito Giacomo Caliendo (eletto in Lombardia) con il 56% di presenze.

Regione che vai, parlamentare che trovi: analizzando l’indice di attività e le presenze dei parlamentari in base ai collegi elettorali di riferimento emerge che i deputati che rappresentano la regione Molise sono, in media, i più attivi, con un indice di attività di 3,9. Segue il Friuli-Venezia Giulia (3,4), Calabria (2,8), Emilia Romagna (2,7) e Trentino Alto Adige (2,7). I meno attivi, invece, sono i deputati di Campania (1,9), Abruzzo (1,9), Liguria (1,5) e Valle D’Aosta (1,4). In proporzione, fanno meglio anche i deputati che rappresentano i collegi esteri: Europa (3,2), Americhe (2,1).

Simile la situazione nel caso dei senatori: i più attivi si trovano in Molise ed Emilia Romagna (3,1 ciascuno) e in Toscana (2,9), mentre i meno attivi rappresentano la Liguria (2), l’Abruzzo (1,9), la Campania (1,9) e le Marche (1,7).

Il quadro delle presenze alle votazioni offre, ancora una volta, uno scenario quasi opposto rispetto a quello dell’indice di attività. I deputati più presenti sono quelli di Valle D’Aosta (98%), Umbria (91%), Basilicata (86%) e Liguria (84%), mentre i meno presenti alle votazioni sono proprio i deputati del Molise (66%). Poco meglio vanno in Trentino Alto Adige (78%), Puglia (77%) e Lazio (76%). Da parte loro, i senatori più presenti alle votazioni sono quelli di Friuli-Venezia Giulia (94%), Calabria e Molise (91% ciascuno), mentre al fondo troviamo i senatori di Lazio (80%), Sicilia (76%) e Abruzzo (70%).

Il ruolo del Parlamento: il Rapporto evidenzia ulteriori spunti di riflessione, come la quasi assoluta assenza di iniziativa legislativa autonoma delle Camere e del voto su leggi di iniziativa popolare. In questo primo anno di legislatura, infatti, il Parlamento si è occupato quasi totalmente di tradurre in legge le iniziative del Governo: ben 61 leggi sulle 68 approvate (90%). Ancora più chiaro il raffronto delle percentuali relative ai Ddl divenuti legge sulla base dei soggetti che li hanno proposti: quelli presentati dal popolo, dalle Regioni e dal CNEL totalizzano, pari merito, lo 0%; i dati sottolineano con forza che le proposte avanzate da Regioni (21) e cittadini (12) non sono mai state prese in considerazione, e che di fatto manchino forme di garanzia tali da permettere anche a queste proposte di venire discusse in Parlamento, così come previsto dalla nostra Costituzione.

Inoltre, in questo quadro, risultano di fatto limitati anche altri importantissimi poteri riservati al Parlamento, oltre a quello legislativo: vale a dire la vigilanza e il controllo nei confronti dell"operato del Governo.

Il commento: Antonio Gaudioso, vicesegretario di Cittadinanzattiva: “E" la prima volta che i cittadini accendono un faro sui lavori del Parlamento basato su dati incontrovertibili e pubblici. E" fondamentale infatti che siano gli stessi cittadini ad assumersi la responsabilità di verificare le attività delle nostre istituzioni. Lascia sconfortati che il 90% dei provvedimenti approvati nel primo anno sia di iniziativa governativa. In realtà, il Parlamento dovrebbe svolgere una funzione di indirizzo nei confronti del Governo e non viceversa, in una ottica di collaborazione istituzionale. Queste funzioni di cooperazione possono avvenire solo se il Parlamento esprime una propria autorevolezza. E questo avviene quando esiste un rapporto diretto tra lettore ed eletto. Quando manca questo rapporto, come nel caso in cui non si possono esprimere preferenze o avere un ruolo sulla scelta dei candidati, il cittadino si trova solo a poter ratificare una scelta fatta da altri, così come per lo stesso Parlamento. Non è un caso che nessuna delle proposte di legge avanzate da Regioni e cittadini non siano neanche state prese in considerazione. Un primo passo per cambiare le cose è rappresentato dal prossimo appuntamento referendario”.

Vittorio Alvino, Openpolis: “Oggi possiamo usare anche internet per cambiare la cultura e il modo di fare politica. Informazioni sinora solo formalmente pubbliche ma di fatto inaccessibili possono essere raggiunte e facilmente fruite in modo trasparente.

Lorenzo Fioramonti, Controllo Cittadino: "L"Osservatorio Civico dimostra che tutti i cittadini, a prescindere dalle loro competenze ed interessi, possono finalmente controllare le istituzioni italiane. Questo lavora comincia con il Parlamento, ma deve trasmettersi anche alle Regioni, Province e Comuni, per inaugurare una nuova stagione di partecipazione civica".

On line su www.cittadinanzattiva.it, www.controllocittadino.org e www.openparlamento.it il Rapporto comprensivo di nota metodologica. Inoltre, su www.openparlamento.it è possibile controllare quante volte ha votato ogni parlamentare, nonché il modo in cui ha votato per ogni singolo atto.

 

Cittadinanzattiva onlus – Ufficio stampa

Alessandro Cossu, responsabile (06.36718302 – 348.3347608); Aurora Avenoso (06.36718408 – 348.3347603); Mariano Votta (06.36718351 – 339.8927455); stampa@cittadinanzattiva.it

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Comunicato stampa Roma, 12 giugno 2009

 

Referendum: Cittadinanzattiva invia esposto alla AGCOM per chiedere intervento urgente e garantire informazione pluralista sul tema. “La mancanza di adeguata e efficace informazione è una grave lesione dei diritti dei cittadini”

 

La mancanza di adeguata ed efficace informazione sui requisiti referendari rappresenta una grave lesione dei diritti dei cittadini. Con questa motivazione, questa mattina Cittadinanzattiva, membro del Comitato promotore del referendum elettorale, e membro del CNCU, ha inviato un esposto alla Autorità Garante per le Comunicazioni, al fine di sollecitare un intervento urgente per permettere agli elettori di conoscere le motivazioni dei due fronti.

Cittadinanzattiva, inoltre, nella lettera ribadisce la necessità della definizione di programmazione radio-televisiva capace di garantire, attraverso diversi format e diverse fasce di messa in onda, comprese quelle di maggiore ascolto, una vera campagna di informazione sul tema, affinché i cittadini possano scegliere in piena consapevolezza.

Nel testo inviato si sottolinea come gli orari stabiliti per le tribune elettorali a cui parteciperà il Comitato promotore (ore 15.05; ore 17:30 e in replica radiofonica alle 22:30 o 23.08) non garantiscano un"ampia diffusione della corretta informazione; salvo qualche episodio di collocazione in programmi e orari di grande ascolto ( es. ultima puntata di “Ballarò”) si può affermare la sostanziale assenza fino ad ora dei temi referendari dai palinsesti di trasmissioni televisive di informazione e approfondimento politico; la discrepanza tra la programmazione degli spazi di informazione realizzata per elezioni europee e quella referendaria. In occasione delle elezioni europee infatti specifici spazi informativi sono stati previsti anche in orario di massimo ascolto come ad esempio Rai Due dopo il Tg delle ore 20:30.

Alla luce di tutto ciò Cittadinanzattiva ha chiesto all"AGCOM di predisporre ogni provvedimento, anche d’urgenza, mediante apposite ingiunzioni, per l’individuazione e messa a disposizione di spazi idonei per la corretta informazione referendaria sull’intera piattaforma radio televisiva nazionale e locale; collocare le repliche e altri spazi propri del comitato referendario in ulteriori e diverse fasce orarie rispetto a quelle già previste; evidenziare sul sito internet della stessa Autorità in giusta evidenza e in maniera chiara gli spazi di informazione referendaria ; di vigilare e sanzionare abusi,e violazioni alle regole della par condicio.

 


Comunicato stampa                                  Roma, 18 marzo 2009

Cittadinanzattiva su lettera 100 deputati in tema di DDl sicurezza e immigrazione:
gesto di responsabilità civica
 

“La lettera che 100 deputati del Popolo delle Libertà hanno inviato al Presidente del Consiglio è un atto compiuto con senso di responsabilità civica oltre che una piacevole sorpresa. Evidentemente, sono state raccolte le preoccupazioni espresse nei giorni passati anche dal Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini, che ringraziamo, oltre che da tante espressioni della società civile e dagli stessi medici. All’on. Alessandra Mussolini e a ciascuno dei deputati firmatari va pertanto il nostro più vivo apprezzamento”. Nelle parole del vicesegretario generale Antonio Gaudioso, il commento di Cittadinanzattiva in merito all’odierna presa di posizione di una  buona fetta della Maggioranza che ha inteso chiedere al premier Berlusconi di non porre la fiducia sul ddl sicurezza in quanto contenente norme giudicate “inaccettabili”, prime fra tutte quella che obbligherebbe i medici a denunciare gli immigrati clandestini.

“Idealmente, è come se quella lettera fosse stata firmata da migliaia di cittadini” continua Gaudioso, che aggiunge: “In un paese civile, quando un ampio settore della Maggioranza, l’opposizione, la società civile e gli stessi ordini professionali coinvolti convergono nel non voler vedere approvato un provvedimento legislativo, il Governo ne dovrebbe trarre le debite conseguenze e ritirarlo immediatamente. Se ciò non dovesse avvenire, evidentemente in seno all’Esecutivo c’è che ha un debito politico da pagare, e intende saldarlo sulla pelle di indifesi”.


Comunicato stampa                   Milano, 18 marzo 2009

 

Procreazione assistita: anche il Tribunale di Milano sottolinea la eccessiva rigidità delle norme che non favorisce le coppie e solleva una nuova eccezione di costituzionalità

 

Cittadinanzattiva: un"ulteriore “tegola” su una legge che non rispetta i diritti dei cittadini

 

Scarse possibilità di esito positivo per la rigidità delle procedure; si costringe la donna a sottoporsi a procedure reiterate e quindi con alto tasso di rischiosità e invasività; non si tiene conto dell"elevato rischio genetico di produrre embrioni malati; non si tiene conto dell"inutile spreco di embrioni con l"applicazione rigida della norma; si produce una inammissibile coazione alla cura in ordine ad un trattamento sanitario. Ancora, si sottolinea il diritto del concepito a una futura vita non connotata da limitazioni connesse a patologie genetiche

Sono questi alcuni dei principali rilievi contenuti nelle ordinanze del Tribunale di Milano in merito a due diverse cause promosse da due coppie portatrice di Beta-Talassemia e Drepanocitosi abbinata a Beta-talassemia, rispettivamente. La causa è stata sostenuta e organizzata dalle associazioni Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, Hera onlus e Sosinfertilità. Le sentenze sono state oggetto di una conferenza stampa tenutasi oggi a Milano.

La decisione del Tribunale di Milano”, ha commentato Maria Paola Costantini, legale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato della Toscana (di cui è anche vice segretario regionale) e membro del collegio di difesa nazionale, “sottolinea ancora una volta come la legge vigente rappresenti un ostacolo alla procreazione medicalmente assistita e al diritto della donna a non subire trattamenti inutilmente invasivi e dannosi dal punta di vista psicologico. Sin dal 2004 ci stiamo battendo nelle diverse sedi giudiziarie per cercare di limitare i danni derivanti da una legge che abbiamo da subito giudicato contro i diritti dei cittadini e incostituzionale in alcuni suoi aspetti”.

Le disposizioni del Tribunale di Milano, rispettivamente del 6 e del 10 marzo, seguono analoghe decisioni prese dal Tar del Lazio e dal Tribunale di Firenze (agosto del 2008). Sono tuttora pendenti due analoghi casi innanzi al Tribunale d Milano e tre presso il Tribunale di Bologna. E" inoltre fissata per il 20 marzo la sentenza della Corte Costituzionale.

Cittadinanzattiva onlus – Ufficio stampa


Al via il Protocollo di intesa tra Dipartimento della Funzione Pubblica e Cittadinanzattiva: una collaborazione tra istituzioni e cittadini per la lotta alla corruzione e la valutazione civica della PA  
 
*Comunicato stampa Roma, 12 marzo 2009*



*Al via il Protocollo di intesa tra Dipartimento della Funzione Pubblica
e Cittadinanzattiva: una collaborazione tra istituzioni e cittadini per
la lotta alla corruzione e la valutazione civica della PA*

Lavorare insieme per la promozione della cultura della legalità e della
analisi civica della qualità dei servizi offerti, attraverso una
collaborazione tra il Ministro per la Pubblica Amministrazione e
l"innovazione, Renato Brunetta, e Cittadinanzattiva. Questo il senso del
protocollo di intesa firmato questa mattina tra il Capo Dipartimento
della funzione pubblica, cons. Antonio Naddeo e il segretario generale
di Cittadinanzattiva, Teresa Petrangolini.

Il filo conduttore sarà rappresentato dai temi sussidiarietà,
trasparenza e valutazione. Tra i diversi impegni contenuti nell"accordo,
la realizzazione, in almeno 15 città italiane, di iniziative di
sensibilizzazione e formazione sulla trasparenza della Pubblica
Amministrazione e dei bilanci comunali. Saranno sperimentate iniziative
innovative di valutazione civica dell"azione amministrativa, soprattutto
negli ambiti della giustizia, scuola, sanità e servizi pubblici, basate
anche sul patrimonio di segnalazioni di Cittadinanzattiva ottenute dagli
stessi cittadini.

Un ulteriore punto qualificante consiste nella collaborazione per la
messa a sistema e valorizzazione del servizio /Linea Amica/.

"La collaborazione con una organizzazione come Cittadinanzattiva --
dichiara il Ministro Brunetta - è di grande importanza per le iniziative
che il mio Ministero ha intrapreso sulla trasparenza, la valutazione è
la lotta alla corruzione. La pubblica amministrazione deve avere come
obiettivo primario quello di soddisfare i bisogni dei cittadini e la
loro parola è fondamentale per indirizzare l"azione amministrativa"

"L"obiettivo di questa iniziativa", dichiara Teresa Petrangolini, "è
quello di contrastare la corruzione nella PA e i fenomeni di illegalità
diffusa attraverso gli strumenti della partecipazione attiva dei
cittadini, la trasparenza e la valutazione civica, ambiti in cui la
nostra organizzazione ha consolidato una esperienza oramai pluriennale".

Sul sito _www.cittadinanzattiva.it <http://www.cittadinanzattiva.it/>_ è
possibile consultare il testo completo del Protocollo di intesa.

Cittadinanzattiva onlus -- ufficio stampa

 10 dicembre

Diritti umani

Cittadinanzattiva sul 60° della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: larghe fasce di popolazione, anche in Italia, vivono il loro mancato rispetto

Nel giorno del 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani - adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 – Cittadinanzattiva lancia un appello affinché questi diritti siano riconosciuti ed effettivamente tutelati anche all’interno del territorio nazionale. La tutela dei diritti dell’uomo, infatti, non è questione che riguardi soltanto i paesi in via di sviluppo, quelli afflitti da guerre e carestie o quelli dominati da regimi autoritari. Molto spesso, nei paesi - cosiddetti - avanzati e democratici esistono larghe fasce di popolazione i cui diritti sono compressi o minacciati. Il recente Congresso di Cittadinanzattiva, svoltosi a Roma dal 3 al 6 dicembre scorso, e i congressi regionali - che nei mesi scorsi si sono celebrati in preparazione di questo - hanno fatto emergere alcune questioni urgenti:
1. la condizione dei migranti che si trovano in Italia e che vedono ogni giorno violati i loro inalienabili diritti all’eguaglianza, alla non discriminazione, alla cittadinanza, alla libertà di movimento e di residenza. Cittadinanzattiva chiede pertanto che vengano modificate tutte quelle norme attualmente vigenti che colpiscono questi diritti (per esempio, il legame tra lavoro e permesso di soggiorno o le misure del ‘pacchetto sicurezza’), che venga presto riconosciuto l’esercizio della cittadinanza anche a livello amministrativo, che siano respinte tutte le proposte di tipo discriminatorio come le classi scolastiche per soli stranieri o il reato di clandestinità;
2. la condizione delle persone con problemi di salute mentale ancora oggi – a molti anni di distanza dalla legge Basaglia e dal movimento culturale che l’ha ispirata - spesso sottoposti a trattamenti inumani e degradanti che violano l’articolo 5 della Dichiarazione Universale. Servizi territoriali deboli e ridotti ad ambulatori, residenze ad alto grado di istituzionalizzazione, strutture semiresidenziali pressoché assenti, l"eccessivo carico assistenziale delegato alle famiglie ripropongono gli stessi fattori negativi che hanno favorito in passato il continuo riprodursi dell’assistenza di stampo manicomiale. Cittadinanzattiva chiede dunque un impegno del mondo politico-istituzionale a contrastare queste pratiche, a sostenere le famiglie spesso costrette a carichi assistenziali e a difficoltà psicologiche ed economiche enormi, a promuovere le reti di aiuto e l’esercizio dei diritti dei soggetti deboli;
3. la condizione delle famiglie italiane che, anche a causa della crisi economica internazionale, vivono in condizioni di indigenza e miseria: il loro tenore di vita è spesso insufficiente a garantire salute e benessere. A questi cittadini va riconosciuto il diritto alla sicurezza sociale nonché la realizzazione dei diritti economici sociali indispensabili alla dignità umana e al libero sviluppo della personalità. Cittadinanzattiva chiede espressamente che oltre a provvedimenti tampone come la social card siano messe a punto misure strutturali che, tra l’altro, favoriscano l’accesso al credito e alla casa, l’accesso alle cure, l’assistenza sociale, il controllo e il contenimento dei prezzi dei prodotti e delle tariffe dei servizi di pubblica utilità;
4. la condizione di tutti quei cittadini la cui salute è esposta ai rischi dell’inquinamento ambientale e vivono in situazioni nelle quali il diritto alla vita e alla sicurezza della propria persona è costantemente violato. Molto spesso questi cittadini vivono in situazioni di vera e propria emergenza sanitaria e destinati ad essere affetti da malattie infiammatorie e tumorali. Cittadinanzattiva chiede un forte e rinnovato impegno sul fronte delle politiche ambientali e di uno sviluppo socio-economico sostenibile nonché la realizzazione di politiche di controllo e prevenzione con la partecipazione attiva dei cittadini.


III Congresso Cittadinanzattiva
Confermata la dirigenza uscente: Petrangolini segretario generale, Terzi Presidente "Ripartire dal territorio per rimettere al centro il cittadino e i suoi bisogni"

 

Roma, 7 dicembre 2008

Si è concluso ieri a Roma il Terzo Congresso nazionale di Cittadinanzattiva dal titolo "trent"anni di diritti a tinte forti: la rivoluzione civica" con la proclamazione della Dirigenza nazionale della organizzazione. Eletta la nuova Direzione Nazionale, composta, oltre che dai 19 segretari regionali, da 30 delegati con una forte presenza territoriale. Tra i risultati, la riconferma del Presidente nazionale uscente, Alessio Terzi, e quella del segretario generale Teresa Petrangolini, che sarà affiancata nel suo ruolo da due vice, Antonio Gaudioso (vice segretario uscente, già responsabile delle Relazioni esterne) e Anna Lisa Mandorino (responsabile della comunicazione istituzionale), entrambe con una età inferiore ai quaranta anni.

"Il mio obiettivo", ha dichiarato Teresa Petrangolini nel suo discorso di chiusura, "sarà tra quello di lavorare per l"intero Movimento, cercando di mettere al centro delle nostre politiche la dimensione regionale, la lotta per un nuovo welfare e l"ambiente, e il rinnovamento della politica".

Petrangolini è stata eletta con 186 voti contro i 165 del candidato alternativo, Giustino Trincia, già vice segretario vicario. Cittadinanzattiva è una organizzazione nata nel 1978 con il nome di Movimento federativo democratico, conta circa 90.000 iscritti, e conta su circa 300 assemblee della cittadinanza attiva presenti nelle diverse regioni italiane.


Salute
Patologia riconosciuta in ritardo, costi per il cittadino pari a 1482 Euro al mese per farmaci, presidi, ausili e aiuti esterni. Le prime anticipazioni del Rapporto sulle malattie croniche del CNAMC-Cittadinanzattiva

Roma, 3 dicembre 2008

Una patologia riconosciuta in ritardo e destinata a pesare tanto non solo sulla qualità della vita, ma anche sul proprio portafogli. Potrebbe essere questa la fotografia del paziente cronico che emerge dal VIII Rapporto Cnamc-Cittadinanzattiva, i cui primi dati sono stati presentati oggi a Roma, in occasione dell"apertura del IV Congresso nazionale di Cittadinanzattiva, dal titolo “I diritti a tinte forti”.

Il Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici è una rete di Cittadinanzattiva a cui aderiscono circa 140 organizzazioni. Dai primi dati emerge come nel 57% dei casi la patologia venga individuata con ritardo anche dal proprio medico di famiglia. Molto spesso inoltre (42,8% dei casi) il paziente è obbligato a farsi carico delle spese relative ai farmaci indispensabili e insostituibili per la cura, con un costo medio mensile di circa 420 Euro. La burocrazia continua a rappresentare un ostacolo per la propria cura. Oltre il 74% delle associazioni segnala infatti la presenza di procedure burocratiche che rallentano l"accesso alla terapia, come, ad esempio, nel caso dei piani terapeutici da effettuare e rinnovare. Inoltre, in quasi un caso su due (45,2%) viene segnalato come il mancato accesso gratuito ai presidi, protesi ed ausili necessari obblighi i cittadini a farsi carico di una spesa media annuale di circa 916 Euro cui si va ad aggiungere, nel 54,8% dei casi, la necessità di fare ricorso ad aiuti esterni a proprie spese, come la badante, per un costo medio mensile aggiuntivo di circa 986 Euro. “Il sottofinanziamento del Fondo Sanitario Nazionale per i prossimi anni e i progetti del Governo rispetto al welfare, potrebbero aggravare una situazione già difficile per i cittadini affetti da una patologia cronica” ha commentato Maddalena Pelagalli, Presidente del CNAMC-Cittadinanzattiva.


Dossier rifiuti di Cittadinanzattiva: è caos anche nel caro bollette: +47% dal 2000 ad oggi. In Sicilia (280€) la spesa media annua più elevata, a Siracusa le tariffe più care d’Italia (400€). Nell’ultimo anno aumenti record a Pordenone e L’Aquila: +30%. “Le misure anticrisi del Governo ignorano la variabile impazzita delle tariffe locali”

 

Rifiuti a peso d’oro: a Siracusa, la spesa annua per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ammonta a 400€, il quadruplo rispetto alla città meno cara d’Italia, Reggio Calabria (95€). Trieste e Livorno (309€) le città più care del Nord e del Centro. In generale, la media annua più alta si registra in Sicilia (280€), la più bassa in Molise (117€), a dimostrazione di una marcata differenza tra aree geografiche del Paese che trova conferma anche all’interno di una stessa Regione: in Sicilia, per esempio, a Ragusa (198€) e Caltanissetta (172,5€) la Tarsu arriva a costare meno della metà di Siracusa. Lo stesso dicasi in Lombardia, dove la Tarsu pagata a Milano (262€) supera di 135€ la Tarsu pagata a Cremona (127€), o nel Lazio, dove il servizio a Latina costa 279€, ben 140€ in più rispetto a quanto si paga a Viterbo (139€).

leggi il comunicato intero:

http://www.cittadinanzattiva.it/files/tariffe_rifiuti_nazionale28_11_2008.pdf


 

Welfare
Dossier sul welfare di Cittadinanzattiva - Dal 3 al 6 dicembre a Roma, il III Congresso Nazionale “trent"anni di diritti a tinte forti: la rivoluzione civica”

Roma, 2 dicembre 2008

Un welfare che sta perdendo le sue caratteristiche di reale sostegno ai cittadini e alle famiglie, e che impone sempre di più il ricorso alla spesa privata, con molti rischi di esposizione all"impoverimento.

E" questa la fotografia che emerge dal lavoro prodotto da Cittadinanzattiva alla vigilia del III Congresso Nazionale, tenutosi  nei giorni scorsi a Roma

Secondo dati recentemente diffusi dalla Caritas e Fondazione Zancan la povertà colpisce il 30,2% delle famiglie con 3 o più figli; quasi la metà di queste vive nel Sud del nostro Paese. In Italia insomma, avere più figli espone maggiormente al rischio povertà o impoverimento. Cerchiamo di “fare i conti in tasca”. Nel 2007 (Dati Ministero economia) la spesa sociale è stata pari a 366.878 milioni di Euro, di cui il 66,3% (oltre 243 milioni) è servita per il pagamento delle pensioni. Lo Stato sociale così come inteso tradizionalmente, cioè un sistema di norme con il quale lo Stato cerca di eliminare le diseguaglianze sociali ed economiche fra i cittadini, in particolare dei ceti meno abbienti attraverso l"assistenza sanitaria, la pubblica istruzione, l"indennità di disoccupazione, i sussidi familiari, l"accesso alle risorse culturali, l"assistenza di invalidità e di vecchiaia e la difesa dell"ambiente naturale sta mostrando molti dei suoi limiti. I reali bisogni della nostra società hanno evidenziato la nascita di nuove domande per il sistema di protezione sociale: il lavoro atipico così come le famiglie di fatto, gli immigrati così come quella che qualche anno fa si sarebbe chiamata la media borghesia, fino ai cittadini vittima di una patologia cronica o che, loro malgrado, sono costretti a fare ricorso alla giustizia. Da moltissimi anni nel nostro Paese il servizio giustizia è sinonimo di uno strumento lento e costoso, e in moltissimi casi inefficace.

Dai dati della rete di Cittadinanzattiva Giustizia per i diritti emerge infatti come nel Processo penale (ipotesi di omicidio colposo) si debbano attendere almeno 6-7 anni per il primo grado di giudizio, con costi diretti per i cittadini che oscillano tra i 10000 e i 15000 Euro. A questi si affiancano i costi sostenuti direttamente dal Servizio Giustizia, cioè quelli legati al Consulente tecnico di ufficio, notifiche attraverso gli ufficiali giudiziari, la quota di stipendio di PM, cancellieri, Giudice e trascrittori. Il tutto, per una causa che quasi certamente verrà prescritta: il reato penale in questo caso viene prescritto dopo 5 anni dal fatto, cioè 1-2 anni prima che si arrivi al primo giudizio. Per passare ad un possibile processo civile per un presunto errore medico, oltre ad attendere tra i 3 e i 5 anni per il I grado di giudizio, il cittadino dovrà affrontare una spesa tra i 4000 e i 5000 euro per il proprio avvocato, tra gli 800 e i 1200 euro per il consulente di parte, tra gli 800 e i 1500 per il CTU. Il dato diventa poi quasi mortificante nel caso si tratti di un cittadino immigrato che voglia fare ricorso contro un provvedimento di espulsione: circa 6 mesi per la I udienza di sospensiva, tra i 6 e gli 8 anni per l"udienza di merito, con una spesa di 500 per il contributo unificato e tra i 4500 e i 5000 Euro per il proprio avvocato. A tutto questo è ipotizzabile aggiungere i costi per un legale, anche nel caso in cui si volesse richiedere un risarcimento per la lunghezza dei processi (legge Pinto). Insomma, oltre al danno, la beffa.

Sanità

La Spesa sanitaria pubblica in Italia rappresenta il 6,8% del PIL (Germania 8,6 – Francia 7,4 – Svezia 7,9 – UE 7, dati del Libro verde sul welfare-Ministero del welfare-2008) Secondo i dati del Rapporto 2007 CEIS-Tor Vergata, ad impoverirsi sono soprattutto gli anziani ultra 65enni e le famiglie che assistono anziani. Allo stesso tempo, l’impoverimento interessa in misura crescente le coppie con figli. Fra le spese sanitarie, disabilità e spese odontoiatriche sono le due cause più frequenti di impoverimento. Un servizio sanitario frammentato e disomogeneo. E’ quanto denuncia Cittadinanzattiva attraverso la sua rete Tribunale per i diritti del malato ormai da anni, il frutto di un federalismo distorto che pesa soprattutto sui più deboli. Gli ambiti nei quali risultano più evidenti gli effetti del federalismo sanitario e dei piani di rientro riguardano l’assistenza farmaceutica, l’assistenza ospedaliera, l’assistenza in strutture extra ospedaliere (residenze sanitarie assistite o RSA, Lungodegenze, Hospice), il settore della non autosufficienza, le liste di attesa, l’odontoiatria e le malattie rare. Partiamo dalle liste di attesa, problema sentito dalla gran parte dei cittadini. Esso è comune a gran parte delle regioni e delle Asl, ma i cittadini del Nord sono più garantiti di quelli del Sud: un esempio su tutti, la Lombardia ha fissato i tempi massimi di attesa per 100 prestazioni, la Calabria solo per 33. Prendendo a riferimento la risonanza magnetica, per la quale si possono attendere anche 270 giorni nel canale pubblico, essa costa fino a 300 euro nel canale privato intramurario. Per l’assistenza alle persone non autosufficienti, anziani e disabili gravi all’interno delle residenze sanitarie assistite, le rette più alte a carico dei cittadini si registrano in Emilia Romagna: 1554 euro mensili contro i 459 euro della Basilicata. Per l’assistenza ai malati terminali funzionano gli hospice: dovrebbero essere circa 200 in tutta Italia entro la fine di quest"anno, per un totale di 2.300 posti letto. Ma si va dal caso dell’Emilia Romagna, con 300 posti, uno ogni 14mila abitanti, alla Calabria con 40 posti, uno ogni 50mila calabresi. Cure odontoiatriche: è il settore in cui, in mancanza di una reale offerta pubblica, pesano notevolmente i costi privati. Per gli adolescenti, va meglio in Trentino (che dà cure gratuite fino a 19 anni) e in Emilia Romagna (fino a 18 anni). Superata questa soglia di età, tutto varia in base al reddito: agli estremi opposti l’Emilia Romagna che prevede esenzioni per le famiglie con un massimo di 15mila euro lordi l’anno, mentre la Puglia garantisce per i redditi fino a 22mila euro l’anno. Malattie croniche: Sono circa 39,2% della popolazione (dati Istat 2007) i malati cronici in Italia, l’86,9 per cento dei quali di età superiore ai 75 anni. Insostenibili le spese: il costo medio mensile per farmaci indispensabili è di circa 420 euro al mese. Maternità: Si può stimare che, pur usufruendo delle esenzioni del Ssn, i costi per esami diagnostici e visite specialistiche in gravidanza si aggirano tra gli 800 ai 1000 euro.

Tariffe locali: sono sempre più fuori controllo, aumentano ma nessuno sembra preoccuparsene. Non compare alcun argine alla loro escalation nelle recenti misure anticrisi del Governo, mentre gli Enti locali non hanno alternative che aumentarle per cercare di dare ossigeno alle casse comunali. E tra i bassi redditi e l’alta fiscalità, chi ne risente è una fetta di popolazione sempre più ampia: nel 2007 in Italia il 13% della popolazione risulta avere meno della metà del reddito medio, quindi meno di 500-600 euro al mese. Accanto ai poveri ci sono poi i “quasi poveri”, ossia persone che sono al di sopra della soglia di povertà per una somma molto esigua, cioè per circa 50-60 euro. Si registra, in merito agli anziani soli o non autosufficienti, un aumento della povertà nelle regioni del Nord. Dal 2005 al 2006 (ultimi dati Istat disponibili) l"incidenza di povertà relativa in persone sole con 65 anni e più è passata da un valore di 5,8 al 8,2. Dura anche per chi ancora riesce a far fronte a questa situazione: in un anno una famiglia-tipo (genitori e figlio 0-3 anni, reddito lordo annuo di 44.200€ e relativo Isee di 19.900€) paga 217€ per i rifiuti (+3,8% rispetto all’anno precedente, niente a che vedere con la crescita del 47% registrata dal 2000 ad oggi) ai quali deve aggiungere altri 230€ per la bolletta dell’acqua (+4,6% rispetto al 2006, soprattutto +32% da quando c’è l’euro). E se ha un figlio e ha la fortuna di entrare in graduatoria per un nido comunale, occorre mettere da parte circa 290 euro al mese che, considerando 10 mesi di utilizzo del servizio, portano la spesa annua familiare a circa 3.000€. Si dirà, le tariffe variano da città a città, ma anche l’offerta dei servizi e la loro qualità è altamente differenziata. Rimanendo in tema di nidi pubblici, per godere di maggiori chance di accedervi conviene vivere in Emilia, che presenta una copertura potenziale del servizio pari al 16% dell’utenza potenziale; in Campania, Calabria e Puglia non si va oltre l’1% a fronte di una media nazionale del 6%, valore comunque molto lontano dai parametri europei. Se per la copertura del servizio si fa preferire l’Emilia, per i costi occorrerebbe evitare il Trentino.

E per la sicurezza degli edifici? Lasciamo stare e speriamo bene: su 132 scuole monitorate da Cittadinanzattiva, nessuna ottiene il massimo punteggio, 12 ottengono un giudizio buono, 33 discreto, 56 appena sufficiente, 24 insufficiente e 7 pessimo. Di queste ultime, ben 6 sono scuole dell’infanzia. Tornando alle utenze domestiche, l’acqua costa mediamente di più in Toscana (308€) e meno in Molise (138€), ma proprio il Molise ha il record nazionale di dispersione idrica, di acqua ne perde ben il 65% (la media nazionale è del 35%). E che dire dei rifiuti, dove tendenzialmente il servizio meno funziona e più lo si paga: nel 2007 in ben 38 capoluoghi di provincia le tariffe rifiuti sono aumentate oltre il tasso di inflazione (2,6%). In Sicilia si registra la spesa annua più elevata (280€), in Molise la più contenuta (117€), proprio le due regioni dove la percentuale di raccolta differenziata è più bassa: 7 e 5%, rispettivamente, a fronte di una media nazionale del 26%. Insomma, costi e qualità sembrano essere un’accoppiata difficile da garantire per i servizi pubblici locali nel nostro Paese. Il risultato? Se non diretto, è quantomeno legato: l’indebitamento medio delle famiglie italiane è raddoppiato negli ultimi 5 anni, arrivando a toccare nel dicembre 2007 i 15.765 € (fonte Cgia di Mestre). Dall’entrata in vigore dell’euro a fine dicembre 2007, tale indebitamento delle famiglie (comprendente mutui per l’acquisto della casa, prestiti per l’acquisto di beni mobili, credito al consumo, finanziamenti per la ristrutturazione di immobili) è pressoché raddoppiato: la crescita media è stata del 93%. Le sofferenze maggiori a carico dei nuclei familiari riguardano la provincia di Roma, dove si arriva ad una media di 21.949€. Seguono le famiglie milanesi (21.138€), della provincia di Lodi (20.593€), di Reggio Emilia (20.138€) e quelle di Rimini (20.060€).

Cittadinanzattiva al Congresso nazionale forense: necessario riorganizzare e razionalizzare il sistema giudiziario

  17 novembre

Un secco no alla semplice depenalizzazione dei reati da errore medico, a favore invece dell"avvio di un confronto che affronti una seria depenalizzazione di reati che non devono però riguardare reati legati alla tutela dei beni di fondamentale rilevanza o che possano procurare allarme sociale. E" questa, in estrema sintesi, la proposta di Cittadinanzattiva in tema di giustizia, espressa dalla coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti Mimma Modica Alberti, nel corso del XXIX Congresso nazionale Forense, “Crediamo inoltre positiva la ipotesi di sospensione dei termini di prescrizione del reato penale”, ha aggiunto Alberti, “così come avviene per il civile, per tutta la durata dei processi. Siamo preoccupati per il ripetersi di scelte che in questi anni hanno di fatto ristretto la possibilità per i cittadini di accedere alla giustizia: tagli al bilancio ed aumenti dei costi per l"accesso alla giustizia amministrativa. Invece di affrontare approfonditamente i nodi del sistema giudiziario, si è preferito aumentare i costi a carico del cittadino per ottenere una riduzione dei processi”. “La riforma attualmente in discussione non risponde alle esigenze dei cittadini, in particolare: il Patrocinio a spese dello Stato, per cui chiediamo l"introduzione dell"indice ISEE; il tema delle consulenze, su cui chiediamo l"introduzione di termini di consegna dei propri elaborati, la scelta dei consulenti in base alle specifiche competenze richieste in relazione all"oggetto delle cause, introduzione di albi specialistici, avvio di strumenti di controllo sulle prestazioni rese, sulle tariffe e sulla contrattazione degli onorari”.

 
Causa Monteleone: chiesto il rinvio a giudizio per i nove indagati. Cittadinanzattiva, parte civile: “primo importante passo verso la verità

 

Disposto il rinvio a giudizio per i 9 indagati per la morte di Federica Monteleone. Questa la decisione del Tribunale di Vibo Valentia. Cittadinanzattiva è stata ammessa come parte danneggiata, rappresentata in giudizio da un legale della sua rete Giustizia per i diritti. Il rinvio a giudizio rappresenta un primo passo importante per la ricostruzione di una realtà che attende ancora risposte chiare. Il GUP ha inoltre fissato per il prossimo 20 gennaio la data della prima udienza dibattimentale.


 

Cittadinanzattiva in audizione sul testamento biologico: il cittadino deve poter decidere anticipatamente anche su nutrizione e idratazione artificiale

Roma, 13 novembre 2008

“Tutti i giorni ci confrontiamo con cittadini che vedono lesi i loro diritti. E crediamo che in situazioni difficili come quelle che affrontano i malati in stato vegetativo o allo stadio terminale di una malattia, i diritti vadano tutelati con forza e sensibilità maggiore. Per questo vogliamo sia dato riconoscimento al principio dell’autodeterminazione con un atto legislativo sul testamento biologico che tuteli il diritto di ciascuno alla dignità della vita e della fine della vita. La Costituzione garantisce a tutti il diritto alla salute ”.

E’ quanto chiede oggi Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, nel corso della audizione al Senato sul testamento biologico. “Il disegno di legge presentato da Ignazio Marino, e sostenuto da circa un terzo dei senatori, può essere la base di discussione per una legge condivisa sul testamento biologico”, continua Petrangolini “Sosteniamo quel disegno di legge perché disciplina ex novo il testamento biologico, fondandolo sul consenso informato; lascia comunque spazio al giudizio sul medico, coinvolge i familiari ma fuori da una logica paternalistica e dà un ruolo importante ai Comitati etici. In più disciplina la Rete nazionale delle cure palliative”.

