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Rassegna stampa TDM Riviera del Brenta

«Nuovo distretto
Scelta sbagliata»


La casa di riposo avrà un nuovo padiglione

Sabato 28 Agosto 2010,

Entro Aprile 2011 sarà ultimato il secondo padiglione della casa di riposo «Riviera del Brenta» di Dolo.
      A confermarlo la direzione della stessa casa di riposo dolese, che ha spiegato come i lavori stiano procedendo nel pieno rispetto delle tempistiche previste.
      Il nuovo padiglione è inserito nell'area dell'ospedale di Dolo, nella villa Liberty, che fino a pochi anni fa ospitava il reparto di Geriatria, oggi spostato nel nuovo monoblocco.
      L'intervento prevede la realizzazione di 51 posti letto, che andranno a completare ed aumentare di circa il 30 per cento il numero totale dei posti a disposizione degli ospiti della struttura per anziani.
      Si passerà così dagli attuali 113, contando pure quelli presenti nelle sedi di via Garibaldi e via Matteotti, a 151.
      Il tutto tenendo presente che quest'ultima sede sarà chiusa.
      A differenza dello stato attuale, i nuovi posti letto saranno tutti realizzati per persone non autosufficienti.
      Il lavori sono stati possibili grazie allo stanziamento regionale di 2,5 milioni di euro, avvenuto nel febbraio 2008, per la ristrutturazione dell'ex reparto di Geriatria.
      I soldi, inizialmente, dovevano andare all'ospedale di Noale, che però ha optato per un diverso progetto, che ha liberato la somma.
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Giovedì 26 Agosto 2010,

MIRA - «Il Nuovo distretto sanitario è vittima della crisi edilizia. L’area individuata nell’angolo tra via Oberdan e via Toti a Mira Taglio è sbagliata, molto meglio quella proposta dall’ex sindaco Marcato». Nuove critiche all’accordo tra Asl 13 e Comune di Mira sul nuovo distretto sanitario che secondo l’amministrazione comunale potrebbe essere già concluso entro il 2012.
      Dopo l’ex sindaco e capogruppo dei Democratici per Mira Roberto Marcato, ora le critiche arrivano dalla capogruppo di Fi - Pdl Vanna Baldan e il consigliere comunale Loris Simionato. «L’area vicina a via Oberdan - spiegano i consiglieri azzurri - è priva di servizi di trasporto collettivo e nelle ore in cui il distretto vede la maggior concentrazione di utenti, graverà il traffico che deriva dalla contemporanea presenza di centinaia di studenti che vi affluiscono». Insomma per il Pdl collocare lì il nuovo distretto è una scelta inopportuna. «Questa giunta, come sulla prima ipotesi per la casa di riposo - dichiarano Baldan e Simionato - dimostra di essere priva di una visione urbanistica che tenti di rivitalizzare il centro e le attività ad esso connesse. Informando a scelta fatta il Consiglio Comunale senza coinvolgerlo prima, si è buttata a mare la vecchia proposta dell’ex sindaco Marcato che prevedeva l’utilizzo del vecchio campo da rugby, un’area centrale e ben servita dai mezzi pubblici. Costituirebbe un primo passo verso il riordino del centro di Mira magari con il coinvolgimento dei privati ma al Pd e a Carpinetti certe proposte sono come la sabbia negli occhi. Peccato - commentano i due - una volta tanto, un po’ di buon senso e di logica non avrebbe guastato».
      Luisa Giantin

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Martedì 24 Agosto 2010,
«Via Toti è la scelta migliore». Il sindaco Michele Carpinetti ne è convinto. Qui, entro la primavera del 2012, sorgerà il nuovo distretto sanitario dell'Ulss 13 per la Riviera del Brenta. Il nuovo complesso, che andrà a sostituire la struttura di villa Lenzi, occuperà un'area di 1.800 metri quadrati, su due piani, di cui circa 600 destinati ai servizi sociali del Comune. Costo dell'operazione, circa 3 milioni di euro tra fondi regionali e alienazioni patrimoniali. Il primo cittadino stronca alla radice le polemiche dei mesi scorsi sulla scelta del luogo in cui sorgerà la nuova struttura. «Abbiamo tenuto conto delle risorse a disposizione e della centralità della zona in cui avrà sede il nuovo distretto». «L'area prescelta - commenta l'assessore all'Urbanistica Maurizio Barberini - non andrà a occupare luoghi già dedicati alle scuole o alla casa delle associazioni, ma si tratterà di una riqualificazione generale di un'area già ricca di servizi e verde. Non solo, al fine di non gravare sui parcheggi disponibili, saranno messi a disposizione ulteriori 150 posti auto, che andranno a beneficio anche delle scuole». Soddisfatto anche il direttore generale dell'Ulss13 Arturo Orsini. «È necessario potenziare i servizi sanitari propri del territorio in maniera tale che il cittadino possa trovare direttamente nel proprio comune ciò di cui necessita. Tuttavia, per riuscire a far questo, è fondamentale che l'area in cui sorgerà il nuovo distretto sia ben collegata ai trasporti e che fornisca servizi adeguati». Per quanto riguarda la viabilità, come conferma Carpinetti, l'area individuata è accessibile dalla regionale 11 e dalla Miranese, oltre a essere servita dal trasporto pubblico. I tempi? «Siamo ottimisti - conclude Carpinetti - è realistico ipotizzare che occorreranno 18 mesi per l'ultimazione del progetto, in quanto l'area che si andrà ad occupare è già fornita di servizi e urbanizzazione primaria; il progetto poi può contare già su un finanziamento regionale che permette di operare in attesa di alienare Villa Lenzi».
     

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Gli esami in Internet? Per l’Ulss non si può

Solo gli esenti tichet possono avere il referto online

Domenica 22 Agosto 2010,

SCORZÈ - Se non sei esente ticket non puoi scaricare gli esiti dell'esame diagnostico direttamente da Internet. L'Ulss di Dolo-Mirano consente infatti la procedura elettronica solo per gli esenti.
      Lo ha scoperto il capogruppo del Pd di Scorzé, Giuliano Zugno, che ha subito presentato interrogazione al sindaco per far pressioni all'Ulss e rendere più veloce, efficace e fruibile un servizio come sarebbe in uso da tempo in altre unità sanitarie. «L’altra mattina mi sono recato al punto prelievo dell’ospedale di Noale per esami di routine - dice il consigliere comunale -. Compilo il modulo per poter scaricare direttamente da Internet i risultati e, arrivato allo sportello, mi viene detto che non posso utilizzare la procedura in quanto soggetto a ticket. Così tutti i cittadini non esenti sono costretti a compiere due viaggi: per l'esame diagnostico e poi per il ritiro del referto».
      In altre Ulss del Veneto, secondo il consigliere, questo non succede. «Ci si può sottoporre a qualsiasi esame diagnostico, pagare il ticket per chi ne è soggetto e, senza compilare alcun modello, scaricare gli esiti da Internet. Basta accedere al sito dell'Ulls con la semplice digitazione del numero di prenotazione dell'esame».
      Renzo Favaretto

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L’ASS. COLETTO
«Punizione
esemplare
per chi gioca
con la vita»
VENEZIA - «Desta turbamento e raccapriccio la vicenda che vede coinvolto il ginecologo in servizio presso l’ospedale di Arzignano arrestato oggi (ieri, per chi legge: ndr), il quale, senza alcuno scrupolo, avrebbe effettuato da anni presso il suo appartamento aborti clandestini, gettando i feti negli scarichi del bagno. Oltre al grave reato di interruzione della gravidanza in violazione della Legge 194, si aggiunge l’orrore delle modalità con cui questa pratica sarebbe stata compiuta». Esprime il proprio sdegno per l’accaduto l’assessore veneto alla sanità, Luca Coletto, affermando che «concluso il lavoro della magistratura, una punizione esemplare dovrà essere comminata a chi, abusando della professione e del ruolo svolto in una struttura pubblica, ha messo a rischio la vita di tante donne per poche centinaia di euro».
     

Venerdì 20 Agosto 2010,
Un ginecologo, dipendente dell’Asl 5 di Arzignano, è stato arrestato e condotto in carcere a Vicenza con l’accusa di interruzione volontaria della gravidanza in una struttura non idonea. Williamson Taylor Rowland, questo il nome del medico, 49 anni, originario della Sierra Leone, residente a Grumolo delle Abbadesse, separato, è ritenuto responsabile anche di falso ideologico e favoreggiamento della prostituzione. Secondo le indagini del nucleo investigativo dei carabinieri di Vicenza, l’illecita attività del medico, avveniva all’interno del proprio appartamento di Grumolo, dove ospitava le donne anche per qualche giorno per praticare l’interruzione della gravidanza dietro pagamento di somme comprese tra 500 e 1500 euro. Secondo gli accertamenti il professionista si liberava dei feti attraverso lo scarico del water del bagno e tale pratica si protraeva da diversi anni, precisamente dal 2006.
      Dalle indagini è anche emerso che ogni qualvolta subentravano problemi di natura fisica conseguenti all’aborto clandestino, le sole donne munite di documento, permesso di soggiorno e tessera sanitaria, venivano invitate dallo stesso medico a presentarsi all’ospedale di Arzignano durante il suo turno, per poter seguire la paziente in forma legale, attestando nel referto medico che l’interruzione della gravidanza era avvenuta in altro stato.
      Il dottor Taylor Rowland - difeso dagli avvocati di fiducia Andrea Balbo e Cristina Zanini, entrambi del Foro di Vicenza - è stato arrestato dai militari, guidati dal capitano Ghinelli e dal luogotenente Ferrante, nel tardo pomeriggio di mercoledì. Nei suoi confronti è stata notificata una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vicenza, Eloisa Pesenti, su richiesta dei pm Paolo Pecori e Barbara Munari.
      Lo scorso 30 luglio, durante una perquisizione compiuta dal nucleo investigativo nell’abitazione del medico, erano stati rinvenute e sequestrate due apparecchiature ecografiche nella stanza adibita a ricovero per le pazienti, numerosi ferri chirurgici e presidi ad uso ginecologico e contenitori in acciaio di varie dimensioni utilizzati per la sterilizzazione di ferri chirurgici. Oltre a questo anche farmaci ginecologici costituiti da ovuli vaginali, pomate e pillole e 21 compresse di “Cytotec”, usato come farmaco abortivo. I militari hanno inoltre rinvenuto materiale ecografico della ginecologia di Arzignano (riferibile a pazienti in via di identificazione) e modelli prestampati in bianco con intestazione dello stesso reparto. Durante la perquisizione sono stati infine trovati 1.3 grammi di marijuana.
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20 agOSTO 2010: MUORE DOPO LA CADUTA NEL TRASPOSTO ALL'OSPEDALE