Sulle questioni più controverse nella discussione sul testamento biologico e cioè i trattamenti di idratazione e nutrizione artificiali e la possibilità di obiezione di coscienza per i medici, Cittadinanzattiva si esprime così: “Nutrizione e idratazione artificiale sono trattamenti sanitari e sono praticati mediante tecniche invasive – spiega Petrangolini - .Ogni tipo di trattamento medico deve essere effettuato con il consenso consapevole del cittadino. Quindi anche queste metodiche sono da includere fra le procedure su cui il cittadino può esprimersi anticipatamente nel testamento biologico. Per ciò che riguarda l’obiezione di coscienza, riteniamo che sia legittimo che un medico possa avere difficoltà a “staccare la spina”, anche se nella gran parte dei casi il passaggio tra la vita e la morte avviene con metodi ben più dolci e umani. In questo caso non serve legiferare introducendo procedure burocratiche e aprendo la strada ad abusi, ma usare il buon senso e rispettare nei fatti la volontà del medico. Negli Stati Uniti i sanitari che si trovano in queste difficoltà chiedono di norma l’aiuto e la sostituzione di altri colleghi. La classe medica italiana è sufficientemente matura per attenersi a queste regole deontologiche”.


   

 Giornata nazionale della sicurezza scolastica promossa da Cittadinanzattiva. Eventi ed attività in 10.000 scuole. A Roma appuntamento all’Istituto Galilei per “dipingere” la sicurezza

Roma, 12 novembre 2008

Il 25 novembre diecimila scuole partecipano alla VI Giornata nazionale della sicurezza scolastica, promossa da Cittadinanzattiva: attività, eventi, manifestazioni in tutta Italia per promuovere la cultura della sicurezza e della salute tra i più giovani e richiamare l"attenzione delle istituzioni. L’evento nazionale si svolgerà a Roma, presso l’Istituto tecnico industriale Galilei, in via Conte Verde 51 (fermata metro Manzoni), ore 9-13.

L’iniziativa coinvolgerà circa 120 studenti di scuole secondarie della città perché realizzino graffiti e pannelli artistici sul tema della sicurezza a scuola, declinata in tutti i suoi aspetti: sicurezza strutturale, prevenzione e lotta ai comportamenti violenti e al bullismo, prevenzione dall’uso di droghe e fumo, corretto utilizzo delle nuove tecnologie. All’iniziativa di Roma sono stati invitati a partecipare rappresentanti di: Ministero dell’Istruzione, Ministero della Gioventù, Commissione Cultura della Camera, Provincia di Roma, Dipartimento della Protezione civile.

Cittadinanzattiva invita a segnalare situazioni di insicurezza nelle scuole, di ogni ordine e grado: sovraffollamento delle aule, barriere architettoniche e qualità della vita dei disabili, crolli di intonaco e infiltrazioni di acqua, incidenti a scuola, palestre scolastiche inagibili.Si può inviare la segnalazione sul sito www.cittadinanzattiva.it oppure telefonare allo 06.36718555 (PIT Servizi, dal lunedì al venerdì ore 9-13.30).

 

La Giornata, in collaborazione con il Dipartimento della Protezione civile, si colloca nell’ambito della Campagna IMPARARESICURI di Cittadinanzattiva, giunta quest’anno alla sua VI Edizione. La Campagna Impararesicuri 2008 si svolge sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con la collaborazione del Dipartimento della Protezione civile e con i Patrocini del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, del Ministero delle Politiche Giovanili e delle Attività Sportive, del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.


bene la Commissione di inchiesta su errori, no alla depenalizzazione dell’errore medico. Si introduca la conciliazione in sanità

Roma, 5 novembre 2008

“Siamo soddisfatti del varo della Commissione di inchiesta sugli errori medici. Una iniziativa che ci vede d’accordo perché può lavorare nell’interesse dei cittadini e migliorare la qualità del servizio sanitario”, afferma Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva

“Ci chiediamo però come questo possa essere conciliato con un progetto di legge sulla depenalizzazione dei reati medici. Se gli errori esistono, vanno studiati e prevenuti ma non si può eliminare la responsabilità di chi causa un danno ai cittadini. Modificare i profili di responsabilità civile e penale del solo personale medico attuerebbe una discriminazione nei confronti di tutti gli altri professionisti e degli altri delitti contro la persona, andando quindi a ledere il principio d’uguaglianza garantito dalla Costituzione. E tra l’altro, non costituisce la risposta più adeguata alle attuali criticità del sistema giustizia: in primo luogo occorre introdurre lo strumento della conciliazione in sanità, come abbiamo suggerito nel corso di una audizione al Senato”.

“Ci auguriamo” conclude la Petrangolini, “che il Pdl sulla depenalizzazione dei reati medici non passi e chiediamo che la Commissione di inchiesta preveda al suo interno rappresentanti dei cittadini al fine di assicurare che le strutture sanitarie siano valutate anche con l’occhio civico ”.


 

Petizione online e lettera a governo e AGCom contro aumento canone Telecom

Aumento del canone Telecom, senza in cambio nessun impegno concreto a migliorare l"efficienza della rete. Taglio inferiore alle richieste del Commissario europeo per le Comunicazioni, Viviane Reding, sulle tariffe di terminazione nella telefonia mobile. Con qualche ricaduta sulle tasche dei consumatori: 300 milioni annui in più per Telecom Italia grazie al ritocco del canone; 3 miliardi di euro - che pagheranno gli utenti - la stima della differenza tra le tariffe proposte agli operatori dall"AGCom italiana e il taglio, più netto, in discussione a livello europeo (previsto un risparmio di 5 miliardi di euro).

Decisioni che relegano l"Italia all"angolo del panorama delle telecomunicazioni, senza nessuna garanzia verso una riqualificazione tecnologica e una maggiore apertura alla concorrenza nel settore.

Contro queste mosse dell"AGCom italiana le associazioni Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, Codici, Confconsumatori, Movimento Consumatori promuovono una petizione online e hanno inviato una lettera formale all"AGCom e al Governo.

Queste le richieste che saranno presentate direttamente all"ad di Telecom Italia Franco Bernabè, in un incontro questo pomeriggio:

ritirare l"aumento del canone proposto da Telecom Italia (circa 2 euro in più a carico dell"utente);
ridurre le tariffe di terminazione mobile (quella parte di costi che l"operatore di chi chiama paga all"operatore di chi riceve la telefonata e che poi ricadono sulle tariffe finali), con un taglio ben più netto di quello indicato dall"Autorità;
impedire ogni decisione che possa in qualche modo pregiudicare le scelte da fare sulla proprietà della rete di nuova generazione.

Altroconsumo, Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, Codici, Confconsumatori, Movimento Consumatori.

 
Cittadinanzattiva su decreto Gelmini: tagliati i fondi per la sicurezza degli edifici, un pessimo modo di onorare le vittime di San Giuliano. Il 25 novembre in diecimila scuole la VI Giornata nazionale della sicurezza scolastica

Roma, 30 ottobre 2008

“Al peggio non c’è mai fine: la riforma Gelmini taglia anche i fondi per la sicurezza delle scuole”. La denuncia viene da Cittadinanzattiva che oggi aderisce alla protesta contro la riforma Gelmini “perché contraddittoria ed autoritaria” spiega Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva.

“In più scopriamo che la stessa taglia i fondi per la sicurezza delle scuole – e questo è davvero un pessimo modo di onorare le vittime di San Giuliano di Puglia, di cui domani ricorre il sesto anniversario. Un taglio del 50% e che prevede risorse solo per quest’anno.

Una decisione davvero grave”. All’interno del Decreto Gelmini, all’articolo 7 bis, è scritto che al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici previsto dalla legge 289/2002 (successiva al crollo della scuola di San Giuliano, ndr) e successive modifiche, è destinato un importo non inferiore al 5% delle risorse stanziate per il programma delle infrastrutture strategiche in cui il piano stesso è ricompreso. “Prima dell’approvazione del decreto Gelmini, il Piano prevedeva un importo non inferiore al 10%, spiega Adriana Bizzarri, responsabile Scuola di Cittadinanzattiva. “Dunque, anche qui un taglio netto, del cinquanta per cento, alle risorse destinate alle scuole a rischio sismico. Come non bastasse, è stata eliminata la clausola che tale finanziamento fosse garantito fino al completo esaurimento del piano straordinario: quindi l’intervento è garantito solo per questo anno. Aver previsto, al comma 5 dell’articolo citato che saranno messi in sicurezza 100 edifici scolastici con particolari criticità sotto il profilo della sicurezza sismica, ci sembra uno sforzo assolutamente irrisorio rispetto alla gravità della situazione. In 6 anni solo 1.600 sono stati gli edifici messi insicurezza sui 14.700 situati in zone sismiche. E ora si tagliano le poche risorse a disposizione. Siamo allo sfacelo”, continua la Bizzarri.

Cittadinanzattiva chiede al Governo che:

1. provveda al ripristino delle risorse irresponsabilmente eliminate con l’articolo 7bis;

2. reintroduca la possibilità per i Comuni, destinatari dei fondi, di derogare ai limiti imposti dal Patto di stabilità per non creare la situazione assurda che una volta arrivati i soldi per le scuole, come è già accaduto, non si possano spendere;

3. faccia conoscere quanto prima le 100 scuole destinatarie del “fondo speciale “ e dia la possibilità, a chi da anni è impegnato su questo fronte come Cittadinanzattiva, di poterne indicare alcune tra quelle maggiormente a rischio.

“Questo a nostro parere sarebbe il modo migliore di onorare la memoria delle vittime di S. Giuliano e delle loro famiglie”, conclude Bizzarri.

Cittadinanzattiva da anni denuncia l’insicurezza delle nostre scuole nei suoi Rapporti annuali (scaricabili dal sito www.cittadinanzattiva.it) e per il sesto anno promuove la Giornata nazionale della sicurezza scolastica, che si terrà il 25 novembre in diecimila scuole.

Accogliamo con vivo apprezzamento la multa comminata dall"Antitrust a
Trenitalia perché interviene su casi e situazioni che segnaliamo ormai
da anni. È ora di finirla con la vessazione degli utenti già provati da
disservizi e disinformazione.

Nelle parole del responsabile politiche dei consumatori Giustino
Trincia, la posizione di Cittadinanzattiva in merito alla multa di
845mila euro ricevuta da Trenitalia per pratiche commerciali scorrette.

La decisione è particolarmente importante continua Trincia
oltre a spronare Trenitalia ad un maggior senso di responsabilità e a
rimarcare l"importanza del ruolo attivo dei singoli cittadini nel
segnalare disservizi, introduce nuova giurisprudenza nella
interpretazione di ritardi e inadeguatezza di informazioni a cui non
potranno non fare riferimento, per esempio, gli stessi giudici di pace.
Invitiamo inoltre l"Antitrust a indagare anche sul collegamento tra
stazioni non presidiate, effettiva disponibilità dei biglietti e multe a
bordo: su 2.530 stazioni solo il 18% di esse ha una biglietteria aperta
al pubblico e solo il 41% ha predisposto biglietterie self service.

Cittadinanzattiva ricorda che nell"ultimo anno le segnalazioni dei
cittadini sul versante del trasporto ferroviario si sono concentrate
principalmente su ritardi (56%), alti costi (28%) e scarsa pulizia (16%).

Più in generale, la qualità del servizio risulta disattesa nel 54% dei
casi, il diritto [UTF-8?]all’informazione e al servizio nel 12%. Seguono, tra i
diritti meno tutelati, il diritto alla tutela (10%), alla sostenibilità
economica (9%) e alla sicurezza (3%).

Cittadinanzattiva ricorda che i cittadini che volessero segnalare
disservizi possono rivolgersi al PiT Servizi, la struttura che fornisce
informazione e tutela gratuita nei servizi di pubblica utilità: tel:
0639718555 dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.30; fax: 0636718333;
mail:
_pit.servizi@cittadinanzattiva.it
<
mailto:pit.servizi@cittadinanzattiva.it>_ 




  
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato su ospedale Vibo Valentia: illegalità diffusa, mancano gli ordinari controlli. Garanzie per il Pronto soccorso e vigilanza sui processi per le due ragazze morte

Roma, 27 ottobre 2008

“E’ l’ennesimo tassello sulla situazione dell’ospedale di Vibo Valentia, che ci lascia pieni di rabbia. In due anni non si è mosso nulla e perdura una illegalità diffusa sulla quale, nonostante la morte di tre persone, sono dovuti intervenire i Nas”, dice Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva.

"Quanto avvenuto è la testimonianza dell’assoluta mancanza di una ordinaria attività di controllo sulla sicurezza, in una struttura tra l’altro già sotto l’occhio del ciclone e sulla quale, dunque, maggiore doveva essere la vigilanza e, se necessario, l’autodenuncia da parte dei dirigenti. Ci chiediamo che fiducia possano avere i cittadini in questa sanità. Noi stessi come Cittadinanzattiva siamo parte del Comitato dei garanti del Commissario per l’emergenza sanitaria in Calabria, i cui lavori sono fermi da mesi. Per questo chiediamo la riunione immediata di tale Comitato e soprattutto garanzie certe per il Pronto soccorso dello Jazzolino, per non lasciare i cittadini sprovvisti dei servizi essenziali, in una realtà in cui sicuramente non c’è una adeguata medicina del territorio. Nello stesso tempo, chiediamo alla procura di vigilare per scongiurare la prescrizione dei due processi per Federica Monteleone ed Eva Ruscio”.


Cittadinanzattiva su Agenzia di controllo sui servizi sanitari: una buona idea. Per garantire terzietà si coinvolgano i rappresentanti dei cittadini

Roma, 22 ottobre 2008

“Siamo favorevoli all’idea di una Agenzia di controllo su qualità e sicurezza dei servizi sanitari. Ed in particolare vorremmo davvero che essa si fondasse sulla terzietà ed indipendenza”. Così si esprime Cittadinanzattiva in merito alla proposta manifestata ieri, nel corso di Porta a Porta, dal sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio.

“Crediamo sia fondamentale che il Ministro tenga conto delle esperienze civiche già messe in campo per la valutazione dei servizi sanitari” afferma Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Ad esempio l’Audit civico, promosso da Cittadinanzattiva, è già un programma sostenuto dal Ministero della salute ed è stato adottato in sei realtà regionali, Emilia Romagna, Lazio, Puglia, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento”. “Vorremmo che tale Agenzia – conclude Moccia - effettuasse controlli non solo su qualità e sicurezza delle prestazioni, ma anche sul sistema degli appalti, sui DRG, sull’accreditamento delle strutture pubbliche e private”.


Cittadinanzattiva su riforma della scuola e classi per stranieri: provvedimenti contraddittori e destabilizzanti. Non è questa la scuola che vogliamo.

Roma, 15 ottobre 2008

“Classi separate per stranieri mentre si introduce la educazione civica; dimensionamento delle scuole dopo aver deciso la apertura pomeridiana degli istituti. E’ davvero una riforma contraddittoria e destabilizzante”, è quanto dice Cittadinanzattiva in riferimento agli ultimi due provvedimenti sulla scuola adottati con il decreto 154 del 7 ottobre sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche e alla mozione per le classi di inserimento per studenti stranieri.

“Quello che ci impressiona è la mancanza di un disegno strategico di fondo. Ogni giorno c’è qualche provvedimento adottato di imperio, qualche volta in contrasto con i precedenti, e di sicuro sempre senza alcun accordo con gli enti locali, in barba alla sussidiaretà e al federalismo di cui questo governo si è fatto promotore”, afferma Adriana Bizzarri, coordinatrice della scuola di Cittadinanzattiva.

“Il dimensionamento delle istituzioni scolastiche era già previsto da un Dpr del 1998 e dovrebbe riguardare la soppressione di Presidenze ed uffici amministrativi. Su questo non possiamo che essere d’accordo, in vista di una razionalizzazione delle spese e delle strutture. Ma se si decidesse di toccare le scuole con meno studenti, il rischio esiste ed allora, come facemmo per la chiusura dei piccoli ospedali, chiediamo che il Governo si impegni, in accordo con gli enti locali, per garantire maggiori servizi ai cittadini: non si può chiudere una scuola senza dotare le comunità locali di adeguati sistemi di trasporto o di mense che allevino il disagio di chi sarà costretto a viaggiare. Tra l’altro, quando si chiude una scuola il rischio è che i ragazzi siano privati di luoghi di incontro e condivisione: misura in contrasto con la necessità di puntare sul tempo pieno e sulla apertura pomeridiana delle scuole, che il Ministro Gelmini ha più volte ribadito come centrale nella sua riforma. E altrettanto contraddittoria con questo principio è quello di ieri di istituire classi separate per studenti”.


Acqua sempre più cara: + 4,6% rispetto al 2006, con aumenti del 38% ad Agrigento e 32% a Novara. Presentata una indagine di Cittadinanzattiva: Centro più caro, con Toscana in testa, mentre il Sud è sprecone. Chiesto il blocco delle tariffe fino a dicembre 2009.

Roma, 7 ottobre 2008

Agrigento è la città in cui l’acqua costa di più (445 euro annui), ben 4 volte superiore al costo di Milano che, con una spesa annua di 106 euro, è la città meno cara. La Toscana si aggiudica il primato di regione più costosa per il servizio idrico, con ben sette città nella lista delle dieci più care. Mentre fra le dieci meno care, ben otto sono capoluoghi di provincia del Nord.

I dati sono elaborati dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva, che ha preso in esame, per tutti i capoluoghi di provincia italiani, il servizio idrico integrato (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, e quota fissa o ex nolo contatori). Il riferimento è dato dal costo annuo sopportato da una famiglia di tre persone che consuma all’anno 192 metri cubi di acqua, come calcolato dal Comitato di vigilanza sull’uso delle risorse idriche.


Presentata la Prima Raccomandazione civica sul dolore cronico non oncologico: occorre una Rete strutturata e nuovi livelli essenziali di assistenza.

Comunicato stampa Roma, 1 ottobre 2008

Revisionare i livelli essenziali di assistenza garantendo gratuità ed accessibilità per la diagnosi e la terapia per il controllo del dolore cronico non oncologico; identificare la rete nazionale della medicina del dolore, inserire a livello obbligatorio un esame di medicina del dolore nei corsi di laurea per medici ed infermieri. Ma prima di tutto fare chiarezza a tutti i livelli perché il dolore cronico non oncologico, causato da diversi tipi di lesioni, traumi e malattie, tra cui l’artrite, e tutte le forme di danneggiamento del sistema nervoso, richiede un approccio sanitario riabilitativo verso il paziente che, grazie ai presidi attualmente disponibili ma non sempre accessibili, può ritornare ad una vita piena e attiva tenendo sotto controllo il proprio dolore.

Sono queste alcune delle sollecitazioni ad Istituzioni ed operatori sanitari inserite nella Prima Raccomandazione civica sul dolore cronico non oncologico presentata oggi a Roma da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato e realizzata in collaborazione con FEDERDOLORE, FIMMG, SIAARTI e SIMG e con il sostegno di Medtronic. Il testo integrale della Raccomandazione è online sul sito di Cittadinanzattiva www.cittadinanzattiva.it.

Alcuni dati sul dolore cronico

Il dolore cronico è per definizione un dolore che perdura oltre i 3-6 mesi e diventa una malattia nella malattia. Il 19% delle popolazione europea soffre di dolore cronico e, di questa, il 6% lamenta un dolore severo: è quanto emerge da uno dei principali studi europei sul tema, realizzato nel 2005 (“Pain in Europe 2005, www.paineurope.com), mediante sondaggi telefonici su un campione di 46mila cittadini di 16 paesi europei. Nell’ambito di questa indagine l’Italia, con una percentuale del 26%, si è collocata al terzo posto in Europa per numero di pazienti affetti da dolore cronico, preceduta solo da Norvegia (30%) e Polonia (27%).

Il dolore cronico può essere benigno - causato cioè da diversi tipi di lesioni o traumi e malattie, o maligno, se oncologico. Ma se il dolore cronico benigno può essere curato in ambito riabilitativo, in modo da restituire definitivamente ai pazienti una qualità di vita altrimenti compromessa, il dolore maligno può solo essere affrontato con le cure palliative in fase terminale. In ogni caso esso è la prima causa di assenteismo sul lavoro, ma anche la prima causa di inabilità, con costi sociali altissimi che, nella gran parte, ricadono direttamente sulle famiglie.

Le problematiche maggiormente segnalate ai cittadini che si rivolgono a Cittadinanzattiva e alle associazioni dei malati cronici sono: scarsa informazione e accesso alla terapia del dolore cronico, carenza di Centri di terapia del dolore dedicati alla gestione del dolore cronico, scarsa formazione ed informazione del paziente nella gestione dello stesso, e, non per ultimo, frammentazione dei percorsi assistenziali. L’obiettivo della Raccomandazione è far sì che l’Italia faccia passi avanti nella lotta al dolore cronico e superi le principali criticità in particolare in relazione a: assetto.organizzativo strutturale dei servizi dedicati alla medicina del dolore; percorso formativo degli operatori sanitari; standard adeguati di informazione e comunicazione per i cittadini.

Cosa occorre

Gli esperti e i rappresentanti di cittadini e pazienti che hanno partecipato al tavolo di lavoro per la stesura della Raccomandazione hanno individuato le possibili risposte e soluzioni alle criticità sopra esposte.

Innanzitutto un modello organizzato di Rete di Medicina del dolore cronico non oncologico con le seguenti caratteristiche: distinta dal percorso delle cure palliative del dolore da cancro; strutturata su base nazionale, regionale e locale; capace di garantire continuità assistenziale; organizzata su 3 livelli di cura integrati (Territorio, Ospedale, Centri di Terapia del dolore), con competenze e specifici ruoli dei diversi operatori sanitari.

Al Ministero del Welfare si chiede di revisionare i livelli essenziali di assistenza impegnandosi a: definire i LEA per i malati che necessitano di Terapia del dolore in tutti i livelli di cura; garantire la gratuità e l’accessibilità a tutte le attività diagnostiche e terapeutiche per il controllo del dolore; garantire omogeneità di prestazioni su tutto il territorio nazionale superando le difformità regionali; uniformare e coordinare le strategie di intervento sul dolore in materia di percorsi, trattamenti e prescrizioni su tutto il territorio nazionale; individuare codici specifici per la Terapia del dolore, riconoscendo agli stessi adeguata copertura tariffaria.


Le inefficienze del Servizio sanitario nazionale non devono essere un alibi per cancellarlo. Il servizio sanitario appartiene ai cittadini e deve restare pubblico.

“Sosterremo il Ministro nella sua dichiarata intenzione di voler combattere le inefficienze del sistema sanitario nazionale. Sono infatti anni che il Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva richiama inutilmente l"attenzione sulla necessità di aggredire inefficienze e costi inutili per fornire ai cittadini un servizio sempre migliore.
Ma la lotta all"inefficienza non deve diventare un “cavallo di troia” per privatizzare la sanità italiana.
Il ricorso massiccio al privato, come insegnano il caso Santa Rita e molti altri episodi di cronaca, non è sempre la soluzione al problema”.
Sono queste le dichiarazioni di Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.

“Il SSN è e deve restare pubblico e universale, garantendo l"accesso a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro status”, ha aggiunto Moccia. “Non siamo contro il sistema delle convenzioni, purché queste vengano erogate in maniera responsabile, e gli enti tenuti al controllo lo facciano effettivamente. Crediamo infine che non sia possibile a priori stabilire che il privato sia meglio del pubblico, o viceversa. L"unica misura per dare questo giudizio è la reale qualità e sicurezza delle cure erogate”.

“In questo momento, non servono le dichiarazioni fini a se stesse”ha concluso Moccia. “E" invece necessario mettere tutti gli attori intorno a un Tavolo, compresi i cittadini, che con responsabilità e tempi certi progettino strumenti efficaci per intervenire e avviare un processo di effettivo miglioramento. Le fondamenta di questa nuova costruzione devono a nostro parere restare pubbliche; per il resto siamo aperti a soluzioni per costruire una nuova sanità al servizio del cittadino”.



26 settembre 2008 

Cittadinanzattiva presenta il VI Rapporto su sicurezza, qualità e
comfort degli edifici scolastici. Zero in condotta sulla sicurezza delle
scuole.
 



Una cantina umida per fare ginnastica, spazi verdi incolti e privi di
recinzione, aule riscaldate con stufe elettriche alla faccia del
risparmio energetico, termosifoni che cadono, aule poste sotto il
livello stradale, porte scrostate, infiltrazioni di acqua, tubi e fili a
vista, pavimenti e sanitari vecchi e rotti, impianti elettrici risalenti
agli anni Quaranta, ascensori non collaudati.
È un campionario della insicurezza quello che si ritrova nelle scuole
italiane monitorate dal VI Rapporto annuale su sicurezza, qualità e
comfort degli edifici scolastici presentato oggi a Roma da
Cittadinanzattiva.
L"indagine è stata svolta in 132 scuole di ogni ordine e grado,
dislocate in 12 regioni, per un totale di oltre 41.269 studenti. Più
della metà di questi edifici, per la precisione 69, si colloca in zone a
rischio sismico, il 38% ha l"ingresso situato direttamente sulla strada,
il 35% ha registrato episodi di vandalismo: tutti elementi che fanno da
contorno ad una situazione generale di insicurezza.
Delle 132 scuole monitorate, nessuna ottiene il massimo punteggio, *12*
ottengono un giudizio *buono*, *33 discreto*, *56 appena sufficiente, 24
insufficiente e 7 pessimo.*  Nella ultima categoria, su 7 scuole ben 6
sono dell"infanzia: dunque sono soprattutto i più piccoli a vivere in
ambienti insicuri. Sul sito di Cittadinanzattiva
www.cittadinanzattiva.it <http://www.cittadinanzattiva.it/> è online il
dossier nazionale.
"Anche quest"anno abbiamo registrato un peggioramento nella situazione
delle nostre scuole, soprattutto per quelle situate in zone a elevato
rischio sismico", afferma Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale
della Scuola di Cittadinanzattiva. "Per questo al Governo, agli enti
locali e a tutti i cittadini che hanno a cuore l"interesse dei più
giovani chiediamo di considerare l"emergenza sicurezza delle scuole come
priorità. Parlare di 100 scuole da mettere in sicurezza è davvero troppo
poco: al Governo chiediamo di dedicare alla sicurezza delle nostre
scuole un impegno economico pari ad una missione di pace all"estero".
*Ad aggiudicarsi il Bollino nero della insicurezza sono le aule e le
palestre. *
Le *aule* presentano crolli di intonaco in un caso su cinque e altri
segni di fatiscenza nel 29% dei casi. Il 20% ha pavimenti sconnessi, il
24% ha finestre rotte, il 15% banchi danneggiati, il 51% presenta armadi
e librerie non ancorati alle pareti. E alle aule spetta anche il titolo
di "ambiente più sporco" con polvere, sporcizia e imbrattamenti
soprattutto sugli arredi, situazione segnalata nel 29% delle scuole
monitorate.
Le *palestre *sono poche e malmesse: ben il 39% delle scuole non ha una
palestra. Per il restante 61%, la palestra è collocata in un locale
spesso fatiscente, sporco e inadeguato allo svolgimento delle attività.
Il 50% ha un impianto elettrico arretrato  e nessuna norma antincendio,
il 42% non ha porte antipanico, il 30% presenta segni di fatiscenza o
crolli di intonaco. Il 29% ha attrezzature sportive danneggiate e
addirittura c"è un 9% che non ha alcuna attrezzatura.
I pavimenti dei *bagni* presentano numerose irregolarità nel 12% delle
scuole monitorate mentre finestre non integre sono presenti nel 17% dei
casi. Riguardo alle porte esse sono state trovate in cattive condizioni
nel 31% delle scuole. Ben il 30% è sprovvisto di bagni per studenti
disabili. La pulizia è una nota dolente: il 42% dei bagni non ha gli
scopini; nel 49% non c"è carta igienica, nel 70% manca il sapone.
*Sul tema della certificazione la situazione si conferma, come negli
scorsi anni, gravissima*. Il certificato di agibilità statica è presente
solo nel 34% delle scuole, quello di agibilità igienico-sanitaria è
disponibile nel 39% dei casi, quello di prevenzione incendi nel 37%.
*La segnaletica è messa male* e molto meglio si potrebbe fare spendendo
poco: ancora una scuola su quattro non ha la piantina con i percorsi di
evacuazione e le uscite di emergenza non sono segnalate nel 17% dei
casi. Nelle scuole che hanno laboratori scientifici, solo il 63% ha
cartelli informativi sulle precauzioni da seguire e l"84% possiede
armadi chiusi per riporre sostanze e attrezzature pericolose*.  Assai
scarsa è la formazione del personale*: nel dettaglio, una scuola su
quattro non attua corsi sulla sicurezza del lavoro, il 17% non fa le
prove di evacuazione, ben il 42% non fa corsi di primo soccorso nè di
prevenzione incendi e addirittura l"83% non ha svolto alcun corso sulla
sicurezza elettrica.
*Gli incidenti a scuola sono in costante aumento*, come mostrano i dati
Inail, che nel 2007 ha segnalato 12.912 incidenti al personale e 90.478
agli studenti. Nelle scuole monitorate da Cittadinanzattiva, i
responsabili del servizio di prevenzione e protezione hanno segnalato
739 incidenti, con 90 richieste di intervento del 118 e 34 casi nei
quali è stato disposto il trasferimento in ospedale.
*Cosa chiediamo*:
-         continuità nei fondi per la messa in sicurezza delle scuole;
-         completamento rapido della Anagrafe dell"edilizia scolastica;
-         percorsi di formazione ed informazione al personale docente e
non, nonchè studenti e genitori, in materia di salute e sicurezza nelle
scuole;
-         interventi immediati per evitare il sovraffollamento delle
aule e per garantire l"adeguata assistenza degli studenti disabili nel
rispetto di quanto previsto dalla legge.
A questo proposito, Cittadinanzattiva invita i cittadini a segnalare al
proprio servizio di consulenza, tutela ed informazione PIT Servizi
(06.36718555, pit.servizi@cittadinanzattiva.it
<mailto:pit.servizi@cittadinanzattiva.it>) casi di scuole insicure, con
particolare riferimento a: sovraffollamento delle aule, barriere
architettoniche e qualità della vita dei disabili nelle scuole; crolli
di intonaco e infiltrazioni di acqua; incidenti a scuola, palestre
scolastiche inagibili.
Anche quest"anno Cittadinanzattiva celebra la *Giornata nazionale della
sicurezza nelle scuole*, giunta alla sesta edizione, che si svolgerà in
tutta Italia il *prossimo 25 novembre*.

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale, Ufficio stampa

Responsabile, Alessandro Cossu (348 3347608); Aurora Avenoso (348
3347603);  Mariano Votta (339 8927455). 

                       


Comunicato stampa Roma, 22 settembre 2008*

Crimini bianchi: il Tribunale per i diritti del malato tra gli
ispiratori della serie Mediaset


"Impensabile quando siamo nati; speriamo spinga a riflettere"

"Una fiction né scandalistica né edulcorata, che ha la giusta attenzione
per i diritti del malato perché il prodotto non solo sia credibile, ma
perché aiuti il dibattito pubblico sui mali del nostro servizio
sanitario". Sono queste le dichiarazioni di Teresa Petrangolini,
segretario generale di Cittadinanzattiva, rilasciate in occasione della
presentazione della fiction di Mediaset "Crimini Bianchi", in onda da
mercoledì 24 su Canale5.

"E" molto interessante che si sia arrivati a questo soggetto per una
fiction; un segnale anche del successo dell"attività svolta non solo dal
Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva e dai nostri
volontari, ma anche da migliaia di cittadini che ogni giorno si spendono
in prima persona per la tutela dei lori diritti: siamo contenti che dopo
trent"anni si sia arrivati ad una fiction che racconta non solo i mali
della sanità, ma esalti il ruolo dei cittadini attivi".

La fiction è frutto anche della collaborazione con Cittadinanzattiva
degli autori: le tante storie affrontate in questi anni di tutela sono
state utilizzate come base di alcuni dei racconti affrontati. Forte
l"accostamento anche della associazione che sarà al centro delle storie,
/Associazione per i diritti del malato/, che richiama appunto quella del
Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva.

"Ovviamente, ringraziamo la Tao2 e Mediaset per questa opportunità. Ci
auguriamo adesso che la messa in onda non diventi solo una occasione di
polemica, ma piuttosto un momento di riflessione per tutti. Il messaggio
positivo e la capacità di raccontare la realtà, ovviamente con le
esigenze di uno spettacolo, ci ha convinti. Che questo poi accada
proprio nell"anno del nostro trentennale ci rende particolarmente felici". 

                      

 

                          
18 settembre 2008



"Non siamo nati per soffrire": al via la campagna di informazione di
Cittadinanzattiva sul dolore cronico. Tappa in 30 città il 20 settembre.

Semplificare l"accesso ai farmaci e investire sulla formazione ed
informazione di operatori e cittadini



Può essere lancinante, oppure acuto, bruciante, pulsante, comprimente.
Sono alcune delle caratteristiche con cui può presentarsi il dolore
cronico che, solo nel 5% dei casi è associato al cancro, mentre nella
stragrande maggioranza è legato ad altre patologie come osteoporosi,
cefalea, diabete, artride reumatoide. A soffrirne in Italia sarebbe il
26% della popolazione, ben oltre la media europea che è del 19%.

Al dolore cronico non oncologico, ossia non associato al cancro, è
dedicata la campagna "*/Non siamo nati per soffrire/*", promossa da
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, in collaborazione
con AISD (Associazione italiana per lo studio del dolore), FIMMG
(Federazione italiana dei medici di medicina generale), SIAARTI (Società
italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva), e
SIMG (Società italiana di medicina generale) e realizzata con il
sostegno di Pfizer.

La campagna di informazione farà tappa in più di 30 città in tutta
Italia. Si *parte oggi da Piazza Montecitorio a Roma (ore 15-17)*; a
seguire le altre città, dove le iniziative di informazione ai cittadini
si realizzeranno *sabato 20*, tramite gazebi allestiti nelle principali
piazze (tutte le informazioni sono disponibili sul sito internet
www.cittadinanzattiva.it <http://www.cittadinanzattiva.it/>).

 Alcuni dati sul dolore cronico

Il dolore cronico è per definizione un dolore che perdura oltre i 3-6
mesi e diventa una /malattia nella malattia/. Il 19% delle popolazione
europea soffre di dolore cronico e, di questa, il 6% lamenta un dolore
severo: è quanto emerge da uno dei principali studi europei sul tema,
realizzato nel 2005 ("Pain in Europe 2005, www.paineurope.com), mediante
sondaggi telefonici su un campione di 46mila cittadini di 16 paesi
europei. Nell"ambito di questa indagine *l"Italia, con una percentuale
del 26%, si è collocata al terzo posto in Europa per numero di pazienti
affetti da dolore cronico*, preceduta solo da Norvegia (30%) e Polonia
(27%). Il dolore cronico è la prima causa di assenteismo sul lavoro, ma
anche la prima causa di inabilità, con costi sociali altissimi che,
nella gran parte, ricadono direttamente sulle famiglie.

Spesso chi lamenta dolore cronico non riesce a descrivere al proprio
medico le caratteristiche di tale sofferenza e, di conseguenza, si
rassegna a convivere con tale dolore o, peggio ancora, si affida
all"autodiagnosi e all"autocura. Secondo le statistiche *si attendono in
media 7,7 anni* prima di rivolgersi ad uno specialista o ad un Centro di
terapia del dolore.

   Le nostre proposte

La campagna di Cittadinanzattiva "*/Non siamo nati per soffrire"/*/
/vuole far conoscere meglio il dolore cronico non oncologico e aiutare i
malati a parlarne con il proprio medico. Sarà poi quest"ultimo,
eventualmente, ad indirizzare il cittadino verso un Centro di terapia
del dolore .

"Non sempre il cittadino riesce a trovare adeguate informazioni", spiega
Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti
del malato-Cittadinanzattiva. "La nostra campagna vuole essere uno
stimolo, anche per i medici, affinchè considerino in maniera adeguata e
trattino tale tipo di dolore, evitando sofferenze inutili.

"Crediamo sia necessario -- conclude Moccia - rafforzare la rete della
terapia del dolore cronico, garantire l"accesso a tutte le terapie
disponibili, farmaci, dispositivi ecc., utilizzare il normale ricettario
del Ssn, investire sulla formazione ed informazione di operatori e
cittadini. Sono queste alcune delle priorità contenute nella
/Raccomandazione civica sul dolore cronico non oncologico/ che
presenteremo a Roma, il prossimo 1 ottobre, presso la Camera dei Deputati".              

                         


    Roma, 18  settembre 2008



Cittadinanzattiva su nuova scuola a San Giuliano di Puglia. Grave il
ritardo nella ricostruzione in Molise e troppe le scuole ancora fuori
legge: a quando nuovi fondi per la messa in sicurezza delle scuole?

"Impegnarsi sul serio per la messa in sicurezza di circa 42.000 edifici
scolastici: è questo il miglior modo per onorare i 27 bambini e la loro
insegnante e dare senso all"impegno del Comitato delle famiglie di S.
Giuliano" è quanto afferma Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale
della Scuola di Cittadinanzattiva in riferimento alla inaugurazione
della nuova scuola di San Giuliano di Puglia, alla quale partecipano
oggi il Presidente Berlusconi e il Ministro Gelmini.

"Migliaia di bambini in Molise stanno facendo lezione in container,
nonostante gli ingenti fondi a disposizione per la ricostruzione
post-terremoto: una situazione paradossale sulla quale il  Governo deve
intervenire richiamando alle proprie responsabilità le istituzioni
locali del Molise.
Altrettanto grave l"insicurezza in cui si trovano tante scuole italiane.
Per queste -- continua Bizzarri - il Governo passi a fatti concreti:
servono risorse economiche aggiuntive, controlli sull"effettivo utilizzo
dei fondi stanziati e il completamento dell"Anagrafe dell"edilizia
scolastica".

Cittadinanzattiva il prossimo 26 settembre presenterà il VI Rapporto su
sicurezza qualità e comfort degli edifici scolastici presso l"Istituto
dell"Enciclopedia Italiana a Roma. Dall"indagine emerge ancora una volta
un quadro assolutamente difficile e sconfortante delle condizioni reali
in cui si svolge la vita scolastica: dalla precarietà e fatiscenza delle
strutture, all"assenza della certificazione di agibilità statica,
igienico - sanitaria e prevenzione incendi; dalla presenza di crolli di
intonaco, alle pessime condizioni della vivibilità delle aule, dalle
barriere architettoniche, agli incidenti all"interno degli edifici in
numero crescente.



        Roma, 18 luglio 2008

* *

*Meno tagli più controlli. Appello di venti associazioni di cittadini
contro i tagli a spesa sanitaria e sociale*



Cittadinanzattiva ed altre 19 organizzazioni civichelanciano un appello a Governo e Parlamento contro i tagli indiscriminati
alla spesa sanitaria e alla spesa sociale che incideranno in modo
determinante sulla salute e sulla qualità della vita dei cittadini del
nostro Paese. Piuttosto che tagli -scrivono le associazioni nella
lettera inviata oggi alle Istituzioni - occorrono efficaci sistemi di
controllo da parte di istituzioni e cittadini per evitare gli sprechi
legati alle inefficienze e alla corruzione e l"applicazione della legge
per la confisca e l"uso sociale dei beni dei corrotti, promossa da
Cittadinanzattiva.

"Per la sanità, il taglio sarà di due miliardi nel 2010 e di tre
miliardi nel 2011; il Fondo nazionale per le politiche sociali sarà
tagliato già nell"anno in corso di 250 milioni di euro (da 1 miliardo di
euro attuale a 750 milioni) e nel 2009 potrebbe essere ridotto di
ulteriori 250 milioni, dunque sostanzialmente in due anni sarà dimezzato.

Sono questi i tagli che, aggiunti alla parziale mancata copertura
dell"Ici, costringeranno i Comuni a ridurre i servizi erogati ai
cittadini, in primo luogo quelli per la salute. Di fatto, saremo messi
di fronte ad una drastica riduzione delle misure di prevenzione e delle
prestazioni ed alla re-introduzione di ticket che, in modo iniquo,
colpirann, le famiglie e le fasce sociali più deboli. I ticket, infatti,
sono solo un metodo veloce per fare cassa, ma in realtà non risolvono i
veri nodi della Sanità italiana. Servirebbero, piuttosto, misure per
combattere gli sprechi e le inefficienze, di cui i cittadini sono solo
vittime.  Per queste ragioni riteniamo urgente sgravare il bilancio
sanitario da sprechi e inefficienze, ma non a scapito della qualità,
della sicurezza e della stessa sopravvivenza del servizio stesso, che ha
mostrato, di recente, diversi punti di debolezza: casi di corruzione,
piccole e grandi illegalità, assenza di controlli efficaci nel sistema
di pagamento DRG.

Siamo preoccupati, in particolare, per i sempre più diffusi casi di
corruzione, che ormai da alcuni anni investono trasversalmente il
sistema sanitario, soprattutto a livello regionale: questa crescita di
interessi illeciti non fa altro che mettere ulteriormente a rischio
l"offerta di servizi e richiede un"attività di controllo permanente da
parte delle istituzioni e dei cittadini. Occorre applicare la normativa
sulla confisca e sull"uso sociale dei beni dei corrotti.

Per quanto riguarda, invece, i tagli alla spesa sociale, è gravissimo
che il Governo voglia intervenire già sul bilancio in corso, creando
grandissime difficoltà a enti locali, servizi pubblici, terzo settore e
volontariato che hanno programmato e progettato la loro azione in una
cornice finanziaria che sarebbe assolutamente sconvolta dalle decisioni
che potrebbero essere prese.

Chiediamo, dunque, che le organizzazioni firmatarie vengano coinvolte
nelle discussioni attualmente in corso su questi temi perché si tenga
conto del loro punto di vista". 




 

 Comunicato stampa                                             Roma, 14
luglio 2008

Cittadinanzattiva su arresti in Abruzzo: se fatti confermeranno indagini
emerge un sistema agghiacciante. Applicare norme per il sequestro dei
beni dei corrotti e loro restituzione ai cittadini.

"Chiediamo che le indagini vengano svolte con il massimo della rapidità,
così che la giustizia possa fare il proprio corso il più velocemente
possibile". A chiederlo Antonio Gaudioso, vice segretario generale di
Cittadinanzattiva, l"organizzazione civica che ha tra le sue attività il
Tribunale per i diritti del malato. "Gli arresti di oggi disegnano un
sistema di corruttela che, se confermato, non può che definirsi
agghiacciante, poiché riguarda un intero sistema politico e non dei
singoli", ha continuato Gaudioso. "E il tutto assume un contorno ancora
più inquietante, poiché avviene in un periodo in cui si chiedono ai
cittadini dei nuovi sacrifici attraverso ticket e taglio delle
prestazioni".

Se tutto quello che sta emergendo in queste ore venisse confermato,
chiediamo che si applichino le norme sul blocco dei beni dei corrotti a
cui anche Cittadinanzattiva ha collaborato nella stesura, il loro
sequestro e la successiva ri-destinazione a finalità di pubblico interesse".

"Restituire alla società quanto gli è stato tolto attraverso la
corruzione", ha quindi concluso Gaudioso, " è l"unico modo per dare di
nuovo dignità alla pubblica amministrazione e dimostrare che non ci si
può arricchire indebitamente alle spalle dei cittadini".


Cittadinanzattiva su caso Eluana: subito una legge sul testamento biologico

Roma, 10 luglio 2008

“Subito una legge sul testamento biologico”. A chiederlo è Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato che, intervenendo sul caso di Eluana, reputa inaccettabile che sia ancora un giudice a dover intervenire per decidere della vita di una persona in stato vegetativo.

“Troppe parole cadute nel vuoto, come l’appello che un anno fa lanciammo insieme a 17 organizzazioni di malati cronici per una legge sul testamento biologico”, afferma Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.

"Occorre un atto legislativo che dia forza e riconoscimento al principio dell’autodeterminazione, che poco ha a che fare con questioni ideologiche, ma rappresenta un atto dovuto di umanità e civiltà, un modo concreto per tutelare il diritto di ciascuno di noi alla dignità della vita e della fine della vita, al rifiuto o meno di terapie sproporzionate e al riconoscimento delle proprie manifestazioni di volontà. Solo una legge – conclude Moccia - colmerebbe l’intollerabile vuoto legislativo che lede oggi i diritti di tanti cittadini italiani rispetto a quanto avviene nel resto d’Europa”.


 

Comunicato stampa                                            
                                Roma, 9 luglio 2008*



*Cittadinanzattiva su Rapporto farmaci da automedicazione: proseguire
nelle liberalizzazioni. Occorre intervenire su accesso, qualità e costo
dei farmaci
*



"E" una buona notizia quella che i cittadini non abbiano abbandonato la
farmacia, e questo allontana definitivamente lo spauracchio del
consumismo farmaceutico che, secondo i detrattori delle
liberalizzazioni, sarebbe stato prodotto dalla vendita dei farmaci nella
grande distribuzione. Ma usare questo per andar contro le
liberalizzazioni ci sembra un controsenso. Piuttosto bisogna procedere
su questa strada anche alla luce della diminuzione dei prezzi che non si
sarebbe altrimenti mai avuta, soprattutto all"interno delle farmacie, e
considerare in modo unitario i temi dell"accesso, della qualità e del
costo dei farmaci, intervenendo anche sul canale della distribuzione".

E" quanto ha dichiarato oggi Teresa Petrangolini, segretario generale di
Cittadinanzattiva, nell"ambito della presentazione a Roma del suo volume
"Salute e diritti dei cittadini" (Baldini Castoldi editore), evento
realizzato con il sostegno della Fondazione Lilly.

"Non vorremmo", continua Petrangolini, "che le dichiarazioni rese oggi
dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini, in riferimento al
Rapporto sull"automedicazione,  siano un modo per gettare alle ortiche
quanto di buono finora fatto per la liberalizzazione in questo settore.
Piuttosto  dovremmo avere più fiducia nei cittadini  e continuare ad
estendere le liberalizzazioni ".

Dalle segnalazioni che riceviamo quotidianamente dai cittadini, la
sensazione è che la liberalizzazione dei farmaci sia avvertita come un
processo lento, ma ormai percepibile nell"ampliamento dei canali alla  
distribuzione oltre che nel livello dei prezzi, che anche all"interno
delle farmacie, sono scesi fino all"11%.

Dal punto di vista dei cittadini, è particolarmente sentita la questione
dell"accessibilità ai farmaci, che rappresenta il 37% delle segnalazioni
giunte nell"ultimo anno - in tema di farmaci - a
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del Malato.



Difficoltà di accesso ai farmaci

    

37%

Distribuzione dei farmaci

    

14%

Costi

    

13%

Limitazioni delle prescrizioni

    

10%

Informazioni e consulenza sui farmaci

    

9%

Danni ed effetti collaterali provocati dai farmaci

    

6%

Segnalazioni su farmaci generici

    

4%

Segnalazioni su farmacie e farmacisti

    

3%

Difficoltà ad avere farmaci per la terapia del dolore

    

2%

Altro

    

2%

/Fonte: Cittadinanzattiva-PiT Salute, 2008/



 *Cosa propone Cittadinanzattiva al Governo e al Parlamento*

 - Sostenere e riqualificare le farmacie con servizi di supporto e di
integrazione del SSN.

- Introdurre percorsi di educazione alla cittadinanza (ex educazione
civica) per far crescere la consapevolezza tra i consumatori in merito a
corretto uso dei farmaci.

- Promuovere un tavolo di lavoro congiunto (farmacisti, istituzioni
pubbliche, associazioni cittadini e malati cronici) per l"avvio di
attività di monitoraggio periodico in merito ad accesso, costi e qualità
del servizio farmaceutico in Italia, ma anche per studiare la
fattibilità della prescrizione del principio attivo e non del farmaco,
così come da indicazioni espresse dall"Antitrust.

      Roma, 3 luglio 2008 * 

*Cittadinanzattiva su farmaci: velocizzare la sperimentazione per
migliorare l"accesso e diminuire i costi. Un Comitato dei pazienti anche
all"interno della nuova Aifa*



Cittadinanzattiva è d"accordo con la proposta del sottosegretario alla
salute Fazio di velocizzare la sperimentazione dei farmaci "Semplificare
e velocizzare il procedimento di registrazione faciliterebbe l"accesso
alle terapie, anche innovative, e la diminuzione dei costi sostenuti dal
SSN e dal singolo cittadino", sostiene l"associazione tramite le sue
reti del Tribunale per i diritti del malato e il Coordinamento nazionale
delle associazioni dei malati cronici.
"In particolare il problema dell"accesso e dei costi è evidente nei
farmaci per le malattie rare e  off-label. Chiediamo pertanto che il
Ministero della salute si impegni per questa categoria di pazienti ed in
particolare per:

aggiornare costantemente l"elenco dei farmaci previsto dalla Legge
648/1996, in particolare per i farmaci off-label per la cura delle
patologie rare;
semplificare le norme in materia di immissione in commercio dei farmaci
per la cura delle malattie rare, nonché diminuire i tempi per la
pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle Autorizzazioni all"Immissione
in Commercio;
prevedere l"immediata implementazione nel territorio nazionale delle
decisioni prese a livello europeo in tema di farmaci orfani e
innovativi, garantendo così gradi di accesso uniformi nei Paesi U.E.;
garantire tempestivamente la disponibilità nei prontuari farmaceutici
regionali dei farmaci approvati al livello nazionale dall"AIFA"

Sul percorso di riorganizzazione dell"Aifa Cittadinanzattiva chiede,
infine, che i cittadini abbiano un ruolo e che, in particolare, con la
riforma, si dia vita ad un Comitato o organismo consultivo che
rappresenti i pazienti, come accade con i Comitati etici per la
sperimentazione dei farmaci. Così ci sarebbe più controllo e trasparenza".



*Cittadinanzattiva onlus - sede nazionale  - Ufficio stampa* 

Comunicato stampa                        Roma, 26 giugno 2008

Cittadinanzattiva su decreto "blocca-processi": necessari almeno 100
milioni di Euro per indennizzare i cittadini coinvolti dal rinvio
.

La sospensione per un anno dei processi avrà delle conseguenze molto
gravi per i cittadini e probabili oneri aggiuntivi anche per lo Stato
italiano. A sostenerlo è Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva.

Chiediamo che a tutti i cittadini interessati dalla norma, ispirandoci
per questo a quanto già previsto dalla Legge Pinto per l"equo
risarcimento dei danni legati alla lentezza della giustizia, il
Ministero riconosca un indennizzo forfetario di 1000 Euro. La legge
Pinto, in relazione all"oggetto del Processo, riconosce per ogni anno di
ritardo da un minimo di 650 Euro ad un massimo di 1700.

Per dare una stima del nuovo aggravio per le casse dello Stato, è
sufficiente richiamare i dati forniti nei giorni addietro dall"
Associazione nazionale Magistrati. L"ANM infatti, sul totale dei 352.000
processi pendenti, stimava (in difetto) che quelli interessati dalla
norma blocca-processi fossero almeno 100.000. Chiediamo quindi al
Ministro Tremonti di prevedere questa nuova voce di spesa, pari ad
almeno 100 milioni di Euro, se ci limitiamo a pensare di risarcire una
solo cittadino per ogni processo.

A tutto questo si aggiunga il rischio di ricevere sanzioni dalla Corte
di Giustizia Europea per il nuovo allungamento dei tempi giudiziari
italiani, già biblici, che prevede per ogni indennizzo cifre oscillanti
tra i 1000 e i 2000 Euro ed oltre, a seconda della gravità.

Inoltre, occorrerà ri-fissare tutti gli appuntamenti relativi alle cause
sospese, per cui è già da ora stimabile che il rinvio di molti dei
processi interessati dalla norma sarà sicuramente superiore a quanto sin
ora previsto. A questo si aggiunga inoltre l"aggravio economico per i
cittadini interessati dalle nuove notifiche, e dal già denunciato
intasamento dell"ufficio notifiche.

Alla luce di tutto questo, ci chiediamo: ma il gioco vale la candela?

Comunicato stampa                                 Roma, 16 giugno 2008*

Cittadinanzattiva su legge per depenalizzare errori medici: un secco no
se si lasciano i cittadini senza tutele. Per eliminare reato necessario
avviare confronto per norme alternative a difesa della vittima, cioè il
paziente.

"Diciamo di no alla semplice depenalizzazione del reato". Questa la
secca presa di posizione di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti
del malato sull"ipotesi avanzata dal sottosegretario Fazio di
depenalizzare il rischio clinico.

"In molti casi, non solo il reato penale è l"unica forma di difesa dei
cittadini, ma il semplice procedimento civile , nella nostra
legislazione, rischia di essere inefficace. Sia sul fronte dei tempi,
che su quello dei costi, poiché una causa civile costa, nella migliore
delle ipotesi, 10.000 Euro solo per il primo grado, e comporta una
attesa di almeno dieci anni. Il reato penale è di fatto anche una forma
di deterrente nei confronti delle compagnie assicurative".

"E" vero che l"Italia è tra i pochi Paesi a conservare il reato penale
per la malpractice, ma è pur vero che non esistono alternative in
termini di tutela. Nelle altre nazioni funzionano, ad esempio, forme di
tutela stragiudiziali, come la conciliazione, pressoché sconosciuta in
ambito sanitario in Italia, o Associazioni professionali che, a
differenza degli Ordini dei medici, agiscono prontamente e duramente
contro i professionisti che abbiamo agito con negligenza o imperizia".

"Nella nostra posizione non c"è alcun accanimento nei confronti dei
medici. Siamo pronti", ha quindi concluso l"organizzazione, "a discutere
di una possibile riforma, purché questa non si traduca solo in un favore
alle corporazioni; piuttosto, chiediamo una serie di norme che aiutino
l" emersione dell"errore, oggi molte volte taciuto per paura delle
denunce, e nella prevenzione del rischio clinico".

"Semmai, quello che dovrebbe scandalizzare Fazio, è che nel 90% dei casi
il reato si prescrive a causa dei tempi: la vittime resta sempre e
comunque il cittadino".

Comunicato stampa   Roma, 3 giugno 2008*


*Cittadinanzattiva: educazione civica sia tema trasversale nella nostra
scuola. Un Piano nazionale contro il bullismo condiviso dalle diverse
agenzie educative*



Partire dalla educazione civica intesa come educazione alla cittadinanza
attiva e alla legalità per contrastare il bullismo. A chiederlo è
Cittadinanzattiva che apprezza la proposta del Ministro Gelmini di
ripristinare l"educazione civica nelle scuole, a patto che la stessa
diventi una tematica trasversale e prioritaria per la scuola di oggi,
più che il restauro di una singola materia. "A chiederlo sono gli stessi
studenti che, nel numero di circa 5500, hanno partecipato alla nostra
indagine sui comportamenti violenti a scuola che presenteremo il
prossimo 12 giugno: i ragazzi vogliono regole certe e condivise e,
negando molti luoghi comuni, chiedono agli adulti (insegnanti e
genitori) di rispettare le regole e di dare il buon esempio", afferma
Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva. "Per noi ciò
che conta è che si trasferiscano competenze e conoscenze legate alla
convivenza civile e che si valorizzino gli strumenti di partecipazione
civica già esistenti. Recenti studi hanno dimostrato che per ridurre il
tasso di illegalità di un paese è determinante il ruolo dei cittadini
attivi: laddove il senso civico e la partecipazione civica sono più
alti, il crimine è più basso. Per questo crediamo che la scuola debba
avere come priorità l"educazione alla cittadinanza attiva"

"Per la lotta al bullismo - continua Bizzarri - occorre un Piano
nazionale, come negli altri paesi europei, che coinvolga tutti i
soggetti impegnati sul tema e tenga conto delle esperienze realizzate a
livello istituzionale e dalle diverse agenzie educative. Anche
Cittadinanzattiva mette a disposizione del nuovo Ministro la banca dati
costruita in questi anni di impegno per le buone pratiche nella scuola".

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale - Ufficio stampa

 

Comunicato stampa          Roma, 29 maggio 2008*

* *

*Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato su neonato con
sindrome di Potter:
ridate la potestà genitoriale ai genitori di Davide*

"Ridate la potestà genitoriale alla mamma e papà del piccolo Davide. Al
loro dramma non si aggiunga altra sofferenza". A chiederlo è
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato che sostiene la
petizione online lanciata dallo zio del neonato con sindrome di Potter
per chiedere al Tribunale di Bari di ritirare il provvedimento che
sospende la potestà genitoriale per i genitori del bimbo.

"E" un atto disumano ed incomprensibile. I familiari hanno il diritto di
esprimere il loro consenso alle cure sul paziente non autosufficiente e
questo consenso deve essere quanto più possibile consapevole ed
informato. Ai genitori di Davide, già sofferenti per il dramma di un
figlio non destinato a sopravvivere, non è stato lasciato alcun tempo
per decidere. Anzi il bambino è stato trasportato in un altro ospedale
senza informare i genitori: una cosa che non deve mai accadere.

Sulla questione se ci sia o meno accanimento terapeutico, crediamo che
anche questa vicenda  mostri che è necessario fare chiarezza su cosa sia
lecito e cosa no nelle cure ad un malato senza speranza".





Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale - Ufficio stampa


Comunicatostampa                                                               Roma, 30aprile 2008

 

Cittadinanzattiva su nuove linee guida legge 40: era ora.Garantita una maggiore facilità di accesso e maggiore condivisionenelle cure.Il nuovo governo eviti disparità territoriali fra i cittadini


 

“Siamo molto soddisfatti per la revisione delle linee guida relative alla Legge 40, poiché recepiscono alcune richieste di Cittadinanzattiva e di altre associazioni di tutela della salute, nonché gli attuali orientamenti della giurisprudenza in materia”, commenta Francesca Moccia, ccordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva.
“In particolare siamo soddisfatti perché le nuove linee guida ampliano le categorie che possono avere accesso alle tecniche di fecondazione assistita, eliminando le precedenti  discriminazioni tra soggetti“sani” e soggetti affetti da particolari patologie; in secondo luogo,ma nonmeno importante, potenziano il diritto del cittadino alla scelta perché la possibilità di diagnosi preimpianto lo mette nelle condizioni diesprimere un consensodavvero informato al trattamento.

“Ora è necessario garantire realmente – continua Moccia - su tutto il territorio nazionale lostesso grado di accesso alle tecniche di fecondazione assistita, nonché la loro qualità esicurezza, per impedire che anche in questo campo si accresca il fenomeno deiviaggi della speranza che tanto pesa sulle tasche dei cittadini e del Ssn.
Ci auguriamo quindi che il prossimo Ministro della Salute, attraverso il coinvolgimento della organizzazioni civiche, migliori l’attuale assetto normativo sulla procreazione medicalmente assistita  e garantisca in tutto il territorio nazionale lo stesso grado di accesso alle prestazioni,contrastandogli effetti negativi dell’attuale federalismo in sanità”. 



 

 18 aprile 2008: da Barcellona a Riga, 25 Paesi uniti per la "Giornata
Europea dei diritti del malato" promossa da Active citizenship
Network-Cittadinanzattiva 




Una giornata europea dedicata ai diritti del malato promossa e
realizzata dai cittadini  per sottolineare la necessità di costruire un
sistema sanitario basato sui 14 principi sanciti nella /Carta Europea
dei diritti del malato/ promossa da ACN-Cittadinanzattiva. Questo il
senso dell"evento in programma domani in 25 Paesi europei e in più di
100 località, presentato oggi a Roma alla stampa.

Quali sono i principali problemi con cui deve misurarsi un cittadino
europeo che decide, per obbligo o scelta, di muoversi oltre le proprie
frontiere per curarsi?

Uno su quattro dei cittadini italiani costretti a muoversi per curarsi è
andato all"estero, ma ha incontrato difficoltà e ostacoli. E" quanto
emerge dalle segnalazioni giunte a Cittadinanzattiva nel corso del 2007.
Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute (2005), sono 5000 gli
Italiani che hanno chiesto l"autorizzazione per farsi curare fuori dai
nostri confini. Le Regioni di provenienza sono principalmente la
Campania (37%), il  Piemonte (10%), la Sicilia (9%), la Puglia (7%), il
Veneto (6%) ed il Lazio (4%). I Paesi di maggiore afflusso sono
risultati in un caso su due la Francia, seguita da Belgio e Svizzera
(14% ciascuno) e la Germania (6%). I motivi principali sono per
sottoporsi ad un trapianto di organo (fegato e rene, principalmente) e
per cure oncologiche. Sempre facendo riferimento a dati del Ministero
della Salute, possiamo affermare che per un europeo che nel 2006 si è
curato in Italia ce ne sono stati 150 che hanno fatto il percorso
inverso. Il fenomeno si è triplicato visto che nel 2000 la proporzione
era di 1 a 54. Dal 2000 ad oggi, le difficoltà della sanità italiana ci
costano ogni anno dai 30 ai 50 milioni di euro solo per le cure all"estero.

Chi si è rivolto a Cittadinanzattiva nel 2007 lo ha fatto in un caso su
tre per informazioni relative ai diritti di un cittadino europeo per le
cure all"estero, per denunciare autorizzazioni o rimborsi rifiutati
(21%) o per gli alti costi sostenuti: si va da 60.000 euro per un
trapianto di midollo, 50.000 per un interventi neurologico, 6000 per un
innesto di cellule staminali a un soggetto tetraplegico e 4000 per un
intervento alla schiena. Quattro sono i motivi principali che inducono a
recarsi all"estero: al primo posto la necessità di un intervento
chirurgico con il 32,5% delle segnalazioni, seguito dalla necessità di
sottoporsi ad un trapianto (17,5%), la riabilitazione (11,3%) e cure per
malattie rare (10%),

Il fenomeno dei "viaggi della speranza" è il risultato del mancato
rispetto di alcuni dei 14 principi della Carta Europea dei diritti del
malato, proclamata nel 2002 da Active Citizenship Network, progetto
europeo di Cittadinanzattiva. "La Carta Europea intende stabilire
diritti comuni  a tutti i cittadini europei, indipendentemente dalla
loro nazione di nascita o di residenza. I nostri principi hanno ispirato
il Parlamento Europeo, che lo scorso anno ha chiesto alla Commissione,
attraverso 2 diverse risoluzioni, l"adozione di una Carta Europea dei
diritti del malato", ha dichiarato Charlotte Roffiaen, direttrice di
Active Citizenship Network.

Nell"indagine condotta recentemente da ACN in 14 Paesi dell"Unione,
risultano particolarmente disattesi il diritto al tempo (liste di
attesa), il diritto all"accesso alle cure, la libertà di scelta e il
diritto all"innovazione.

Classificazione generale secondo il grado di attenzione ai diritti del
malato (IADM). Punteggio max 35

*GRADO DI ATTENZIONE*

    

*DIRITTO*

    

*IADM * 

*ALTO* 

     *Reclamo*

    

*29.25*

**

    

*Privacy*

    

*29.25*

**

    

*Informazione*

    

*28*

**

    

*Accesso -- Fisico*

    

*26.4*

**

    

*Trattamento personalizzato *

    

*25.15*

**

    

*Sicurezza*

    

*24.75* 
  
*Qualità*

    

*24.5* 


*BASSO*

    

*Prevenzione*

    

*20.5*

    

*Risarcimento*

    

*19.75* 

    

*Evitare il dolore*

    

*19.65*
    

*Consenso*

    

*19.5* 
    

*Innovazione*

    

*19.25*

*Libera scelta*

    

*18.9*

**

    

*Accesso - Cure*

    

*17.75* 

    

*Tempo*

    

*12.9*

Come è facilmente intuibile dalle tabelle, sono proprio i diritti meno
rispettati nei diversi Paesi a spingere i cittadini a muoversi
all"estero per potersi curare.

"La Giornata Europea dei diritti del malato, in programma domani in 25
Paesi europei e in circa 50 città italiane, ha un duplice obiettivo", ha
dichiarato Teresa Petrangolini, segretario generale di
Cittadinanzattiva. "Da un lato fare sì che i diritti dei cittadini
europei siano uguali indipendentemente dallo Stato in cui vivono, e
dall"altro eliminare gli ostacoli per chi è costretto a muoversi fuori
dal proprio Paese per ottenere delle cure. Un primo passo in questo
senso è la Direttiva della Commissione Europea che dovrebbe garantire
vera libertà di movimento trans-frontaliera. Ma i trent"anni di storia
della nostra organizzazione ci dimostrano che se non sono i cittadini i
primi a rivendicare i propri diritti il tutto rischia di rimanere solo
sulla carta, come già avviene per alcuni dei diritti già sanciti e in
troppi casi ignorati".

Un bambino di 4  anni, residente in una regione del sud Italia, è
affetto da due patologie rare: Siringomielia e morbo di Arnold. Stava da
tempo male e si è rivolto al centro di riferimento ligure che non ha
ritenuto opportuno effettuare un intervento perché il bambino era troppo
piccolo. Il bambino era dimagritissimo e, a causa della patologia, non
riusciva più a camminare.

I genitori hanno pensato di portarlo a Barcellona presso una struttura
di eccellenza. Il bambino, una volta visitato è stato */operato due
giorni dopo poiché rischiava una emorragia cerebrale/*. Una volta
operato il bambino è tornato in Italia  e sta bene: riesce anche a
camminare.

La struttura ha chiesto il pagamento di 12.000 euro. La ASL ha risposto
che non fornirà alcun rimborso perché avrebbero dovuto chiedere
l"autorizzazione

"Il sistema sanitario europeo  è un po" lo specchio del federalismo
sanitario italiano: a seconda di dove risiedi potresti avere diritto a
delle cure e prestazioni o meno ", ha continuato la Petrangolini.



      Classificazione dei paesi secondo i punteggi dell"Indice di
Attenzione ai Diritti del Malato (IADM). Punteggio max 37.5

* *

*IADM*

    



*Totale*

*Paesi Bassi*

    

*29.5*

*Francia*

    

*28.5*

*Germania*

    

*28.25*

*Belgio*

    

*27.25*

*Gran Bretagna*

    

*26.5*

*Danimarca*

    

*26*

*Austria*

    

*25*

*Irlanda*

    

*24.5*

*Svezia*

    

*24.25*

*Italia*

    

*24*

*Finlandia*

    

*23.75*

*Spagna*

    

*20*

*Grecia*

    

*17*

*Portogallo*

    

*10*

Per fare un esempio, nella UE per tutti i cittadini  è garantita la
prestazione di urgenza; nonostante ciò sta assumendo sempre più
consistenza il numero di persone che si vede recapitare a casa una
fattura per un intervento in Pronto soccorso. Come il caso di una
cittadina italiana ricoverata di urgenza in un ospedale di Bruxelles
dove le erano state diagnosticate delle coliche renali e fissata
l"operazione per il giorno dopo. In realtà, la cittadina ha deciso di
sottoporsi all"intervento in Italia, e ha ricevuto una fattura per
quanto ottenuto in Pronto soccorso per 450 Euro.



La Giornata Europea di domani vedrà impegnate decine di organizzazioni
di cittadini nella realizzazione di un centinaio di eventi territoriali,
e viene realizzata con il Patrocino del Parlamento europeo, del Comitato
Economico e Sociale Europea, della Commissione europea (Androula
Vassiliou, Commissario alla salute, e Rappresentanza in Italia) , nonché
la Città e la Provincia di Gorizia.  Abbiamo deciso di realizzare
l"evento principale a Gorizia, città italiana simbolo della mobilità dei
pazienti tra Nuova e Vecchia Europa.

I Paesi coinvolti nella realizzazione della Giornata sono: Italia,
Irlanda, Regno Unito, Svezia, Estonia, Latvia, Lettonia, Polonia, Paesi
Bassi, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria Slovenia, Austria, Francia,
Romania, Bulgaria, Spagna, Grecia, Malta, Slovacchia. Oltre a questi,
Ucraina, Repubblica di Macedonia, Turchia e Svizzera. 




 Roma, 3 aprile 2008

Cittadinanzattiva su proposta Mr. Prezzi in tema di farmaci da banco e
latte infanzia: Osservatorio misura necessaria ma insufficiente se non
accompagnata da detrazioni fiscali

"Misura necessaria ma insufficiente". Questo il commento di
Cittadinanzattiva alla costituzione di un Osservatorio sul prezzo dei
latti artificiali per l"infanzia e dei farmaci da banco annunciata in
data odierna dal Garante per la salvaguardia dei prezzi, Antonio Lirosi.

"In seguito alle continue difficoltà segnalateci dai cittadini in tema
di confrontabilità dei prezzi, avevamo da tempo avanzato la proposta di
un tavolo di lavoro congiunto (farmacisti, istituzioni pubbliche,
associazioni cittadini e malati cronici) per l"avvio di attività di
monitoraggio periodico in merito ad accesso, costi e qualità dei farmaci
in Italia. Per il latte per l"infanzia, tuttavia, tale provvedimento
rischierebbe di non sortire gli effetti sperati se non accompagnato da
misure fiscali a beneficio di quelle categorie di cittadini per le quali
tale acquisto si rileva una scelta obbligata".



Roma, 11 aprile 2008

Cittadinanzattiva su protocollo di conciliazione sottoscritto con Intesa
San Paolo:

esempio da seguire anche per altri gruppi bancari* *

"È un segnale molto forte che ci auguriamo arrivi, da un lato, alle
Istituzioni di Governo e di rappresentanza del mondo del credito e del
risparmio italiano e, dall"altro, a tutti quegli istituti bancari -
specie medi e piccoli- ancora restii ad aprirsi a simili azioni di
tutela dei risparmiatori. Di fatto, il protocollo di conciliazione
sottoscritto tra Cittadinanzattiva e le altre Associazioni dei
consumatori con Intesa San Paolo dimostra come l"azione collettiva
risarcitoria non esaurisce la domanda di tutela collettiva". Questo il
commento di Giustino Trincia, vice segretario generale di
Cittadinanzattiva, a margine della sottoscrizione della procedura di
conciliazione volta a tutelare i clienti ex Sanpaolo IMI che avevano
acquistato titoli Parmalat.

"In tema di tutela dei risparmiatori" continua Trincia "esempi di
conciliazione paritetica della portata di quella appena sottoscritta con
Intesa San Paolo (24.000 i clienti che potranno presentare domanda di
ammissione alla procedura di conciliazione) testimoniano come sia
possibile tutelare in modo veloce e rapido, su base equitativa, una
pluralità di cittadini vittime dei famosi casi di risparmio tradito".

"D"altra parte, i risultati dell"esperienza conciliativa maturata dal
2004 ad oggi, applicata con diversi gruppi bancari per la soluzione dei
casi Cirio, Giacomelli, Parmalat, Finmek e Finmatica, hanno dimostrato
tutta la validità di questo strumento di tutela, oltre a sottolineare le
ragioni di Cittadinanzattiva che già a dicembre 2003 si è resa
promotrice del primo accordo di conciliazione sottoscritto tra
Associazioni dei consumatori ed un gruppo bancario".

A disposizione dei cittadini, Cittadinanzattiva dedica una linea
telefonica (0636718555, dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.30) ed
un indirizzo mail: _conciliamo@cittadinanzattiva.it
<mailto:conciliamo@cittadinanzattiva.it>_, mentre a partire dalla fine
del mese, e per tutto maggio, verrà predisposta una campagna di
comunicazione sui principali quotidiani per meglio informare i cittadini
in merito a questa opportunità, posto che il termine per presentare le
domande è il 30 giugno 2008.


 Roma, 17 aprile 2008

Cittadinanzattiva su cure all"estero: diminuiscono i viaggi della
speranza? Ma le fatture aumentano. Il Ministero faccia chiarezza


Da dati fornitici dallo stesso Ministero della Salute, risulta che nel
2005 l"Italia ha emesso "a credito" 141 fatture per cure prestate a
cittadini europei nel nostro Paese, a fronte di 24.518 fatture "a
debito" ricevute dall"Italia per prestazioni sanitarie godute da nostri
connazionali che si sono curati in Paesi dell"Ue. Tale proporzione è
dunque di una fattura emessa a fronte di oltre 150 ricevute. Tale
rapporto si è triplicato rispetto al 2000, quando le fatture emesse
dall"Italia sono state 281, mentre quelle ricevute ben 15.442, per un
rapporto di 1 a 54.
In secondo luogo, i 5000 casi di viaggi della speranza del 2005 indicati
dal Ministero fanno riferimento esclusivamente a chi ha chiesto una
autorizzazione alla propria Asl prima di andare a curarsi all"estero. Ma dalle segnalazioni ricevute da Cittadinanzattiva, emerge che altrettanto frequente è il caso di pazienti che vanno all"estero prima o indipendentemente dalla richiesta di autorizzazione ed hanno poi
difficoltà ad ottenere il rimborso. Sempre di viaggi della speranza si
tratta.
Lasciando al Ministero l"interpretazione del fenomeno, qualora fosse
vero che sono calati i viaggi della speranza, ci chiediamo come mai sia cresciuto il numero di fatture "a debito".

 






Comunicatostampa                                                                                         Roma, 3 aprile 2008 

Cittadinanzattivasu proposta Mr. Prezzi in tema di farmaci da banco e latte infanzia:Osservatorio misura necessaria ma insufficiente se non accompagnata dadetrazioni fiscali

“Misuranecessaria ma insufficiente”. Questo ilcommento di Cittadinanzattiva alla costituzione di un Osservatorio sulprezzodei latti artificiali per l’infanzia e dei farmaci da banco annunciatain dataodierna dal Garante per la salvaguardia dei prezzi, Antonio Lirosi.

“In seguito allecontinue difficoltà segnalateci dai cittadini in tema diconfrontabilità deiprezzi, avevamo da tempo avanzato la proposta di un tavolo di lavorocongiunto(farmacisti, istituzioni pubbliche, associazioni cittadini e malaticronici)per l’avvio di attività di monitoraggio periodico in merito ad accesso,costi equalità dei farmaci in Italia. Per il latte per l’infanzia, tuttavia,taleprovvedimento rischierebbe di non sortire gli effetti sperati se nonaccompagnato da misure fiscali a beneficio di quelle categorie dicittadini perle quali tale acquisto si rileva una scelta obbligata”.



           2 aprile 2008

Al via a Bari la Scuola di Partecipazione. Percorsi e pratiche della
cittadinanza al centro dell"iniziativa di Cittadinanzattiva,
Dipartimento della Funzione Pubblica, Formez e Regione Puglia

Ha preso il via oggi, a Bari, la /Scuola di Partecipazione,/ realizzata
in partnership da Cittadinanzattiva, Dipartimento della Funzione
Pubblica, Formez e Regione Puglia.

La scuola vuole proporsi come progetto pilota per l"inserimento nella
scuola italiana di un insegnamento basato sui *percorsi e le pratiche
della cittadinanza, "*perché è indispensabile mettere in condizione
tutti, fin dalla giovane età, di conoscere ed esercitare i propri
diritti, così come le proprie responsabilità", ha dichiarato Giustino
Trincia, vice segretario generale di Cittadinanzattiva.

"La Scuola di partecipazione", ha aggiunto Trincia, "che prende avvio
non a caso in una Regione come la Puglia, che si sta spendendo molto sui
principi e le pratiche della cittadinanza attiva, ha anche l"ambizione
di contribuire anche alla diffusione della sussidiarietà orizzontale,
cioè di quel principio fissato dall"art. 118 della nostra Costituzione
mediante il quale cittadini e amministrazioni pubbliche possono
contribuire, con pari dignità, alla tutela di alcuni grandi beni comuni".