APERTA UN’INCHIESTA
La Procura di Venezia ha aperto un’inchiesta per chiarire le cause della morte di Margherita Zamengo
Una 78enne di Mirano era in cura a Dolo
La sua sedia a rotelle si è rovesciata nell’ambulanza
Venerdì 20 Agosto 2010,
MIRANO - La stavano trasportando in un furgone-ambulanza per la consueta seduta di dialisi, ma in ospedale arrivò con una clavicola fratturata: nel corso del tragitto, infatti, la sedia a rotelle sulla quale era seduta, si rovesciò, probabilmente perché non adeguatamente fissata. E dieci giorni dopo l’incidente, Margherita Zamengo, 78 anni, di Mirano, è deceduta all’ospedale di Dolo, nel quale da allora era ricoverata.
      Sull’episodio, segnalato dalla stessa direzione sanitaria, ha aperto un’inchiesta il sostituto procuratore Federico Bressan, il quale ieri ha affidato alla dottoressa Valentina Meneghini l’incarico di eseguire l’autopsia sul corpo dell’anziana. I familiari della donna si sono già rivolti allo studio dell’avvocato Ugo Simonetti: chiedono che sia fatta piena luce e che vengano evidenziate eventuali responsabilità.
      L’incidente risale allo scorso 4 agosto. La signora Zamengo era stata prelevata, come consuetudine, dalla cooperativa che si occupa del servizio di trasporto per potersi sottoporre alla dialisi in ospedale a Dolo. Per cause in via di accertamento, la sedia a rotelle sulla quale era seduta si rovesciò, e la signorà cadde pesantemente, fratturandosi una clavicola. Al suo arrivo in ospedale fu subito ricoverata, ma le sue condizioni sono peggiorate di giorno in giorno fino al decesso.
      L’esame autoptico, eseguito ieri pomeriggio, ha evidenziato lo stato generale di salute fortemente compromesso in cui versava la signora Zamengo a prescidere dall’incidente, il che potrebbe far venire meno il nesso di causalità tra la morte e l’infortunio. Ma i legali dei quattro figli della vittima sono intenzionati a dare battaglia: sostengono che la frattura alla clavicola ha influito in maniera determinante sulle condizioni di salute della donna, già fortemente provate, aggravando ad esempio i problemi respiratori di cui soffriva. Spetterà al pm Bressan tirare le fila dell’inchiesta sulla base della relazione della dottoressa Meneghini.
      La signora Zamengo abitava in via dei Dori a Mirano, ed era molto conosciuta: prima di andare in pensione era operatrice ausiliaria alla mensa interna dell'ospedale di Mirano. La più sconvolta per l’accaduto è la figlia che viveva assieme a lei, Claudia, già scossa recentemente dalla morte del marito.
      Margherita Zamengo era rimasta vedova 20 anni fa; oltre a Claudia, lascia altri 4 figli: Nilla, Clara, Claudio e Monica. Molto religiosa la signora era molto legata alla sua famiglia e sopratutto ai suoi nipoti e pronipoti. Tra le sue passioni la cura dei fiori.
      Gianluca Amadori
     


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Sabato 14 Agosto 2010,

Il Pronto soccorso dell’ospedale di Mestre con 7.143 pazienti ha toccato in luglio il massimo storico. I pazienti provenienti da fuori Ulss sono il 19 per cento. Rispetto a luglio 2009 (6.922 ingressi) l’Angelo ha registrato un incremento del 3,2 per cento. Nel luglio 2008 gli accessi erano stati 6.534 e nel 2007 6.229. Nei due anni di apertura dell’ospedale dell’Angelo gli accessi al pronto soccorso segnano l’aumento di quasi mille casi rispetto al vecchio ospedale. Il Pronto soccorso dell’ospedale dell’Angelo, supererà quindi nel 2010 la soglia degli 80mila accessi. Vuol dire che ogni giorno in media si presentano al Pronto soccorso 221 persone, 42 di queste provenienti da fuori Ulss. Il lunedì si conferma come la giornata più affollata, con 280 ingressi. Le fasce orarie più critiche sono la tarda mattinata e la sera. «Sono aumentati gli accessi legati all’infortunistica stradale – spiega il direttore sanitario dell’ospedale dell’Angelo, Onofrio Lamanna (nella foto) - grazie all’offerta di servizi specialistici e anche al fatto che, nonostante il periodo estivo, l’ospedale di Mestre non ha ridotto i posti letto, non ha chiuso alcun reparto né ridotto l’attività delle sale operatorie. L’ospedale è ormai punto di riferimento provinciale per i casi di trauma, infarto, patologie neurochirurgiche e cardiochirurgiche». Rimane il punto critico degli accessi inappropriati al Pronto soccorso da parte di persone con patologie non gravi che dovrebbero rivolgersi al medico di famiglia o alla guardia medica. Sono i cosiddetti "codici bianchi" che rappresentano il 50 per cento dei pazienti. «Dobbiamo lavorare per cambiare una domanda sanitaria ancora incentrata solo sull’ospedale – osserva il direttore generale dell’Ulss 12 Antonio Padoan – La rete dei servizi sanitari presenti sul territorio offre 581 medici, tra quelli di famiglia, i pediatri, gli specialisti dei distretti, la guardia medica. Sono gli accessi impropri a causare il sovraffollamento del Pronto soccorso, le inevitabili code e le conseguenti attese.»

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Ci sembra doveroso riportare la risposta fornita dal Coordinatore regionale Avv. Valdo Mellone che replicò alle stesse dichiarazioni del mese di aprile:

"Assalto in corsia, la colpa non è dei cittadini". Mellone(Tribunale del malato): "Asl 12 responsabile dei disagi".
"Il pronto soccorso di Mestre non si trova nei guai più di qualunque altra struttura in Italia. Ma non si possono colpevolizzare i cittadini perchè intasano il Pronto Soccorso piuttosto che rivolgersi ai ...servizi territoriali". Valdo Mellone, già direttore generale dell"Asl 13, è attualmente predidente regionale di Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malato. "Il fatto che i Pronto Soccorso sia ricettacolo di una serie di domande improprie è innegabile-sottolinea-ma nessuno può colpevolizzare il cittadino, nessuno può pretendere che il paziente sappia per quali patologie deve andare dal medico di base piuttosto che in altri servizi territoriali o al Pronto Soccorso. Soprattutto se non si è fatta nessuna campagna informativa su questo. D"altra parte non dimentichiamo che tanto l"ospedale quanto i servizi territoriali sono di competenza della stessa Asl e rispondono alla stessa direzione". Il caso "codici bianchi" cruccio della direzione veneziana ma non solo, all"Asl 13 era stato risolto investendo nel Pronto soccorso le entrate dei tichet che i cittadini pagano per accessi inappropriati. " Era stata allestita una saletta apposita -ricorda Mellone-e coni soldi incamerati dai tichet si pagava la libera professione del personale aggiuntivo". Quanto ai comportamenti inappropriati dei cittadini -pazienti Mellone li considera "marginali". "E comunque non c"è nessun comportamento che non si possa correggere -conclude Mellone-
Certo, bisogna investire in comunicazione e corretta informazione più che demonizzare e accusare. Se l"Asl 12 è interessata siamo a disposizione per collaborare alla redazione di un manuale informativo sul coretto uso dei servizi di urgenza".(m.sca)
Pagina 17 cronaca di Mestre


 

OSPEDALE I sindacati rompono la tregua e preparano la mobilitazione all’Angelo
Sciopero contro i vertici Ulss

«La struttura ha le professionalità per emergere, ma le scelte dei dirigenti non sono all’altezza»

«Sciopero. Non per lo stipendio - e si sa quanto giusto sarebbe. Non per i carichi di lavoro - che pure sono insostenibili. No, uno sciopero contro le scelte dei vertici dell’Ulss 12. Che ovviamente si scaricano sui lavoratori. Non si era mai fatto prima? Infatti, ma è anche la prima volta che ci troviamo in questa situazione drammatica. E non ci resta che far sentire la nostra voce in modo forte. Spero che tutti i dipendenti lo capiscano perchè di mezzo c’è la stessa sopravvivenza di questo ospedale».
      Dario De Rossi, sindacalista della Cisl, ormai ha deciso, a settembre chiamerà a raccolta i dipendenti dell’ospedale dell’Angelo perchè protestino contro le scelte - che i sindacati giudicano sbagliate - della Direzione strategica dell’Ulss 12. «Ne abbiamo parlato con i colleghi di Cgil e Uil e anche loro sono d’accordo. Lo sciopero deve essere unitario. Che cosa ci ha portato a questa decisione? Il fatto che da quando è stato fatto il trasloco dal vecchio al nuovo ospedale ed è cambiata la dirigenza - attualmente il direttore sanitario è Salvatore Barra e la direttrice amministrativa Alessandra Massei - semplicemente va sempre peggio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è quella relativa alle cooperative Libertà ed Euro promos. Si tratta di una sessantina di lavoratori che l’Ulss semplicemente lascerà a casa. Figuriamoci se un sindacato può avallare una operazione del genere. Infatti abbiamo detto di no in tutte le salse, ma sappiamo che andranno avanti. E quel che è peggio senza una idea precisa. La Direzione strategica si muove a tentoni, nel tentativo di trovare il modo di bloccare le perdite. Il bilancio dell’Ulss 12, infatti, si sa è fortemente in passivo, ma non può essere azzerato sulla pelle dei lavoratori. L’ultimissima pensata è sulle segretarie di reparto. Verranno accorpate e, dunque, alcuni dipartimenti non avranno più una segretaria dedicata. Qualcuno si rende conto che questo significa rischiare il caos nei reparti? Ecco - spiega De Rossi - la sensazione è veramente quella dell’approssimazione, di avere a che fare con persone che non hanno le competenze necessarie. E quando qualcuno critica le scelte arrivano le querele. Il direttore generale dell’Ulss, Antonio Padoan, ormai ha querelato il mondo. Tutti coloro che lo criticano si ritrovano in Tribunale, è mai possibile? Basta dire che l’Ulss 12 non è proprio il massimo dell’efficienza e subito parte la querela. E intanto l’ospedale fa sempre più fatica a restare a galla. Ecco perchè arriveremo allo sciopero. La città deve sapere che all’ospedale dell’Angelo ci sono professionalità di alto livello e potenzialità enormi, messe all’angolo da una dirigenza che semplicemente si rivela inadeguata. Del tutto inadeguata. Nella gestione del personale come nell’organizzazione del lavoro. La Direzione pensa solo a tagliare e invece qui c’è bisogno di idee e di investimenti. Vogliamo prendere la riabilitazione? Abbiamo un reparto all’avanguardia completamente chiuso, con le vasche per la riabilitazione che non hanno mai visto una goccia d’acqua. E adesso si propone di privatizzare il servizio. I fisioterapisti - una cinquantina di persone - passeranno al privato, cioè all’istituto Maugeri. L’Ulss non è in grado nemmeno di gestire un servizio che è una gallina dalle uova d’oro, si può andare avanti così?»

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SPINEA -
Richiesta degli utenti che sono costretti ad andare a Mestre
«Serve la piscina per la riabilitazione»

Mentre Spinea si appassiona per i risultati di Federica Pellegrini ecco l’appello di Sandro Lazzaroni di “Sos bambini invisibili”. Torna così d’attualità anche la questione della futura piscina che la città non ha mai avuto e l’appello di Sandro Lazzaroni presidente dell’associazione “Sos bambini invisibili”, papà di Alice affetta da una malattia rara. «La futura piscina di Spinea andrebbe pensata anche con una funzione riabilitativa prima di tutto con la possibilità di avere l’acqua calda. Una struttura così è assente nei comuni dell’Asl 13 miranese per cui i bambini della nostra associazione affetti da malattie neurodegenerative gravissime sono costretti a recarsi alla polisportiva Terraglio di Mestre». Lazzaroni da anni combatte soprattutto contro burocrazia e leggi ingiuste o insufficienti verso l’handicap. A Spinea nei mesi scorsi si è parlato del progetto della nuova piscina che verrebbe realizzata grazie ai privati. Già nel 2005 Lazzaroni ottenne l’attenzione dell’opinione pubblica grazie a Federica Pellegrini che allora, durante una festa che Spinea le dedicò, appoggiò la sua battaglia. «La futura piscina potrebbe avere come testimonial di eccezione proprio Federica visto che è una nostra concittadina – continua Lazzaroni -. Il progetto potrebbe avere il contributo dell’Asl, della Regione, dei comuni limitrofi, di privati, del volontariato e di fondi europei e nazionali se offrisse anche attività riabilitative in acqua temperata e spazi palestra. Pensiamo a tutti i problemi logistici, di tempo e denaro necessari per gli spostamenti». Lazzaroni ha anche incontrato di recente l’assessore comunale allo sport Stefania Busatta che si è detta disponibile a valutare la questione.
      Paolo Favaretto
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MIRA Presa di posizione dell’ex sindaco contro l’indicazione della giunta
«Distretto, scelta sbagliata»
Marcato: «Decisione disperata, sono pronto a indire un referendum»

Sabato 14 Agosto 2010,
«Il nuovo distretto sanitario tra via Toti e via Oberdan è una scelta scriteriata che sembra partorita dal "cappellaio matto". Se non ci sarà possibilità di discussione in consiglio sono pronto a proporre un referendum».
      L'ex sindaco e capogruppo dei Democratici per Mira, all'opposizione, Roberto Marcato boccia senza riserve l'accordo, stipulato tra Asl 13 e Comune per realizzare il nuovo distretto sanitario nell'area vicino alle scuole di Mira Taglio. Sono anni che si discute del trasferimento del distretto da villa Lenzi. Qualche settimana fa l'annuncio da parte del sindaco Michele Carpinetti dell'individuazione della nuova sede, tra via Toti e via Oberdan, accanto alla casa delle associazioni e a due passi dalle sedi scolastiche. «Ossia - spiega Marcato - incastrato tra un pezzo del parcheggio, l'area verde ed il parco della scuola media. Una scelta scriteriata, fatta alla disperata, dopo aver perso inutilmente tre anni». Marcato ricorda come questa giunta abbia ignorato lo studio di fattibilità elaborato insieme ai tecnici dell'ASL 13, quando lo stesso Marcato era sindaco e su cui c'era già un accordo di massima. «Si prevedeva - illustra Marcato - l'utilizzo di una porzione limitata dell'ex campo da rugby con possibilità di realizzarvi un ampio parcheggio e un'area verde con strutture a servizio pubblico e commerciale. Bocciata anche l'idea iniziale dell'amministrazione Carpinetti di realizzare il distretto in Piazza Mercato a Oriago, e successivamente quella su Mira Buse che fece arrabbiare alcuni esponenti del Pd. Questo progetto - conclude Marcato - sacrifica l'unico polmone verde della scuola media, (con alberi pluridecennali e ingentilito dal lavoro di insegnanti e studenti in tutti questi anni), e un pezzo di parcheggio che serve alla scuola media, alla materna e all'asilo nido, alle attività sportive e commerciali, oltreché agli stessi residenti. Strano che nessun insegnante o genitore abbia obiettato al progetto. Comunque io - annuncia - sono pronto a dare battaglia anche attraverso un referendum».

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MIRA Accordo con l’Asl 13, gli uffici lasceranno l’attuale sede di Villa Lenzi

Distretto sanitario, si trasloca

Oltre due milioni per la ristrutturazione dell’area di proprietà comunale

Giovedì 29 Luglio 2010,
Il distretto sanitario di Villa Lenzi a Mira sarà spostato in via Toti, all’incrocio con via Oberdan. L’accordo tra Asl 13 e Comune di Mira è stato siglato, la giunta l’ha avallato con una delibera ed ora si parte con il progetto e la gara d’appalto. «Con il nuovo distretto sanitario cambierà anche il volto di via Toti e via Oberdan, con piste ciclabili, un nuovo parcheggio e una riqualificata accessibilità alle scuole elementari e medie» ha annunciato il sindaco Michele Carpinetti.
      Dopo tante polemiche e controversie la sede del distretto in Villa Lenzi, sulla Regionale 11 con stanze inadeguate e senza parcheggio, verrà finalmente sostituita. Non nell’ex campo da rugby come voleva l’ex sindaco Marcato, né a Mira Buse come si ipotizzava qualche anno fa ma a Mira Taglio. Il nuovo distretto socio-sanitario della Riviera del Brenta sorgerà in via Toti, nell’area di proprietà comunale accanto alle scuole medie. La costruzione della struttura che sostituirà villa Lenzi comporterà anche il riordino dei posti auto, con la realizzazione di un nuovo parcheggio alla fine di via Oberdan. Il complesso potrà contare su spazi raddoppiati rispetto alla sede attuale di villa Lenzi e sarà anche sede dei servizi sociali del Comune.
      «Mi sembra un buon risultato - ha commentato il sindaco - perché dopo anni di confronti e attese oggi l’iter è davvero avviato, con la disponibilità di due milioni di euro dal fondo di rotazione da parte della Regione, che aggiunti ai ricavi derivanti dalle alienazioni garantiscono il finanziamento di questa importante struttura per tutta la Riviera del Brenta». L’area facilmente accessibile, vicino alla scuole, con parcheggi capienti e a due passi dall’Utap e dalla farmacia comunale sembra il luogo più opportuno per la sua realizzazione. «Sarà l’occasione - ha ribadito il sindaco - per migliorare anche la vivibilità dell’area del polo scolastico, con la riorganizzazione delle aree di sosta e con una pista ciclabile di collegamento».
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Martedì 27 Luglio 2010, IL GAZZETTINO
I sindaci dell'Asl 13 protestano contro i tagli della Regione occupando pacificamente il nuovo ingresso dell'ospedale di Dolo. «Siamo tra le aziende sanitarie più sottostimate del Veneto con un finanziamento pro capite di 1.432 euro contro la media regionale che di 1.558 euro - denuncia il presidente della Conferenza dei sindaci, Fabio Livieri -. Se continuiamo così non avremo più servizi da offrire ai cittadini». Ieri mattina molti sindaci della Riviera e del Miranese si sono presentati con la fascia tricolore al nuovo ingresso dell'ospedale di Dolo per esprimere tutta la loro preoccupazione sugli ulteriori tagli richiesti dalla Regione, ossia 10 milioni e 660 mila euro di rientro entro fine anno. «Il rientro e il piano di riorganizzazione che ci costringe a fare degli accorpamenti di reparti tra Dolo e Mirano - spiega Livieri -. Così non possiamo continuare. Siamo costretti ogni tre mesi a trovarci per discutere sui tagli, mentre il finanziamento di 20 milioni di euro di investimenti previsti nel bilancio non è ancora arrivato». I sindaci contano di chiedere un incontro urgente con l'assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, per chiedere che ai tagli e al piano di riorganizzazione corrisponda anche un piano strategico per dare un futuro all'Asl 13. «Noi la nostra parte la facciamo con accorpamenti e sacrifici - ha spiegato Liveri -, ora tocca alla Regione darci garanzie per il futuro». Dello stesso avviso anche il sindaco di Dolo, Maddalena Gottardo. «Per l'ospedale di Dolo ci è stata assicurata la sistemazione di alcuni reparti e delle sale operatorie - spiega -, ma se continua così temo che dovranno essere accorpati altri servizi tra Dolo e Mirano oltre l'Orl, la Neurologia, il Centro Trasfusionale e il Laboratorio di Analisi. Non possiamo permetterci di perdere l'ospedale e i suoi servizi». Preoccupato anche l'assessore di Noale, Giuseppe Mattiello: «Questa volta Noale non è stato toccato, ma se non si procede a farne un vero centro della riabilitazione all'ospedale di Noale rimarrà solo l'Utap». Il sindaco di Mira, Michele Carpinetti, ha inoltre sottolineato come i risparmi legati agli accorpamenti dei doppioni «è poca cosa rispetto al problema del sotto finanziamento dell'intera Asl 13. Problema talmente importante - avverte Carpinetti - che, se non risolto, rischia non solo di far perdere, a Dolo come a Mirano, le eccellenze, ma anche i servizi più essenziali».
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Martedì 27 Luglio 2010,
DOLO - «I lavori per il nuovo polo chirurgico sono stati avviati, ma non c'è il finanziamento da parte della Regione» ha annunciato il direttore sanitario Filippo Accietto. Dopo l'iniziativa di protesta nel nuovo ingresso dell'ospedale di Dolo, i sindaci di Riviera e Miranese hanno effettuato un sopralluogo nel nosocomio per accertarsi personalmente dei servizi erogati ai cittadini, ma anche dei problemi reali presenti nelle strutture. Andranno anche a Mirano e Noale. A far da cicerone il direttore sanitario che ha illustrato i nuovi interventi, come il Pronto Soccorso, la nuova rianimazione, la piattaforma delle sale operatorie, che la Regione pare non abbia ancora finanziato. (l.gia.)
Martedì 27 Luglio 2010,
DOLO - «Il comitato Salvioli di Mirano ed il comitato Marcato di Dolo si fondano tra loro a difesa di un unico ospedale, in modo da smetterla una volta per sempre di portare acqua al proprio mulino». A parlare è l'ex assessore all'Ambiente ed oggi consigliere comunale di Dolo, Vincenzo Crisafi, dopo la nuova presa di posizione del comitato Salvioli sul futuro dell'Ulss 13. «Il comitato Salvioli - spiega Crisafi - non se ne perde una ed è sempre a guardia del "suo" ospedale. E fa bene». E punzecchia il comitato dolese Marcato: «Cosa fa il comitato dolese? Dorme? Perché non controbatte alle pretese dei Salviolini che vogliono il reparto di Otorinolaringoiatra a Mirano, e magari tra poco chiederanno pure l'Ortopedia e, con il tempo, anche il resto delle chirurgie, alla faccia della valenza chirurgica che dovrebbe avere l'ospedale di Dolo?». Crisafi lancia pure una proposta: «Sarebbe bello ed educativo che i due comitati si fondessero a difesa di un unico ospedale, in modo da smetterla con i campanilismi». Per l’ex assessore, tra l’altro, «il sottofinanziamento regionale tanto di moda in questi anni, seppure vero, è solo una faccia del problema; l'altra faccia è un'organizzazione efficiente della rete ospedaliera, che stenta a decollare, a cominciare da una revisione del concetto stesso di dipartimentalizzazione dei reparti». Dando pure una stoccata alla Conferenza dei sindaci proprio su quest'ultimo punto: «Sembra proprio che la Conferenza dei sindaci, oltre al ritornello del sottofinanziamento, non voglia o non sappia andare. E questo è proprio un bel guaio». (g.d.c.)