Cittadinanzattiva ha evidenziato la necessità di politiche volte a
favorire la partecipazione civica anche nel /Programma dei cittadini/,
una serie di proposte avanzate ai diversi candidati premier. Nello
specifico: il riconoscimento della rilevanza delle organizzazioni dei
cittadini in tutti quei luoghi nei quali il loro contributo è decisivo
per competenza, esperienza e qualità, superando finalmente gli schemi
corporativi della rappresentanza tradizionale da tempo in crisi; la
ridefinizione dei criteri di rilevanza delle organizzazioni civiche a
tutti i livelli di partecipazione; l"apertura di alcuni istituti già
funzionanti come l"ufficio del difensore civico o le agenzie per i
servizi pubblici locali alla partecipazione dei cittadini;
l"attribuzione in modo automatico di una quota obbligatoria dei fondi
dell"Antitrust alle associazioni dei consumatori per evitare delle forme
di dipendenza dalla discrezionalità del potere politico; l"eliminazione
del tetto massimo fissato dal governo sui fondi destinati alle onlus
dalla disciplina del 5xmille. Questo tetto si configura come una vera e
propria truffa sia nei confronti dei contribuenti che indirizzano
consapevolmente i propri fondi a fini di interesse generale che nei
confronti di quelle onlus che vengono individuate come destinatarie di
queste risorse; l"aumento dei fondi e il potenziamento delle campagne di
informazione per la promozione del servizio civile nazionale che
rappresenta uno degli strumenti privilegiati per l"attuazione diffusa
della sussidiarietà orizzontale e un"occasione permanente di formazione
alla cittadinanza attiva per le nuove generazioni; il sostegno ai
progetti per le politiche giovanili avviate da questo governo per la
diffusione della cultura della cittadinanza attiva tra i giovani.


                       Roma, 2 aprile 2008



*Cittadinanzattiva su proposte schieramenti politici su sanità:
dimenticano la questione del federalismo. Bisogna /riunificare/ il
Servizio sanitario nazionale *



"I candidati premier cominciano a parlare di sanità nella loro campagne
elettorali, con tante buone idee e ottimi slogan, ma dimenticano che la
principale questione da affrontare è ridare a tutti i cittadini italiani
gli stessi diritti, ovunque risiedano". È questo il commento di Teresa
Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva alla
presentazione delle proposte sul tema sanità da parte dei principali
schieramenti politici.

"Liste di attesa, errori medici e aiuti per le fasce deboli sono
priorità indiscutibili. Ma le segnalazioni dei cittadini che si
rivolgono a noi, rivelano che il federalismo è la questione centrale su
cui intervenire. Il quadro è quello di un servizio sanitario sempre più
disomogeneo, con una offerta differenziata di regione in regione, e che
troppo spesso fa della burocrazia uno strumento per ridurre l"accesso
dei cittadini al Ssn attraverso un uso improprio del federalismo.

Per questo, come indicato all"interno del Programma dei cittadini che
Cittadinanzattiva ha proposto a tutti gli schieramenti, chiediamo: "un
riequilibrio tra Ministero della Salute e Regioni e l"istituzione di un
osservatorio sul federalismo per assicurare l"uniformità del
trattamento; potenziare i controlli sull"effettiva erogazione dei Lea;
l"adozione della /Carta Europea dei diritti del malato/ da parte del
Parlamento, dei consigli regionali e degli ordini professionali; la
partecipazione di cittadini alla valutazione delle strutture, dei
dirigenti e dei professionisti, e alla formazione dei programmi
regionali e aziendali; la riduzione dei tempi di attesa attraverso
l"applicazione uniforme della normativa nazionale che prevede tempi
massimi per prestazioni, blocco delle prenotazione e l"attesa di non più
di 72 ore per le urgenze differibili".

--

 Roma, 1 aprile 2008

*C**ittadinanzattiva su proposta Veltroni su SSN: tutti gli schieramenti
si impegnino a */*riunificare*/* il Servizio sanitario nazionale e
eliminare barriere burocratiche
*

Un servizio sanitario sempre più disomogeneo, con una offerta
differenziata da Regione in Regione, e che troppo spesso fa della
burocrazia uno strumento per ridurre l"accesso dei cittadini attraverso
un uso improprio del federalismo sanitario. E" questa la realtà con cui,
quotidianamente, hanno a che fare i cittadini italiani che accedono al
servizio sanitario.

"I programmi degli schieramenti hanno sino ad oggi quasi completamente
taciuto sul principale pilastro del nostro welfare", ha dichiarato
Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. "Tutto
questo è particolarmente grave, proprio alla luce dei dati da noi
presentati nelle scorse settimane, che sottolineano l"estrema
frantumazione del sistema sanitario. In questa direzione, ci aspettiamo
di verificare che gli impegni assunti oggi dal candidato premier del PD
diventino poi realtà. Abbiamo richiesto a tutti gli schieramenti,
attraverso le proposte contenute nel /programma dei cittadini /da noi
elaborato, di rimettere al centro dell"interesse del nuovo Governo la
questione della sanità in Italia. In particolare: un riequilibrio tra
Ministero della Salute e Regioni e l"istituzione di un osservatorio sul
federalismo per assicurare l"uniformità del trattamento; potenziare i
controlli sull"effettiva erogazione dei Lea; l"adozione della /Carta
Europea dei diritti del malato/ da parte del Parlamento, dei consigli
regionali e degli ordini professionali; la partecipazione di cittadini
alla valutazione delle strutture, dei dirigenti e dei professionisti, e
alla formazione dei programmi regionali e aziendali; la riduzione dei
tempi di attesa attraverso l"applicazione uniforme della normativa
nazionale che prevede tempi massimi per prestazioni, blocco delle
prenotazione e l"attesa di non più di 72 ore per le urgenze differibili".

Sebbene gli errori medici (18%), l"accesso alle informazioni e
documentazioni (17%) e l" invalidità (8,2%) risultino in testa alle
segnalazioni dei cittadini fatte al Tribunale per i diritti del
malato-Cittadinanzattiva nel 2007, una attenta analisi dei dati rivela
come sia *il federalismo (17,4%) il tema dell"anno.* La mobilità
sanitaria (8%), sia nazionale (75% della mobilità) che internazionale
(25%) e i diversi aspetti legati all"accesso ai farmaci (3,9%), così
come la permanenza delle liste di attesa (5,5%) evidenziano come i
cittadini si ritrovino sempre più schiacciati da scelte amministrative,
più o meno consapevoli, che limitano i propri diritti, anche in
contrapposizione a scelte di indirizzo nazionali, come quelle contenute
nei Livelli essenziali di assistenza.

Oltre ai temi direttamente riconducibili ad aspetti legati al
federalismo, il Rapporto Pit Salute del Tribunale per i diritti del
malato-Cittadinanzattiva, recentemente presentato, evidenzia con forza
anche il peso della burocrazia, in molte occasioni un "muro"
difficilmente superabile. Come, ad esempio, la solitudine in cui troppo
spesso si ritrovano i cittadini affetti da malattie rare (1,8%) che
segnalano la difficoltà ad ottenere benefici o una diagnosi (29%), o
l"accesso ad una cura (16%): fattori che spingono questi pazienti a
rivolgersi a cure all"estero (15%). Ma la solitudine non riguarda solo
questi pazienti ma più in generale tutti i cittadini che si rapportano
con il SSN, mettendo in luce una incapacità delle strutture di
comunicare efficacemente con gli utenti. Infatti, il 13% delle
segnalazioni riguarda proprio l"accesso alle informazioni, cioè come
accedere ai servizi sanitari (26%) e come orientarsi nelle scelte (22%).



 
          Comunicato stampa                                            
                           Roma, 31 marzo 2008*


* *

*Cittadinanzattiva su dati inflazione: i candidati premier ci dicano
cosa faranno per porre un freno all"aumento di prezzi e tariffe. *

"L"assenza di controlli sugli aumenti dei prezzi e delle tariffe e sulle
filiere agro-alimentari, le mancate liberalizzazioni in alcuni settori
cruciali, la finta concorrenza in quei settori formalmente liberalizzati
hanno eroso il potere di acquisto delle famiglie italiane", così
Cittadinanzattiva commenta i nuovi dati dell"Istat sull"inflazione. Allo
stesso modo incidono i costi degli affitti, dei mutui casa e del carburante.

"Chi si candida alla guida del Paese deve spiegare ai cittadini cosa
intende fare di concreto per porre un freno all"aumento di prezzi e
tariffe", chiede Teresa Petrangolini, segretario generale di
Cittadinanzattiva. "Nel nostro *Programma dei cittadini*, proposto ai
candidati premier, abbiamo indicato nove priorità su cui lavorare per
ridare garanzie alle famiglie:

·        il controllo dei prezzi lungo tutta la filiera di produzione al
fine di evitare speculazioni da parte degli intermediari commerciali ed
aumenti ingiustificati, tramite segnalazioni e monitoraggi, con il
coinvolgimento di cittadini e Comuni;

·        la attuazione da parte delle Regioni del Decreto Bersani per
stimolare un"effettiva concorrenza;

·        l"avvio o il completamento del processo di liberalizzazione dei
servizi pubblici locali;

·        l"individuazione di adeguate tariffe sociali per le classi di
reddito più deboli;

·        il rilancio dell"edilizia residenziale pubblica secondo
effettivi criteri di economicità e di qualità;

·        l"introduzione di misure volte a calmierare i prezzi di
locazione degli immobili, alla detrazione fiscale di queste spese e al
controllo più intenso sui contratti di locazione;

·        la promozione di convenzioni tra Regioni e/o Comuni con la
piccola, media e larga distribuzione per offrire informazioni ai
cittadini sui punti di vendita più convenienti;

·        la promozione di giornate di accesso ai mercati all"ingrosso ai
cittadini e di accordi con la distribuzione per le "giornate di sconto";

·        il supporto alla creazione dei gruppi di acquisto solidale
(GAS) per rafforzare il concetto di "filiera corta" e la valorizzazione
dei prodotti tipici territoriali. 



        

Ufficio stampa

Comunicato stampa Roma, 18 marzo 2008

Federalismo, burocrazia, cure primarie: i tre nodi del SSN visto dai cittadini.

Presentato a Roma l"XI Rapporto Pit salute di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, “Ai confini della sanità I cittadini alle prese con il federalismo”

Un servizio sanitario sempre più disomogeneo, con una offerta differenziata da Regione in Regione, e che troppo spesso fa della burocrazia uno strumento per ridurre l"accesso dei cittadini. Questa, in estrema sintesi, la “fotografia” del servizio sanitario nazionale fornita dall"XI Rapporto Pit Salute 2007 “Ai confini della sanità. I cittadini alle prese con il federalismo”,realizzato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato.Sebbene gli errori medici (18%), l"accesso alle informazioni e documentazioni (17%) e l"invalidità (8,2%) risultino in testa alle segnalazioni dei cittadini, una attenta analisi dei dati rivela come sia il federalismo (17,4%) il tema emergente dell"anno. La mobilità sanitaria(8%), sia nazionale (75% della mobilità) che internazionale (25%) e i diversi aspetti legati all"accesso ai farmaci (3,9%), così come la permanenza delle liste di attesa (5,5%) evidenziano come i cittadini si ritrovino sempre più schiacciati da scelte amministrative, più o meno consapevoli, che limitano i propri diritti, anche in contrapposizione a scelte di indirizzo nazionali, come quelle contenute nei Livelli essenziali di assistenza.

“I programmi degli schieramenti tacciono sul principale pilastro del nostro welfare”, ha dichiarato Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva. “Tutto questo è particolarmente grave, proprio alla luce dei dati presentati oggi, che sottolineano l"estrema frantumazione del sistema sanitario. Chiediamo di rimettere al centro dell"interesse del nuovo Governo la questione della sanità in Italia. In particolare: un riequilibrio tra Ministero della Salute e Regioni e l"istituzione di un osservatorio sul federalismo per assicurare l"uniformità del trattamento; potenziare i controlli sull"effettiva erogazione dei Lea; l"adozione della Carta Europea dei diritti del malato da parte del Parlamento, dei consigli regionali e degli ordini professionali; la partecipazione di cittadini alla valutazione delle strutture, dei dirigenti e dei professionisti, e alla formazione dei programmi regionali e aziendali; la riduzione dei tempi di attesa attraverso l"applicazione uniforme della normativa nazionale che prevede tempi massimi per prestazioni, blocco delle prenotazione e l"attesa di non più di 72 ore per le urgenze differibili”. Oltre ai temi direttamente riconducibili ad aspetti legati al federalismo, quest"anno il Rapporto evidenzia con forza anche il peso della burocrazia, in molte occasioni un “muro” difficilmente superabile. Come, ad esempio, la solitudine in cui troppo spesso si ritrovano i cittadini affetti da malattie rare (1,8%) che segnalano la difficoltà ad ottenere benefici o una diagnosi (29%), o l"accesso ad una cura (16%): fattori che spingono questi pazienti a rivolgersi a cure all"estero (15%). Ma la solitudine non riguarda solo questi pazienti ma più in generale tutti i cittadini che si rapportano con il SSN, mettendo in luce una incapacità delle strutture di comunicare efficacemente con gli utenti. Infatti, il 13% delle segnalazioni riguarda proprio l"accesso alle informazioni, cioè come accedere ai servizi sanitari (26%) e come orientarsi nelle scelte (22%). Discorso a parte per il tema dell"invalidità (8,2%), area che registra dal 2004 un aumento costante delle segnalazioni. In questa area, infatti, sembrano concentrarsi più difficoltà: quella burocratica, con il mancato riconoscimento della condizione invalidante e quindi dell"indennità economica (17%) e la difficoltà di accesso alle informazioni durante l"iter per il riconoscimento dell"invalidità (15%). A questo si sommi la mancata applicazione di una legge, la 80 del 2006, con la quale si eliminava il meccanismo della visita periodica per cittadini con patologie non regredibili e procedure rapide per i pazienti oncologici, e che invece vengono ancora chiamati a sottoporsi a questa visita o devono seguire il canale ordinario (7%). Ilrisultato è la mancanza di sostegno economico e sanitario nel periodo della pratica burocraticao l"accesso alle prestazioni dopo un ulteriore aggravamento della propria patologia per quanto riguarda l"area oncologica. Altro aspetto al centro della Relazione Pit di quest"anno è la “chimera” delle cure primarie (19%). Infatti, se da anni si auspica che questo insieme rappresenti il secondo pilastro del SSN dopo l"assistenza ospedaliera, la situazione è ben altra. Le segnalazioni su ricoveri e dimissioni (5%), medicina di base (4,5%), riabilitazione (4,4%), assistenza residenziale (2%), assistenza domiciliare (1,7%) e assistenza protesica (1,3%) dimostrano come il percorso “fuori dall"ospedale” risulti ancora pieno di ostacoli. Da ultimo, non per importanza, i tempi di attesa (5,5%) e gli errori nella pratica medica. In merito al primo aspetto, il fenomeno rappresenta il principale ostacolo all"effettiva fruizione delle prestazioni. Tra i dati più allarmanti, segnaliamo la mammografia (540 giorni), ecocolordoppler (420), colonscopia con anestesia (300) e risonanza magnetica (270). La visita specialistica con maggiore attesa è quella oculistica (630 giorni), seguita da quella senologica (365) e quella ortopedica (300). Ancora, per gli interventi chirurgici, segnaliamo quello per la protesi al ginocchio (480), cataratta (240) e coronografia (90). Di fronte a queste difficoltà, compreso il permanere del fenomeno delle liste bloccate (vietate da norma), i cittadini sono spesso “invitati” ad accedere al canale intramurario. Questa pratica fa percepire l"intramoenia piuttosto che come una libera scelta, un ricatto morale, e anche costoso. Per un intervento oncologico sono infatti necessari tra i 12.500 e i 30.000 Euro; per la fecondazione assistita 5000, per una risonanza magnetica 300.

In allegato, cinque focus tematici:

- I mali del federalismo: un servizio sanitario frammentato e disomogeneo.

- Malpractice: quando l"errore riunisce l"Italia.

- Le liste di attesa: una questione di tempo rubato.

- I tanti ostacoli all"accesso alle cure, tra attese e “muri” di burocrazia.

- La chimera delle cure primarie.

Focus 1/5: I mali del federalismo: un servizio sanitario frammentato e disomogeneo.

La sempre maggiore autonomia dei 21 sistemi regionali ha causato una crescente frammentazione del servizio sanitario. Ciò ha comportato, per esempio, gradi diversificati di accesso alle prestazioni, comprese quelle elencate nei Livelli Essenziali di Assistenza sulle quali lo Stato, viceversa, conserva formalmente una competenza esclusiva. Ma le differenze sono anche in ulteriori e importanti aspetti, come l"assistenza farmaceutica, ospedaliera, nelle Residenze sanitarie assistite, nella lungodegenza, nel settore della non autosufficienza, negli Hospice, liste di attesa, odontoiatria e malattie rare. Vediamo gli aspetti principali. “Tutte le strategie e le azioni dei diversi attori del sistema, organizzazioni civiche comprese, devono concorrere alla riunificazione del Servizio Sanitario Nazionale”. Queste le dichiarazioni di Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato- Cittadinanzattiva. “E" urgente intervenire per ridurre le disuguaglianze tra le Regioni nell"accesso alle cure, governando il Federalismo, piuttosto che lasciare il governo della sanità a scelte localistiche”, continua Moccia. “Questo vuole dire potenziare i controlli sulla effettiva erogazione dei LEA, aggiornare e verificare al livello regionale i tempi di attesa, blocco delle prenotazioni, accesso e qualità delle prestazioni. Ancora, programmare l"erogazione della sanità al livello regionale basandosi su quelli che sono gli effettivi bisogni dei cittadini del territorio di riferimento e lavorare insieme per dare una cornice nazionale al Servizio sanitario,oggi troppo frammentato e disomogeneo. Per farlo, vogliamo che si riconosca e favorisca il ruolo delle organizzazioni civiche, rendendole parte del Comitato paritetico per la verifica dell"erogazione dei LEA presso il Ministero della Salute”. Mobilità sanitaria (8% delle segnalazioni, -1% su 2006). In un caso su due, le segnalazioni degli oramai tristemente famosi viaggi della speranza indicano quale principale direttrice lo spostamento interno ai confini nazionali, da una Regione ad un’altra: fenomeno in crescita di ben 7 punti percentuali rispetto al 2006. La novità del 2007 è rappresentata dal fatto che per la prima volta le segnalazioni inerenti i viaggi all’estero superano quelle degli spostamenti all’interno della propria regione di residenza. I dati relativi a quest’ultimo fenomeno sono in decisa diminuzione, di ben 12 punti percentuali, rispetto al ‘06; di contro, la mobilità internazionale segnala un +5%. I principali problemi legati alla mobilità sono l"assenza di servizi per una specifica terapia sul territorio regionale o nazionale; la necessità di tornare nella regione in cui si è subita una operazione per poter ottenere i farmaci necessari al decorso post-operatorio; i costi elevati per ottenere la prestazione all"estero, e i numerosi casi di mancata autorizzazione da parte delle Asl competenti; i “divieti di accesso per i non residenti”, solo per enumerare alcuni degli esempi più ricorrenti.

Mobilità internazionale (25% delle segnalazioni relative alla mobilità sanitaria): Sono i più giovani a spostarsi di Paese in Paese. Una segnalazione su due riguarda una persona di non più di 35 anni. Sono quattro i principali motivi che inducono a recarsi all’estero: necessità di sottoporsi ad intervento chirurgico (32% delle segnalazioni di quest"area), necessità di sottoporsi a trapianti (17%) piuttosto che a riabilitazione (11%) e cure per malattie rare (10%). Solo al quinto posto, con meno del 10% di segnalazioni, troviamo la necessità di sottoporsi a specifiche terapie, che nel 2006 primeggiava in questa triste graduatoria.

Alcuni esempi di costi segnalati dai cittadini per cure in paesi Europei : trapianto di midollo:60.000; intervento neurologico: 50.000; intervento per meningioma: 40.000; interventoginecologico: 35.000.

Mobilità interregionale (51% delle segnalazioni relative alla mobilità sanitaria): sono due imotivi principali che inducono a cambiare regione per curarsi meglio: nel 55% dei casi vienesegnalata la necessità di sottoporsi ad intervento chirurgico (un anno fa erano “solo” il 45%),nel 10% la necessità attiene la riabilitazione.L’area specialistica maggiormente interessata in questi viaggi tra regioni diverse è l’oncologia,con il 34% delle segnalazioni, seguita da ortopedia (32%) e neurologia (10%). Interessante, inoltre, è cogliere i flussi interni: le tre principali direttrici sono nord-nord (l’88% di cittadini del nord che si spostano in un’altra regione, rimangono comunque nella stessa area geografica del Paese), centro-nord (percorsa dal 58% dei residenti del centro costretti a viaggiare per curarsi) e isole-nord (percorso ben conosciuto dal 53% di isolani costretti a viaggiare per curarsi). In sintesi, si va principalmente al nord, nessuno sceglie di andarsi a curare nelle isole e nessuno dal nord pensa di farlo al sud.

Mobilità intraregionale (24% delle segnalazioni relative alla mobilità sanitaria): a fronte di unamobilità sanitaria ostacolata da regione a regione, si registra una sorta di mobilità “forzata” all’interno della propria Regione: in questo caso, gli spostamenti non sono solo frutto di scelta o di capriccio, ma puro stato di necessità, per una serie di motivi, tra i quali spiccano la carenza di strutture sul territorio (44%), le lunghe liste di attesa (22%) e la mancanza di posti letto per ricoveri nei presidi sul territorio (18%) piuttosto che di apparecchiature diagnostiche avanzate (15%). Anche nel caso degli spostamenti intraregionali, il principale motivo riguarda la necessità di interventi chirurgici (40%), seguito da diagnostica (18%), riabilitazione (16%) e visite specialistiche (10%). Farmaci (3,9% del totale delle segnalazioni, +1,4% su 2006). Dalle disposizioni in finanziaria sull’uso degli off label alle diverse azioni adottate dalle Regioni per contenere il costo della spesa farmaceutica, molti sono stati i provvedimenti entrati in vigore nel 2007 che si sono fatti sentire sulla pelle – e le tasche - dei cittadini: di certo, in misura ben maggiore rispetto agli auspicati effetti della liberalizzazione dei farmaci avviata da metà 2006, ancora in secondo piano per molti cittadini, visto che il 37% delle segnalazioni denuncia come prioritario le difficoltà di accesso ai farmaci. Seguono, problemi nella loro distribuzione e relativa difficoltà del cittadino ad usufruirne (14%), nonché alti costi inerenti farmaci di fascia C, farmaci innovativi non riconosciuti in Italia e prodotti parafarmaceutici (13%). In particolare, nell’ultimo anno, il 55% delle segnalazioni relative alle difficoltà di accesso ai farmaci riguarda le limitazioni delle nuove note AIFA, che da gennaio 2007 hanno reso per molti cittadini più difficile accedere ad alcune specialità medicinali. Un ulteriore 19% riguarda invece malati cronici o affetti da malattie rare che sono costretti a pagare il farmaco perché risulta in classe C e non erogabile, quindi, dal SSN. Segue, un 14% di segnalazioni aventi ad oggetto i farmaci off label: molti cittadini utilizzano farmaci con indicazione diversa da quellaconsentita; farmaci che risultano necessari ed insostituibili, ma che - essendo off label – sono completamente a loro carico. Una ulteriore considerazione rende meglio l’idea delle conseguenze apportate dalle note AIFA: a lamentarsi delle restrizioni introdotte con la nota 4 sono soprattutto persone affette daneuropatie, sclerosi multipla, fibromialgia, dolore associato al Parkinson, pazienti cheutilizzavano i farmaci erogati dal SSN come sollievo alla propria patologia, farmaci che ora -non rientrando tra le categorie previste dalla nota - non possono che pagare di tasca propria

Focus 2/5: Malpractice, quando l"errore riunisce l"Italia

Malpractice (18% delle segnalazioni, -2% su 2006).

Sebbene in diminuzione generale, due aree risultano invece in controtendenza: cardiologia(+2%) e chirurgia generale (+1%). I presunti errori medici riguardano prevalentemente gliinterventi chirurgici (66% del totale delle segnalazioni di malpractice), ed in particolare ortopedia (18%), oncologia (12%), chirurgia generale (9%), ginecologia-ostetricia (7%),odontoiatria e oculistica (5% ciascuno). Segue il presunto errore durante la diagnosi, con il28% dei dati generali. Nella hit degli interventi di ortopedia interessati dall"errore, spiccano quelli all’anca (15%), al ginocchio (14%), al piede (11%) e alla colonna vertebrale (10%), che nel loro insieme sommano la metà delle segnalazioni relative alla citata area specialistica. La malpractice in oncologia sembrerebbe accanirsi nei confronti dell’apparato genitale femminile, l’apparato gastrointestinale e i polmoni. Ad indicarlo, sia il fatto che la metà delle segnalazioni in tema di malpractice in oncologia lo riguardino, sia il fatto che i principali tumori interessati dalla malpractice sono quello alla mammella, al polmone e al colon. In particolare, in un contesto di diminuzione di segnalazioni, sono in aumento le segnalazioni riguardanti presunti errori medici collegato a casi di tumore al fegato (+3%) e all’utero (+2%). In positivo, si sono ridotte ciascuna del 3% le segnalazioni relative a malpractice abbinata a tumore alla mammella e al polmone. Limitatamente ai singoli interventi nell"area della chirurgia, registriamo un forte aumento di casi di chirurgia addominale (+10 punti percentuali rispetto al ’06) e di colecisti (+3%) a fronte di una diminuzione di casi in merito ad interventi di ernia (-4%), prolassi (-3%), noduli & cisti (-1%), mano (-3%), tiroide (-3%), soprattutto interventi gastrici (-6%). Rispetto al 2006, sono aumentate (del 14%) le segnalazioni inerenti sia problemi o complicanze verificatisi durante interventi ginecologici che problemi per la partoriente insorti durante l’assistenza al parto (+3%). In aumento anche i casi di errate o mancate diagnosi di patologie ginecologiche (+3%). Di contro, diminuiscono i problemi insorti al bambino a causa del parto (-12%); le errate diagnosi di patologie prenatale (-4%). “E" evidente come sia davvero urgente, per dare un segnale di discontinuità con il passato”, ha concluso la Moccia, rendere obbligatorie su tutto il territorio nazionale alcune misure come: analisi delle segnalazioni dei cittadini in tema di sicurezza (carenze igieniche, comportamenti degli operatori, errori, infezioni, ecc…); mappatura dei rischi; piani aziendali per la prevenzione del rischio; presenza del risk manager in tutte le strutture sanitarie; campagne per la sicurezza su temi come il lavaggio delle mani, la corretta identificazione del paziente, prevenzione delle cadute, ecc…;valutazione dei dirigenti in relazione alle politiche aziendali messe in campo per la prevenzione del rischio;registro nazionale degli errori”.

Focus 3/5 - Le liste di attesa: una questione di tempo rubato

Liste di attesa (5,5% delle segnalazioni, +0,9% su 2006) Da cinque anni in preoccupante aumento, il fenomeno delle lunghe liste di attesa rappresenta non solo una delle cause della mobilità sanitaria, ma l’ostacolo principale all’effettiva fruizione delle prestazioni sanitarie individuate nei Livelli Essenziali di Assistenza nonché alla tempestività e qualità delle cure. L’area che guida questa triste hit parade delle liste di attesa è la diagnostica (58%), seguita dalla specialistica (31%) e dagli interventi chirurgici (9%). I cittadini segnalano l"uso diffuso (soprattutto nelle aree di diagnostica e specialistica) del blocco delle liste di attesa, nonostante l"esplicito divieto introdotto dalla legge nel 2006; mancato rispetto dei tempi previsti dalla normativa a livello nazionale; attese incompatibili con le necessità diagnostico-terapeutiche; tempi di attesa superiori alla periodicità dei controlli; tempi notevolmente più brevi per l’erogazione della prestazione in intramoenia rispetto al canale istituzionale; carenza di informazioni sulla normativa e sui rimborsi; conseguente necessità (se non obbligo) di dover ricorrere al privato e all’intramoenia.

Tempi massimi segnalati per alcune prestazioni diagnostiche: al primo posto la mammografia (540 giorni di attesa, con un aumento di 140 giorni rispetto al 2006). Peggiorano anche i dati per ecocolordoppler (420 gg., +240 rispetto al ‘06), colonscopia con anestesia (300 gg., +60 rispetto al ‘06), risonanza magnetica (270 gg. +90 rispetto al ‘06), ecocardiogramma (240 gg. +70 rispetto al ‘06) e ecografia tiroidea (220 gg. +100 rispetto al ‘06). Diminuiscono, di contro, i giorni di attesa massimi per gastroscopia (180 gg. –60 rispetto al 06) e ecografia (150 gg. –50 rispetto al 2006).

Tempi massimi segnalati per visite specialistiche: la prestazione specialistica con il più ampio tempo massimo segnalato è la visita oculistica con 630 giorni di attesa e un aumento rispetto al ‘06 di 510 giorni. Peggiorano anche i dati per visita senologica (365 gg +185 rispetto al ’06), visita ortopedica (300 gg. +120 rispetto al ’06), visita fisiatrica (210 gg. +124 rispettoal ’06). Diminuiscono, invece i giorni di attesa massimi per visita cardiologia e urologica(ciascuno 180 gg. – 30 rispetto al ’06), visita pneumologica (150 gg. – 366 rispetto al ‘06).

Tempi massimi segnalati per alcuni interventi chirurgici: l’intervento chirurgico che presenta la maggiore attesa massima è quello di protesi al ginocchio con 480 giorni. Gli interventi che hanno subito un aumento dei tempi di attesa massimi rispetto al 2006 sono intervento di cataratta (240 gg., +60 su ’06) e coronarografia (90 gg. +55 su ‘06). Diminuiscono, al contrario, i giorni di attesa massimi per intervento alla tiroide (150 gg., – 150 rispetto al ‘06), estrazione di denti (90 gg., – 300 rispetto al ‘06), intervento di protesi d’anca (138 gg. – 42 rispetto al ‘06), intervento al setto nasale per tumore della pelle (75 gg. – 15 rispetto al ‘06). “Per ridurre i tempi di attesa per le prestazioni di diagnostica strumentale, specialistica e per gli interventi chirurgici, secondo noi”, ha dichiarato Francesca Moccia, “si deve intervenire attraverso: l’applicazione uniforme della normativa nazionale che prevede tempi massimi per prestazioni, divieto del blocco delle prenotazioni e, con la recente legge, l’attesa di sole 72 ore per le urgenze differibili; l’ampliamento delle prestazioni soggette a tempi massimi di attesa e fissare tempi congrui anche per i controlli successivi alla prima visita (in particolare per malati cronici e malati oncologici); l’allineamento dei tempi di attesa nel canale istituzionale a quelli della libera professione intramuraria, anche promuovendo l’acquisto di pacchetti di prestazioni libero professionali da mettere a disposizione dei cittadini; la trasparenza delle informazioni fornite dalle asl sui tempi massimi previsti; la diffusione dei Centri Unici di Prenotazione al livello regionale, come è già accaduto ad esempio nella regione Lazio”. Intramoenia (1,3% del totale delle segnalazioni, +0,4% su 2006): Dopo l’anomala diminuzione registrata nel 2006, le segnalazioni sull’intramoenia sono nuovamente in crescitai. Fenomeno sicuramente correlato al tema delle liste di attesa, come ci conferma il 30% dei cittadini che ci contatta per intramoenia: denunciano che sono stati costretti a far ricorso all’intramoenia a causa delle lunghe liste d’attesa nel canale pubblico. Ciò che sconvolge e disorienta i cittadini è una sorta di velato “ricatto morale” sulla salute che mette in difficoltà chi deve decidere: scegliere la lunga strada del pubblico o la veloce strada dell’intramoenia? Al di la di un 9% di casi dove la scelta dell’intramoenia è stata una scelta del cittadino, per il restante 91% la scelta è guidata: proposta dall’operatore in modo esplicito (73%) piuttosto che velato: "sarebbe meglio non tardare" (18%). Il “funzionamento” dell’intramoenia risulta ancora non molto chiaro. Il 18% dei cittadini che chiede informazioni vuole conoscere le modalità con cui accedere al servizio intramurario, i costi, i pagamenti, la normativa di riferimento. Un ulteriore 12% chiede informazioni sulla possibilità di ottenere rimborsi. I cittadini sono turbati, in particolare, dal prenotare una visita in intramoenia ed effettuarla presso studi o cliniche private; dal non sapere se la cifra richiesta sia adeguata alla prestazione effettuata; se esista un tariffario che comprenda un prezzo minimo e massimo, se parte del guadagno del medico sarà versato anche alla struttura pubblica o viene totalmente intascata dallo specialista stesso o il perchè dell"enorme differenza di attesa, per la stessa prestazione, tra il canale normale e quello a pagamento. Con l’intramoenia manca trasparenza: non sono chiare le regole del gioco e, secondo alcuni cittadini, a volte, sembra che si sfiori il limite della legalità. Si ricorre molto di più all’intramoenia per le visite specialistiche (35%) piuttosto che per effettuare indagini diagnostiche (18%), anche perché le visite specialistiche hanno dei costi più contenuti rispetto ad alcuni importanti esami. Il 29% dei cittadini sceglie l’intramoenia per effettuare interventi chirurgici (il più delle volte di tipo oncologico). Una novità rispetto agli scorsi anni è che si ricorre sempre più spesso all’intramoenia per le visite di controllo. Coloro che utilizzano questo canale sono sia quelli che hanno eseguito un intervento chirurgico in una struttura pubblica e poi tornano a fare il controllo dal medico (ma in intramoenia), sia i malati cronici.

Costi segnalati di alcune prestazioni in intramoenia: intervento oncologico: dai 12.500 ai 30.000 ; fecondazione assistita: 5.000 ; visita specialistica tiroide: € € 400 ; risonanza magnetica: 300 .

Focus 4/5 - I tanti ostacoli all"accesso alle cure, tra attese e “muri” di burocrazia

Accesso a informazioni & documentazione (17% delle segnalazioni, +1,2% su 2006). Tema trasversale che troviamo al secondo posto, dopo la malpractice, nella hit delle segnalazioni più frequenti, con netta preponderanza di lamentele legate a difficoltà di accesso più alle informazioni che alla documentazione. Il dato relativo all’accesso alle informazioni (13% delle segnalazioni totali) si conferma sugli stessi valori registrati dal 2005, e contempla principalmente richieste generiche su come accedere ai servizi sanitari e su come orientarsi nelle scelte (rispettivamente 26% e 22%). Seguono richieste di informazioni su strutture & medici (19%) nonché su consulenze e temi legati alla tutela legale dei propri diritti (11%). Meno frequenti rispetto alle richieste di informazioni, le segnalazioni riguardanti l’accessibilità alla documentazione medica (pari al 4% delle segnalazioni totali) sono di estremo interesse per via di note disfunzioni (quali lungaggini e costi per ottenerne copia) spesso oggetto di cronaca sui media, dato confermatoci dal trend in costante ascesa dal 2005. Nello specifico, in un caso su due i cittadini denunciano problemi inerenti il rilascio di cartelle cliniche e referti iconografici. Significative anche le segnalazioni inerenti difficoltà di accesso ad atti amministrativi pubblici (15%), precedute da richieste di carattere più generale riguardanti il diritto all’accesso alla documentazione clinica (21%). Malattie rare (1,8% del totale delle segnalazioni, +0,2% su 2006). Nonostante sia aumentata l’informazione e la conoscenza di queste malattie, i cittadini affetti da patologie degenerative e invalidanti sono costretti ad affrontare oltre gli ostacoli della malattia stessa, anche quelli della burocrazia. Il numero maggiore di segnalazioni riguarda la difficoltà ad ottenere benefici o semplicemente una diagnosi (29%). Dalla comparsa dei sintomi alla diagnosi passano alle volte anni in cui i malati si sottopongono a visite di ogni genere e spesso all’umiliazione di non essere creduti o analizzati come “fenomeni strani”. Arrivati ad una diagnosi non è poi semplice veder riconosciuti i propri diritti. Al secondo posto, infatti, con il 16%, si trovano le segnalazioni sulla difficoltà di accesso alle cure: perché è difficile trovare dei centri di cura adeguati, perché a volte tali centri non sono proprio presenti sul territorio italiano. Da qui la necessità di doversi spostare all’estero (lo denunciano il 15% delle segnalazioni). I costi delle cure sono spesso elevati e non sempre è possibile far fronte alle spese, soprattutto tenendo conto del fatto che, in alcuni casi, lo stato invalidante della malattia rende impossibile il lavoro (impatto economico e sociale della malattia: 12%). Le difficoltà continuano con l’accesso ai farmaci (12%, + 6% rispetto al ‘06), la mancanza di informazioni (11%) e l’accesso alle cure innovative (5%, +2% rispetto al ‘06). Invalidità (8,2% del totale delle segnalazioni, +1,6% rispetto all’anno passato): In aumento dal 2004, nelle segnalazioni in tema di invalidità civile – al di là di una consistente domanda di informazioni di carattere generale (pari al 36% delle segnalazioni sulla invalidità) - emerge con forza un atteggiamento di denuncia che con diverse sfaccettature raccoglie il 40% delle segnalazioni. In particolare, viene denunciato il mancato riconoscimento della condizione invalidante e quindi della indennità economica (17% delle segnalazioni); si denuncia una difficoltà di accesso alle informazioni durante l’iter che dovrebbe portare al riconoscimento dell’invalidità (15%); si denuncia altresì la violazione dei propri diritti con contestuale necessità di intraprendere azioni legali (8%). Limitatamente ai soli casi di mancato riconoscimento della invalidità, la principale segnalazione riguarda il mancato riconoscimento dell’indennità di accompagnamento (30%). In un ulteriore 27% di casi, invece, si ritiene inadeguata al reale stato di salute la percentuale assegnata. Nel 18% dei casi non viene riconosciuta l’indennità di invalidità civile e, dato scoraggiante, nel 15% non viene riconosciuta l’indennità di accompagnamento per pazienti oncologici gravi. Non ha, infine, ancora prodotto i risultati attesi in termini di semplificazione amministrativa, la legge 80 entrata in vigore nel 2006, tant’è che Il 7% dei cittadini segnala difficoltà nel procedimento di rivedibilità e dell’applicazione norme ai pazienti oncologici. Riabilitazione (4,4% delle segnalazioni, +0,6% su 2006). La riabilitazione sempre più si sta imponendo quale problema emergente nella sanità italiana: lo testimoniano le relative segnalazioni, in costante e sostenuta ascesa dal 2004. Un terzo delle segnalazioni si riferiscono alla riabilitazione ambulatoriale (27%) e a quella domiciliare (6%), la maggior parte (67%) riguarda invece il ricovero in strutture riabilitative. Al riguardo, rispetto all’anno passato, a fronte di un netto calo di segnalazioni in tema di liste di attesa (-16% rispetto al ‘06), carenza di strutture e scarsa qualità del servizio (-10% ciascuno), si registra un forte incremento di problemi legati all’accettazione e alle dimissioni di pazienti complessi (23% delle segnalazioni in tema di riabilitazione presso strutture riabilitative, +12% rispetto al ‘06), costi elevati (15% delle segnalazioni in tema di riabilitazione presso strutture riabilitative, +7%), malpractice (13% delle segnalazioni in tema di riabilitazione presso strutture riabilitative, +3%) e comportamento scorretto degli operatori (+6%). Odontoiatria (3,2% del totale delle segnalazioni, -0,4% rispetto all’anno passato): In lieve flessione rispetto all’anno passato, le segnalazioni in tema di odontoiatria in circa un caso su quattro denunciano malpractice: si va da presunti errori medici a difficoltà per ottenere il risarcimento del danno, a carenze igieniche con conseguenti infezioni contratte dal dentista. A parte casi di malpractice, i cittadini segnalano anche difficoltà di accesso alle informazioni (spicca il rifiuto dei medici di redigere perizie), carenti condizioni strutturali delle strutture pubbliche, scarsa trasparenza di costi e tariffe. Al riguardo, si ammette sia l’inaccessibilità dei costi che la pratica di avallare sconti in cambio della rinuncia alla ricevuta. “I dati del Rapporto evidenziano come sia urgente aggiornare ed integrare i Livelli Essenziali di Assistenza”, dice Francesca Moccia, “affrontando innanzitutto il tema dell’odontoiatria, parto indolore, malattie rare, assistenza domiciliare, assistenza residenziale e protesica. In particolare per l’odontoiatria:includere l’assistenza odontoiatrica tra le prestazioni totalmente garantite dai LEA, poiché le patologie del cavo orale rivestono la stessa importanza delle altre e necessitano dello stesso grado di assistenza; definire a livello nazionale le prestazioni odontoiatriche garantite e chi ne ha diritto, limitando le diverse interpretazioni delle Regioni.