DOVE ANDRANNO I REPARTI ACCORPATI
Dolo e Mirano, via tutti i doppioni

Venerdì 23 Luglio 2010, IL GAZZETTINO
MIRA - Deciso: il Centro trasfusionale avrà sede a Dolo, il Laboratorio di Analisi accorpato a Mirano, mentre le degenze di Neurologia saranno solo a Mirano e l'Otorinolaringoiatria a Dolo. «In entrambi gli ospedali - ha assicurato il direttore generale dell'Asl 13 Arturo Orsini - verranno comunque effettuate le attività di donazione e i prelievi urgenti, mentre Neurologia e Orl manterranno la "duplicazione" a Dolo e Mirano solo dalle 8 alle 20, cioè per il servizio ambulatoriale. La degenza sarà spostata solo a Dolo per l'Orl e la Neurologia solo a Mirano, ma dopo l'adeguamento delle strutture». Questa la riorganizzazione proposta dal direttore dell'azienda sanitaria 13, esaminata dai sindaci, da attivare già a settembre e che dovrebbe portare ad un risparmio di risorse. Tre infermieri per quanto riguarda gli accorpamenti di Orl e Neurologia, più altri 2 per il futuro accorpamento di oculistica che dovrebbero essere impiegati nel potenziamento di Medicina interna, risparmiando sulle figure di un dirigenti e due infermieri con l'accorpamento del Centro Trasfusionale e del Laboratorio di Analisi. (l.gia.)


Venerdì 23 Luglio 2010, IL GAZZETTINO
I sindaci dell'Asl 13 pronti a fare dei sacrifici a patto che la Regione faccia chiarezza sul futuro degli ospedali e, soprattutto, aumenti le risorse pro capite da sempre sottostimate. Ma non si mettono d’accordo su un documento unitario.
      Lunga e complessa la discussione in conferenza dei sindaci per l'approvazione del piano di riorganizzazione di alcune funzioni ospedaliere nell'Asl 13. Il documento proposto dal direttore generale Arturo Orsini non è stato portato a votazione proprio per le diverse perplessità sollevate dai sindaci che hanno concordato di intraprendere anche alcune iniziative politiche per evidenziare quanto siano pesanti i sacrifici chiesti ad un azienda già virtuosa come l'Asl 13. Sacrifici che riguardano appunto il piano di rientro imposto dalla Regione entro fine anno: 10 milioni e 600 mila euro e che comportano anche l'accorpamento di alcuni reparti oggi presenti sia a Dolo che a Mirano. «Ci troviamo in una situazione particolare - dichiara il presidente della Conferenza dei sindaci dell'Asl 13, Fabio Livieri -. Nonostante gli incontri avuti sia con l'assessore regionale alla Sanità Luca Coletto che con l'assessore regionale ai Servizi sociali, Remo Sernagiotto, per esporre le nostre difficoltà e preoccupazioni, la riorganizzazione richiesta per le strutture sanitarie e il piano di rientro rimangono e vanno affrontate». Il documento presentato dalla direzione dell'Asl 13 non è stato votato per ora. «La discussione è stata ampia e vivace - aggiunge Livieri -. Ci sono delle contrarietà, ma temo che questa sia la strada che dovremo intraprendere». I sindaci hanno concordato di inviare la prossima settimana un documento in Regione con richieste precise: primo, l'aumento della quota pro capite che vede l'Asl 13 tra le ultime nei finanziamenti; secondo, il mantenimento, garantendo risorse ed efficienza, delle tre struttura di Dolo, Mirano e Noale di fronte alle richieste di tagli e di rientri; terzo, il rafforzamento delle prestazioni sanitarie nel territorio.
      Lunedì mattina la Conferenza dei sindaci effettuerà un sopralluogo nelle strutture sanitarie di Dolo, Mirano e Noale per rendersi conto della situazione.
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Giovedì 22 Luglio 2010,
I sindaci di Riviera e Miranese alle prese, oggi, con i tagli al servizio sanitario richiesti dalla Regione e con la riorganizzazione dei servizi. Si riunirà questo pomeriggio la Conferenza dei sindaci dell'Asl 13 a Mira per analizzare e approvare la riorganizzazione dei Servizi Ospedalieri anche in virtù dei pesanti tagli che la Regione ha chiesto all'Asl 13, come alle altre aziende sanitarie venete, con una riduzione di spesa di circa 10 milioni e 600 mila euro in sei mesi. Il piano che verrà illustrato nel dettaglio del direttore generale dell'Asl 13 Arturo Orsini prevede tra le altre cose l'accorpamento di alcuni reparti «doppione», presenti sia a Dolo che a Mirano, ossia Otorinolaringoiatria, Neurologia, Analisi e il Centro Trasfusionale in un'unica struttura ospedaliera, a Mirano o a Dolo, assicurando comunque ad entrambi i nosocomi il servizio ambulatoriale. Sulla vicenda del rientro di oltre 10 milioni di euro è intervenuto anche il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo, già presidente della Conferenza dei sindaci dell'Asl. «Lo squilibrio nella gestione del sistema sanitario regionale di questi anni - ha spiegato Pigozzo - con scelte di project financing e forti diseguaglianze tra aziende nei finanziamenti ora si ripercuote con una penalizzazione generale e con effetti disastrosi. Di fronte a situazioni come quella di Verona, con forti disavanzi di bilancio, o ai »nervosismi" di Venezia non è gusto che a pagare siano aziende, come l'Asl 13 e l'Asl 10, ma anche come Cittadella e Camposampiero, da sempre sottovalutate nel riconoscimento delle quote pro capite per cittadino. Spero quindi - conclude Pigozzo - che la posizione dei sindaci della Riviera e del Miranese contro questi tagli sia forte ed unanime".
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Contrae l’epatite in sala operatoria

Ha contratto l’epatite C a seguito di un intervento chirurgico a cui fu sottoposta all’ospedale di Dolo. Ora, a distanza di poco meno di dieci anni dall’episodio, l’Ulss 13 di Dolo-Mirano è stata condannata a risarcire il grave danno patito da una casalinga di Mestre, che all’epoca aveva 68 anni: dovrà versarle complessivamente 107 mila euro (di cui 70mila per danno biologico da invalidità permanente e 35mila a titolo di danno morale), oltre agli interessi e a 13 mila euro di spese legali.
      La sentenza è stata emessa dal giudice Mariagrazia Balletti del Tribunale civile di Venezia, a conclusione di una causa avviata dall’avvocato Ivan Giacetti per conto della casalinga mestrina, alla quale è stata riconosciuta un’invalidità permanente pari al 30 per cento.
      Nell’aprile del 2001, la signora era caduta accidentalmente, procurandosi una frattura all’omero destro. Soccorsa, fu trasportata prima all’ospedale di Mestre e poi ricoverata a Dolo, dove fu sottoposta ad un intervento chirurgico pochi giorni più tardi. Successivamente, nel gennaio del 2002, in occasione di alcuni esami di controllo, le fu riscontrata la positività ad infezione da Hcv, confermata dai successivi controlli. La consulenza tecnica disposta nel corso della causa ha concluso nel senso di una probabilità qualificata che l’infezione sia avvenuta nel corso dell’intervento chirugico e, di conseguenza, il Tribunale ha condannato l’Ulss 13 a rispondere dei danni patiti dalla paziente, come previsto dagli articoli 1176 e 2236 del Codice civile.
      Nella sentenza si legge che è «considerata provata la sussistenza del nesso causale» tra intervento chirurgico e infezione, al contrario di quanto sostenuto nel corso della causa dall’Ulss 13, la quale aveva sottolineato, tra l’altro, che la paziente non aveva subito alcuna trasfusione di sangue.
      Nel 2005, l’Ulss 13 era già stata condannata a risarcire un paziente per una vicenda analoga: in quell’occasione il giudice aveva evidenziato un problema in relazione alla sterilizzazione degli strumenti utilizzati per l’intervento chirurgico.
      La condanna potrà essere impugnata dall’azienda sanitaria, ma in attesa dell’appello, il risarcimento dovrà essere corrisposto.
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(Sabato 3 Luglio 2010)

Con una broncoscopia si è scoperto il responsabile dei dolori

Soffriva per un dente nei polmoni da 24 anni

Ha dell'incredibile l'origine di un dolore che per circa 24 anni ha tormentato la vita della trentaquatrenne Arianna Marton. La donna, originaria di Quarto d'Altino, sposata con Andrea Pasuto di Caselle dé Ruffi dove risiede, due figli, Alessandro e Alberto, all'età probabilmente di 10 o 11 anni deve aver inspirato, senza accorgersene, un dente. Da allora è sempre stata tormentata dai dolori. Quattordinci anni fa Arianna subì un intervento ai polmoni perchè le sofferenze erano più marcate. All'apparenza tutto sembrava riuscito per il meglio, ma evidentemente non era stata individuata la presenza dell'intruso, causa del male. Pochi giorni fa il solito dolore le si è riacutizzato. Ad un controllo il dottor Vincenzo Crisafi, coadiuvato dai suoi assistenti, i medici Gianni Carraro ed Emilio Melica dell'ospedale di Dolo («bravi e premurosi», ha aggiunto riconoscente Arianna), ha deciso, dopo aver individuato l'intruso per una broncoscopia. A intervento concluso, si è passati all'estrazione del broncoscopio con il quale si era sollevato il dente fino alla trachea. Un colpo di tosse ed il dente le è arrivato in bocca con grande sorpresa e soddisfazione di tutti, e concludendo, almeno così si spera, il lungo calvario di Arianna. Tutto è bene quel che finisce bene. «Certo è - ha commentato il dottor Crisafi - che se si fosse mosso da dove si era posto, il pericolo di soffocamento e di altre gravi conseguenze c'era tutto».
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(Giovedì 1 Luglio 2010)


Manuela Baccarin è la nuova
direttrice amministrativa

DOLO - L'Asl 13 ha un nuovo direttore amministrativo; è la dr.ssa Manuela Baccarin attuale dirigente presso la direzione dei Servizi sociali della Regione e già direttore generale dell'azienda sanitaria n. 2 di Gorizia. La nomina della Baccarin, è stata annunciata ieri dal direttore generale dell'Asl 13 Arturo Orsini. La nuova direttrice sostituirà Marino Nicolai, è laureata in Economia e Commercio presso l'Università Cà Foscari di Venezia ed ha iniziato la sua attività lavorativa in sanità presso l'Ospedale di Dolo con funzioni direttive e di responsabile del Servizio Provveditorato ed Economato. Successivamente ha ricoperto sempre ruoli di Dirigente Responsabile presso l'Asl 19 di Adria, l'Asl 9 di Treviso e l'Asl 20 di Verona. Dal 2002 è stata nominata Direttore Amministrativo prima presso l'azienda sanitaria n. 2 di Gorizia, dove ha ricoperto anche l'incarico di direttrice generale nel 2004, e successivamente all'Asl 14 di Chioggia. (L.Gia.)
(Giovedì 1 Luglio 2010)

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«L’Ulss lascia
i nostri figli scalzi»

I nostri figli hanno diritto alle calzature e plantari ortopedici ma l"Ulss 13 non vuole riconoscercelo». È questa l"accusa di un gruppo di genitori, in rappresentanza di una quindicina di bambini e ragazzi, tutti di un"età compresa tra i 3 e gli 11 anni, affetti da gravi patologie al piede e alle ginocchia. A farsi portavoce della protesta è Cristian Chiappin: «Mia figlia, così come gli altri bambini coinvolti nella vicenda, è da tempo seguita da un medico specializzato, che ha riscontrato come abbia bisogno di calzature ortopediche e pure dei plantari». L"amara sorpresa l"ha avuta alcuni giorni dopo aver depositato l"ordine in uno dei negozi convenzionati con l"azienda ospedaliera. «Nel mio caso - spiega Chiappin - l"Ulss 13 ha riconosciuto solo il plantare, ma non le scarpe». In altri, addirittura, di fronte ad un"impegnativa firmata da un medico specialista, come il dottor Carlo Andreoli, avrebbe negato pure quelli.
      La direzione generale dell’Ulss 13 risponde che «sono tutte richieste di specialisti esterni alla nostra Ulss. Noi siamo tenuti a verificare la fondatezza delle richieste e, se è tutto a posto, le riconosciamo».
      Ma un’altra mamma ricorda che «nel mio caso l"Ulss 13, nonostante il decreto ministeriale imponga come massimo sette giorni per dare una risposta positiva o negativa, non mi ha risposto a distanza di più di un mese». Questo significa che, se un genitore vuole dotare il proprio bambino di scarpe correttive e plantare ortopedico, deve sborsare una cifra appena al di sotto dei 350 euro e le scarpe vanno cambiate ogni sei mesi. «I nostri figli hanno diritto alla salute e in particolare a quelle scarpe, e altre Ulss vicine le forniscono senza troppi problemi, specie quando sono prescritte da specialisti».
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Appello del consigliere regionale Pigozzo

«Noale ha bisogno
del polo riabilitativo»

«Ospedale di Noale: vogliamo il polo riabilitativo». Appello del consigliere regionale Bruno Pigozzo a palazzo Balbi per riabilitare il nosocomio noalese. «Il degrado degli spazi inutilizzati dell'area ospedaliera di Noale - dice Pigozzo - ed i relativi costi indotti che gravano sulla collettività, reclamano una urgente definizione delle destinazioni d'uso di queste strutture. Nella trattativa aperta tra Comune di Noale ed Ulss 13 va salvaguardato l'interesse pubblico, evitando strumentalizzazioni e personalismi di sorta. Il criterio guida - continua Pigozzo - deve essere quello della massima trasparenza e del coinvolgimento di tutte le forze sociali e politiche di Noale, in modo che le risorse economiche in gioco offrano nuove opportunità a vantaggio sia dei noalesi, sia di tutto il territorio dell'Ulss13». Secondo il consigliere, solo un accordo impostato su queste basi avrà la garanzia di venire celermente approvato dalla Regione Veneto alla quale spetta il compito di vigilare sulla regolarità dell'operazione. «Ora però si deve concretizzare con urgenza il Progetto del Polo Riabilitativo di Noale utilizzando gli spazi rimanenti del nuovo monoblocco che non saranno soggetti a cambio d'uso. Il Progetto, già presentato in Regione, trova il pieno sostegno del Partito Democratico perché è perfettamente in linea con la vigente programmazione regionale, sgrava gli ospedali di Dolo e Mirano dall'attuale congestione di posti letto non appropriati occupati da pazienti con necessità riabilitative è un investimento che porterà sicuramente a una riduzione di costi economici e sociali e offre una risposta specializzata anche a tutto il territorio. La volontà della conferenza dei sindaci è quella di procedere con questo progetto. Ora tocca all'assessore regionale destinare le risorse necessarie».
(Martedì 22 Giugno 2010)

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Uno spazio del cimitero dedicato ai bambini mai nati

 MIRA. Mira sarà il primo comune in Riviera del Brenta (e forse della provincia) a dedicare uno spazio all’interno del cimitero alla sepoltura di feti di bambini mai nati. Lo spazio sarà trovato all’interno del camposanto di Gambarare. A spiegare il senso dell’iniziativa è lo stesso comune di Mira. «Il caso venuto alle cronache - spiega il vicesindaco Davide Meggiato - nelle scorse settimane è emblematico. Una donna, che aveva avuto un aborto spontaneo è riuscita grazie all’intervento del Tribunale del Malato ad evitare che il feto di età inferiore alle 20 settimane fosse trattato come rifiuto speciale ed inviato all’inceneritore, ottenendone invece la normale sepoltura». Va spiegato che quella dell’inceneritore è la prassi normale, anche se una legge poco conosciuta il Dpr 285 /90 e la recente legge regionale 18 del 4 marzo 2010, prevede che i genitori possano chiedere «la sepoltura in cimitero dei prodotti del concepimento». Per il Comune si tratta di una scelta che va incontro alle esigenze di elaborazione del lutto dei genitori, soprattutto della donna. «In molte famiglie - dice Meggiato - l’interruzione di gravidanza improvvisa e spontanea è un fatto traumatico che lascia un lungo segno di dolore. Avere la possibilità di avere un luogo fisico dove elaborare il lutto è una scelta di grande civiltà che deve essere fatta presente ai genitori». Il comune è intenzionato a concretizzare questo luogo, all’interno de maggiore dei cimiteri miresi entro qualche mese. «Il cimitero dei bimbi mai nati - spiega Meggiato - sarà collocato con ogni probabilità all’interno del cimitero di Gambarare che è il più adatto ad un servizio del genere» (a.ab.)

 
La Regione stoppa le Asl
«Spendete di meno»

Monito di Palazzo Balbi ai direttori generali
«Dobbiamo recuperare 350 milioni di euro»

Signori direttori generali, per la sanità sono dolori: soldi non ce ne sono, il Veneto (suo malgrado) è entrato di striscio nell’elenco delle regioni cattive e si deve invertire la rotta. Quindi non solo per l’anno in corso non spenderete un euro in più, ma chi è fuori controllo dovrà far rientrare la spesa. Ma come? Razionalizzando e risparmiando sulla spesa di circa 8 miliardi di euro. Il monito arriva dalla Regione che sta incontrando uno a uno i direttori generali. Per poter portare il bilancio della sanità in pareggio entro la fine dell’anno, il Veneto deve recuperare 350 milioni di euro. Alcune Asl sono messe meglio, Pieve di Soligo, ad esempio vanta un attivo di 3 milioni e mezzo di euro, "disco verde" tra le poche anche per Thiene. Altre decisamente meno: 60 milioni circa l’Asl di Rovigo, oltre il centinaio quella di Venezia, le altre navigano tra i 20-70 milioni.
      «Non c’è nessuna intenzione di fare i vampiri, abbiamo deciso di partire da una situazione di sforamento e sinceramente non diamo alle Asl un’impresa impossibile - sottolinea l’assessore alla Sanità Luca Coletto - Faremo poi un’ulteriore verifica contabile per verificare l’andamento della manovra». E promette di non mettere mano ai servizi. «Verranno razionalizzati, questo è sicuro, ma l’assistenza resterà uguale. Certo, se avessimo avuto l’addizionale Irpef, che per altro toccava i redditi dai 60 mila in su, le cose sarebbero state diverse. Il ticket no, sono contrario, avrebbe colpito tutti indistintamente e non va bene, si deve pensare in primo luogo alle classi meno abbienti».
      Ma la manovra preoccupa comunque. «Non è facile contenere la spesa neppure per chi ha i bilanci a posto - sottolinea Angelo Lino Del Favero, direttore generale dell’Asl di Pieve di Soligo - Se hai fattori produttivi che crescono, la spesa aumenta da sola. Nel 2009 siamo riusciti a fare risparmi, nel 2010 stiamo monitorando le uscite e qualche preoccupazione ce l’abbiamo: aumenta il personale, i contratti sono fermi da anni, aumentano i prezzi dei presidi medico-chirurgici, dei farmaci ospedalieri».
      Per Adriano Marcolongo, direttore generale dell’Asl di Rovigo, la missione è proprio "impossibile". «Devo rientrare rispetto al bilancio di previsione - sottolinea - Ho costi per 405 milioni, devo rientrare di 7. Ma non è un gioco, l’84% delle mie uscite è legata a scelte esterne (tariffe private, contratti, Rsa che aumentano del 2 per cento, ad esempio, amministro e gestisco solo il 16% delle risorse. Si dovrebbero finanziare i costi, che sono legati alle scelte. Io ho 4 ospedali, è logico che costano, e recuperare 7 milioni è davvero pesante. Ad esempio quest’anno sono cresciuti del 2% i costi dei servizi non sanitari (mensa e lavanderia), ma avevo contratti fermi dal 2000, dovevo pur rinnovarli!».
      Preoccupazione contenuta per l’Azienda padovana: «L’altro anno mi avevano autorizzato di sforare di 30 milioni e ne abbiamo risparmiati quasi 8. Abbiamo adottato restrizioni, senza incidere sui pazienti. Quello che mi preoccupa è quello che potrà dire la nuova finanziaria», sottolinea Adriano Cestrone.
      «Alle crescite zero siamo abituati, ce lo avevano richiesto anche lo scorso anno, poi nei fatti non si è verificata. - sottolinea Valerio Alberti, coordinatore dei direttori generali - É una manovra difficile, che richiede uno sforzo, ma che dobbiamo gestire mese per mese con la Regione, creando una rete di collaborazione. Gli obiettivi di non crescita, se rapportati ai contratti in essere risultano abbastanza ardui».
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(Martedì 1 Giugno 2010)

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SANITA", VENETO; COLETTO INCONTRA I RESPONSABILI REGIONALI DEL TRIBUNALE DEL MALATO. “LISTE D"ATTESA E UMANIZZAZIONE DELLE CURE TRA LE NOSTRE PRIORITA"”.