Focus 5/5: La chimera delle cure primarie

Sembra davvero molto difficile definire oggi “sistema” l’insieme eterogeneo dei servizi delle cure primarie, ben lontano dall’essere l’auspicato secondo pilastro della sanità italiana accanto all’assistenza ospedaliera. L’aumento dei malati cronici e l’invecchiamento della popolazione richiederebbero la presa in carico dei bisogni e la continuità delle cure, attraverso la deospedalizzazione e il potenziamento dei servizi territoriali. Al contrario, i dati di questo Rapporto relativi a ricoveri e dimissioni, assistenza residenziale, domiciliare e protesica, salute mentale, medicina generale, confermano l’urgenza di dare delle risposte ai cittadini. Ricoveri e dimissioni (5% del totale delle segnalazioni, -1,4% su 2006). Al dato in costante diminuzione da cinque anni sui ricoveri, si affianca la novità della diminuzione di segnalazioni anche per quel che riguarda le dimissioni. In tema di ricoveri (3% sul totale), le principali lamentele riguardano sospetti e dubbi sull’inadeguatezza della terapia (21%), ricoveri negati (19%), difficoltà di accesso alle informazioni in ospedale (16%) e ricoveri in reparti inadeguati (9%). In particolare, per quel che riguarda le difficoltà di accesso alle informazioni, i cittadini segnalano scarsa chiarezza sul pagamento dei ticket per i controlli post dimissione, difficoltà nel reperire informazioni sul quadro clinico e per avere accesso alla cartella clinica. Le dimissioni (2% del totale delle segnalazioni), dal canto loro, si portano con sé una serie di problematiche, la principale nel 18% dei casi riguarda la sottovalutazione delle reali condizioni del paziente dimesso. Altri problemi riguardano la mancanza di raccordo tra il reparto che dimette e le strutture post acuzie (16%), una sottovalutazione della onerosità dell’assistenza a domicilio (16%), la mancata attivazione del reparto/struttura per permettere il trasferimento in struttura post-acutie (15%), le poche informazioni su servizi o figure professionali da attivare (14%) nonché il verificarsi di dimissioni avvenute senza un minimo di preavviso (10%). Medicina di base (4,5% del totale delle segnalazioni, -1,7% su 2006). Diminuiscono le segnalazioni relative al rapporto dei cittadini con l’assistenza primaria: medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e medici dei servizi di continuità assistenziale (ex guardia medica). L’attenzione rispetto a questo tema, così vicino all’esperienza di ciascuno di noi, rimane però alta, anche perché rappresentano il primo contatto e la porta di accesso dei cittadini al sistema sanitario. Medici di medicina generale (3% del totale, come nel ‘06): le relative segnalazioni evidenziano un aggravarsi di casi di indisponibilità  lamentele per mancate visite a domicilio), un marcato deficit di orientamento da parte di un numero sempre maggiore di pazienti (+4%), comportamenti scorretti (+3%). Diminuiscono le lamentele per gli orari di studio inadeguati (-3%). Pediatri di libera scelta (0,8% del totale delle segnalazioni, -0,9% rispetto al ‘06): le segnalazioni, che toccano il valore più basso degli ultimi dieci anni, denunciano un fenomeno opposto rispetto a quanto registrato per i MMG, ovvero una sensibile diminuzione delle lamentele dovute alla indisponibilità dei pediatri (-6%), così come vanno riducendosi le segnalazioni di studi pediatrici inadeguati (-4%). Di contro, aumentano i casi di sospetta malpractice (+7%), di comportamenti inadeguati (+6%), soprattutto di mobilità interregionale (+12%). Continuità assistenziale (0,7% del totale delle segnalazioni, -0,8% rispetto al ‘06): dopo il picco di segnalazioni registrato nel 2005, i casi di continuità assistenziale mostrano da due anni un decremento percentuale significativo. Tra le problematicità ancora frequenti troviamo il rifiuto di prescrizioni (+15% rispetto all’anno passato), sospetti errori (+7%), comportamenti inadeguati (+5%). In positivo, diminuiscono le segnalazioni relative alla indisponibilità della ex guardia medica (-8%). Riabilitazione (4,4% del totale delle segnalazioni, +0,6% su 2006): La riabilitazione sempre più si sta imponendo quale problema emergente nella sanità italiana: lo testimoniano le relative segnalazioni, in costante e sostenuta ascesa dal 2004. Un terzo delle segnalazioni si riferiscono alla riabilitazione ambulatoriale (27%) e a quella domiciliare (6%), la maggior parte (67%) riguarda invece il ricovero in strutture riabilitative. Al riguardo, rispetto all’anno passato, a fronte di un netto calo di segnalazioni in tema di liste di attesa (-16% rispetto al ‘06), carenza di strutture e scarsa qualità del servizio (-10% ciascuno), si registra un forte incremento di problemi legati all’accettazione e alle dimissioni di pazienti complessi (23% delle segnalazioni in tema di riabilitazione presso strutture riabilitative, +12% rispetto al ‘06), costi elevati (15%, +7%), malpractice (13%, +3%) e comportamento scorretto degli operatori (+6%). Assistenza residenziale (2% del totale delle segnalazioni, +0,6% su 2006). In costante ascesa dal 2004, le segnalazioni in tema di assistenza sanitaria residenziale riguardano prevalentemente (80%) le RSA, seguite da lungodegenza (14%) e hospice (6%). Le lamentele afferiscono principalmente quattro aspetti: gli elevati costi per degenza e integrazione retta (19%), le lunghe liste di attesa (16%), la scarsa assistenza medico–infermieristica e il loro discutibile comportamento (15% ciascuno delle segnalazioni). Assistenza domiciliare (1,7% del totale delle segnalazioni, +0,1% su 2006). In costante aumento da cinque anni (anche se di lieve entità negli ultimi due), le segnalazioni relative all’assistenza domiciliare evidenziano quattro problemi irrisolti: richiesta di informazioni e ostacoli burocratici (28%), liste di attesa (15%), comportamento professionale non irreprensibile e mancata attivazione dell’assistenza (13% ciascuno delle segnalazioni relative all’assistenza domiciliare). Rispetto al 2006, in particolare, le segnalazioni sulle liste di attesa sono quasi triplicate, così come sono aumentate di molto quelle relative ad una assistenza mai attivata o alla inesistenza del servizio; alla discontinuità dello stesso; ai discutibili comportamenti del personale. In positivo, crollano le segnalazioni relative alla scarsa qualità del servizio, così come appaiono in flessione quelle inerenti a presunti errori terapeutici e intoppi burocratici. Più articolato il discorso in merito alla congruità o meno di cicli/ore predisposte dalla Asl nel piano terapeutico rapportate alla effettiva necessità del paziente: nel complesso, diminuiscono le lagnanze sull’insufficienza di carattere “quantitativo” dell’assistenza domiciliare; questo dato è influenzato dalla diminuzione di segnalazioni provenienti da malati cronici e minori disabili, mentre sono in aumento quelle provenienti da disabili gravi adulti. Assistenza protesica (1,3% del totale delle segnalazioni, -2,1% su 2006). Nel 2007, le segnalazioni in tema di assistenza protesica accentuano quel trend discendente già evidenziatosi a partire dal 2005, dopo sette anni di continui aumenti. Nello specifico, i cittadini denunciano - nel 29% dei casi - la mancata eliminazione di ostacoli tecnico-burocratici (mancata erogazione perché fuori compensazione, inesatta distribuzione degli ausili, dimissioni senza ausili, etc.), cui fanno seguito (24% dei casi ciascuno) lamentele sia per la scarsa qualità e quantità di protesi e ausili (difettose in alcuni casi, capaci di provocare allergie in altri), sia per presidi innovativi e non erogati dal SSN. Tra i principali ostacoli segnalati relativamente all’accessibilità, il 67% riguarda tempi di attesa eccessivamente lunghi. Da sottolineare che una segnalazione su tre in tema di assistenza protesica riguarda un giovanissimo (fascia di età: 0-22 anni). “E" necessario”, ha dichiarato Francesca Moccia, “potenziare la medicina del territorio, dotandola delle risorse economiche e delle infrastrutture necessarie a garantire: continuità assistenziale; personalizzazione delle cure ed empowerment dei cittadini; assistenza continuativa nelle 24 ore; riforma della medicina generale, favorendo l’associazionismo dei medici e l’integrazione dei percorsi; potenziamento dell’assistenza domiciliare e residenziale”

                            
         Roma, 29 febbraio 2008*

*Cittadinanzattiva su tragedia Gravina di Puglia: accertare le
responsabilità di chi doveva segnalare luoghi potenzialmente a rischio per la collettività
*

"La mancanza di efficaci dispositivi di protezione e di segnaletica di
pericolo in prossimità della cisterna dove è accaduta la tragedia chiama
in causa precise responsabilità. Per questo nostri avvocati di
Cittadinanzattiva-Giustizia per i diritti sono al lavoro per richiedere
alla Amministrazione copia degli atti amministrativi, necessari per
valutare eventuali azioni legali".

Nelle parole del segretario generale, Teresa Petrangolini, la posizione
di Cittadinanzattiva in merito ai tragici fatti di Gravina di Puglia.

"Al di là della vicenda personale" continua la Petrangolini, "quanto
accaduto ai due bambini ha anche risvolti di carattere generale, in
quanto ha portato alla luce una situazione di potenziale pericolo per
una pluralità di persone. Anche per questo riteniamo necessario
accertare quanto prima eventuali responsabilità in capo a chi doveva
garantire la presenza di segnaletica di pericolo, nonché il controllo e
la necessaria messa in sicurezza del vecchio casolare teatro della
tragedia".

Con la campagna "Noi ci guardiamo intorno", Cittadinanzattiva invita i
cittadini ad inviare foto ed indicazioni al proprio sito
_www.cittadinanzattiva.it <
http://www.cittadinanzattiva.it/>_ per
segnalare la scarsa sicurezza di luoghi pubblici o comunque accessibili
al pubblico.

Per tutte le situazioni - documentate - di potenziale pericolo,
Cittadinanzattiva procederà, come nel caso di Gravina di Puglia, con la
richiesta di accesso agli atti.

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale - Ufficio stampa. Tel:
0636718.302- 408 - 351

 

Roma, 13 febbraio 2008



Aumenta il peso dei cittadini. 7 Regole d"oro per la trasparenza e per
contare di più



Chi rappresentano realmente le organizzazioni civiche? E come vengono
scelte dagli interlocutori pubblici e privati per realizzare progetti o
formalizzare delle proposte? A questi e molti altri interrogativi cerca
di dare una risposta il primo Forum "Rappresentanza e rappresentatività
delle organizzazioni di cittadini: una questione irrisolvibile?",
realizzato oggi a Roma da Cittadinanzattiva e Fondaca-Fondazione per la
cittadinanza attiva, con il sostegno del Gruppo Unicredit.

Ad apertura delle discussione è stata presentata una indagine a campione
condotta su strutture pubbliche e private in cui è richiesta la
partecipazione di organizzazioni civiche.
Dalla ricerca emerge come la richiesta di rappresentanza dei cittadini
sia diffusa e sia cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, tanto da
spingere Regioni come la Puglia o la Toscana a dotarsi di specifiche
leggi sulla partecipazione, Comuni come Roma a varare un specifico
regolamento, così come l"Authority per l"energia elettrica o per le
Comunicazioni ( per i dettagli dell"indagine
www.cittadinanzattiva.it
<
http://www.cittadinanzattiva.it/>). Ma il proliferare di normative non
ha comunque sciolto alcuni dei principali nodi della questione, cioé la
quasi assoluta mancanza di trasparenza sui criteri in base ai quali si
scelga tra i possibili interlocutori. Ovvero, quando i criteri vengono
esplicitati, riguardano aspetti quantitativi come la presenza su
territorio o il numero di anni di attività; qualitativi, come il
curriculum o oggettivi, come l"iscrizione ad appositi registri. Nel
corso però delle interviste realizzate, è emerso che i criteri
effettivamente utilizzati siano comunque informali, non oggettivi e
discrezionali.

Questi risultati evidenziano quindi la necessità di passare dall"idea di
rappresentanza a quella di "rilevanza" delle organizzazioni di
cittadini: si è rilevanti in relazione a specifiche necessità e
situazioni. Nessuna organizzazione civica è rilevante in sé, ma solo lì
dove può fare una differenza grazie ad una o più delle sue caratteristiche.

Il Forum proseguirà nel pomeriggio per discutere di una possibile
formalizzazione di questa proposta frutto di un lavoro condotto da 30
organizzazioni civiche della rete europea di Cittadinanzattiva, Active
Citizenship Network, e basata su 7 principi: Diritto, non discrezione;
regole e principi definiti pubblicamente; criteri generali, specifici,
obiettivi o valutativi a seconda delle esigenze; norme flessibili che
tengano conto delle differenti situazioni e della diversa natura delle
organizzazioni coinvolte; priorità alle procedure; accompagnare le norme
con le politiche; includere le organizzazioni civiche nella definizione
dei criteri. 
 

  Roma, 7 febbraio 2008

Cittadinanzattiva su multa Telecom per servizi non richiesti: la somma
sia destinata alle attività di tutela dei cittadini come per le multe
Antitrust. Da rivedere il meccanismo dell"oblazione




Destinare ai cittadini le somme derivate dalle sanzioni dell"Agcom, come
già avviene per le multe Antitrust. È quanto chiede Cittadinanzattiva
intervenendo in particolare sulla destinazione dei sei milioni e mezzo
di euro pagati da Telecom per la contestazione dell"Agcom
sull"attivazione da parte dell"azienda telefonica di servizi non richiesti.

"Queste risorse potrebbero anche andare a costituire un fondo per la
class action, di cui proprio nel settore delle telecomunicazioni si
avverte un gran bisogno", afferma Giustino Trincia, vice segretario
generale di Cittadinanzattiva.

"Crediamo, inoltre, che sia da rivedere il meccanismo dell"oblazione,
rimasto in vigore solo per l"Agcom, e che ha consentito a Telecom di
pagare in maniera volontaria ed anticipata una somma inferiore, rispetto
a quella che le sarebbe stata comminata dall"autorità a fine
procedimento. In casi come questi, che coinvolgono migliaia di
cittadini, - conclude Trincia - sarebbe più giusto andare fino in fondo
per far sì che le sanzioni dell"autorità siano davvero un deterrente per
i comportamenti scorretti delle aziende".

Comunicato stampa                                            
                           Roma, 6 febbraio 2008*



*Cittadinanzattiva su truffa Ssn in Puglia: risorse sperperate in modo
illecito a danno dei cittadini. Si intensifichino i controlli e si
applichino le sanzioni previste*



Revocare l"accreditamento alla struttura e ridare ai cittadini il maltolto.
Queste le richieste di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del
malato dopo l"ennesima notizia di oggi di truffa al servizio sanitario
nazionale che si è verificata in Puglia, dove i dirigenti della clinica
privata D"Amore di Taranto hanno ottenuto rimborsi per prestazioni non
convenzionate con il Ssn e che venivano già pagate dai clienti. Sempre
in Puglia, a Gallipoli, 30 medici avrebbero falsamente certificato lo
stato di malattia grave di alcuni pazienti, ignari della cosa, per
ottenere la maggiorazione delle visite domiciliari.

"Di fronte a casi del genere, proviamo grande sdegno. Perché si tolgono
soldi al servizio sanitario nazionale e ai cittadini che tanto spesso
sono costretti a pagare farmaci, visite e esami di tasca propria a causa
della mancanza di risorse del Ssn. E poi vediamo che tali risorse sono
sperperate in modo illecito.

Chiediamo che si intensifichino le attività di controllo e la necessaria
repressione dei fenomeni di corruzione, provvedendo a:

-         controlli periodici sugli standard di accreditamento delle
strutture private convenzionate, come abbiamo richiesto con le nostre
proposte sulla Finanziaria 2008;

-         sospendere l"accreditamento per quelle strutture i cui
titolari siano stati responsabili di truffa con sentenza passata in
giudicato come previsto dall"art. 10 del Ddl sull"ammodernamento del
servizio sanitario nazionale;

-         il licenziamento di coloro che commettono il fatto;

-         ridare ai cittadini il maltolto, attuando la normativa sulla
confisca e l"uso sociale dei beni illeciti accumulati dai corrotti".

-Cittadinanzattiva valuterà l"opportunità di costitursi parte civile in
un eventuale processo, grazie alla sua rete di Giustizia per i diritti.

--

Comunicatostampa                                                                         Roma, 6 febbraio 2008

 

Cittadinanzattiva sutruffa Ssn in Puglia: risorsesperperate in modo illecito a danno dei cittadini. Si intensifichino icontrolli e si applichino le sanzioni previste

 

Revocare l’accreditamentoallastruttura e ridare ai cittadini il maltolto.
Queste le richieste di Cittadinanzattiva-Tribunale per idiritti del malato dopo l’ennesima notizia di oggi di truffa alserviziosanitario nazionale che si è verificata in Puglia, dove i dirigentidellaclinica privata D’Amore di Taranto hanno ottenuto rimborsi perprestazioni nonconvenzionate con il Ssn e che venivano già pagate dai clienti. SempreinPuglia, a Gallipoli, 30 medici avrebbero falsamente certificato lostato dimalattia grave di alcuni pazienti, ignari della cosa, per ottenere lamaggiorazione delle visite domiciliari.

“Difronte a casi del genere,proviamo grande sdegno. Perché si tolgono soldi al servizio sanitarionazionalee ai cittadini che tanto spesso sono costretti a pagare farmaci, visitee esamidi tasca propria a causa della mancanza di risorse del Ssn. E poivediamo chetali risorse sono sperperate in modo illecito.

Chiediamoche si intensifichinole attività di controllo e la necessaria repressione dei fenomeni dicorruzione, provvedendo a:

-        controlli periodici sugli standard di accreditamentodelle strutture private convenzionate, come abbiamo richiesto con lenostreproposte sulla Finanziaria 2008;

-        sospendere l’accreditamento per quelle strutture i cuititolari siano stati responsabili di truffa con sentenza passata ingiudicatocome previsto dall’art. 10 del Ddl sull’ammodernamento del serviziosanitarionazionale;

-        il licenziamento di coloro che commettono il fatto;

-        ridare ai cittadini il maltolto, attuando la normativasulla confisca e l’uso sociale dei beni illeciti accumulati daicorrotti”.

-Cittadinanzattiva valuterà l"opportunità di costitursiparte civile in un eventuale processo, grazie alla sua rete diGiustizia per i diritti.

 

Roma, 4 febbraio 2008

Tribunali sotto la lente dei cittadini ed attivazione di un servizio di consulenza ed informazione ai cittadini. Parte il progetto di Cittadinanzattiva per migliorare il sistema giudiziario


I ragazzi del servizio civile accorrono in aiuto della Giustizia. Per controllarne disfunzioni e ritardi, aiutare gli altri cittadini alle prese con la macchina giudiziaria ed avvicinarla alle esigenze degli utenti. Con questi obiettivi si avviano i lavori per il 2008 della rete Giustizia per i diritti di Cittadinanzattiva che sono stati presentati oggi nell’ambito del Convegno “Per la Giustizia? Sempre Diritto” promosso a Roma dall’organizzazione.

In concreto Cittadinanzattiva ha “arruolato” da inizio anno 39 ragazzi del servizio civile nazionale per la realizzazione di un monitoraggio su 20 grandi Tribunali italiani (tra i quali Roma, Milano, Catanzaro, Bologna) e l’attivazione di un Pit Giustizia, servizio di informazione, consulenza ed assistenza ai cittadini in tema di giustizia.

Uno dei volontari, Salvatore, 26 anni di Noto, spiega: “a livello personale e professionale conosco poco la giustizia, anche perché sono laureato in Scienze della comunicazione, ma so quali problemi ha il sistema giudiziario ed affrontarlo è per me una sfida”. Elvira, 25 anni di Salerno, è invece laureata in Giurisprudenza, quindi conosce bene il sistema e per questo dice: “Mi piacerebbe mettere davvero il diritto al servizio del cittadino. Innanzitutto cambiando i testi normativi perché risultino più accessibili anche in termini di linguaggio al cittadino comune”.

Per ora cominceranno, da maggio, a girare nelle sedi giudiziarie, insieme a rappresentanti di Cittadinanzattiva ed operatori, e, già da aprile, a mettersi all’ascolto dei cittadini.

L’indagine sui Tribunali rientra fra i programmi del Protocollo di intesa firmato lo scorso anno fra Cittadinanzattiva e Ministero della Giustizia per migliorare la qualità del servizio giustizia, facendo in modo che sia sempre presente il punto di vista dei cittadini, in materia di organizzazione, tempi, accessibilità, informazione. Tra gli altri obiettivi del Protocollo l’istituzione dell’Ufficio relazioni con il pubblico nei tribunali di Catanzaro e Firenze.

Il monitoraggio dei Tribunali sarà condotto sulla base dei sette diritti contenuti nella Carta dei diritti del cittadino nella giustizia, promossa da Cittadinanzattiva nel 2001 (diritto all’informazione, al rispetto, all’accesso, a strutture adeguate, alla partecipazione, ad un processo celere, alla qualità). Ad esempio, solo per far riferimento agli aspetti più concreti, si verificherà la presenza di segnaletica all’esterno e all’interno dell’ufficio giudiziario, la presenza di luoghi, servizi e strumenti idonei a fornire informazioni, l’eventuale presenza di barriere architettoniche, l’adeguatezza degli spazi per l’attesa e per le udienze, la garanzia di tutela della privacy, l’accesso agli atti, l’effettiva possibilità di ricorrere al gratuito patrocinio, le procedure di informatizzazione, la possibilità di dare giudizi sulla qualità del servizio.

I risultati dell’indagine saranno presentati il prossimo 25 ottobre in occasione della Giornata europea della giustizia civile.

Il Pit (progetto integrato di tutela) Giustizia sarà un servizio gratuito di ascolto, informazione, consulenza ed assistenza ai cittadini nell’ambito della giustizia, analogo a quelli già attivati da anni da Cittadinanzattiva nell’ambito della salute (Pit salute) e dei servizi di pubblica utilità (Pit servizi). Esso fornirà informazioni sulle modalità di ricorso ed accesso agli strumenti di tutela previsti e alle forme alternative di risoluzione delle controversie; offrirà consulenza per la soluzione di problemi burocratici e di conflitti; assisterà i cittadini dal punto di vista legale e tecnico nei diversi momenti della procedura; produrrà informazioni ed istruzioni per l’uso. E a fine anno Cittadinanzattiva realizzerà una Relazione annuale sul rapporto tra cittadini e sistema giudiziario, basato sulla raccolta e sistematizzazione delle segnalazioni.

“Ridurre i tempi dei processi, più fondi per la giustizia, apertura dell’amministrazione del servizio alla partecipazione dei cittadini”. Con queste proposte Mimma Modica Alberti, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti-Cittadinanzattiva, ha spiegato su quali campi sta lavorando l’organizzazione con l’obiettivo di “migliorare l’efficienza e la qualità della giustizia e ridare centralità alle vittime dei reati”.

In concreto Cittadinanzattiva propone di:

- utilizzare i soldi confiscati in seguito a condanna penale, in parte per integrare i fondi a sostegno delle vittime del terrorismo, della criminalità organizzata e del dovere, ed in parte per l’informatizzazione degli uffici e delle procedure giudiziarie e per la fornitura di materiali, supporti e strumenti necessari ad un loro più efficiente funzionamento;

- rivedere il sistema della prescrizione sospendendone l’applicazione per tutta la durata del processo penale, come già avviene per il processo civile. Questo consentirebbe una maggiore tutela delle vittime dei reati;

- abbreviare la scadenza per i termini a comparire, che sono attualmente di 90 giorni. Riteniamo che 40-60 giorni per i procedimenti di non particolare difficoltà siano più che sufficienti;

- istituire, nella giustizia amministrativa, il giudice monocratico. In alcune materie una composizione monocratica del Tar agevolerebbe l’avvicinamento delle parti in causa al giudice.


 

*Comunicato stampa Roma, 1 febbraio 2008*

*Cittadinanzattiva scrive al Parlamento e al Ministro Turco: urgente
varare norme su non autosufficienza, rischio clinico, testamento
biologico e trasparenza nomine direttori generali.*


Sono diversi e molto importanti i decreti che riguardano aspetti
fondamentali della vita dei cittadini e del funzionamento della Sanità
pubblica. Su questi temi, Cittadinanzattiva ha inviato oggi una lettera
aperta al Parlamento e al Ministro Turco affinché si varino norme che
rischiano di lasciare aperti dei nodi che non posso aspettare oltre. Di
seguito riportiamo il testo della lettera a firma di Teresa
Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, e di Francesca
Moccia, coordinatrice azionale del Tribunale per i diritti del
malato-Cittadinanzattiva.

"L"attuale situazione d"incertezza politica, conseguenza della sfiducia
espressa dalla maggioranza parlamentare nei confronti del Governo Prodi,
rischia di lasciare insoddisfatte alcune aspettative dei cittadini,
nonché senza risposte le molteplici problematiche che affliggono il
nostro paese. Tra queste ve ne sono sicuramente alcune le cui risposte
da parte dello Stato non possono essere ulteriormente posticipate, che
implicano necessariamente un"assunzione di responsabilità da parte di
tutte le forze politiche, maggioranza e opposizione, e dalla quale non
ci si può ritrarre.

Cittadinanzattiva- Tribunale per i diritti del malato, pertanto, pur non
esprimendo alcun orientamento circa le modalità di soluzione della crisi
di governo, ritiene che, nelle prossime settimane, anche nel caso di
possibili elezioni anticipate, il Parlamento debba dedicare una sessione
speciale dei propri lavori alla rapida approvazione di un pacchetto di
norme che non sono più rinviabili.

Sono di questi mesi i ripetuti casi di decesso all"interno delle
strutture sanitarie pubbliche italiane, in particolar modo in quelle
calabresi, dovuti sia alle singole responsabilità professionali degli
operatori sanitari, sia ad una cattiva gestione organizzativa
amministrativa da parte dei Direttori Generali, i quali oltre a non
essere ancora valutati direttamente dai cittadini sono meri
rappresentanti degli interessi dei vari partiti politici, anziché dei
reali bisogni di salute, sicurezza e qualità delle cure dei cittadini.

Ricordiamo inoltre il caso Welby che ha richiamato l"attenzione e
avviato il relativo dibattito delle varie forze politiche sul cosiddetto
"consenso informato" e sul "testamento biologico", tentando di colmare
quel vuoto legislativo in materia attualmente presente, e di riflettere
sui principi di autodeterminazione, di dignità della vita e della fine
della vita, del rifiuto o meno di terapie sproporzionate e del
riconoscimento delle proprie manifestazioni di volontà.

Non possiamo non ricordare il tema della terapia del dolore rispetto al
quale l"Italia continua ad essere uno degli ultimi Paesi in Europa per
l"utilizzo di farmaci oppioidi, violando in tal modo il "/*diritto a
evitare le sofferenze ed il dolore non necessari*/", sancito nella Carta
europea dei diritti del malato; in tal senso l"uso del ricettario del
Servizio sanitario nazionale anche per la prescrizione di farmaci
oppioidi semplificherebbe l"acceso ai farmaci per la terapia del dolore.

Ultime ma non per ordine d"importanza segnaliamo le questioni legate
all"istituzione di Albi e Ordini di alcune professioni sanitarie (con
l"abusivismo nell"esercizio della professione), alle liberalizzazioni in
materia farmaceutica, alle malattie rare e alla non autosufficienza. A
tal proposito è necessario precisare che i cittadini affetti da malattie
rare si vedono ancora non garantite dal SSN le cure necessarie al
proprio stato di salute, mentre i cittadini non autosufficienti ricevono
servizi di aiuto alla persona insufficienti rispetto alle esigenze di
salute e diversificati da Regione a Regione.

Tutte le questioni appena segnalate sono oggetti di specifici
provvedimenti legislativi al vaglio di Parlamento e Governo già da molto
tempo e per la cui approvazione non si può ulteriormente attendere.

Ciò premesso Cittadinanzattiva -- Tribunale per i diritti del malato
chiede formalmente al Ministro della Salute *in carica, ai Presidenti
delle Camere* e al Parlamento tutto, sia nel caso di Governo
Istituzionale che di elezioni anticipate di concludere l"iter di
approvazione dei relativi provvedimenti legislativi o di singole
disposizioni in essi contenuti, che di seguito elenchiamo:

Ddl sulle semplificazioni degli adempimenti amministrativi connessi alla
tutela della salute (atto C 3308), in particolare la disposizione
relativa alla semplificazione delle ricette di oppiacei (abolizione
ricettario speciale);

   *

     Ddl non autosufficienza (atto C 3284);

   *

     Ddl sulle malattie rare (atto S 1426), in particolare le
     disposizioni che inseriscono all"interno dei LEA le cure per i
     pazienti affetti da malattie rare;

   *

     Ddl sul testamento biologico (atto S3 e abbinati);

   *

     Ddl 1644 (Bersani ter), in particolare le disposizioni relative ai
     farmaci in fascia C;

   *

     Ddl sull"Ammodernamento del SSN (atto S 1920), in particolare le
     disposizioni inerenti l"istituzione del sistema di gestione del
     rischio clinico e il servizio di ingegneria clinica in ciascuna
     struttura sanitaria, le disposizioni inerenti la partecipazione
     dei cittadini alla definizione, implementazione e valutazione
     delle politiche sanitarie e dell"operato dei Direttori Generali
     delle aziende sanitarie locali, nonché le norme sulla trasparenza
     nelle nomine dei Direttori Generali delle ASL e dei Responsabili
     di Unità complesse;

   *

     D.Lgs in applicazione della legge 43/2006 sulla costituzione di
     Albi e Ordini di alcune professioni sanitarie".

 

   Roma, 25 gennaio 2008 



Cittadinanzattiva su sentenza Tar per fecondazione assistita: situazione di incertezza che non tutela la salute deicittadini.Emanare con urgenza le nuove linee guida insieme alle associazioni di tutela dei cittadini.

 

“Accogliamo con soddisfazione la sentenza del Tar del Lazio sulla legge 40 perché riconosce l’abuso di potere delle Linee guida elaborate dal Ministero Sirchia per l’applicazionedellalegge ed evidenzia, una volta di più, la necessità di rivedere conurgenza lestesse”. Questa la posizione di Cittadinanzattiva-Tribunale per idiritti delmalato in merito alla recente sentenza del Tar del Lazio sulla legge per la fecondazione assistita.

“Positivo è anche il rinvio allaCorte costituzionale per la valutazione di alcuni articoli della legge 40, inparticolare l’art. 14, che sembrano in contrasto con la Costituzione.

Ci chiediamo però chi prenderà in mano questa situazione in un momento di crisi politica e soprattutto chiediamo che, nellarevisionedelle linee guida, siano coinvolti le associazioni di tutela del diritto allasalute  attraverso l’avvio di uno specifico tavolo di lavoro.

In questo momento perdura la situazione di disparità fra cittadini, fra chi ha i soldi e chi non ce li ha,tra cittadini sani e cittadini affetti da patologie croniche e/o rare,fra coloro che possono accedere alle cure all’estero e chi deve subire la trafila e l’incertezza del nostro paese. E questo ci sembra intollerabile.

Cittadinanzattiva continuerà ad impegnarsi per ilsostegno dei cittadini che hanno subito danni fisici, morali ed economici acausa della controversa applicazione della legge ed in particolare interverrà in sede legale per il riconoscimento dei danni alle coppie che

-        hanno avuto gravidanze plurime, aborti e riduzioni embrionarie mettendo a rischio la vita e l’integrità psicofisica propria e dei nascituri, in base al principio della tutela della salute richiamato dagliarticoli 32 e 13 della Costituzione;

-        hanno avuto figli affetti da patologie croniche e/orare di cui erano portatori loro stessi;

-   a causa del numero ridotto di ovociti utilizzati, hanno dovuto ripetere più volte la tecnica con gravi danni alla salute epsicologici,appellandoci agli articoli 32 e 13 della Costituzione

-    sono state costrette ad andare all’estero per ottenere tecniche di fecondazione assistita sicure e garantite, richiamando la normativa italiana che riconosce il diritto al rimborso laddove un cittadino sia costretto ad andare all’estero per ottenere prestazioni non assicurate, (in termini di qualità,tempestività,garanzia) nel Paese di origine o si sono recate fuori Regione sostenendo costiaggiuntivi per liste di attesa e qualità dei servizi;

I dati che emergono dalle segnalazioni dei cittadini chesi sono rivolti a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato confermano la necessità di apportare cambiamenti allo scopo di:facilitarel’accesso alle tecniche di fecondazione assistita, ridurre gli ostacoli per lecoppie che hanno patologie croniche, garantire i tempi d’attesa,provvedere ad una corretta e diffusa informazione, garantire l’erogazione della procreazionemedicalmente assistita e gli stessi standard di sicurezza e qualità su tutto ilterritorio nazionale, migliorare l’efficacia della tecnica”.

   Roma,17 gennaio 2008

 

Detraibilità delle spese del tesserino sanitario: troppi i disagi segnalati dai cittadini in tutta Italia: si permetta la sola esibizione del codice fiscale e moratoria per il periodo luglio-dicembre 2007.

 Urgente intervento per evitare che al danno si aggiunga la beffa.

 

Troppi i disagi dei cittadini segnalati in diverse aree del Paese, urge un intervento per permettere l"esibizione delsemplice codice fiscale e evitare ulteriori difficoltà per i contribuenti. A questo si aggiunga che molte volte in Farmacia non si richiede al cittadino né la Tessera né il codice fiscale, emettendo così uno scontrino che non permetterà più la detrazione dei costi.

Ci rivolgiamo quindi:

-        all" Agenzia delle entrate, perché semplifichi il percorso per la richiesta del tesserino sanitario. Oggi è infatti ne cessario rivolgersi all"Agenzia territoriale, fornire fotocopia della propria carta di identità e del codice fiscale. Solo così sarà emessa una tessera temporanea che permetterà l"emissione, in farmacia, del nuovo “scontrino parlante”,valido ai fini della detrazione. Chiediamo inoltre che, almeno fino a quando non saràcompletata la diffusione a tutti i cittadini della Tessera sanitaria,sia permessa la semplice esibizione del codice fiscale.

-        Ai farmacisti, affinché ricordino la necessità dell"esibizione delTesserino, anche con l"affissione di cartelli chiari all"ingresso e nelle prossimità delle casse.

Chiediamo inoltre una moratoria sugli scontrini emessi da luglio a dicembre dell"anno appena passato.Sono molte le Agenzie territoriali che infatti richiedevano che,accanto al semplice scontrino, il farmacista emettesse un altro documento contenente lanatura, la qualità  e la quantità delfarmaco più il codice fiscale ai fini della detrazione per l"anno 2007.Poiché in molti casi questo non è stato fatto, o addirittura si è consigliato di apporre il proprio codice fiscale dietro lo scontrino, temiamo che chi pagheràil conto di questa confusione sarà il cittadino, che molto probabilmente si vedrà contestate le cifre in detrazione proprio relative a questo tipo di scontrino. Come sempre la responsabilità ricadrà sui cittadini e non sui farmacisti inadempienti.