(AVN) Padova, 13 maggio 2010

L"Assessore regionale alla Sanità del Veneto Luca Coletto ha incontrato oggi a Padova i responsabili regionali dell"Associazione Cittadinanzattiva e del Tribunale per i Diritti del Malato, in occasione del trentennale della fondazione del Tribunale stesso. Erano presenti, tra gli altri, il Segretario Regionale di Cittadinanzattiva Flavio Magarini ed il responsabile della rete regionale del Tribunale del Malato, Valdo Mellone. “Chiunque sia portatore di istanze ed interessi dei cittadini – ha detto Coletto – troverà nella Giunta regionale, e nel sottoscritto per quanto riguarda la sanità, interlocutori attenti e disponibili all"ascolto e al confronto”. “Abbiamo ragionato serenamente di molti aspetti che riguardano la salute dei cittadini – ha aggiunto l"Assessore - di ciò che funziona e di ciò che si può migliorare. Se, come non dubito, si potrà rapportarsi sul piano del reciproco rispetto  e supporto, in maniera costruttiva e non conflittuale, da parte mia c"è massima apertura. Peraltro, alcuni obiettivi sono di fatto comuni”. Coletto ha ricordato ad esempio che “tra i punti cardine del programma della Giunta Zaia in sanità ci sono l"umanizzazione delle cure, il miglioramento del rapporto anche umano tra operatori sanitari e malati, la diminuzione delle liste d"attesa. In un sistema complesso e variegato come quello sanitario – ha concluso Coletto – la perfezione è probabilmente utopia, ma migliorare è sempre possibile, ed è ciò a cui punteremo nei prossimi 5 anni”.
Comunicato n. 817-2010 (SANITA")
http://venetonotizie.regione.veneto.it/VenetoNotizie/showItem.2puntOT?id=5275


Padoan: «I pazienti devono rivolgersi ai sanitari giusti»

 «E’ ovvio che non tocchi al paziente giudicare la propria patologia: è per questo che esistono il medico di base e il pediatra di libera scelta, e gli specialisti delle cure primarie nei vari distretti sociosanitari. Delle due l’una: o che queste figure mediche non servono, tanto è vero che i pazienti le bypassano, o riconosciamo che vi è un ricorso distorto al Pronto soccorso». Il direttore generale dell’Asl 12 Antonio Padoan aveva replicato così a Valdo Mellone, già direttore generale dell’Asl 13 e oggi presidente regionale di Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malato il quale aveva ricordato l’esperienza del Miranese nel contenimento degli accessi impropri al Pronto soccorso da parte dei codici bianchi (maggiori prestazioni mediche finanziate con i soldi dei ticket pagati da chi accede «impropriamente» al Pronto soccorso) e sollecitato una maggiore informazione dei cittadini sui servizi territoriali esistenti. «Potenzieremo la campagna informativa per gli utenti - aveva ribadito Padoan - ma non si possono ignorare le profonde problematiche all’origine di queste situazioni».

MESTRE. Malato terminale una giornata in coda all"ospedale per una trasfusione.

La sorella denucia l"attesa del congiunto al dell"Angelo

"Il primario mi ha detto che non stava morendo solo lui"

MESTRE (29 aprile) - «Mio fratello sta morendo, ha un tumore in metastasi, e all’ospedale dell’Angelo ha atteso più di un giorno per una trasfusione». La signora L.G. (non pubblichiamo il nome per non turbare ulteriormente la famiglia) sta pensando di rivolgersi anche ad un avvocato, ma è soprattutto l’aspetto umano che vuole mettere in evidenza. Il pronto soccorso, giusto l’altro ieri, ha comunicato i dati degli accessi che, a fine 2010, supereranno il numero di 80 mila, e ha pure sottolineato come i casi più gravi, i codici rossi, abbiamo medie di attesa di 9 minuti, e questo significa che «siamo in grado di intervenire efficacemente nel primo quarto d’ora», tempo cruciale nel corso del quale si può salvare una vita. «Ma quando al pronto soccorso arriva chi non può essere salvato, perché non lo aiutano a morire meglio? Questo è il mio cruccio, è disumano che mio fratello sia stato lasciato tre ore ad aspettare una visita».

L.G. si è segnata date e orari, è sempre in contatto con la cognata che sta accanto al marito giorno e notte: «Tutto nasce da un ricovero precedente per una trombosi. È stata un’avventura anche riuscire a farlo ricoverare. Quando quattro giorni fa lo hanno dimesso gli hanno dato una medicina per fluidificare il sangue, avvertendo che deve fare spesso prelievi per verificare i valori del sangue. Ieri il laboratorio di analisi ha chiamato mia cognata dicendole di contattare subito il medico perché i valori erano schizzati in alto. La dottoressa del reparto di Pneuomologia ci ha detto di portarlo subito al pronto soccorso perché serviva una trasfusione».

L’uomo è stato accompagnato da un amico l’altro ieri alle 17.30. Alle 19.30 la signora L.G. è arrivata al pronto soccorso e ha trovato il fratello seduto su una sedia nella sala d’attesa: «Boccheggiava, era bianco come un lenzuolo e lo stomaco gli si era gonfiato molto. L’amico è riuscito almeno ad appropriarsi di una sedia imbottita, quelle per i pazienti, altrimenti non gli davano nemmeno quella. Sono andata dal primario e, prima di chiudermi la porta, mi ha risposto che tanti stanno morendo, non solo mio fratello». Ieri l’uomo era ricoverato in Chirurgia, in attesa che si liberasse un posto in Medicina: «Durante la notte mia cognata ha dovuto pietire perché gli somministrassero almeno un antidolorifico».
(e.t.)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


La Nuova Venezia

"Assalto in corsia, la colpa non è dei cittadini". Mellone(Tribunale del malato): "Asl 12 responsabile dei disagi".
"Il pronto soccorso di Mestre non si trova nei guai più di qualunque altra struttura in Italia. Ma non si possono colpevolizzare i cittadini perchè intasano il Pronto Soccorso piuttosto che rivolgersi ai ...servizi territoriali". Valdo Mellone, già direttore generale dell"Asl 13, è attualmente predidente regionale di Cittadinanzattiva-Tribunale dei diritti del malato. "Il fatto che i Pronto Soccorso sia ricettacolo di una serie di domande improprie è innegabile-sottolinea-ma nessuno può colpevolizzare il cittadino, nessuno può pretendere che il paziente sappia per quali patologie deve andare dal medico di base piuttosto che in altri servizi territoriali o al Pronto Soccorso. Soprattutto se non si è fatta nessuna campagna informativa su questo. D"altra parte non dimentichiamo che tantoi l"ospedale quanto i servizi territoriali sono di competenza della stessa Asl e rispondono alla stessa direzione". Il caso "codici bianchi" cruccio della direzione veneziana ma non solo, all"Asl 13 era stato risolto investendo nel Pronto soccorso le entrate dei tichet che i cittadini pagano per accessi inappropriati. " Era stata allestita una saletta apposita -ricorda Mellone-e coni soldi incamerati dai tichet si pagava la libera professione del personale aggiuntivo". Quanto ai comportamenti inappropriati dei cittadini -pazienti Mellone li considera "marginali". "E comunque non c"è nessun comportamento che non si possa correggere -conclude Mellone-
Certo, bisogna investire in comunicazione e corretta informazione più che demonizzare e accusare. Se l"Asl 12 è interessata siamo a disposizione per collaborare alla redazione di un manuale informativo sul coretto uso dei servizi di urgenza".(m.sca)
Pagina 17 cronaca di Mestre

http://www.italysoft.com/news/la-nuova-venezia.html

Il Pronto soccorso batte tutti i record d’accessi e di attese

di Massimo Scattolin

MESTRE. Il Pronto soccorso dell’ospedale dell’A ngelo è proiettato verso la soglia degli 80 mila accessi l’anno che lo collocherebbe nella rosa delle venti strutture più indaffarate d’ Italia. Il 2009 era stato chiuso con 79.393 accessi totali, nel primo trimestre del 2010 gli ingressi sono stati 19.437.

Verso quota 80mila.
«Visto l’andamento attuale è facile prevedere che andremo oltre la barriera degli 80 mila accessi - spiega il primario Giulio Belvederi - L’ospedale è punto di riferimento provinciale per i casi di trauma, infarto, patologie neurochirurgiche e cardiochirurgiche e il nostro Pronto soccorso è sempre di più il punto di arrivo e smistamento per pazienti di tutta la provincia veneziana».

Attese.
Numeri da record a cui, fatalmente, si accompagnano, almeno nel comune sentire di tanti pazienti, attese altrettanto lunghe. «L’attesa è la piaga principale di tutti i Pronto soccorso d’Italia e del mondo - dice Belvederi - anche perché spesso le persone vanno in ospedale mentre dovrebbero andare dal medico di famiglia. L’importante per noi, chiamati a dare risposte rapide a chi è in pericolo di vita, è aver portato il tempo di attesa per i codici rossi, cioè i casi gravissimi, a 9 minuti, e per i gialli a 12 minuti. Siamo quindi in grado di intervenire efficacemente nel primo quarto d’ora, una porzione temporale cruciale in cui davvero si decide la sorte di un malato o di un ferito».

Proteste.
Considerazioni a cui sono poco sensibili i pazienti che, comprensibilmente, considerano il proprio caso come prioritario rispetto a qualsiasi altro. Qualcuno, dopo aver aspettato oltre il previsto, prende carta e penna e scrive all’Urp per protestare. «Le segnalazioni di protesta nei confronti del Pronto soccorso sono circa 400 - fa sapere la direzione dell’Asl 12 - Ma l’80 per cento delle lamentele riguarda il tempo d’attesa dei codici bianchi, cioè di persone che non dovrebbero neppure arrivare al Pronto soccorso, e il pagamento del ticket, obbligatorio per legge quando un caso non è urgente. Solo in minima parte le proteste riguardano la qualità dell’assistenza e questo è per noi medici e infermieri è un motivo di grande soddisfazione».



Codici bianchi.
E proprio contro i codici bianchi, casi non gravi che rappresentano almeno almeno 40 mila accessi l’anno, si scaglia il direttore generale dell’Asl 12. «Sono ingressi sbagliati da parte di persone che dovrebbero rivolgersi ai servizi sanitari presenti sul territorio - afferma Antonio Padoan - Sto parlando di una rete che nell’Asl 12 offre 581 medici, tra quelli di famiglia, i pediatri, gli specialisti dei distretti, la guardia medica. Sono proprio questi accessi impropri a causare inevitabili code e conseguenti attese. E sono proprio queste persone, tra l’a ltro, che alla fine si lamentano e non vogliono pagare il ticket. Sono rarissime le proteste da parte dei malati gravi, quelli ai quali vanno tutte le cure e l’attenzione del Pronto soccorso. E questo testimonia che possiamo contare su medici ed infermieri di grande qualità».

(28 aprile 2010)

Rettifica richiesta per l"articolo che segue:

Buongiorno Direttore,

torno a sollecitare la mia richiesta di rettifica ringraziandoLa fin d"ora per l"opportunità che Vorrà offrirmi nel pubblicare la presente, nel tentativo di chiarire quelle che ritengo informazioni non proprio corrette, pubblicate nell"articolo di ieri 27 Aprile.

Vorrei sottolineare che La Class Action è stata lanciata per tutte le Ulss  venete, l"articolo originale del 29 Marzo(v.link), termina infatti dicendo: "abbiamo mobilitato i presidenti del Tribunale Del Malato delle sette province venete perchè segnalino le Ulss inadempienti".

Riferisce inoltre: "tutte le azioni e le relative modalità di partecipazione, saranno publicizzate dal Tribunale Del Malato appena istruite".

Nessuna comunicazione ulteriore è stata rilasciata alla stampa, tanto meno  dalla sottoscritta, se si eccettua le dichiarazioni, del 4 aprile, ben 25 gg fa. L"articolo della Nuova Venezia di ieri contiene dunque mie affermazioni rilasciate a quel  tempo ad altre testate giornalistiche.

Spiace e ancor più duole riconoscere che il faticoso e gratuito servizio dei volontari, impegnati al fianco delle istituzioni , dalla parte del cittadino, mirato al miglioramento dei servizi per tutti noi cittadini , venga usato con una sorta di pressapochismo dalla stampa, ingenerando informazioni reiterate e obsolete, oggetto di libere interpretazioni per chiunque.

I volontari del TDM esortano i giornalisti della Nuova Venezia a richiedere conferma prima di ri-pubblicare notizie ed anche a richiedere nuove informazioni meritevoli di pubbicazione, ad esempio, ma non solo, circa  le interessanti iniziative-campagne pilota nazionali e/o, circa il rapporto annuale 2009 presentato lo scorso 17 aprile, di cui l"invito è stato esteso alla stampa locale, la quale ha ritenuto di non partecipare. I volontari ritengono doveroso tra i loro compiti l"informazione corretta alla Cittadinanza.

Si coglie infine l"occasione per fare chiarezza sul termine "intramoenia" che come erroneamente citato nell"articolo, non si riferisce "al privato", ma a prestazioni erogate da Medici ospedalieri, al di fuori dell"orario di lavoro, utilizzanti le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell"ospedale stesso. Tali prestazioni garantiscono al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi e sono  soggette al pagamento di un compenso liberamente stabilito dal professionista e approvato dalla Direzione Sanitaria. "intramoenia" può essere "allargata" come avviene in molte Ulss.

Distinti saluti

Sandra Boscolo

Coordinatrice Tribunale per i diritti del Malato della Riviera del Brenta

http://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/cronaca/2010/29-marzo-2010/class-action-contro-liste-d-attesa-ne-lanceremo-per-ogni-usl-1602736303977.shtml

LA NUOVA VENEZIA 27 Aprile

Dolo. L’ultima iniziativa del Tribunale del Malato per abbattere i tempi di attesa.

“L’Asl fa aspettare? Tutti dai privati              

Una “class action” per ridurre i disagi provocati dalle lunghe liste di attesa. L’innovativa idea arriva dal Tribunale del Malato che ha attivato nelle sedi di Dolo e di Oriago questo servizio per agevolare i pazienti. Con questo nuovo strumento sarà possibile tramite il Tribunale del Malato che ha predisposto un modulo standard per tutti i casi, richiedere la prestazione in “intramoenia” cioè in  strutture private anche fuori dell’Asl di competenza quando quelle pubbliche non riescono a rispondere alle esigenze. Tutto questo senza un esborso ulteriore oltre a quello del normale tichet. “Abbiamo spesso casi di pazienti- conferma Sandra Boscolo, vicepresidente Tribunale del  Malato della Riviera- che hanno bisogno di prestazioni ma che l’appuntamento non corrisponde ai termini fissati dalla richiesta del medico curante”. Un esempio è la richiesta di risarcimento portata avanti dal Tribunale del Malato contro l’Asl 13 per un esame di Tac all’addome per un sospetto tumore allo stomaco, a cui è stata sottoposta privatamente a Monselice una signora di 59 anni residente nel veneziano. Questo tipo si esame che viene segnato in fascia B, prevede un tempo di attesa di dieci giorni. Chi ha avuto casi di questo tipo può rivolgersi al Tribunale con copia della prescrizione, prenotazione e versamento effettuato per la prestazione erogabile entro i termini della normativa vigente sempre che si tratti di B.D o P.

(g.pir.)                                                                                 

http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=528021&Data=20100418&CodSigla=VE

 Poste in ritardo, perde la visita

La lettera arriva il giorno dopo della convocazione, interviene il Tribunale del Malato.

La raccomandata arriva con sei giorni di ritardo, così la visita alla Commissione invalidi civili di un ottantacinquenne cardiopatico, con gravi difficoltà di deambulazione e con un inizio di demenza senile, viene rinviata di oltre sette mesi.
      Un disservizio delle Poste della Riviera del Brenta oggetto di una pesante lettera di protesta da parte del Tribunale dei Diritti del malato. I fatti. Lo scorso 11 febbraio viene recapitata all"anziano una raccomandata dell"Asl 13 che fissa al 10 febbraio (cioè il giorno prima) la visita di accertamento, richiesta nel maggio del 2009, della Commissione Invalidi Civili. Alle proteste dei familiari verso le Poste per il ritardo, l"azienda risponde che «a seguito del loro interessamento l"Ufficio Invalidi aveva risposto di avere preso atto del disguido e che entro marzo sarebbe pervenuta una seconda chiamata». I familiari dell"anziano aspettano pazienti, ma ad aprile contattano l"Ufficio Invalidi scoprendo che il problema del mancato recapito della raccomandata non era stato considerato. Per la visita si torna in una lista di attesa della durata approssimativa di ulteriori 7-8 mesi. La famiglia si rivolge così al Tribunale dei diritti del Malato ottenendo la visita nell"arco di quattro o cinque giorni. «Il problema è il grave disagio procurato dalle Poste che hanno recapitato una raccomandata importante con un ritardo di ben sei giorni - sottolinea la coordinatrice del Tribunale, Sandra Boscolo. - Solo grazie alla collaborazione con l"Ufficio Invalidi abbiamo risolto il problema, ma quante altre persone avranno subìto lo stesso disservizio dalle Poste, e sono rimaste in silenzio?».
L.Giantin
 

Don Dino Pistolato parla della vicenda della donna che ha "salvato" il piccolo dall’inceneritore

«Atto di dignità seppellire il feto»
In cura da uno psicologo la madre dopo aver perso il bimbo

Mamma «Anna» in cura presso uno psicologo per superare la crisi di aver perso il bimbo che aspettava e di averlo ritrovato ad un passo dall"inceneritore.
      La storia della mamma che dopo un aborto spontaneo cercò per quasi due mesi il «suo bimbo» tra cimiteri, ospedali ha suscitato scalpore. Da donna oggi è in cura, dopo aver ritrovato il suo bambino e avergli dato sepoltura, non si è ripresa dalla perdita e dalla vicenda, soffre di insonnia e di altri problemi, ed è ricorsa allo psicologo.
      «Purtroppo - spiega don Dino Pistolato della Caritas diocesana che ha aiutato la donna ad ottenere il funerale del piccolo mai nato - la legge considera un bimbo che è stato 5 mesi nel grembo della mamma e già formato ma che non è sopravvissuto come materiale organico da distruggere. Per la Chiesa, per chiunque crede che la vita inizia dal suo concepimento non è così. Dare sepoltura, in una propria cassetta, con una celebrazione religiosa a quel bimbo, come richiesto dalla mamma, e dalla famiglia, che aveva anche la necessità di interiorizzare la perdita dopo un momento di sconforto e di oblio, è stato oltre che un atto cristiano anche un atto di dignità verso la persona».
      Anche il Tribunale dei diritti del Malato della Riviera ritorna sul caso. «Il nuovo disegno di legge è Legge n. 18 del 04 marzo 2010, Art. 25 - spiega la coordinatrice Sandra Boscolo - sui prodotti del concepimento dichiara che l"azienda ULSS rilascia il nulla osta al trasporto, al seppellimento o alla cremazione dei prodotti del concepimento e dei prodotti abortivi non dichiarati come nati morti dall"ufficiale dello stato civile, per i quali i genitori chiedono la sepoltura nel cimitero o la cremazione».
      L"Asl 12 ha ritrovato subito la salma e l"ha resa disponibile alla sepoltura in 48 ore ma è anche vero che per una settantina di giorni la salma è stata lì, in attesa di una destinazione, mentre la madre aveva espresso il desiderio di seppellirla. «L"Asl 12 si è dimostrata comunque adempiente verso la legge ma a seguito di questo caso - sottolinea la Boscolo - si è proceduto a verificare come operano gli altri ospedali e i risultati delle indagini saranno rese pubbliche dalla segreteria regionale nei prossimi giorni».
      © riproduzione riservata
   L. Giantin
   
(Domenica 11 Aprile 2010)

IL GAZZETTINO Sabato 10 aprile

Subisce un aborto spontaneo alla 20esima settimana e chiede che il bimbo venga seppellito, ma quando va a cercarlo lo ritrova pronto per finire nell"inceneritore come rifiuto speciale. La vicenda che vede protagonisti oltre alla donna, il Tribunale dei Diritti del malato della Riviera del Brenta, don Pistolato della Caritas di Mestre e il patriarcato, è accaduta, qualche mese fa. Una donna, che chiameremo Anna, già mamma di due bambini e in attesa del terzo, dopo essere ricorsa un paio di volte alle cure dell"ospedale per contrazioni anomale, e rispedita a casa, subisce un aborto spontaneo. Sulle eventuali responsabilità dei medici e delle ostetriche c"è anche una denuncia della donna in corso ma la vicenda inizia proprio qui. «Dopo l"aborto spontaneo, quando in ospedale mi hanno indotto il parto per togliermi la placenta - racconta Anna - mi hanno chiesto se volevo vedere il mio bimbo per salutarlo un ultima volta. Ho detto di sì. Era così bello, piccolissimo, ma già formato con le sue manine, le orecchiette e gli occhietti, l"ho stretto a me per qualche minuto. Pesava 270 grammi ed era lungo 30 centimetri. Ho chiesto, come suggerito dal personale sanitario, che fosse seppellito. Avrei avuto così l"opportunità di andarlo a trovare in cimitero, anche in una fossa comune, come prevede la legge, ma almeno sapevo che era lì». La legge 285/90 all"art 7 dice infatti che «su richiesta dei genitori possono essere sepolti anche prodotti del concepimento di presunta età inferiore alle 20 settimane». «Il nuovo disegno di legge regionale veneto n. 234 del 9 febbraio 2010 (non ancora BUR) all"art. 25 - sottolinea il Tribunale dei Diritti del Malato - ribadisce la possibilità di seppellimento o cremazione del prodotto del concepimento per i genitori che lo richiedano». Passano i giorni e Anna si reca in cimitero a Zelarino chiedendo al custode dove fossero le fosse comuni, per salutare suo figlio. Il custode però la informa che nell"ultima settimana non era arrivata alcuna piccola salma destinata lì. Anna inizia così una ricerca spasmodica alla ricerca di quel corpicino che aveva sentito crescere per 5 mesi nel suo grembo, che nonostante la morte aveva abbracciato e toccato e che ora voleva saperlo seppellito. «Ho chiamato l"ospedale, il cimitero, addirittura Veritas - racconta - poi mi sono rivolta al Tribunale dei Diritti del Malato della Riviera del Brenta, volevo seppellire il mio bambino». Passano le settimane e l"Asl 12 alla fine si ritrova il feto abortito, un piccolo corpicino di 30 centimetri, già formato, in anatomia patologica, insieme ad altri «rifiuti speciali». «Mi hanno fatto capire che sarebbe finito nell"inceneritore - racconta Anna - era un rifiuto come gli altri. Per me era mio figlio, il mio bambino». Anna non demorde, solo con l"aiuto del Tribunale e di don Pistolato della Caritas Diocesana ottiene la salma e quindi la possibilità di seppellire il suo bambino. I funerali sono stati celebrali qualche giorno dopo grazie all"interessamento di don Pistolato e del patriarcato di Venezia. «Ringrazio la dirigenza dell"Asl 12 per la collaborazione - spiega Sandra Boscolo coordinatrice del Tribunale dei Diritti del Malato della Riviera del Brenta. - La legge è chiara su questo punto, se i genitori lo richiedono il feto abortito può essere seppellito a cura dell"ospedale. Talvolta però le Aziende sanitarie forse per imperizia o negligenza disattendono di fatto questa normativa o il suo adempimento viene lasciato alla discrezione del personale, e ciò non può essere».