 “Non èpossibile accettare che per colpa dell"entrata in vigore di una normativa prima che tutti fossero in possesso della Tessera sanitaria, ha dichiarato Teresa  Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, i cittadini debbano subire per l"ennesima volta l"inefficienza della Pubblica amministrazione. Aggiungendo il  danno economico alla inevitabile perdita di tempo” 

 

Comunicato stampa                                                Roma, 3 gennaio 2008
 
Cittadinanzattiva-Tribunaleper i diritti del malato su ospedale Vibo Valentia: dare una urgenterispostaalla crisi della sanità calabrese.  I cittadini chiedono garanzie
 
 
Trovare con urgenza soluzioni per evitare che accadano ulteriori vicende come quella dell’ottantenne morto a Vibo Valentia, dopo quanto accaduto alle due giovani ragazze Eva e Federica morte di recente nello stesso ospedale.
È quanto chiede Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato dopo l’ennesimo caso di malasanità in Calabria.
“Attualmente sembra che i calabresi non abbiano via di uscita: la scelta obbligata è fra strutture fatiscenti o  mancanza di servizi. Per questo chiediamo una risposta immediata che non può consistere  semplicemente nella chiusura dei reparti”, afferma Francesca Moccia,coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Non vogliamo certo reparti fatiscenti nésaleoperatorie pericolose, ma non vogliamo il “deserto” che è quello che attualmente i calabresi rischiano di trovare nella sanità della loro   regione”.
“Esprimiamo massimo rispetto per i familiari della vittima che di fronte all’accaduto non chiedono un risarcimento ma verità e giustizia e che casi simili non si ripetano, che è dall’altra parte uno dei motivi che ha portato trent’anni fa alla nascita del nostro Tribunale per i diritti del malato”. 

 

Roma, 20 dicembre 2007


Cittadinanzattiva su fondi sicurezza scolastica:importante accordo; il Ministro imponga alle Regioni consegna anagrafee dilizia per definire priorità e scadenze.

11% delle mense in locali non idonei, nel27% delle stesse segnalati crolli di intonaco.



"Siamosoddisfatti per questo importante accordo per la messa in sicurezza delle scuole": Queste le dichiarazioni di Adriana Bizzarri, responsabile Scuola di Cittadinanzattiva, in merito al patto triennale sul tema sottoscritto oggi da Regioni, Enti Locali e Ministero della Pubblica Istruzione.

Cittadinanzattiva,con il progetto Impararesicuri e la Giornata Nazionale della sicurezza scolastica è da cinque anni impegnata sul fronte della sicurezza degli edificiscolastici e dei comportamenti. La recente ricerca, presentata a settembre di quest"anno, ha messo in luce come la maglia nera dell’insicurezza vada quest’anno alle mense. Il dato più grave è che in troppi casi (11% delle scuole monitorate)si utilizzano come mensa locali impropri, inadeguati e non sicuri.Crolli di intonaco nel 27% delle mense monitorate, presenza di fili elettrici scopertinel 30% dei casi, pavimentazione irregolare nel 35% e ancora polvere, imbrattamenti, assenza di porte antipanico: sono questi gli elementi di insicurezza nei locali dove gli studenti consumano il pranzo.

Più in generale, anche il monitoraggio di quest’anno conferma il dato assai negativo dei crolli di intonaco che interessano ancora una scuola su quattro e la mancanza dicertificazioni.Il 41% delle scuole è privo del certificato di agibilità statica, il 43% non ha il certificato di agibilità igienico-sanitaria e addirittura il 52%quello diprevenzione incendi. Sporcizia, imbrattamenti e rifiuti non rimossi fanno da padrone nelle mense (31% delle scuole), in segreteria (25%) e nella sala professori (20%).

"Contestualmentea questo accordo, chiediamo che il Ministro stabilisca un termine perentorio alle Regioni per il completamento dell"anagrafe dell"edilizia scolastica", ha quindi continuato la Bizzarri. "Infatti, ad oggi solo pochissime Regioni hanno provveduto a presentarla, e in questo quadro non capiamo come si possano decidere e programmare gli investimenti relativi allo stanziamento di oltre 1miliardo di Euro definito oggi. Senza un chiaro quadro delle priorità si rischia, infatti, di trasformare questi fondi in un stanziamento che non produrrà reali cambiamenti". Cittadinanzattiva chiede inoltre che si quantifichino le reali esigenze economiche per portare a compimento la messa insicurezza degli edifici scolastici dopo il 2009; di coinvolgere le associazioni di tutela, quelle degli studenti e dei genitori per vigilare sull"effettivarealizzazione dei lavori; di continuare ad investire nelle attività disensibilizzazione e nella realizzazione di attività concrete per favorire il radicamento della cultura della sicurezza e dell"adozione di comportamenti corretti,soprattutto nei ragazzi.

 

 


 

Comunicato stampa                                            Roma,10 dicembre 2007 


Cittadinanzattivasu sciopero anestesisti: per la sanità italiana non è il momento di scioperare. Occorre unità di intenti fra operatori, cittadini ed istituzioni per migliorare il nostro Ssn.

 

“Una lotta tra professioni che sa tanto di corporazione e non tiene in alcun conto i diritti dei pazienti”, così Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato vede lo sciopero degli anestesisti di oggi.

“Senza voler giudicare l’opportunità o meno di una scuola di specializzazione –afferma Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva -  sappiamo chela gestione della emergenza urgenza è una priorità fondamentale su cui lavorareper migliorare il nostro servizio sanitario. In un momento di lutto per la morte di Eva, la protesta deglianestesiti-rianimatori è fuori luogo, soprattutto perchè attuata attraverso lo strumento dello sciopero che, come sempre, colpisce innanzitutto i cittadini.

Apprezziamo il senso di responsabilità degli anestesisti calabresi che non se la sono sentit  di scioperare dopo i gravi fatti di Vibo Valentia. Ma il senso di responsabilità e la solidarietà alla famiglia di Eva Ruscio doveva arrivare da tutta la categoria, al di là dei confini regionali, che avrebbe fattobene a non scioperare di fronte ad un sistema sanitario che non sempre ha garantito un’efficiente gestione della emergenza ed urgenza”.

“Per avere unsistema sanitario che funzioni, sicuro e di qualità – conclude Moccia -non servono più scioperi ma unità di intenti fra cittadini, operatori e di stituzioni, come avviene con la Carta della qualità in chirurgia”.

 

   
 

Comunicato stampa                                                  Roma,7 dicembre 2007 


Poca prevenzione, difficile accesso, scarsaintegrazione nei percorsi di cura per i malati di diabete. Presentatoil IRapporto di Cittadinanzattiva sull’assistenza ai pazienti affetti dadiabete.


 

Hai il diabete? Aspettati di peggiorare. Oppure trova i soldi per fare adeguata prevenzione.

Il quadro non certo rassicurante per i malati di diabete emerge dal I Rapporto sull’assistenza ai pazienti affetti da diabete presentato oggia Roma da Cittadinanzattiva, con il supporto della Fondazione Lilly Italia.

Sonoancora troppi i lavoriin corso sullastrada per un’adeguata assistenza ai malati di diabete, come denunciailRapporto di Cittadinanzattiva: nonostante quasi la metà (49%) deiCentri didiabetologia si sia dotato di Linee guida per la gestione integrata delpaziente con diabete, manca una reale integrazione con il medico dibase per lapresa in carico del cittadino, l’accesso al sistema è carente e ciòcomportamaggiori oneri anche economici per le famiglie, l’informazione è spessoframmentata e talvolta contraddittoria, non si fa adeguata prevenzionepergestire le complicanze legate al diabete.

L’indagine è  stata condotta dalle sezioni locali del Tribunale per i diritti del malato e dalla Fand-Associazione italiana diabetici che aderisce al Coordinamento nazionaledelle associazioni dei malati cronici (Cnamc) di Cittadinanzattiva. Nelmonitoraggio sono stati coinvolti 60 Centri di diabetologia (sui 628 esistenti), 292 pazienti, 292 medici di medicina generale, 8 responsabili regionali del Progetto Igea (Integrazione, gestione e assistenza per la malattia diabetica) dell’Istituto Superiore di Sanità.

Poca integrazionee ancor meno innovazione

Il primo deficit nell’assistenza sembra dunque essere quello dell’integrazione tra Centro di diabetologia e medico di base, che sono le due principali figure di riferimento per l’assistenza del paziente con diabete.  Sebbene la metà dei medici di medicina generale (41%) e dei Centri (49%) abbia definito congiuntamente Linee guida per l’assistenza integrata al paziente, ancora troppo pochi utilizzano la cartella clinica informatizzata (il 18,5% dei medici e il 35,5% deiCentri) che rappresenta il principale strumento per condividere il percorso dicura. Inalternativa il Centro dovrebbe inviare al medico di base una relazione annuale sui pazienti con diabete, ma ciò viene fatto solo dal 48% dei Centri.

Scarsa prevenzione delle complicanze

Si fa poca prevenzione delle complicanze croniche legate al diabete, solo la metà dei pazienti dichiara di aver partecipato a programmi di prevenzione, che per lo più si concentrano sull’educazione alimentare e riduzione del peso (vi partecipa il 53%deipazienti), e su programmi per il controllo della glicemia (40%) e laprevenzionedella retinopatia (38%). Ancora più bassi i livelli di partecipazione aprogrammi per la prevenzione dei rischi connessi alla gravidanza nei soggetticon diabete (12%), dei problemi dentali (8%), delle vaccinazioni (17%)e della depressione (10%).

Anche per quanto riguardale visite annuali di controllo esiste una forte divergenza: visita cardiologicae oculistica sono effettuate dal 75-80% dei pazienti, mentre solo il3 4% sisottopone con regolarità ad una visita del piede, solo il 17% ad una nefrologica,il 15% alla visita neurologica. Fanalino di coda la visita psicologica effettuata regolarmente solo dal 5% dei pazienti.

Il 26,82% deipazienti sostiene che la ragione è legata al fatto che il Centro non prevede una programmazione annuale delle visite, mentre il 24,90% dei pazienti sottolineadi non avere effettuato le visite poiché non era a conoscenza della necessità di doverle svolgere. E’ da segnalare che più del 18% dei pazienti non si sottopone a visite importanti a causa di liste di attesa troppo lunghe, che più del 10% dei pazienti non effettua alcune visite perché si dimentica di fissare gli appuntamenti e perché non saprebbe come programmare le visite.

L’accesso sulle spalle del paziente e della sua famiglia

I pazienti che hanno partecipato alla ricognizione dichiarano di ritenersi non autosufficienti nel14% dei casi e di dover ricorrere ad un sostegno esterno nel 36% dei casi.

L’aiuto per gestire meglio la propria patologia purtroppo nell��% dei casi è completamente a carico del paziente e della sua famiglia. Soltanto l��% dei cittadini dichiara che l’aiuto ricevuto sia a carico dei Servizio socio-sanitario e un cittadino su tre affetto da diabete dice di dover pagare di tasca propria anche laddove esiste un servizio garantito dal Ssn. Le principali voci di spesa segnalate riguardano i trasporti (42%), le visite specialistiche (40%), i farmaci(34%) e presidi e ausili (17%).

Le somme raggiungono cifre mensili considerevoli, pari a 200 euro per i trasporti, 300 euro per l’acquisto di farmaci, 480 euro per l’acquisto di Presidi, Protesi ed Ausili e ben 400 euro per sottoporsi a visite specialistiche.

Anche in termini di semplificazione e accesso ai benefici socio-economici, i risultati della ricognizione mettono in luce un fatto paradossale: Centro di Diabetologia e Medico di Medicina Generale, pur rappresentando le due figureprincipali che hanno in cura il paziente, spesso non sono a conoscenza dell’esistenza di percorsi semplificati di accesso all’esenzione. Con il rischio digenerare conseguenze spiacevoli in termini di lungaggini burocratiche per il paziente elimitando di fatto l’accesso ai benefici socio-economici previsti perla sua patologia.

I dati infattiparlano chiaro: il 19% dei Centri di Diabetologia ed il 21% dei Medici diMedicina Generale dichiara di non essere a conoscenza dell’esistenza di procedure semplificate di accesso all’esenzione; ed ancora il 29% dei Centri e il 42% dei Medici di Medicina Generale sostiene che all’interno della propria Azienda di riferimentonon siano state messe in atto procedure di semplificazione per l’accesso.

La chimera dell’informazione

La mancata integrazione tra Medico di Medicina Generale e Centro di Diabetologia, ma soprattutto la mancata creazione di una reale équipe multidisciplinare che si prenda carico del paziente, porta a sviluppare messaggi a volte percepiti dal paziente come contraddittori e a generare, di conseguenza, disorientamento.

Al riguardo, il 48% sostiene di avere ricevuto messaggi contraddittori(es. sultrattamento da seguire, sui farmaci da utilizzare, sugli esamidiagnostici cuisottoporsi) connessi alla gestione della sua patologia, da parte delle diverse figure mediche che lo hanno preso in carico. 

 Interessanti sono inoltre le motivazioni per le quali i pazienti non svolgono le visite mediche previste all’interno del Piano di Programmazione annuale delle visite. Se il 27%deipazienti sostiene che la ragione è legata al fatto che il Centro non ne prevede una programmazione annuale, il 25% dei pazienti sottolinea di non avereeffettuatole visite poiché non era a conoscenza della necessità di doverle svolgere.Inoltre, più del 18% dei pazienti non si sottopone a visite importanti a causadi liste di attesa troppo lunghe.

Tutto ciò conferma quanto sia forte il legame tra il diritto all’informazione, il diritto all’accesso e il diritto al tempo.  
 
 Per quantoriguarda,invece, l’aspetto sempre più rilevante nel caso delle patologiecroniche,dell’educazione del paziente alla gestione della patologia, soltanto il19% deipazienti dichiara di avere avuto accesso negli ultimi due anni a corsi di formazione gratuita organizzati dal Centro Diabetologico sul diabete e la sua  sua gestione.

Comunicatostampa Roma, 2 dicembre 2007

Incontrotra AN e Cittadinanzattiva: Fini assicura il sostegno per la legge di iniziativa popolare per l"introduzione del metodo delle primarie in Costituzione.

Unadelegazione di Cittadinanzattiva guidata dal segretario generaleTeresa Petrangolini ha incontrato oggi Gianfranco Fini, presidente diAlleanza Nazionale, nell"ambito di una serie di appuntamenti istituzionali dell"associazione per presentare la proposta di leggeper l"introduzione del metodo delle primarie all"art.49 Cost. per laquale l"organizzazione ha avviato la raccolta delle firme.

Dopol"illustrazione della proposta da parte della Petrangolini, Fini hasottolineato, da una parte, le tradizionali difficoltà direcepimento da parte delle Camere di proposte di iniziativa popolaree, dall"altra, la complessità del nuovo quadro politico nel quale la legge elettorale sembra diventato il centro di un possibile accordo politico. Ciononostante, il Presidente di AN ha mostrato apprezzamento per l"iniziativa e ha offerto la disponibilità del suo partito a sostenerla sia nelle sedi istituzionali, con l"appoggio dei propri parlamentari, che nel territorio, verificandodi volta in volta la disponibilità dei militanti del partito araccogliere le firme.

Nelcorso del colloquio è stato affrontato anche il tema dellaclass action.Tra Fini e Petrangolini è emersa una convergenza sulla ormai acquisita necessità di introdurre questo strumento nel nostro ordinamento, nella consapevolezza che occorrerà precisaremeglio in sede normativa quali saranno i soggetti titolari di questopotere di azione collettiva. Entrambi hanno riconosciuto chel"introduzione della class action potrebbe aiutare a rendere piùfrequente il ricorso alle procedure conciliative che solo da pochi anni cominciano ad affermarsi in Italia.

L"incontrosi è svolto con grande cordialità e si èconcluso con l"impegno reciproco ad una consultazione permanente tra Cittadinanzattiva e Alleanza nazionale su vari temi - dalle riformeall"economia - nel rispetto della natura, della autonomia e della mission proprie di ciascuna organizzazione.

Delladelegazione di Cittadinanzattiva facevano parte anche Alessio Terzi,presidente nazionale, e Vittorino Ferla, responsabile delle Relazioni Istituzionali.

 


Roma, 30 novembre 2007

Regione che vai, cura che trovi. L"accesso ai farmaci e la terapia alle presecon la regionalizzazione. Primo dossier diCittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato


Pazienti costretti a fingere o a cambiare Regione di residenza per accedere ad un farmaco che possa migliorare la loro qualità di vita. Non si tratta della trama di un film di fantasia, ma la triste realtà a cui sono sottoposti molti cittadini italiani, secondo quanto emergedal Rapporto di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malatosull"accesso ai farmaci, stilato sulla base delle segnalazioni giuntedal 1 gennaio al 31 ottobre 2007, effetto delle "Note AIFA perl"uso appropriato dei farmaci",e delle politiche farmaceutiche regionali che ne regolamentano l"accesso.

Dolore neuropatico cronico.Si stima (Fonte Eurisko) che in Italia circa 12 milioni di cittadinisiano affetti da questo tipo di patologia, che è effetto di malattie come il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla, solo per fare due degli esempi possibili. Il 13% dei cittadini che si è rivolto al servizio Pit Salute per segnalazioni relative ai farmaci,evidenzia come siano molte le patologie per cui non è permesso l"accesso ad uno dei principi attivi più efficaci, ilpregabalin, con una spesa media pro-capite che può arrivarefino a 75 Euro al mese. Si tratta in realtà di uno dei farmaci più prescritti dai medici, con la dicitura necessarioed insostituibile, e la cui efficacia, anche per le patologie escluse dalla nota 4 AIFA, èattestata dalla letteratura scientifica internazionale.

Gastroprotettori(note 1 e 48).In questo settore (6% delle segnalazioni) il problema principale èl"eccessiva differenza di trattamento tra regioni. Insomma, se sisoffre di mal di stomaco per colpa degli effetti collaterali di un farmaco conviene trasferirsi nel Lazio, che è la regione cheattualmente garantisce un migliore accesso a questi farmaci. Uno dei paradossi delle attuali norme può essere esemplificato con quello che avviene in Liguria: per poter accedere ad un farmaco diverso da quello concesso (il meno costoso, cioél"equivalente) il cittadino deve provarne l"inefficacia dello stessoattraverso l"assunzione per un periodo prolungato. Insomma, si deveprima soffrire a lungo per poter accedere ad un farmaco diverso, soloperché più costoso. E in Sicilia invece, anche se èprovata l"inefficacia, il medico può prescrivere il farmacodiverso stilando un piano terapeutico dettagliato, e comunque per unperiodo non superiore ai tre mesi. Ma anche le modalità dirimborso variano cambiando Regione: mentre in Sicilia il prezzomassimo rimborsato al cittadino è di 0,90 centesimi al giorno,in Sardegna diventa 0,76 centesimi. Regione che vai, spesa che affronti.

Osteoporosi(nota 79). Sebbene sul fronte della prevenzione di questa patologia si siano fatti passiavanti, restano delle limitazioni legate all"età. Anche difronte a dei sintomi conclamati, se si hanno meno di 50 anni non sipuò accedere gratuitamente al farmaco per prevenire lefratture. Questo riguarda, per esempio, chi è sottoposto aterapia cortisonica come la popolazione, anche di giovani, che soffredi artrite reumatoide.

Alzheimer(nota 85),ovvero la lunga attesa del paziente. Per poter accedere ai farmacirelativi alla cura di questa patologia, è necessario recarsi personalmente presso le UVA (Unità di Valutazione Alzheimer),poiché non può prescriverlo il medico di famiglia. Enon lo si può ricevere se non dopo una visita periodica concui rinnovare il piano terapeutico. Vista la scarsità diquesti centri sul territorio e la loro non omogenea distribuzione, icittadini si trovano a dover affrontare, periodicamente, liste di attesa per poter ottenere la visita, e molto spesso restano per ilperiodo che intercorre tra la fine del periodo terapeutico e la nuova visita senza farmaco. Un ulteriore problema nasce dalla mancanza di possibilità di ottenere visite a domicilio: questo rappresentain molti casi un grave problema, vista la difficoltà nella mobilità legata ad alcuni stadi della malattia.

"Laregionalizzazione della sanità, anziché facilitare la vita dei cittadini l"ha sempre più complicata. A seconda della patologia di cui si soffre, infatti, può convenire trasferirsiin un"area del Paese piuttosto che in un"altra. Se soffri di unapatologia rara, solo per aggiungere un altro esempio, convienetrasferirsi in Lombardia. A questo si aggiunga che i diritti deicittadini devono fare i conti con un medico che prescrive e la ASLche per motivi economici impone restrizioni, fino all"estremo in cuisi premiano i medici che prescrivono meno. O, ancora, al paradosso incui, poiché il paziente che ha più malattie diventatroppo costoso, si decide di prescrivere terapie solo per qualcuna diqueste. Ancora una volta, a causa dell"incapacità delleRegioni di controllare efficacemente, si fa ricorso ad ostacoliburocratici diffusi che penalizzano chi in realtà lega la propria qualità di vita all"accesso a dei farmaci.


 

 Comunicatostampa                                            Roma, 30 novembre 2007

Mutui:Unicredit aderisce alla proposta avanzata da Cittadinanzattiva a 13Istituti di credito per allungare gratuitamente il periodo dei mutuied evitare danni ai cittadini. “Gli altri non stiano a guardare”.

“Gliobiettivi proposti nella sua lettera del 23 novembre rappresentanoper noi un momento molto costruttivo per affrontare insiemel’inaspettato allarme sui mutui abitativi causato dal progressivoaumento dei tassi di mercato”. Con queste parole, contenute in unalettera inviata da Roberto Nicastro (Deputy CEO, responsabiledivisioni Retail, Cee E Poland Markets), a Giustino Trincia, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva, UniCredit ha ufficialmenteaderito alla proposta avanzata da Cittadinanzattiva negli scorsigiorni a 13 Istituti di credito (UniCreditBanca,Intesa-San Paolo, Monte dei Paschi di Siena, Banca Antonveneta, BancaCarige, Banca Mediolanum, BNL, Banca Popolare dell"Emilia Romagna,Banca popolare di Milano, Banca Sella, Credito Cooperativo, CreditoEmiliano e Mediobanca). Nella proposta di Cittadinanzattiva sichiedeva un atto di responsabilità “per trovare soluzionipraticabili e concrete per venire incontro a situazioniparticolarmente delicate” in tema di mutui: centinaia di migliaiadi famiglie titolari di contratti di mutuo a tasso variabile sono ingravi difficoltà per il pagamento delle singole rate”. Nellospecifico, stabilire un accordo quadro in base al quale si potesseprevedere, per le situazioni di possibile sofferenza, l’allungamentodella durata dei muti a tasso variabile senza che questo peròcomportasse oneri aggiuntivi o commissioni a carico del contraente.Contestualmente, l"avvio di un tavolo per definire in tempi rapidi unaccordo di questo genere ed assicurare la necessaria informazione eassistenza ai cittadini consumatori interessati.

“L’adesionedi UnicreditBanca è un segnale molto importante da piùpunti di vista”, ha dichiarato Giustino Trincia. “Per le decinedi migliaia di persone e di famiglie che beneficeranno di questascelta in termini di rate più sostenibili e senza aggravio dicosti e di maggiore serenità personale e familiare. Per laconferma, da parte di un grande gruppo europeo, della capacitàd’intendere la responsabilità sociale d’impresa come unascelta davvero strategica in grado di incidere sulle scelte dibusiness. Per la chiara dimostrazione che quanto da noi proposto èdavvero praticabile. E’ per questo che ora solleciteremo anche lealtre banche e che i cittadini avranno uno strumento in piùper poter scegliere in base ai differenti comportamenti”.

“Unicreditha pienaconsapevolezza dell’importanza della casa come bene fondamentale”,continua la lettera di Nicastro, “ ed è impegnata adifendere questa forma di risparmio delle famiglie. In questi mesidopo il rialzo dei tassi siamo già intervenuti. Non ci siamosolo limitati a rispondere alle richieste pervenute, ma abbiamo anchecontattato oltre 15.000 clienti che sulla base dei nostri dati, sonostati messi in difficoltà dal rialzo dei tassi e per i qualiera importante ottenere una rata equilibrata rispetto al redditodisponibile. Come? Attraverso le strutture di UniCredit Banca e Bancaper la Casa abbiamo proposto l’allungamento del piano diammortamento del mutuo in modo da ridurre l’importo della rata esenza oneri aggiuntivi per il cliente. Un fatto concreto e fattivoper essere tempestivamente vicini ai nostri clienti.

Nonsolo. E’ nostra intenzione proseguire in questa attivitàestendendola anche ai mutuatari delle banche recentemente confluitenel Gruppo UniCredit (Banca di Roma, Banco di Sicilia, Bipop-Carire,FinecoBank) e pertanto siamo ben lieti di accogliere la Sua propostadi avviare fin da subito un tavolo di lavoro congiunto conCittadinanzattiva, con cui nel 2004 abbiamo compiuto un importantelavoro di rinnovamento dei contratti bancari nell’ottica di maggiortutela dei clienti”.

Cittadinanzattivaonlus-sede nazionale - Ufficio stampa

 

Comunicato stampa Roma, 23 novembre 2007

V Giornata della sicurezza nelle scuole promossa da Cittadinanzattiva in
diecimila istituti.

"Tutti i Comuni si dotino del Piano comunale di protezione civile"

Diecimila scuole aderiscono oggi alla Giornata nazionale della sicurezza
nelle scuole promossa da Cittadinanzattiva nell"ambito della campagna
Impararesicuri, per promuovere la cultura della sicurezza e
l"informazione sul tema fra gli studenti, i docenti e tutta la cittadinanza.
Migliaia di scuole sono oggi impegnate in prove di evacuazione, corsi di
addestramento all"uso degli estintori, assemblee con docenti, studenti e
famiglie sui rischi legati alla particolare conformazione del territorio
locale.
"Dai dati del nostro monitoraggio annuale emerge che la sicurezza delle
scuole lascia ancora molto a desiderare", ha detto Adriana Bizzarri,
responsabile scuola di Cittadinanzattiva. Crolli di intonaco, assenza di
certificazioni, sporcizia e polvere un po" ovunque. E ancora troppi
incidenti occorsi a personale e studenti: in media più di quattro
all"anno nelle scuole oggetto della rilevazione. Inoltre, nonostante
l"elevata sismicità del territorio italiano, il 41% delle nostre scuole
è privo del certificato di agibilità statica, il 43% non ha il
certificato di agibilità igienico-sanitaria e addirittura il 52% quello
di prevenzione incendi.
Anche per questo il *tema centrale della quinta edizione della Giornata
della sicurezza nelle scuole è il rischio sismico* e i comportamenti
corretti da tenere in caso di terremoto. Di questo Cittadinanzattiva e
Dipartimento della Protezione civile si stanno occupando a: Lamezia
Terme (CZ), Messina, Nova Siri (MT), Avellino, Scampia-Napoli, Chieti,
Campobasso, Macerata, Rieti. A Roma l"appuntamento è stasera al teatro
Brancaccio, dove circa quattrocento ragazzi delle scuole superiori della
città sono stati invitati ad assistere alla commedia "Miseria e nobiltà"
di Edoardo Scarpetta.
"Con nostra grande sorpresa -- continua Bizzarri- abbiamo verificato che
nella gran parte dei Comuni italiani non esiste il Piano comunale di
protezione civile che non solo consente di razionalizzare ed organizzare
le procedure di intervento in caso di emergenza, ma agisce anche a monte
individuando i possibili rischi della zona e informando la popolazione.
Una lacuna inaccettabile sulla quale chiediamo ai Comuni di intervenire".
A seguito dei 215 milioni di euro messi a disposizione dallo Stato per
la sicurezza antisismica e dei 750 milioni di euro per la manutenzione
ordinaria e straordinaria co-finanziati da Stato, Regioni, Comuni e
Province, Cittadinanzattiva chiede:**

1. continuità nei fondi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici;

2. un federalismo responsabile: il rispetto del patto per la sicurezza
proposto dal ministro Fioroni;

3. il completamento e l"utilizzo dell"anagrafe dell"edilizia scolastica;

4. attività costante di informazione rivolta a studenti, genitori,
insegnati, e personale non docente, in materia di salute e sicurezza;

5. partecipazione e coinvolgimento dei cittadini per la progettazione,
attuazione, controllo e la verifica delle azioni di politica sulla
sicurezza.

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale. Ufficio stampa:



FINANZIARIA. CLASS ACTION, CONSUMATORI PROTESTANO CONTRO L"ACCANTONAMENTO DELL"EMENDAMENTO:,, "IL GOVERNO MANTENGA GLI IMPEGNI PRESI"  
 
COMUNICATO STAMPA del13/11/2007

 

FINANZIARIA. CLASSACTION, CONSUMATORI PROTESTANO CONTRO L’ACCANTONAMENTO DELL’EMENDAMENTO:

 “ILGOVERNO MANTENGA GLI IMPEGNI PRESI” 

Le Associazioni deiconsumatori Adiconsum, Cittadinanzattiva, MovimentoConsumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione NazionaleConsumatori protestano duramente control’accantonamento dell’emendamento, presentato dai senatori Manzionee Bordon, che avrebbe introdotto la class actionnell’ordinamento giuridico italiano e ricordano all’on. MaurizioSacconi che il partito a cui appartiene, Forza Italia, la scorsalegislatura aveva approvato una proposta per introdurre la class action. 
Le Associazioni deiconsumatori richiamano il governo e le forze dimaggioranza, nonché la parte dell’opposizione più sensibile agliinteressi dei consumatori e meno condizionata dalle lobbiesconfindustriali, a mantenere fede agli impegni presivotando l’emendamento accantonato

 

 

 

Cittadinanzattiva su portabilità mutui: ben altra tutela se ci fosse la class action  
 

Comunicato stampa Roma, 12 novembre 2007

Cittadinanzattiva su portabilità mutui: ben altra tutela se ci fosse la
class action

In tema di portabilità dei mutui registreremmo ben altra celerità
nell"attuazione della legge Bersani se in Italia si potesse applicare la
class action, che anche il Fondo Monetario internazionale nel suo
Outlook sull"Europa ci invita ad introdurre. Nelle dichiarazioni del
vice segretario Giustino Trincia, la posizione di Cittadinanzattiva in
merito allo stallo registratosi nel percorso di intesa tra consumatori,
notai ed Abi.

Le banche si mostrino coerenti con quelle regole del libero mercato a
cui spesso fanno riferimento" continua Trincia "e la smettano di
ostacolare una reale portabilità dei mutui da parte dei cittadini
consumatori con il pretesto di oneri amministrativi e finanziaria.

Con il loro atteggiamento di chiusura" conclude Trincia "le banche
contribuiscono a creare un potente e ingiustificato disincentivo ad un
reale mercato nel settore del credito, a fronte di uno Stato che ha già
fatto la sua parte esentando le operazioni di portabilità del mutuo da
possibili imposte e .

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale



V Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole promossa da Cittadinanzattiva. Appuntamenti in dodici città per spiegare il rischio sismico. Centinaia le scuole coinvolte sul tema della sicurezza.

 

 
 

Comunicato stampa Roma, 15 novembre 2007



23 novembre, V Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole promossa
da Cittadinanzattiva. Appuntamenti in dodici città per spiegare il
rischio sismico. *Centinaia le scuole coinvolte sul tema della sicurezza.*

Il rischio sismico e come comportarsi in caso di emergenza sono i temi
centrali della *V Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole*,
promossa da Cittadinanzattiva nell"ambito della campagna nazionale
Impararesicuri, in programma il prossimo 23 novembre in centinaia di scuole.

Dei tanti eventi sparsi su tutto il territorio nazionale, dodici saranno
realizzati in collaborazione con il Dipartimento della Protezione civile
e si svolgeranno in città situate in zone ad alto rischio sismico. Si
tratta di: *Lametia Terme (CZ), Messina, Nova Siri (MT), Manfredonia
(FG), Avellino, Scampia (NA), Chieti, Campobasso, Macerata, Rieti, Roma,
Pordenone*.

Agli incontri, che si svolgeranno quasi ovunque presso la Sala
consiliare del Comune, parteciperanno i rappresentanti degli studenti
degli istituti superiori della città, il Sindaco, un esponente della
Protezione civile, un rappresentante di Cittadinanzattiva.

Nel corso dell"incontro sarà illustrato lo stato di sicurezza delle
scuole cittadine e il Piano comunale di protezione civile (laddove
esiste) o quanto sia previsto per la popolazione in caso di emergenza.
Ci sarà spazio anche per un gioco interattivo per testare le conoscenze
degli studenti sul rischio sismico e i comportamenti corretti da tenere
in caso di emergenza; a fine incontro sarà realizzata una dimostrazione
pratica dell"utilizzo dei mezzi di soccorso e di come si attiva il
sistema di protezione civile nei casi di emergenza. Informazioni sui
singoli eventi saranno a breve disponibili sul sito di Cittadinanzattiva
www.cittadinanzattiva.it <http://www.cittadinanzattiva.it/>.

A *Roma* i ragazzi delle scuole superiori saranno invitati al Teatro
Brancaccio, messo a disposizione da Maurizio Costanzo, per discutere di
sicurezza a scuola e nel contempo per assistere a "Miseria e nobiltà",
famosa commedia di Edoardo Scarpetta.

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale


"Bravo Serra". Cittadinanzattiva mette a disposizione dell"Alto Commissario le segnalazioni dei cittadini: "La frammentazione dei servizi genera corruzione"

 *Comunicato stampa Roma, 30 ottobre 2007 *


*"Bravo Serra". Cittadinanzattiva mette a disposizione dell"Alto
Commissario le segnalazioni dei cittadini: "La frammentazione dei
servizi genera corruzione"*
*
"L"inchiesta sul Policlinico di Roma avviata dall"Alto Commissario
anticorruzione è per noi un"ottima notizia. Così come è molto positivo
l"appello rivolto ai cittadini perché si mobilitino denunciando le
situazioni di scarsa trasparenza". Questo il commento di Vittorio Ferla,
responsabile Legalità e Trasparenza di Cittadinanzattiva,
sull"iniziativa di questi giorni del prefetto Achille Serra. "Da anni i
cittadini ci segnalano numerosi casi di cattiva gestione
dell"amministrazione sanitaria. Spesso questa cattiva gestione è
l"anticamera di comportamenti che stanno ai confini dell"illegalità.
Vogliamo dunque offrire all"Alto Commissario un appoggio non solo
formale, ma concreto, mettendo a sua disposizione le segnalazioni dei
cittadini e i dati raccolti dal Pit Salute, il servizio di
Cittadinanzattiva che si occupa di tutelare i cittadini in ambito
sanitario".

"La frammentazione dei servizi genera corruzione", aggiunge Ferla, che
spiega: "In un ospedale come il Policlinico, dove esistono tantissimi --
troppi - sportelli dove prenotare le prestazioni specialistiche e
diagnostiche e altrettanti per pagare il ticket, è molto facile che la
trasparenza non sia garantita". "In questi anni ci siamo battuti
affinché le agende dei vari dipartimenti del Policlinico Umberto I
fossero inserite, in una percentuale importante, nel sistema regionale
del RECUP. Così facendo, i cittadini, attraverso una semplice
telefonata, possono prenotare esami diagnostici e visite specialistiche
di estrema importanza. Purtroppo i primari hanno sempre fatto muro: sono
loro che non vogliono rinunciare alla gestione delle prenotazioni. Forse
perché sono uno strumento di esercizio di potere".

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale, Ufficio stampa


 

Cittadinanzattiva su Ferrovie: bene gli investimenti, più coraggio per introdurre concorrenza e tutele per i pendolari COM. STAMPA03-10-07  
 
*Comunicato stampa Roma, 3 ottobre 2007*

*Cittadinanzattiva su azione Governo in tema di trasporto ferroviario:
bene gli investimenti in infrastrutture, maggiore coraggio per
introdurre reale concorrenza e strumenti di tutela a beneficio dei
pendolari *

La condizione dei milioni di pendolari delle ferrovie non si migliora
solo con gli investimenti in infrastrutture ma anche con l"introduzione
di strumenti di tutela e una reale apertura del settore alla
concorrenza. Al riguardo, quanto sta accadendo in Parlamento, con oltre
500 emendamenti contro il terzo pacchetto Bersani, è la conferma di un
sistema consociativo impermeabile al passare dei decenni che rischia di
far vincere - come al solito - le corporazioni e il partito dei contrari
alle liberalizzazioni.

Questo il commento del vice segretario di Cittadinanzattiva Giustino
Trincia in merito alle recenti decisioni governative in tema di Ferrovie
dello Stato.

Non si possono ricevere ingentissimi fondi pubblici e, al tempo stesso,
pretendere mano libera sull"aumento dei biglietti ed opporsi
alla introduzione di una reale concorrenza in un settore totalmente
ingessato.Ferrovie conclude Trincia sono l"emblema dei ritardi
storici del nostro Paese in tema di servizi di pubblica utilità.

In tema di trasporto pubblico, il 40% delle segnalazioni che riceve
Cittadinanzattiva riguarda proprio il trasporto ferroviario, per
tipologie di disservizi ormai cristallizzati. Anche per questo,
Cittadinanzattiva chiede: rimborso automatico  o adeguato indennizzo -
per ogni tratta ferroviaria, anche regionale, che registri sistematici
ritardi; introduzione di sistemi di valutazione dell"operato degli
Amministratori delle Fs che tengano conto del punto di vista dei
cittadini utenti e delle organizzazioni che ne tutelano i diritti;
istituzione dell"Autorità  di regolamentazione nel settore del trasporto,
della quale il Paese avrebbe dovuto dotarsi da anni.

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale, Ufficio stampa
stampa@cittadinanzattiva.it <mailto:stampa@cittadinanzattiva.it>
www.cittadinanzattiva.it <http://www.cittadinanzattiva.it/>

 

Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato su Servizio sanitario italiano: non si ignorino le difficoltà dei cittadini. Bene l"urgenza sulla prevenzione degli errori

 Comunicato stampa Roma, 2 ottobre 2007

Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato su Servizio
sanitario italiano: non si ignorino le difficoltà dei cittadini. Bene
l"urgenza sulla prevenzione degli errori

"Siamo anche noi dalla parte del servizio sanitario nazionale, lo
difendiamo e ne chiediamo il miglioramento e rafforzamento. Ma non
possiamo fare a meno di vedere e sottolineare i problemi che il
cittadino affronta quotidianamente nei rapporti con la sanità del nostro
paese". A dirlo è Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del
Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva in riferimento al
dossier presentato oggi dal Ministero della Salute in occasione della
campagna per i 30 anni del SSN.

"Anche il nostro Tribunale per i diritti del malato esiste da 30 anni e
da 30 anni vediamo la sanità con gli occhi del cittadino comune. E
ancora tante sono le aree critiche. Ad esempio, non ci sembra che i
viaggi della speranza siano diminuiti. Sempre più spesso i cittadini
sono costretti a cambiare regione o a muoversi all"interno della propria
regione per avere cure adeguate o in tempi adeguati"

A dirlo sono i dati del nostro osservatorio nazionale PIT Salute a cui
giungono ogni anno circa 20 mila segnalazioni di cittadini. Le cause per
cui gli italiani sono costrettI a spostarsi sul territorio nazionale ma
anche all"estero sono terapie particolari, interventi chirurgici,
riabilitazione, trapianto, fecondazione medicalmente assistita, per i
quali si sostengono costi notevoli, tra i 4.800,00 euro e i 70.000,00
euro. A questi si aggiungono le difficoltà per ottenerne il rimborso da
parte delle ASL, in contrasto con una recente direttiva del Parlamento
europeo che chiede alle nazioni di favorire la libera circolazione delle
persone per motivi di cura.

In merito al dato sul grado di assistenza del SSN, il Rapporto PIT
Salute segnala alcune aree della sanità italiana particolarmente
deficitarie, come l"odontoiatria, la riabilitazione, le liste di attesa,
l" assistenza farmaceutica per le malattie rare, assistenza domiciliare
e salute mentale che impongono ai cittadini anche l"assunzione diretta
di un costo privato.

"Sul tema degli errori medici -- continua Moccia -- sappiamo che, al di
là dei numeri, basta un errore come quello verificatosi nei giorni
scorsi al Sant"Orsola di Bologna, dove una donna è morta per uno scambio
di tac, per far perdere la fiducia del cittadino nel SSN. Per questo
siamo soddisfatti che il ministro Turco chieda con urgenza
l"approvazione del decreto per la qualità e sicurezza delle cure e siamo
disponibili a sostenere una politica di prevenzione del rischio clinico
ed offrire un contributo nell"analisi degli eventi sentinella, mettendo
a disposizione le competenze acquisite sul campo nel corso degli anni"

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale, Ufficio stampa

 

Cittadinanzattiva su errore al Sant"Orsola: noi saremo a fianco della famiglia della vittima. Si approvi la legge su qualità e sicurezza del servizio sanitario  
 
*Comunicato stampa     Roma, 28 settembre 2007*

* *

*Cittadinanzattiva su errore al Sant"Orsola: noi saremo a fianco della
famiglia della vittima. Si approvi** la legge su qualità e sicurezza del
servizio sanitario*

"Un errore evitabile e come tale assolutamente ingiustificabile. Non si
può perdere la vita per una banalità del genere". A dirlo è Francesca
Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del
malato-Cittadinanzattiva in riferimento a quanto accaduto ad una donna
al Sant"Orsola di Bologna per uno scambio di Tac. "Chiediamo che,
accertate le responsabilità, si provveda alla rimozione dei soggetti e
si prendano misure per evitare il ripetersi di simili errori. Nel
frattempo, sosterremo i familiari della vittima, che si sono già rivolti
alla locale sezione del Tribunale per i diritti del
malato-Cittadinanzattiva per denunciare l"accaduto ed avere assistenza.

"Gli errori restano una delle principali criticità del sistema
sanitario: nell"ultimo anno, un quinto delle segnalazioni che abbiamo
ricevuto sono di sospetti errori di diagnosi e terapia. Per questo
chiediamo che si approvi con urgenza il disegno di legge per la qualità
e sicurezza del servizio sanitario nazionale che contiene norme e misure
per la gestione del rischio clinico".

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale, Ufficio stampa

Cittadinanzattiva su sciopero dei medici. No ai disagi dei cittadini per il mancato aumento delle buste paga dei medici

 

 

 

Comunicato stampa Roma, 20 settembre 2007

* *

Cittadinanzattiva su sciopero dei medici. No ai disagi dei cittadini per
il mancato aumento delle buste paga dei medici

"Chiediamo la revoca dello sciopero dei medici di medicina generale e il
coinvolgimento dei cittadini nella definizione e revisione dei contratti
di lavoro". È quanto afferma Francesca Moccia, coordinatrice nazionale
del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva in merito allo
sciopero di tre giorni, a partire da domani, proclamato dai medici di
famiglia.

"Domani i cittadini dovranno intasare i Pronto soccorso, ricorrere a
visite private o, in alternativa, smettere di curarsi? Sarebbe meglio
prevedere modalità alternative di sciopero che non causino disagi ai
cittadini sui quali non deve ricadere il mancato aumento delle buste
paga dei medici.

Ci sembra invece un"ottima idea stare nelle piazze delle città, come i
medici prevedono di fare a Roma, per dare informazioni sulle patologie
croniche, sulla terapia del dolore e sulla continuità assistenziale. Su
questo siamo al loro fianco".

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale, Ufficio stampa

 

 

 

Cittadinanzattiva su caro mutui: penali più basse sul mancato pagamento delle rate dei mutui e una riduzione del tasso di interesse su quelli a tasso variabile

 

 

Comunicato stampa     Roma, 19 settembre 2007


"Le banche italiane diano un segnale di responsabilità, venendo incontro
alle esigenze di un numero crescente di cittadini e famiglie in
difficoltà per pagare le rate mensili dei mutui". A chiederlo è Giustino
Trincia, vice segretario generale di Cittadinanzattiva che invita le
banche a dare segnali concreti come:

- ridurre l"influenza del tasso euribor sulle singole rate mensili;

- abbassare di almeno uno 0,25% l"incidenza del tasso di interesse sui
mutui variabili;

- prolungare la durata dei mutui a tasso variabile, senza aggravarne i
costi per il consumatore, al fine di ridurre l"entità delle rate mensili;

- abbattere le penali per il mancato rispetto delle rate di pagamento

"In Italia - continua Trincia - sono attivi oltre 3.500.000 mutui, dei
quali circa 2.300.000 a tasso variabile e 700.000 a tasso misto: su
questi è forte l"impatto di quanto sta accadendo in questi mesi,
sull"onda di due anni di aumenti del tasso di interesse stabilito dalla
Banca centrale europea e del più recente aumento del costo del denaro.
Il tutto in un contesto che vede nel nostro paese il costo dei mutui
superiore di oltre un punto alla media europea e mai così alto dal 2002,
come riconosciuto dalla stessa Abi.

Per questo chiediamo alle banche misure concrete e tempestive da
realizzare in un tavolo congiunto con le associazioni dei consumatori,
per venire incontro ai cittadini e dare un forte segnale di
responsabilità sociale in difesa dell"interesse generale del Paese".

*Cittadinanzattiva mette a disposizione il numero telefonico e la email
del servizio di consulenza Pit Servizi (06.36718555 --
pit.servizi@cittadinanzattiva.it
<mailto:pit.servizi@cittadinanzattiva.it>) ai quali i cittadini possono
segnalare difficoltà nel pagamento dei mutui.
*

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale, Ufficio stampa

 

Cittadinanzattiva su blackout energia: no allo scaricabarile delle responsabilità tra Enel e Governo. Chiarezza nei confronti dei consumatori

 

 

 

Comunicato stampa                                                                                 Roma,12 settembre 2007

 

Cittadinanzattiva su blackout energia:no allo scaricabarile delle responsabilità tra Enel e Governo.Chiarezza nei confronti dei consumatori

 

“Nessuna strumentalizzazione a danno delle esigenze dei cittadini, bisogna finirla con lo squallido scaricabarile di questi giorni tra Governo e Enel in tema di blackout energetico”. Questo il commento del vicesegretario generale di Cittadinanzattiva, Giustino Trincia.

“Delle due l’una”continua Trincia “o l’Enel mettele mani avanti per legittimare prossimi aumenti del prezzo dell’energia oltre a carenze infrastrutturali già note, o il Ministero dell’Ambiente parla bene ma razzola male quando valuta la congruità degli stoccaggi in relazione alle esigenze del Paese”.

“Da anni”riprende Trincia, “ogni settembre arriva puntuale l’allarme lanciato dall’Enel, salvo dimenticarsi di quanto si sarebbe potuto fare e non è stato fatto. Anche per questo, ai cittadini consumatori il Governo deve risposte circostanziate in merito al come stanno le cose ea cosasi intende fare”.

In Italia, nell’ultimo anno il consumo di gas ad uso civile è diminuito dell ��,5% dopo anni di aumenti, a fronte di un incremento del consumo di gas per la generazione elettrica del 6,1%. Ciò dimostra una politica energetica che non investe in fonti rinnovabili, da cui ne conseguono perl’Italia i costi dell’energia più alti d’Europa, inferiori solo alla Danimarca.

Cittadinanzattiva su caro mutui: penali più basse sul mancato pagamento delle rate dei mutui e una riduzione del tasso di interesse su quelli a tasso variabile

 

 

 

 

 

Comunicato stampa     Roma, 19 settembre 2007

Cittadinanzattiva su caro mutui: penali più basse sul mancato pagamento
delle rate dei mutui e una riduzione del tasso di interesse su quelli a
tasso variabile
.

"Le banche italiane diano un segnale di responsabilità, venendo incontro
alle esigenze di un numero crescente di cittadini e famiglie in
difficoltà per pagare le rate mensili dei mutui". A chiederlo è Giustino
Trincia, vice segretario generale di Cittadinanzattiva che invita le
banche a dare segnali concreti come:

- ridurre l"influenza del tasso euribor sulle singole rate mensili;

- abbassare di almeno uno 0,25% l"incidenza del tasso di interesse sui
mutui variabili;

- prolungare la durata dei mutui a tasso variabile, senza aggravarne i
costi per il consumatore, al fine di ridurre l"entità delle rate mensili;

- abbattere le penali per il mancato rispetto delle rate di pagamento

"In Italia - continua Trincia - sono attivi oltre 3.500.000 mutui, dei
quali circa 2.300.000 a tasso variabile e 700.000 a tasso misto: su
questi è forte l"impatto di quanto sta accadendo in questi mesi,
sull"onda di due anni di aumenti del tasso di interesse stabilito dalla
Banca centrale europea e del più recente aumento del costo del denaro.
Il tutto in un contesto che vede nel nostro paese il costo dei mutui
superiore di oltre un punto alla media europea e mai così alto dal 2002,
come riconosciuto dalla stessa Abi.

Per questo chiediamo alle banche misure concrete e tempestive da
realizzare in un tavolo congiunto con le associazioni dei consumatori,
per venire incontro ai cittadini e dare un forte segnale di
responsabilità sociale in difesa dell"interesse generale del Paese".

*Cittadinanzattiva mette a disposizione il numero telefonico e la email
del servizio di consulenza Pit Servizi (06.36718555 --
pit.servizi@cittadinanzattiva.it
<mailto:pit.servizi@cittadinanzattiva.it>) ai quali i cittadini possono
segnalare difficoltà nel pagamento dei mutui.
*

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale, Ufficio stampa

 

 

Cittadinanzattiva su riforma elettorale: impedire il referendum sarebbe ulteriore schiaffo ai cittadini e un favore all"antipolitica. Piuttosto, si discuta di primarie obbligatorie.

 

 

Comunicato stampa                                                             Roma,12 settembre 2007

 

Cittadinanzattiva su riforma elettorale: impedire il referendum sarebbe ulteriore schiaffo ai cittadini e un favore all’antipolitica. Piuttosto, si discuta di primarie obbligatorie.

 

“Impedire di votare per il referendum elettorale accordandosi nelle stanze di partito su una legge chiaramente proporzionale, e quindi lontanissima dalla volontà espressa dagli oltre 810.000sottoscrittoridei quesiti, sarebbe un ulteriore schiaffo della politica alla volontà dei cittadini”. Questo il commento di Antonio Gaudioso, vice segretario generale di Cittadinanzattiva, organizzazione tra le promotrici dei referendum elettorali,alla vigilia della ripresa della discussione in Parlamento sulla riforma.

“Si parla di varie riforme”, ha continuato, “ma quelle che per noi restano fondamentali sono quelle per un vero rinnovamento della politica, a cominciare dalla riforma dell’articolo 49 della Costituzione per l’introduzione delle primarie obbligatorie per la scelta dei candidati.

“Se si vuole ridare fiducia alla politica”, ha concluso Gaudioso, “non si può prescindere da norme che permettano ai cittadini non solo di incidere sulla scelta dei candidati e sulla possibilità poterli votare, al di là delle esigenze degli apparati di partito”.

Cittadinanzattiva si farà promotrice, nelle prossime settimane, di iniziative sul tema della riforma della politica a partire dall’introduzione obbligatoria delle primarie. 

 

Cittadinanzattivaonlus-sede nazionale - Ufficio stampa

 

 

Sicurezza delle strutture scolastiche: la presentazione a Roma dell"edizione 2007 di "Impararesicuri" di Cittadinanzattiva il 27 settembre

Comunicato stampa Roma, 5 settembre 2007


Si terrà a Roma, il prossimo 27 settembre, la presentazione di
"Impararesicuri 2007", la V edizione del rapporto sulla sicurezza degli
istituti scolastici realizzato da Cittadinanzattiva.

I risultati riguardano 184 edifici di 15 regioni italiane.

Parteciperanno all"evento la responsabile della Scuola di cittadinanza
attiva, Adriana Bizzarri, il segretario generale, Teresa Petrangolini,
studenti e responsabili della sicurezza che hanno partecipato al
monitoraggio, comitati di genitori. Sono stati invitati il Ministro
Antonio Di Pietro e il Sottosegretario all"Istruzione Maria Letizia De
Torre.

*L"edizione del passato anno* ha evidenziato come una scuola su dieci
non fosse sicura e il 30% appena sufficiente. Le situazioni peggiori si
concentravano al Sud e nelle isole, ma l"insicurezza delle nostre scuole
risulta essere un dato diffuso che non risparmia nessuna zona del Paese.

Punti dolenti nella sicurezza si confermavano, come nelle precedenti
analisi, la *mancanza di certificazioni* (di agibilità statica, igienico
sanitaria e di prevenzione incendi), frequenti crolli di intonaco ed
altri segni di fatiscenza, *l"assenza di scale di sicurezza*, la
*presenza nelle aule di banchi e sedie rotti*. Su tutto domina la
difficoltà a reperire fondi per l"adeguamento delle nostre scuole e la
mancanza della cultura della sicurezza: ad esempio, anche laddove
esistono porte antipanico, spesso sono chiuse con lucchetti o ingombre
di materiale di ogni genere. A pesare sul livello generale di sicurezza
delle scuole monitorate sono già alcuni dati di partenza, relativi al
contesto in cui le stesse sono inserite: circa il 54% è stato costruito
fra il 1900 e il 1965 e il 41% fra il 1965 e il 1990; più del 70% è
situato in zona a rischio sismico, il 15% è situato in zone con problemi
di ordine pubblico o episodi di criminalità nei pressi o all"interno
della scuola.

Il *68% delle scuole risultava non avere il certificato di agibilità
statica, il 71% quello di agibilità igienico-sanitario, il 75% era privo
del certificato di prevenzione incendi*. I crolli di intonaco
risultavano abbastanza diffusi: nel 23% delle mense, 21% dei laboratori,
15% delle palestre, 5% delle aule.

*La prossima settimana sarà diffuso il programma dettagliato dell"evento.*

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale, Ufficio stampa



 

Comunicato stampa Roma,31 agosto 2007

Cittadinanzattiva su procreazione assistita: giusto riaprire il dibattito.Ridurre ostacoli all’accesso, garantire tempi di attesa tra le priorità.



Concordiamo con il Ministro della salute sulla necessità di riaprire il dibattito ed avviare un confronto in materia di procreazione medicalmente assistita, al quale Cittadinanzattiva si dichiara disponibile a partecipare.

I dati che emergono dalle segnalazioni dei cittadini che si sono rivolti a Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato confermano la necessità di apportare cambiamenti: facilitare l’accesso,ridurre gli ostacoli per le coppie che hanno patologie croniche, garantire i tempi d’attesa, provvedere ad una corretta e diffusa informazione, garantire l’erogazione della procreazione medicalmente assistita e gli stessi standard di sicurezza e qualità su tutto il territorio nazionale, migliorare l’efficacia della tecnica.



L’accesso alla fecondazione assistita si conferma un percorso a ostacoli, sia per i paletti imposti dalla normativa sia perle altre difficoltà di accesso al servizio sanitario e alle informazioni.

In particolare il15,7% delle associazioni di malati cronici che hanno partecipato all’ultima edizione del rapporto sulle politiche della cronicità (Cittadinanzattiva-CNAMC) segnala restrizioni all’accesso alle tecniche di fecondazione assistita dovute alla normativa, in particolare per il divieto alla diagnosi pre impianto.



Secondo l’ultimo rapporto Pit salute diCittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, l䃻,3% delle segnalazioni sulla mobilità interregionale è dovuta, per la forte disomogeneità territoriale o anche per la carenza di informazioni sui servizi esistenti, alla fecondazione assistita.



Il 3% delle segnalazioni sui sospetti errori nell’area della ginecologia-ostetricia riguarda proprio problemi connessi alla procreazione assistita e conferma quanto rilevato dal Ministero della salute nella Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge40/2004sugli esiti negativi della gravidanze, correlati spesso all’obbligo di impianto di tutti gli embrioni previsto dalla legge.



Nel primo semestre del 2007 stanno emergendo anche questioni legate alle liste di attesa nelle strutture pubbliche, che determinano tempi a volte incompatibili con i requisiti (età) richiesti per accedere alla fecondazione assistita e orientano le coppie verso le strutture private con costi molto elevati.


Le Regioni pessimo esempio per i farmaci come per la benzina". Cittadinanzattiva apprezza l"intervento dell"Antitrust per la liberalizzazione farmaci da banco e otc

 

 

*Comunicato stampa      Roma, 10 agosto 2007*

* *

*"Le Regioni pessimo esempio per i farmaci come per la benzina".
Cittadinanzattiva apprezza l"intervento dell"Antitrust per la
liberalizzazione farmaci da banco e otc*

"Anche sui farmaci, come sulla benzina le Regioni sono un pessimo
esempio: gli ostacoli poste alla liberalizzazioni sono anacronistici e
vanno a danno dei cittadini consumatori". afferma Giustino Trincia, vice
segretario generale di Cittadinanzattiva.

"Per questo sosteniamo l"intervento dell"Antitrust sulla
liberalizzazione dei farmaci da banco volto ad ampliare la possibilità
di essere titolari dei nuovi esercizi anche per le società di farmacie,
nonchè la possibilità di utilizzare denominazioni ed insegne per
pubblicizzare gli stessi esercizi.Qualsiasi strumento volto a ridurre il
prezzo dei farmaci da banco e di automedicazione e a dare le giuste
opportunità e informazioni al cittadino -continua Trincia - non può che
trovarci d"accordo, fermo restando le garanzie per la tutela della
salute dei cittadini, che comunque non è messa in discussione dalla
liberalizzazione. Il paventato aumento del consumo dei farmaci non c"è
stato, mentre le farmacie continuano a praticare sconti inferiori a
quelli dei supermercati ed i cittadini continuano a segnalarci
difficoltà di accesso ai farmaci (72% delle segnalazioni giunte
nell"ultimo anno al PIT Salute di Cittadinanzattiva), scarsa
informazione (9%), problemi di distribuzione (8%)".

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale, Ufficio stampa



Cittadinanzattiva su Fiumicino: dallo "scarica bagagli" allo "scarica barile", il trasporto aereo è al collasso. Stop agli scioperi e trasparenza su investimenti e responsabili

 

 

*Comunicato stampa     Roma, 8 agosto 2007*

* *

*Cittadinanzattiva su Fiumicino: dallo "scarica bagagli" allo "scarica
barile", il trasporto aereo è al collasso. Stop agli scioperi e
trasparenza su investimenti e responsabili *

"Sconforta lo scenario del trasporto aereo nazionale ormai al tracollo.
Chi controlla non lo fa, ma denuncia vuoti legislativi e si affida ad
ispezioni tanto "a sorpresa" da apparire del tutto eccezionali ed
episodiche, le società di handling lamentano carichi di lavoro crescenti
ma intanto nessuno si chiede in che modo la società diffidata si metterà
in regola e chi finora le ha concesso di lavorare fuori dalle regole. In
tema di risorse da investire, nessuno si sbilancia per timore di essere
smentito da qui a qualche mese; i sindacati nel frattempo si sono già
portati avanti con il lavoro, prevedendo agitazioni a settembre (6 e 27)
e ottobre (9). Il tutto a fronte di diritti dei passeggeri calpestati,
standard di qualità assenti o disattesi, vacanze rovinate".

Così vede Cittadinanzattiva la paradossale situazione di Fiumicino, in
cui più che scaricabagagli sembrano all"azione tanti scaricabarile.

"Sulla protesta dei doganieri chiediamo l"intervento di Governo e
Commissione di garanzia sugli scioperi per evitare che si abusi della
pazienza dei cittadini, già messa a dura prova dalla situazione di
caos", dichiara Antonio Gaudioso, vice. segretario generale di
Cittadinanzattiva.

"Dopo giorni di passione, non possiamo accettare ulteriori disagi per i
cittadini che tra l"altro continueranno anche nei prossimi mesi, visto
che a settembre ed ottobre sono già in programma 7 scioperi. Tutte
queste proteste dovrebbero indurre la Commissione di garanzia sugli
scioperi e il Governo ad intervenire come avvenuto in Germania dove il
Tribunale del lavoro ha vietato lo sciopero nelle ferrovie per gli
enormi danni economici che arrecherebbe al paese in un periodo di ferie
e spostamenti.

L"impossibilità di comminare sanzioni serie e immediate, come ammesso
dallo stesso ministro Bianchi, alla società di handling diffidata, di
cui non si capisce perchè si fatichi a conoscere il nome, evidenzia la
mancata individuazione di standard di qualità nel contratto di
concessione dell"Enac.

Si è detto genericamente che a settembre ci sarà un piano di
investimenti maggiori ma nel dettaglio non sappiamo assolutamente nulla.
Al contrario -- conclude Gaudioso - chiediamo che, trattandosi di
servizio pubblico, ci sia trasparenza e possibilità di vigilanza civica:
per questo vogliamo che si renda pubblico ed evidente sul sito del
Ministero, a disposizione di tutti i cittadini, il dettaglio del piano
di investimenti e soprattutto lo stato di avanzamento degli stessi per
evitare che il prossimo anno ci si trovi nella stessa situazione".



Cittadinanzattiva su pubblicità farmaci: chiarezza e comprensibilità fondamentali per una scelta consapevole del cittadino. Si faccia altrettanto sulle prescrizioni mediche

 

 

Comunicato stampa Roma, 7 agosto 2007*

* *

Cittadinanzattiva su pubblicità farmaci: chiarezza e comprensibilità
fondamentali per una scelta consapevole del cittadino. Si faccia
altrettanto sulle prescrizioni mediche

"Apprezziamo l"intervento del Ministro della salute che vieta la
compressione fonica delle avvertenze sanitarie nei messaggi pubblicitari
dei farmaci perchè facilita una scelta consapevole dei cittadino
nell"acquisto di prodotti importanti per la cura della salute", dichiara
Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti
del malato-Cittadinanzattiva.

Su cento segnalazioni giunte nell"ultimo anno al Pit salute di
Cittadinanzattiva riguardanti danni ed effetti collaterali determinati
da farmaci, oltre un terzo (36%) sono imputabili ad informazioni
parziali o mancanti a livello pubblicitario.

"All"odierno provvedimento -conclude Moccia - dovrebbero essere
affiancate misure per prescrizioni più chiare e leggibili da parte dei
medici di famiglia, spesso fonte anche esse di errori o danni".



 

 

 

Volare informati: su www.cittadinanzattiva.it un vademecum per non lasciare a terra i diritti 

 *Comunicato stampa Roma, 2 agosto 2007*

*Volare informati: su _www.cittadinanzattiva.it_ un vademecum per non
lasciare a terra i diritti*
* *
Informazioni su voli low cost e diritti dei passeggeri, come comportarsi
in caso di overbooking, ritardo e cancellazione. E ancora: i consigli da
non dimenticare prima di partire, la normativa di riferimento e una
sezione per segnalare le pratiche commerciali scorrette.* *
È on line su _www.cittadinanzattiva.it_ un prezioso supporto per i tanti
cittadini prossimi ad imbarcarsi su un aereo, e un form da compilare per
monitorare la correttezza delle informazioni relative ai voli low cost.
Attenzione alle spese: La legge Bersani (n. 40 dell"aprile 2007) ha
introdotto importanti novità in materia di trasporto aereo, in
particolare per i voli low cost. Le misure introdotte impongono alle
compagnie aeree obblighi di maggiore trasparenza per quanto riguarda le
informazioni che vengono fornite ai cittadini.
Sulla trasparenza delle tariffe aeree, la legge Bersani prevede che:
· i prezzi dei biglietti low cost siano pubblicizzati nella loro
interezza, compresa l"indicazione di spese, tasse e oneri aggiuntivi.
"Sono vietate le offerte e i messaggi pubblicitari di voli aerei recanti
l"indicazione del prezzo al netto di spese, tasse e altri oneri
aggiuntivi";
· non vi siano più messaggi che pubblicizzano biglietti scontati
limitati nel numero, "legati a periodi di tempo delimitati o a modalità
di prenotazione non chiaramente indicate nell"offerta". Messaggi di
questo genere sono sanzionati come "pubblicità ingannevole".
Prima di partire, non lasciare a terra i tuoi diritti. Compila il
brevissimo questionario su _www.cittadinanzattiva.it_: ci aiuterai a
monitorare costantemente la trasparenza delle proposte commerciali delle
compagnie aeree e l"effettiva attuazione della legge Bersani.



 

 

  Condannati due medici per la morte di una bambina in Calabria. La famiglia è stata seguita da Cittadinanzattiva
 
*Comunicato stampa Roma, 30 luglio 2007*

*Condannati due medici per la morte di una bambina in Calabria. La
famiglia è stata seguita da Cittadinanzattiva*

Sono stati condannati a 4 mesi di reclusione e al pagamento dei danni
morali e materiali, oltre alle spese processuali, due medici di San
Calogero (in provincia di Vibo Valentia) processati e accusati dalla
procura di Vibo di cooperazione nell"omicidio colposo di Benedetta
Vignarolo, una bambina di 7 anni che la sera del 17 novembre 2003, dopo
aver ingerito uno sciroppo di antibiotico a base di cefalosporina, aveva
accusato uno shock anafilattico con edema della glottide.

Lo rende noto Cittadinanzattiva che, tramite l"avvocato Tonino Barberio
della rete Giustizia per i diritti dell"associazione, ha seguito la
famiglia di Benedetta nel processo.

Secondo il Tribunale penale di Vibo Valentia, con la sentenza emessa dal
giudice Cristina De Luca il 23 luglio scorso, i medici Giuseppe Maneli
--di turno alla Guardia medica di san Calogero - e Mario Calzone --
intervenuto in supporto su chiamata dei genitori della bambina - non
avrebbero praticato le cure immediate e necessarie (adrenalina,
idrocortisone, antistaminico ed eventualmente tracheotomia) e avrebbero
omesso di accompagnare i genitori al pronto soccorso, dove la bambina è
giunta cadavere.

A distanza di quattro anni -- sottolinea Cittadinanzattiva -- è stata
confermata dalla sentenza del giudice ciò che i genitori di Benedetta,
Filippo e Domenica, avevano da subito sostenuto, ossia l"inadeguatezza
dell"intervento dei due medici. Tra novanta giorni conosceremo i motivi
della sentenza.

 

 

 
 

*Comunicato stampa Roma, 25 luglio 2007*



*Cittadinanzattiva su testamento biologico: è ora di passare ai fatti.
Si approvi disegno di legge per l"autodeterminazione del paziente *

E" ora di passare ai fatti. È quanto chiede Cittadinanzattiva-Tribunale
per i diritti del malato sul testamento biologico, dopo la recente morte
di Giovanni Nuvoli e le centinaia di persone che, mentre la politica
ancora dibatte a vuoto, continuano a soffrire inutilmente.

"Sono circa dieci i disegni di legge sul testamento biologico depositati
in Parlamento e va avanti da ormai un anno il dibattito in Commissione
Igiene e Sanità del Senato. Crediamo sia giunto il momento di passare ai
fatti e approvare un disegno di legge sul testamento biologico che dia
forza e riconoscimento al *principio dell"autodeterminazione* del
paziente. Un principio che nulla ha a che fare con questioni
ideologiche, ma rappresenta un atto dovuto di umanità e civiltà, un modo
concreto per tutelare il diritto di ciascuno di noi alla dignità della
vita e della fine della vita, al rifiuto o meno di terapie
sproporzionate e al riconoscimento della propria volontà.

Chiediamo ancora che il disegno di legge in questione sostenga il
*consenso informato*, diventato pratica diffusa ma ancora privo di un
riferimento legislativo, e dia diritto al paziente di revocare, anche
parzialmente, il proprio consenso al trattamento sanitario.

L"approvazione del testamento biologico -- conclude
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato -- mette un argine
ai residui di paternalismo medico e chiarisce che l"ultima parola in
medicina spetta al paziente, non solo quando questi può esprimersi
liberamente ma anche quando non ha più la forza di farlo a causa della
malattia".

 
 
 
 

Comunicato stampa Roma, 18 maggio 2007

“I cittadini siano davvero una risorsa del SSN. Diminuire burocrazia e peso della politica per restituire fiducia”. Cittadinanzattiva a “una sanità della parte del cittadino”.

Federalismo e diritti dei cittadini, ruolo nel sistema sanitario, eccessivo peso della burocrazia, questione morale. Sono questi alcuni dei principali temi toccati dalla relazione di Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva (l’organizzazione che ha tra le sue reti il Tribunale per i diritti del malato), nel corso del convegno “Una sanità dalla parte del cittadino”, in corso oggi a Roma e promosso dal Ministero della Salute.

Partecipazione dei cittadini: Partendo, ad esempio, da una presenza costante nei nuclei di valutazione, gli utenti del SSN devono poter entrare nella governance di tutto il sistema. La valutazione dei cittadini deve infatti governare i meccanismi del sistema, compresa la scelta e la valutazione del personale dirigente e dei direttori generali.

Federalismo: il federalismo non può essere la morte dei diritti. Con il recente rapporto Pit salute del Tribunale per i diritti del malato abbiamo infatti sottolineato come il federalismo senza una guida abbia portato a delle marcate differenze nell’accesso ai diritti anche solo rivolgendosi ad una diversa ASL della propria regione. Al fine di armonizzare il sistema e porre di nuovo al centro dell’attenzione i cittadini, chiediamo al Governo l’introduzione della Carta Europea dei diritti del malato promossa dalla rete europea di Cittadinanzattiva (Active citizenship network) insieme a decine di organizzazioni di tutta l’Unione Europea.

Semplificazione. Bisogna eliminare l’eccessiva burocrazia, semplificare i percorsi. Il sistema è peggiorato molto in questi anni: la burocrazia è aumentata di pari passo con la diminuzione di fiducia dei cittadini che troppo spesso la avvertono solo come un ulteriore ostacolo all’accesso ai propri diritti. Bisogna invertire la tendenza. Per farlo, oltre a ridurre la burocrazia, si deve puntare sulla capacità di auto-gestione dei cittadini. Insomma, il cittadino deve essere una vera risorsa e non sopportare un clima di sospetto dovuto principalmente all’incapacità di gestione e controllo della pubblica amministrazione.

Le cure primarie: Indicate dal Ministro Turco come uno degli assi del nuovo Sistema sanitario nazionale, per noi non deve tradursi in un aumento delle strutture, ma piuttosto in un nuovo investimento sulle persone, per valorizzare la rete dei professionisti e far sì che si ricorra alle strutture ospedaliere solo per la fase acuta delle patologie, trovando una rete sul territorio che offra servizi adeguati all’assistenza e alla prevenzione.

La questione morale. E’ necessario un “patto morale” tra chi gestisce la sanità e i cittadini. Questo vuol dire mettere fine alle cordate politico-clientelari che in troppi casi dettano legge nella sanità, e introdurre chiari indirizzi di maggiore trasparenza e controlli da parte dei cittadini, anche negli appalti.

I comportamenti degli operatori. Che si debba investire sui comportamenti è evidente anche alla luce degli ultimi episodi legati alla sicurezza. I comportamenti degli operatori risultano oltretutto prima voce tra le segnalazioni dei cittadini riportare nel recente rapporto Pit salute. Non neghiamo l’importanza della obbligatorietà delle strutture di gestione del rischio, come chiediamo da tempo. Ma conteranno molto anche le persone che saranno incaricate di queste nuove funzioni. L’importante è rimuovere chi non controlla e immettere nuova linfa nel sistema, iniziando a prendere esempio dalle tante buone pratiche già avviate sul territorio.

 

 

Cittadinanzattiva - Tribunale per I diritti del malato su sciopero SSN: come sempre, a pagare sono I cittadini. Per non aggiungere al danno la beffa, si riprogrammino nel brevissimo periodo le prestazioni non erogate oggi.

 

 

Comunicato stampa Roma, 4 maggio 2007

Cittadinanzattiva – Tribunale per I diritti del malato su sciopero SSN: come sempre, a pagare sono I cittadini. Per non aggiungere al danno la beffa, si riprogrammino nel brevissimo periodo le prestazioni non erogate oggi.

Lo sciopero di oggi, che ha provocato tra l’altro, l’annullamento di circa 5 milioni di prestazioni diagnostico-specialistiche e 45 mila interventi chirurgici,  sicuramente avrà ripercussioni sull’organizzazione e l’erogazione delle prestazioni sanitarie dei prossimi giorni, nonché sugli stessi costi del SSN; infatti gran parte del personale amministrativo nei prossimi giorni sarà impegnato a pianificare e garantire le prestazioni oggi non effettuate.

Ancora una volta, quindi, I soggetti che sono stati penalizzati sono I cittadini, che dopo mesi di lista di attesa avrebbero potuto avere accesso alla prestazione sanitaria tanto attesa e che ancora una volta vedranno rinviata.

Alla luce di tutto questo, chiediamo

Ø Che le prestazioni sanitarie oggi non effettuate vengano garantite nel brevissimo periodo.

Ø  Di essere consultati in occasione del rinnovo contrattuale dei medici, al fine di esprimere il punto di vista dei cittadini - pazienti destinatari del SSN, nonché per verificare il rapporto intercorrente tra intramoenia e il fenomeno delle liste di attesa.

Ø Di partecipare ai nuclei di valutazione dei dirigenti del SSN

Ø Che tale forma di sciopero smetta di essere il  “modello” di protesta, poiché si interrompono prestazioni che incidono sulla salute dei cittadini; al contrario ci auguriamo che vengano intraprese forme di sciopero alternative che non pregiudichino l’accesso alle prestazioni sanitarie

 

 

 

 

 

 

Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato su decessi ospedale di Taranto: inaccettabile continuare a morire per dei banali errori di procedura

 

 

Comunicato stampa    Roma, 4 maggio 2007

Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato su decessi ospedale di Taranto: inaccettabile continuare a morire per dei banali errori di procedura. Si punisca chi non insedia le unità di gestione e prevenzione del rischio.

“E’ ora di dire basta. Non si può accettare di morire per un errore di procedura tanto banale quanto lo scambio di una bombola di anestetico al posto di una di ossigeno”. Queste le dichiarazioni di Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, l’organizzazione che ha tra le sue reti il Tribunale per i diritti del malato.

“E’ gravissimo che continuino con tanta frequenza a ripetersi errori di procedura, di controllo. Si tratta di forme di sicurezza elementare. Ci chiediamo perché in ospedale non si possa tenere alta la soglia dell’attenzione. Ci viene da pensare che mentre nel caso di un volo aereo le procedure sono scrupolosamente seguite perché è a rischio anche la vita del pilota, nel caso degli ospedali non sia sempre così perché a rischiare sono solo i pazienti”.

“E’ arrivato il momento di passare dalle tante promesse ai fatti, rendendo veramente obbligatorio per ogni struttura sanitaria l’istituzione delle unità di gestione del rischio, che abbiano reale potere di indirizzo e di controllo, anche sui comportamenti, come già previsto dalle norme in vigore, ma in troppi casi non rispettate”.

“Chiediamo infine”, conclude la Petrangolini, “che almeno questa volta si diano due segnali chiaio: chi ha sbagliato deve essere punito e i direttori generali che non hanno insediato le unità di prevenzione e gestione del rischio devono essere rimossi".

I dati sugli errori medici e diagnostici del recente Rapporto Pit salute sono disponibili online

 

 

Comunicato stampa Roma, 24 aprile 2007

Cittadinanzattiva su allarme siccità: l’agricoltura spreca, le famiglie pagano le inefficienze: +28% le bollette dell’acqua da gennaio 2000 ad oggi.

“L’allarme siccità non è che il conto da pagare a gravissimi ritardi accumulati negli anni e ad inascoltati appelli sui livelli di sprechi delle risorse idriche. È ora di intraprendere una decisa lotta agli sprechi partendo da dove si registrano le più marcate inefficienze, vale a dire settore agricolo, comparto industriale e Pubblica Amministrazione”.

Nelle parole del vice segretario generale Giustino Trincia, la posizione di Cittadinanzattiva in merito all’emergenza idrica del Paese, “per contrastare la quale” aggiunge Trincia, “anche ogni cittadino è chiamato a fare la sua parte, superando la logica del ‘non mi riguarda’ ed adottando piccoli gesti quotidiani per un uso responsabile e razionale delle risorse idriche”.

“Al ritardo accumulato per decenni, in nome della difesa delle poltrone di migliaia di enti inutili, con la conseguenza di un servizio idrico in molte parti a pezzi e una rete idrica colabrodo, si unisce la beffa di bollette di consumo incomprensibili e di tariffe sempre crescenti: +28% le bollette dell’acqua da gennaio 2000 ad oggi, con marcate disparità di costo dell’acqua tra province di una stessa Regione e una babele di balzelli e canoni ad alleggerire le tasche dei consumatori”.

“Per ripensare completamente il servizio idrico nel nostro Paese” conclude Trincia” occorre che il piano irriguo nazionale, proposto dal Ministero delle Politiche agricole, si fondi sulla logica dell’interesse generale e non su quella delle poltrone”.

Cittadinanzattiva onlus – Ufficio stam

 
 

L"aumento della spesa farmaceutica non può essere imputato ai cittadini.Tar e CGA Sicilia danno ragione a Cittadinanzattiva imponendo che il ticket sui farmaci e sulle prestazioni sia progressivo.

Comunicato stampa Roma, 7 febbraio 2007

L’aumento della spesa farmaceutica non può essere imputato ai cittadini. Tar e CGA Sicilia danno ragione a Cittadinanzattiva imponendo che il ticket sui farmaci e sulle prestazioni sia progressivo.

Non si può utilizzare il ticket esclusivamente per contenere la spesa sanitaria, in quanto la compartecipazione sanitaria deve, soprattutto, mirare a costruire nel cittadino una concreta consapevolezza circa il costo delle prestazioni sanitarie. Non è possibile, senza una congrua istruttoria, stabilire le soglie di esenzione dal ticket al fine di evitare di colpire fasce di popolazione poco abbienti.

Questi due dei principi contenuti nella sentenza del 29 gennaio 2007 del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia (Pres. Virgilio, Est. Giaccardi) nell’ambito della azione di contrasto messa in campo da Cittadinanzattiva contro il proliferare incontrollato dei ticket sanitari.

La sentenza dei Giudici d’Appello siciliani fa seguito all’iniziativa di Cittadinanzattiva davanti al Tars di Catania per impugnare I due decreti regionali che stabilivano, anche a carico di nuclei familiari non abbienti, quote di compartecipazione sulla farmaceutica (2 Euro per ogni confezione prescritta) e sulle prestazioni di diagnostica ed ambulatoriali (per queste ultime, anche superiori a 50 Euro).

Già in quella prima occasione, Cittadinanzattiva aveva ottenuto dai Giudici Amministrativi l’emissione di una sentenza che ha anche stabilito il diritto di partecipazione delle organizzazioni civiche ai processi decisionali in materia sanitaria e di legittimazione delle stesse a ricorrere in giudizio per ottenere l’annullamento di atti a contenuto generale anche in assenza di iniziative giudiziarie di singoli cittadini.

In particolare, su quest’ultimo punto, Giudici del Tars Catania avevano evidenziato come il metodo ISEE utilizzato dalla Regione Sicilia per regolamentare l’imposizione dei ticket sanitari, seppur legittimo, fosse un metodo “senz’anima” e, cioè, neutro rispetto alla reale possibilità di individuare le fasce di minore abbienza economica le quali, invece, sarebbero dovute essere “fotografate” attraverso una reale indagine socio-economica del bisogno dei cittadini siciliani.

La mancanza di tale indagine nei decreti regionali (I quali fissavano la soglia di bisogno in Euro 7.000 ISEE, sottoponendo al pagamento qualsiasi nucleo familiare al di sopra del limite) ha quindi generato la pronuncia del 20 luglio 2005 emessa dai Giudici amministrativi catanesi e ribadita pienamente nella recente sentenza 29 gennaio 2007 emanata dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia su appello della Regione Siciliana.

Anche per I Giudici Amministrativi di secondo grado, quindi, l’Amministrazione regionale avrebbe dovuto fare ricorso ai propri poteri ordinari di indagine per accertare prima della emissione del decreto le situazioni di indigenza isolane. In sostanza, la Corte ha determinato che debba vigere un rispetto delle diverse fasce per la compartecipazione, evidenziando quindi un criterio di progressività nei costi.

Le richieste dei legali di Cittadinanzattiva, Fresta e Cittadino, hanno permesso al Supremo Organo di Giustizia Amministrativa siciliana di mettere sostanzialmente “fuorilegge” l’imposizione del ticket anche sui farmaci “generici”.

Secondo I Giudici d’Appello, infatti, I decreti regionali impugnati hanno messo a nudo una “flagrante contraddizione” dell’azione amministrativa rispetto alla necessità di una “maggiore responsabilizzazione dei soggetti” che è imposta dalla legge.

Questa responsabilizzazione non può che passare, ovviamente, per l’incentivo verso l’acquisto dei farmaci a brevetto scaduto (ma parimenti efficaci) rispetto a quello dei più costosi medicinali “griffati”.

 



 Cittadinanzattiva su no ai ticket su prescrizioni:

Era ora. Ora si colga l"occasione per avviare la lotta agli sprechi ed evitare ulteriori costi per I cittadini.

 
 

Comunicato stampa  Roma, 15 febbraio 2007

Cittadinanzattiva su no ai ticket su prescrizioni: era ora. Ora si colga l’occasione per avviare la lotta agli sprechi ed evitare ulteriori costi per I cittadini.

“Esprimiamo la nostra soddisfazione per la decisione di eliminare I ticket sulle ricette: da tempo sostenevamo infatti che rappresentava solo un balzello per I cittadini, costretti a pagare le inefficienze di un sistema malato”.

Queste le dichiarazioni del Tribunale per I diritti del malato-Cittadinanzattiva, in merito alla decisione del Senato sui ticket sulle prescrizione mediche.

“Ma adesso, saranno comunque prese delle misure per ripianare I debiti del SSN. Sarebbe ora di evitare che gli errori di questi anni ricadano solo sui cittadini, approfittando di questa occasione per avviare anzitutto una politica di lotta agli sprechi, anche attraverso la convocazione di un Tavolo di lavoro ad hoc; gli sprechi sono infatti causa anche di carenza di risorse e delle liste di attesa.

Basti pensare alla riabilitazione: per ridurre I tempi di attesa si riducono I cicli dedicati alla terapia, con inevitabile danno alla salute e prevedibile nuovo ricorso al Servizio sanitario con la creazione, quindi, di ulteriori costi; se non addirittura si ricorre a trattamenti meno costosi per lo Stato ma inefficaci per lo stato di salute del cittadino”.

“Sono tre I fronti su cui è possibile intervenire efficacemente:

- Appalti: introdurre in un’ottica di lotta agli sprechi la valutazione dei costi dei servizi appaltati e la loro efficacia rispetto a determinati standard di qualità;

- Patrimonio immobiliare: introdurre l’obbligo dell’inventario dei patrimoni immobiliari per ciascuna azienda sanitaria, al fine di individuarne non solo la proprietà, ma anche la loro effettiva destinazione;

- Norme per la corruzione: al pari di quanto introdotto con la Finanziaria per I reati di corruzione nella PA, si potrebbe creare un fondo speciale derivante dai sequestri in ambito sanitario, finalizzato ad investimenti nello stesso settore”.


 

 Liste di attesa: informazioni non accessibili.

Monitoraggio di Cittadinanzattiva sui siti delle Regioni a 11 mesi dall"accordo Stato-Regioni 

 Comunicato stampa Roma, 8 febbraio 2007

Liste di attesa: informazioni non accessibili. Monitoraggio di Cittadinanzattiva sui siti delle Regioni a 11 mesi dall’accordo Stato-Regioni

E’ un quadro sconfortante quello che emerge dal monitoraggio condotto da Cittadinanzattiva-Tribunale per I diritti del malato sui siti delle Regioni italiane, alla ricerca di informazioni sui tempi di attesa per le prestazioni sanitarie.

Questo sconforto risulta rafforzato dall’esistenza di una norma, introdotta dall’accordo Stato-Regioni del 28 marzo 2006, che parla di "regole a tutela dell"equità e della trasparenza" e asserisce inoltre che "il piano regionale promuove l"informazione e la comunicazione sulle liste d"attesa che rappresentano un diritto fondamentale del cittadino". Solo Piemonte, Provincia Autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana presentano informazioni sufficienti.

“La normativa è stata predisposta per far sì che I cittadini ne avessero chiara conoscenza, così come potessero essere messi in grado di chiedere la prestazione in regime di intramoenia pagando solo il ticket, nel caso in cui I tempi di attesa massimi superassero il tetto prefissato di 30 o 60 giorni. Purtroppo, l’informazione è accessibile solo in pochissimi casi, mentre nella maggioranza dei siti ci si perde in una eccessiva verbosità, con il rischio di “siancare” il navigatore. Inoltre, anche quando la normativa è rispettata, ci si trincera troppo spesso nel “burocratese”, rendendo cos’ di fatto l’informazione poco accessibile”.

Riportiamo di seguito il quadro delle informazioni accessibili, Regione per Regione

1. Valle d’Aosta E’ possibile verificare il tempo di attesa per l’erogazione della prestazione, ma nulla si dice rispetto ai tempi massimi fissati a livello regionale. Parla dei codici di priorità che possono essere apposti dal medico di famiglia per certificare l’urgenza.

2. Piemonte. Si parla di Centro unico di prenotazione; illustra le classi di priorità. E’ presente un elenco con I tempi massimi di attesa per le prestazioni interessate.

3. Liguria. Permette di visionare solo I tempi di attesa minimi degli esami e delle visite mediche. Spiega che nelle singole aziende è possibile verificare I tempi di attesa, ma la pagina non si apre. Inoltre, I tempi di attesa pubblicati fanno riferimento alla sola area metropolitana di Genova.

4. Lombardia. Permette al cittadino di verificare I tempi di attesa e parla dei tempi massimi. Aggiornato al 2004.

5. Veneto. Presenti tempi di attesa, ma aggiornati al 2004

6. Provincia autonoma di Trento. E’ possibile prenotare anche tramite il Centro unico di prenotazione on line. Ma non sono presenti I tempi di attesa..

7. Provincia autonoma di Bolzano. Sono presenti tempi massimi di attesa; gestione per codici di priorità.

8. Friuli Venezia Giulia. È presente il progetto liste d’attesa 2005 e il monitoraggio sui tempi di attesa.

9. Emilia Romagna. Parla dei tempi massimi di attesa e del Cup, ma è difficile navigare per trovarli; interessante la descrizione del ruolo dei MMG.

10. Toscana. Presente un volantino sui tempi di attesa e diritti e doveri di un cittadino. Si parla chiaramente del diritto ad un “risarcimento” in caso di mancato rispetto dei tempi massimi.

11. Abruzzo. Presente il Cup; si parla dei tempi di attesa

12. Marche. Le ultime informazioni sui tempi massimi di attesa risalgono al 2004; usa criteri di prenotazione per codici di priorità.

13. Umbria. E’ presente la delibera regionale sul piano di contenimento dei tempi di attesa, ma non è di facile comprensione..

14. Lazio. Presenti I tempi massimi di attesa.

15. Molise. Non sono presenti informazioni sui tempi di attesa. Il sito è tra quelli peggio organizzati.

16. Campania. Non sono presenti I tempi di attesa, l’ unica informazione è un comunicato in cui si dice che è stato approvato il piano di contenimento regionale.

17. Puglia. Parla della creazione di un Cup. Fissati I tempi massimi, presenti però nel piano di contenimento; l’informazione non è quindi di immediata comprensione.

18. Basilicata. Tempi di attesa non pubblicati, né mensionati. Unico accenno liste attesa: possibilità di prenotare tramite CUP

19. Calabria. Nessuna notizia sul tema

20. Sicilia. Non sono presenti informazioni sul sito istituzionale della regione. Trovato piano di contenimento regionale sul sito della gazzetta ufficiale regionale.

Sardegna. Presente piano di contenimento ed elenco dei tem


 

Comunicato stampa                                                                                    Roma, 26 gennaio 2007

 

Cittadinanzattiva  su morte ragazza Vibo Valentia:

 

La giustizia faccia chiarezza in tempi brevi; offriamo il nostro sostegno alla famiglia

“Dopo questa tragedia, ci appelliamo alla giustizia perché dia risposte in tempi brevi alla famiglia, permettendo così di mettere dei punti fermi sull’intera vicenda”. Queste le dichiarazioni di Cittadinanzattiva in merito alle ultime vicende della ragazza finita in coma a Vibo Valentia per un black out durante una operazione.

“Vogliamo sin d’ora metterci a disposizione della famiglia per sostenerla in tutte le azioni che volesse intraprendere, sia dal lato giudiziario, con la nostra rete Giustizia per I diritti, che da quello sanitario, attraverso il nostro Tribunale per I diritti del malato”.

“Ci appelliamo infine a tutte le parti interessate perché dimostrino la volontà di fare chiarezza sulla vicenda, piuttosto che trincerarsi dietro difese d’ufficio che altro non fanno se non diminuire ulteriormente una fiducia nel sistema sanitario già messa a dura prova dal ripetersi di episodi di indubbia gravità”.

Cittadinanzattiva onlus-sede nazionale

 


Comunicato stampa                                                              Roma, 25 gennaio 2007

 

Cittadinanzattiva su pacchetto liberalizzazioni

Va premiato il coraggio di cambiare, ora si liberalizzino I servizi locali

 

"Pieno appoggio a misure governative capaci di mettere al centro gli interessi dei cittadini consumatori e di spingere all"angolo interessi corporativi". Nelle parole del segretario generale, Teresa Petrangolini, il plauso di Cittadinanzattiva a quanto stabilito in data odierna in sede di Consiglio dei Ministri, "misure che rappresentano la giusta risposta a richieste avanzate da anni dalle associazioni di tutela dei cittadini e dei consumatori".

L"abolizione dei costi di ricarica dei cellulari, la liberalizzazione nel settore dei carburanti, il mantenimento, nell"Rc auto, della classe di merito fino all"accertamento della responsabilità del sinistro, l"abolizione delle spese di massimo scoperto nei c/c bancari, l’indicazione, per I vettori low cost, del costo reale e complessivo del biglietto: queste le misure a maggiore impatto per le tasche dei cittadini consumatori, a cui si aggiunge l"approvazione per la costituzione di un"autorità nel settore dei trasporti e il riordino di quelle esistenti.

"L"apprezzamento alle odierne decisioni si associa all"invito a non indietreggiare alle prime grida di protesta delle corporazioni, come purtroppo già avvenuto in merito alle licenze dei taxi, e a non fermarsi ai settori oggi coinvolti".

"Siamo indietro di decenni, con gravi danni già pagati da tutti, e guai a illudersi che la concorrenza, da sola, senza l’introduzione di adeguati strumenti di tutela dei diritti e di partecipazione civica, sia in grado di risolvere I problemi del Paese". Sollecita

Di seguito le questioni aperte che secondo Cittadinanzattiva meriterebbero un intervento rapido e incisivo da parte del Governo: maggiore liberalizzazione nei servizi locali con l"abolizione dell"affidamento in house; introduzione della class action a partire dal settore bancario e finanziario; per la P.A, lotta agli sprechi e coraggio nell"abolizione degli enti inutili; introduzione della tariffa sociale nel settore energetico; l"introduzione di un sistema tariffario per le autostrade agganciato agli investimenti reali; sgravi fiscali per lo sviluppo di energie rinnovabili.

 

 

 

 Spazientiamoci: una campagna di Cittadinanzattiva per essere reporter della sicurezza negli ospedali
Comunicato stampa Roma, 11 gennaio 2007  

Spazientiamoci: una campagna di Cittadinanzattiva per essere reporter della sicurezza negli ospedali. Da oggi MMS, SMS, Video e foto dei cittadini per testimoniare lo stato degli Ospedali. Online su www.cittadinanzattiva.it

Da pazienti a spazientiti. Cittadinanzattiva lancia oggi la campagna “spazientiamoci”, un reportage multimediale che attraverso l’azione dei cittadini vuole creare non solo un archivio visuale dello stato dell’igiene negli ospedali italiani, che sarà pubblicato in tempo reale su
www.cittadinanzattiva.it, ma anche costruire un vero e proprio dossier che, affiancato ai monitoraggi sulla sicurezza realizzati dal Tribunale per I diritti del malato, darà luogo ad una serie di azioni di denuncia e tutela.

I cittadini potranno inviare video, immagini e mms via email a redazioneweb@cittadinanzattiva.it, oppure al numero 346.0660285.

“Questo primo esperimento di giornalismo civico”, ha dichiarato Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, “vorrebbe creare una attenzione costante intorno al tema della sicurezza degli ospedali, per evitare che, passata la buriana, ci si dimentichi della quotidianità”.

Per partecipare alla Campagna è necessario indicare la struttura in cui sono state realizzate le immagini, la data e il luogo esatto. Tutte le informazioni così raccolte saranno poi presentate alle autorità competenti in tutte le occasioni di visibile mancato rispetto delle norme.

“Ciò che ci ha allarmato”, ha continuato la Petrangolini, “è il fatto che di tutto questo si parli perché un giornalista – a cui va tutto il nostro plauso – ha fatto scoppiare la notizia. E prima? E dopo, quando I riflettori si spegneranno? Fortunatamente ci sono I cittadini, con la loro rabbia e la loro voglia di non accettare ineluttabilmente che I nosocomi siano sporchi e pericolosi. Infatti, nel corso dei sette anni in cui Cittadinanzattiva-Tribunale per I diritti del malato ha condotto la Campagna “Ospedale sicuro”, di cose ne sono cambiate tante: impianti elettrici messi a norma, sale operatorie ristrutturate, dirigenti rimossi per negligenza, segnaletica a norma, meno barriere architettoniche. Ma tutto questo non basta perché ancora il 30% delle strutture sanitarie sono sotto una soglia accettabile di sicurezza, almeno dal punto di vista igienico-sanitario. Per questo dobbiamo continuare a vigilare e denunciare”.

“Chiediamo ad ogni cittadino che vuole fare il cittadino attivo di spazientirsi per quello che vede e che patisce”, ha concluso la Petrangolini, “segnalandoci ogni situazione di mancanza di igiene e di sicurezza che incontra negli ospedali e negli ambulatori: rifiuti abbandonati; fili elettrici scoperti e pendenti; panni sporchi che non vengono rimossi; sporcizia e polvere; personale a spasso con gli abiti da lavoro; sedie rotte e macchinari abbandonati; uscite di sicurezza ostruite; bagni sporchi e senza carta igienica. Insomma tutto ciò che non si accetterebbe di trovare a casa propria. Potete segnalarci questi fatti per iscritto o, meglio, mandarci le foto via telefonino. Noi ci preoccuperemo di pubblicizzarle e soprattutto di recapitarle ai diretti responsabili perché provvedano. Facciamo sentire e vedere a chi governa la sanità che non vogliamo essere ospiti ma I veri padroni di casa”.

Cittadinanzattiva onlus-ufficio stampa

Oggetto: Fw: Spazientiamoci: una campagna di Cittadinanzattiva per essere reporter della sicurezza negli ospedali Tutte le intestazioni Tutti gli allegati Comunicato stampa Roma, 11 gennaio 2007


 

Comunicato stampa Roma, 15 dicembre 2006

Legge sulla rivedibilità dell’invalidità: mentre attendiamo il decreto dei Ministeri della Salute e delle Finanze, I cittadini continuano a patire la burocrazia. Lettera appello di Cittadinanzattiva, e petizione online su www.cittadinanzattiva.it

“Una importante decisione, che aiuterà I cittadini affetti da patologie gravi a non dover subire più la visita annuale, con la relativa sospensione di tutte le indennità”. Così Cittadinanzattiva-Tribunale per I diritti del malato aveva salutato il decreto legge del 10 gennaio 2006 (n° 4), divenuto poi legge il 9 marzo di quest’anno.

Il testo di legge prevede che I cittadini affetti da patologia stabilizzata o ingravescente (cioè patologie non reversibili o di gravità crescente), non debbano appunto più sottoporsi al calvario della revisione annuale, che comporta non solo inutili costi per la burocrazia, ma il perpetuarsi di sospensioni di indennità e facilitazioni sino alla conclusione dell’iter, la cui durata può durare anche diversi mesi.

Purtroppo però, a nove mesi di distanza, il decreto legge che avrebbero dovuto promulgare I Ministri della Salute e a quello dell’Economia e delle Finanze, e che avrebbe dato effettiva operatività alla legge è ancora atteso.

Cittadinanzattiva, attraverso le reti del Tribunale per I diritti del malato e del Coordinamento nazionale Associazioni Malati Cronici, ha presentato un appello in cui si chiede al Ministro dell’economia e delle finanze e al Ministro della salute di prendere in considerazione le seguenti richieste:

- l’emanazione nel più breve tempo possibile del Decreto contenente l’elenco delle patologie croniche ed ingravescenti, necessario per l’esonero dall’accertamento di controllo e/o rivedibilità;

- il coinvolgimento di Cittadinanzattiva nella stesura dell’elenco e il suo periodico aggiornamento;

Per meglio favorire l’unificazione e la semplificazione delle procedure inerenti l’accertamento sanitario dell’ invalidità civile, si propone:

- di anticipare I procedimenti di rivedibilità, rispetto ai termini di scadenza del verbale di invalidità, per tutte quelle patologie che non saranno comprese nell’elenco. Ciò consentirebbe di evitare la sospensione delle indennità economiche (a volte unica fonte di reddito);

- di velocizzare I tempi di unificazione e armonizzazione delle procedure di accertamento sanitario per l’invalidità civile, cecità, sordità e per l’accertamento dell’handicap, attraverso l’utilizzazione di nuove forme di integrazione (un esempio fra tutti una diversa e più proficua collaborazione tra Commissioni Mediche Asl e Commissioni Mediche di Verifica).

In merito al comma 3 bis dell’Art. 6 riguardante gli esiti dell’accertamento sanitario per soggetti con patologie oncologiche, si chiede maggiore chiarezza sui termini entro cui il cittadino potrà beneficiare delle indennità economiche, e sul calcolo dei relativi arretrati.

Da oggi sarà inoltre possibile firmare una petizione online sul sito www.cittadinanzattiva.it per spingere le istituzioni interessate a procedere alla emanazione del tanto atteso decreto.

 

 

Comunicato stampa Roma, 15 gennaio 2007

Cittadinanzattiva: no ai ticket nel SSN. Interverremo a sostegno dei cittadini

contro questi ennesimi balzelli

Un no secco ai ticket, che siano al Pronto Soccorso o per le ricette dei medici di base. A dichiararlo è la Direzione Nazionale di Cittadinanzattiva, l’organizzazione che ha tra le sue reti il Tribunale per i diritti del malato.

“Dopo tutto quello che è accaduto in questi giorni, che ha portato, tra l’altro, ad un diffuso senso di sfiducia dei cittadini nei confronti del servizio sanitario nazionale, sarebbe opportuno che il Ministro della Salute, e con lei l’intero esecutivo, facessero un passo indietro su questa forma di tassazione iniqua nei confronti dei cittadini”, si legge nell’ordine del giorno finale della Direzione. “Mentre, da una parte, si chiede ai cittadini di pagare un ticket sui codici bianchi, non si agisce per creare sul territorio dei servizi efficienti, per imporre ai medici di famiglia la effettiva disponibilità, per mettere in piedi un servizio di guardia medica degno di questo nome, si accusano semplicemente i cittadini che ricorrono al DEA, senza però affrontare i nodi che li spingono a tali comportamenti. Anzi oggi apprendiamo che il Ministro vuole rivedere i criteri di esenzione dai ticket: temiamo che ad essere colpiti siano, anche in questo caso, le fasce fragili della popolazione, soprattutto i malati cronici.

Al contrario, nonostante il susseguirsi di inchieste che hanno sottolineato con estrema forza il depauperamento progressivo del nostro Servizio sanitario, nessun segnale proviene dal mondo della sanità: nessun Direttore Generale dimessosi o licenziato, nessun ridimensionamento dello stipendio di chi, pur in posizione di dirigenza, non ha lavorato per migliorare la situazione, sprechi nella gestione e negli appalti a cui ancora non si è messo mano.

“Per questo – conclude Cittadinanzattiva - interverremmo, in un eventuale giudizio amministrativo, a sostegno di tutti i cittadini che vorranno impugnare l’applicazione della legge Finanziaria. E’ ora di dire con chiarezza che i cittadini non possono solo essere un limone da spremere.”.

Cittadinanzattiva onlus – Ufficio stampa

Comunicato stampa                                    Roma, 7 dicembre 2006

 

Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica al “merito della sanità pubblica” per il Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.

 

Sarà consegnata il prossimo 14 dicembre, con una cerimonia ufficiale presso l’Istituto Superiore di Sanità, la Medaglia d’oro al “merito della sanità pubblica” (GU 244 del 19/10/2006, decreto del Presidente della Repubblica del 19 settembre 2006) assegnata dal Presidente della Repubblica al Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva.

La medaglia giunge a 26 anni dalla fondazione del Tribunale per i diritti del malato, ed è stata accolta con grande gioia dagli oltre 3000 volontari che quotidianamente agiscono nelle 330 sezioni del TDM diffuse sull’intero territorio nazionale.

 

Il Tribunale per i diritti del malato è la rete di Cittadinanzattiva che si occupa di tutela, partecipazione, informazione, valutazione e assistenza in ambito sanitario. Nasce ufficialmente il 29 giugno 1980 con la proclamazione, in Piazza del Campidoglio, della prima Carta dei 33 diritti del cittadino malato. Tre mesi dopo la proclamazione, in venti città si sono costituiti gruppi di cittadini, tra cui molti operatori sanitari attenti ai diritti del paziente, dando così vita al Tribunale per i diritti del malato.

 

Il Tdm si è anche preoccupato di promuovere politiche per il nuovo ambito europeo. Il 29 marzo 2007 sarà realizzata la Prima Giornata Europea dei Diritti del Malato, promossa da Cittadinanzattiva in collaborazione con il Parlamento Europeo, e che si celebrerà con una cerimonia in programma a Bruxelles.

 

Nel corso dell’anno passato, sono stati 22.359 i cittadini che si sono rivolti alle sedi locali del Tribunale per i diritti del malato, o al servizio nazionale di informazione, consulenza e assistenza Pit Salute o, ancora, a uno degli 11 Pit Salute locali.

 

Tra le “battaglie” storiche del TDM ricordiamo: le liste di attesa, gli errori nella pratica medica e diagnostica, la sicurezza delle strutture sanitarie, l’attenzione per le cure dei pazienti cronici e molto, molto altro.

 

Il Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva si è inoltre imposto anche come fonte di informazione, attraverso la relazione Pit Salute, la “fotografia” annuale dello stato di salute della sanità italiana attraverso gli occhi dei cittadini; il Rapporto Audit Civico, primo strumento di valutazione dei servizi sanitari attraverso la partecipazione diretta degli utenti; la relazione Cnamc sullo stato dell’assistenza ai pazienti affetti da patologia cronica; le relazioni ADI e ADO, sull’assistenza domiciliare integrata e oncologica, solo per fare alcuni degli esempi possibili.

 



 

 Cittadinanzattiva su sicurezza ospedali: si continua a parlare solo di strutture. Le Regioni rimuovano I Direttori Generali che non hanno ottemperato alla legge

Comunicato stampa Roma, 9 gennaio 2007


Cittadinanzattiva-Tribunale per I diritti del malato su sicurezza ospedali: si continua a parlare solo di strutture. Quando si deciderà di intervenire sui comportamenti?

Le Regioni rimuovano I Direttori Generali che non hanno ottemperato alla legge

“Fa quantomeno specie ridurre tutta la questione della sicurezza e dell’igiene degli ospedali ad una sola questione strutturale, come dichiarato ancora oggi al termine dell’incontro tra il Ministro Turco e gli Assessori regionali. Farlo significherebbe solo rinviare sine die il problema. Mentre è possibile fare delle cose da subito e a costo zero, o quasi, come sanzionare chi non rispetta le procedure ed intervenire sui comportamenti, investendo davvero in formazione e nella creazione di un clima attento alla sicurezza dei pazienti”. Questo il commento di Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, in merito alle attività annunciate per affrontare il tema sicurezza delle strutture sanitarie.

“Non mettiamo in dubbio che molte strutture vadano davvero ammodernate e che altre più nuove vadano costruite”, ha aggiunto, “ma da anni segnaliamo con I rapporti del nostro Tribunale per I diritti del malato che, mentre la sicurezza strutturale è in continuo miglioramento, il rispetto delle regole non lo è assolutamente; non ci risulta che nessuno sia mai stato licenziato perché aveva violato le norme sulla sicurezza”.

“Anche in un ospedale nuovo e di ultima generazione tecnologica se si continua a gettare le cicche negli ambienti comuni, a entrare e uscire dalle strutture con indosso I camici e le calzature di sicurezza, a lasciare incustoditi rifiuti a rischio o a far passare per gli stessi percorsi lo sporco e il pulito, la questione della sicurezza resterà solo un tema sulla carta”.

“Chiediamo che le Regioni rimuovano tutti I Direttori Generali che non abbiano ottemperato agli obblighi, sanciti dalla legge, per la messa in sicurezza delle strutture sanitarie”.

 

 


 Comunicato stampa Roma, 9 gennaio 2007

Cittadinanzattiva-Tribunale per I diritti del malato su sicurezza ospedali: si continua a parlare solo di strutture. Quando si deciderà di intervenire sui comportamenti?

Le Regioni rimuovano I Direttori Generali che non hanno ottemperato alla legge

“Fa quantomeno specie ridurre tutta la questione della sicurezza e dell’igiene degli ospedali ad una sola questione strutturale, come dichiarato ancora oggi al termine dell’incontro tra il Ministro Turco e gli Assessori regionali. Farlo significherebbe solo rinviare sine die il problema. Mentre è possibile fare delle cose da subito e a costo zero, o quasi, come sanzionare chi non rispetta le procedure ed intervenire sui comportamenti, investendo davvero in formazione e nella creazione di un clima attento alla sicurezza dei pazienti”. Questo il commento di Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, in merito alle attività annunciate per affrontare il tema sicurezza delle strutture sanitarie.

“Non mettiamo in dubbio che molte strutture vadano davvero ammodernate e che altre più nuove vadano costruite”, ha aggiunto, “ma da anni segnaliamo con I rapporti del nostro Tribunale per I diritti del malato che, mentre la sicurezza strutturale è in continuo miglioramento, il rispetto delle regole non lo è assolutamente; non ci risulta che nessuno sia mai stato licenziato perché aveva violato le norme sulla sicurezza”.

“Anche in un ospedale nuovo e di ultima generazione tecnologica se si continua a gettare le cicche negli ambienti comuni, a entrare e uscire dalle strutture con indosso I camici e le calzature di sicurezza, a lasciare incustoditi rifiuti a rischio o a far passare per gli stessi percorsi lo sporco e il pulito, la questione della sicurezza resterà solo un tema sulla carta”.

“Chiediamo che le Regioni rimuovano tutti I Direttori Generali che non abbiano ottemperato agli obblighi, sanciti dalla legge, per la messa in sicurezza delle strutture sanitarie”.

 

Comunicato stampa                                                        Roma, 3 gennaio 2007

 

 

Cittadinanzattiva su ticket di 10 euro per ricetta: un prelievo senza contropartita. Il Ministro riveda questa tassa iniqua

 

La quota fissa di dieci euro su ogni ricetta per visite specialistiche e diagnostica rischia di diventare un prelievo senza contropartita e di incentivare il ricorso al privato. A dirlo è Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato dopo le proteste di numerosi cittadini che da ieri si sono visti applicare la tassa prevista dalla nuova legge finanziaria.

“Abbiamo già dichiarato i nostri dubbi sul ticket al pronto soccorso, in quelle realtà in cui la continuità assistenziale non è garantita, ma questa tassa di 10 euro peserà in misura maggiore sulle tasche dei cittadini, soprattutto per gli esami clinici di laboratorio, come mostra la tabella riportata di seguito su una ricetta tipo per esami di routine

 

Emocromo

3.31

Colesterolo totale

2.28

HDL

2.56

Trigliceridi

5.17

creatinina

2.56

Azotemia

1.70

Bilirubina tot

1.70

Bilirubina frazionata

3.40

Totale costo delle prestazioni

22.68

Ticket su ricetta

10.00

Costo al cittadino

32.68

 

In alcuni casi, soprattutto quando si deve fare un numero limitato di esami, diventerà più conveniente ricorrere al privato. Una misura che ci vede assolutamente contrari e che rischia oltretutto di fare un danno al nostro servizio sanitario nazionale”.

Il ricorso al privato sarà incentivato, a maggior ragione, per esami diagnostici come la ecografia mammaria o addominale che da ieri costa, nel pubblico, 46,15 euro (36,15 di ticket più 10 euro per l’impegnativa) a fronte di un costo che spesso nel privato non supera i 50 euro con tempi di attesa, tra l’altro, più brevi.

In queste ore si sta approfittando della confusione dei primi giorni e della scarsa informazione dei cittadini per far cassa sulle spalle della gente. Ad esempio le aziende sanitarie chiedono ai cittadini di pagare la quota di 10 euro per prestazioni prenotate nel 2006 ed effettuate nel 2007 a causa delle liste di attesa: in questi casi, al danno si aggiunge la beffa.

Per questo Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato chiede al Ministro Turco di fare chiarezza per evitare abusi nei confronti dei cittadini e soprattutto di rivedere la decisione di applicare la quota fissa di 10 euro per ricetta, ad esempio abolendola per gli esami diagnostici che costano meno di dieci euro.

 

 

Comunicato stampa Roma, 9 gennaio 2007

Cittadinanzattiva-Tribunale per I diritti del malato su sicurezza ospedali: si continua a parlare solo di strutture. Quando si deciderà di intervenire sui comportamenti?

Le Regioni rimuovano I Direttori Generali che non hanno ottemperato alla legge

“Fa quantomeno specie ridurre tutta la questione della sicurezza e dell’igiene degli ospedali ad una sola questione strutturale, come dichiarato ancora oggi al termine dell’incontro tra il Ministro Turco e gli Assessori regionali. Farlo significherebbe solo rinviare sine die il problema. Mentre è possibile fare delle cose da subito e a costo zero, o quasi, come sanzionare chi non rispetta le procedure ed intervenire sui comportamenti, investendo davvero in formazione e nella creazione di un clima attento alla sicurezza dei pazienti”. Questo il commento di Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, in merito alle attività annunciate per affrontare il tema sicurezza delle strutture sanitarie.

“Non mettiamo in dubbio che molte strutture vadano davvero ammodernate e che altre più nuove vadano costruite”, ha aggiunto, “ma da anni segnaliamo con I rapporti del nostro Tribunale per I diritti del malato che, mentre la sicurezza strutturale è in continuo miglioramento, il rispetto delle regole non lo è assolutamente; non ci risulta che nessuno sia mai stato licenziato perché aveva violato le norme sulla sicurezza”.

“Anche in un ospedale nuovo e di ultima generazione tecnologica se si continua a gettare le cicche negli ambienti comuni, a entrare e uscire dalle strutture con indosso I camici e le calzature di sicurezza, a lasciare incustoditi rifiuti a rischio o a far passare per gli stessi percorsi lo sporco e il pulito, la questione della sicurezza resterà solo un tema sulla carta”.

“Chiediamo che le Regioni rimuovano tutti I Direttori Generali che non abbiano ottemperato agli obblighi, sanciti dalla legge, per la messa in sicurezza delle strutture sanitarie

 

Comunicato Stampa Roma, 5 gennaio 2007

Policlinico Umberto I: cassonetti dell’acqua in amianto.

La “galleria fotografica dell’insicurezza” su www.cittadinanzattiva.it

“Sono anni che denunciamo le inadempienze che si registrano in vari ospedali della capitale ed in particolare al Policlinico Umberto I. Queste le dichiarazioni di Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva. L’ultima lettera in ordine di tempo inviata al direttore generale Montaguti (senza nessuna risposta) riguardava la situazione dei cassonetti di acqua in amianto presenti nell’80% dei reparti dell’ospedale.”

“In verità nonostante ciò, in questi anni c’è stato un graduale miglioramento delle strutture ospedaliere romane”, continua Scaramuzza”. “Sono presenti però ancora varie aree critiche. Si registrano, per esempio, barriere architettoniche all’ingresso principale di ospedali sia nei percorsi che nei reparti di degenza. E’ stata rilevata con frequenza la presenza di barelle o letti aggiunti nei reparti in molti ospedali e la presenza di malati in piedi in attesa in almeno la metà degli ospedali. Fino ad arrivare a lastre incostudite nelle sale di attesa dell’Ospedale Forlanini.”

Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato conduce da diversi anni una specifica indagine sulla sicurezza ospedaliera, le cui “testimonianze degli orrori”, sotto forma di galleria fotografica, saranno da questo pomeriggio, dalle 18, sul sito www.cittadinanzattiva.it. Le foto sono state realizzate da due fotografi dell’agenzia Contrasto, Marco Pesaresi e Alessandro Tosatto, nel corso delle campagne “Ospedale sicuro” condotte negli anni 1998-2000.

Lo stato di adeguamento alle normative degli impianti generali è ancora insufficiente con un deficit del 15% degli impianti elettrici, del 25% per la prevenzione degli incendi e del 20% degli impianti idrici .

Il personale resta la componente più critica. Gli operatori conoscono poco la mappa dei rischi, il piano di emergenza per gli impianti dei gas medicinali, il manuale informativo sui rischi, le procedure antincendio. Basso anche il livello di conoscenza dei simboli e dei marchi delle apparecchiature, della segnaletica e, soprattutto, dei dispositivi medici. Ciò non comporta automaticamente l’adozione di comportamenti pericolosi, ma indica una situazione fuori controllo.

Secondo l’ultimo rapporto “Ospedale sicuro”, sono ancora troppo diffusi sul territorio nazionale atteggiamenti di scarsa attenzione alla cultura della sicurezza: pulito e sporco che seguono gli stessi percorsi, rifiuti pericolosi ritirati solo dopo molte ore e comunque lasciati incustoditi, operatori che escono dall’Ospedale per una “pausa” con gli indumenti per uso interno, rifiuti negli spazi comuni e nelle aree a rischio.

“Abbiamo registrato molti progressi sul fronte della messa in sicurezza strutturale”,dichiara Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, “mentre ancora troppo resta da fare sul fronte della formazione interna. Gesti molto semplici nel rispetto dell’igiene sono troppe volte ignorati, con conseguenze che pagano i pazienti sulla loro pelle”.

Il Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva proseguirà nelle azioni tese a promuovere un livello adeguato di risorse finanziarie, a garantire una corretta considerazione della sicurezza nelle procedure di accreditamento anche attraverso l’acquisizione della valutazione civica, a denunciare agli organi competenti, ove necessario, le violazioni del diritto alla sicurezza.

 

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