L.Giantin
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(Sabato 10 Aprile 2010)


 Il Gazzettino

Domenica 4 Aprile 2010,

Dal Tribunale dei diritti del Malato della Riviera del Brenta parte la Class Action per ridurre i disagi delle lunghe liste d"attesa. Sarà possibile, attraverso il Tribunale, richiedere la prestazione in intramoenia, ovvero in strutture private quando le pubbliche non riescono a rispondere alle esigenze, senza spese accessorie oltre il ticket compilando un fac simile già predisposto. «Spesso vengono da noi - spiega Sandra Boscolo coordinatrice del Tribunale dei Diritti del malato della Riviera - persone che necessitano eseguire prestazioni a cui viene fissato l"appuntamento non corrispondente ai termini della priorità assegnata dal proprio medico». È di pochi giorni la notizia che Il Tribunale ha richiesto il risarcimento all"Asl 13 per una Tac all"addome per un sospetto tumore allo stomaco effettuata privatamente a Monselice da una signora di 59 anni residente nel veneziano. L"esame era in fascia B, ma l"azienda non era in grado di effettuare l"esami entro 20 giorni e non entro i 10 previsti. Il Tribunale è così passato al contrattacco e, con il supporti di Cittadinanzaattiva, sta sollecitando quanti dovessero avere pagato le prestazioni di rivolgersi al Tribunale, muniti di copia della prescrizione, della prenotazione e del versamento effettuato per la prestazione non erogabile entro i termini della normativa vigente(priorità B- D- P). (L.Gia.)
     


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Corrieredelveneto.it

sanita" Parte tutto da Mirano: 20 giorni per una Tac a paziente con sospetto tumore

Class action contro le liste d’attesa
«Ne lanceremo una per ogni Usl»

Comincia dal Veneto l’offensiva del Tribunale del Malato

L’iniziativa è partita dal caso di una 59enne veneziana che avrebbe dovuto aspettare venti giorni per una Tac

L’iniziativa è partita dal caso di una 59enne veneziana che avrebbe dovuto aspettare venti giorni per una Tac

VENEZIA — Parte dal Veneto la prima class action contro le liste d’attesa. O meglio un pool di class action, una per ogni Usl che non eroga le prestazioni nei tempi imposti dalla Regione e riportati sulla ricetta del medico di base in tre fasce: A (accertamento da garantire entro 10 giorni); B (visita entro 30 giorni o esame entro 60); C (controllo entro 180 giorni). L’iniziativa porta la firma del Tribunale per i diritti del Malato, che si appoggia alla sede nazionale di Cittadinanzattiva— l’associazione «mamma » di questi sportelli a tutela dei pazienti —, forte di un team di avvocati ed ex magistrati esperti in materia di sanità. I veneti che non otterranno la prestazione richiesta nei limiti consentiti potranno iscriversi alla class action riferita alla propria Usl e portarne i responsabili davanti al Tar. Tutte le azioni, e relative modalità di partecipazione, saranno pubblicizzate dal Tribunale del Malato appena istruite. Il presidente regionale, Valdo Mellone, ieri ha già inviato a Roma la documentazione per lanciare la prima, che riguarderà l’Usl 13 di Mirano, teatro del caso che ha ispirato l’idea.

La vicenda Tutto parte dalla storia di una signora di 59 anni residente nel Veneziano, che lo scorso 23 ottobre chiede al Cup dell’Usl 13 una Tac all’addome completo con contrasto per un sospetto tumore allo stomaco. L’esame è in fascia B, ma l’azienda è in grado di assicurarlo solo il 12 novembre, ovvero dopo 20 giorni e non entro i 10 previsti dal codice di priorità. A quel punto la paziente si rivolge a una struttura privata di Monselice (Padova), che la sottopone a Tac nel giro di 5 giorni. «Tra l’altro—specifica Mellone — l’esame nel privato è costato 251 euro, contro la tariffa di 263,40 dell’Usl di Mirano (come rimborso da chiedere alla Regione, il malato paga solo i 36,15 euro di ticket, ndr). Altro paradosso». Una volta ricevuto l’esito della Tac, per fortuna negativo, la 59enne veneziana si rivolge al Tribunale del Malato, per ottenere il risarcimento, in base alla delibera regionale 600 del marzo 2007, che impone alle aziende sanitarie l’erogazione delle prestazioni entro i tempi fissati dai codici di priorità. Secondo lo stesso documento, l’Usl inadempiente garantirà al paziente l’accertamento in regime di libera professione. «Ci siamo mossi subito—racconta Mellone — anche perchè, nel marzo 2009 al tavolo regionale sulle liste d’attesa proprio i vertici dell’Usl 13 avevano assicurato di essere a regime per gli esami di fascia A e B. Io li avevo avvertiti: non si possono raccontare bugie a chi sta male, tollereremo eventuali sforamenti solo fino a settembre. In realtà abbiamo pazientato fino a gennaio: il 27 ho scritto all’Usl 13 per chiedere il risarcimento per la Tac pagata dalla signora a Monselice».

Il 25 marzo la risposta, nero su bianco, del direttore generale Ennio Orsini: «Le sue richieste non possono essere accolte. Non appare infatti condivisibile il suo assunto volto ad affermare che il contenuto della DGR 600/2007 integra vincolo contrattuale tra le parti, perchè le tabelle contenute nella delibera hanno valore ordinatorio e sollecitorio nei riguardi delle aziende, affinchè queste prendano tutte le misure necessarie perchè le prestazioni vengano erogate nei termini previsti dalla norma. Una richiesta di risarcimento potrebbe essere accolta solo se fondata sulla circostanza che dal ritardo della prestazione è derivato un danno alla salute delle paziente».

La class action Ma Mellone, che è avvocato, non è d’accordo: «La delibera dice chiaramente: "Si dispone", perciò impone un dovere alle aziende e concede un diritto all’utente. Insomma, genera un contratto, che in questo caso è stato violato». E allora il presidente veneto del Tribunale del Malato ha intrapreso due azioni: ieri ha inviato a Roma la documentazione per avviare la class action e domani depositerà al giudice di pace di Dolo la richiesta di risarcimento dei 251 euro pagati dalla singora per la Tac, meno i 36,15 di ticket che avrebbe comunque dovuto versare nel pubblico. La class action prevede prima una sollecitazione all’Usl ad adempiere alle richieste del paziente entro 90 giorni, altrimenti scatta il ricorso al Tar. L’iniziativa diventa un precedente «pericoloso» per le aziende sanitarie, che rischiano centinaia di ricorsi da parte di pazienti perennemente in coda. «Il nostro obiettivo è proprio dare ai malati un nuovo strumento per far valere i loro diritti — conferma Valdo Mellone —. Abbiamo mobilitato i presidenti del Tribunale del Malato delle sette province venete perchè ci segnalino le Usl inadempienti, nei confronti delle quali indiremo altre class action».

Michela Nicolussi Moro   29 marzo 2010

 IL GAZZETTINO  Lunedì 15 Marzo 2010,
«Sindaci della Riviera del Brenta reagite o rischiate di perdere l"ospedale». A sferzare i primi cittadini rivieraschi è Vincenzo D"Agostino, ex presidente della commissione bilancio quando Dolo era ancora Ulss 18 e dove è stato pure membro del consiglio di amministrazione. Per D"Agostino l"immobilismo dei primi cittadini in questi ultimi anni, sta rischiando di indebolire Dolo, dando il fianco a Mirano per la realizzazione del De Carlo 3 e a quel punto la Riviera potrebbe perdere il suo ospedale.
      «I segnali ci sono tutti - prosegue - basta vedere cosa sta accadendo con ostetricia. Che senso ha un"ostetricia staccata da ginecologia come sta avvenendo con il trasferimento della prima a Mirano?». «L"unica salvezza - afferma- è l"ospedale unico, perché è assolutamente inconcepibile mantenere tre ospedali (Dolo, Mirano, Noale). Non se lo può permettere neppure il sultanato del Brunei».
      E spiega come le direttive nazionali in materia di sanità puntino a una riduzione dei posti letto, ad attrezzature più sofisticate e al potenziamento dei servizi sul territorio: «E qui servirebbe la creazione di un hospice per i malati terminali». Inoltre, D"Agostino spiega come l"ospedale unico potrebbe sorgere sull"area di Veneto City: «Ci sono dei fondi per l"edilizia privata a disposizione delle Regioni. Non serve ricorrere al project financing». Unica urgenza a Dolo, ora, è quella di sistemare le sale operatorie «fuorilegge». Di avviso contrario l"ex presidente dell"Ulss 13, Antonino Carbone: «Al momento bisogna potenziare i servizi». Dal Corso
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CORRIERE DEL VENETO di domenica 7 marzo 2010

Pag 7 La crisi fa crollare le visite a pagamento: persi 7 milioni di Michela Nicolussi Moro

 

Venezia - Per sopravvivere alla crisi i veneti risparmiano su tutto, anche sulla salute. E’ il dato più significativo che emerge dal dossier sulla libera professione intramoenia dei medici redatto dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Se nel 2007 il volume dei ricavi legati alle prestazioni a pagamento nel Veneto ammontava a 125.896.000 euro, nel 2009 è sceso a 118.821.000. «E’ diminuito molto soprattutto il ricorso alle cure odontoiatriche a pagamento - spiega Francesco Pietrobon, responsabile della Direzione regionale servizi sanitari - notiamo infatti un notevole afflusso negli ambulatori pubblici. Lo stesso accade per altre specialità: con la recessione la gente ci pensa prima di spendere 100 euro per una visita». Tenuto conto che l’88% dell’incasso legato all’intramoenia va ai medici (per il 2009 si tratta di 101.788.480 euro) e il 12% alle aziende di riferimento, il saldo tra ricavi e costi resta però in attivo. Ogni veneto produce infatti 25 euro di ricavi all’anno, contro i 22 di costi. Il 57% delle entrate riguarda prestazioni specialistiche, il 29% i ricoveri e il 14% altre attività (per esempio i prelievi del sangue a domicilio). Tutti eseguiti dai camici bianchi che hanno scelto l’esclusività di rapporto con il pubblico dentro le mura dell’ospedale in cui lavorano, o in ambulatori messi a disposizione dalla loro Usl. «Ogni azienda stabilisce le tariffe con medici e sindacati, e poi controlla i volumi della libera professione - spiega Pietrobon - che non devono mai superare quelli dell’attività istituzionale e vanno svolti fuori dall’orario di servizio. L’Usl si tiene una quota dei ricavi per coprire i costi di spazi, apparecchiature e personale di supporto messo a disposizione (infermieri e tecnici pagati con un fondo a parte, ndr) e riesce anche a ottenere un piccolo guadagno. In più ha il vantaggio di avere i propri professionisti sempre presenti, perciò sott’occhio ed eventualmente reperibili in caso di urgenze». Nella nostra regione ha scelto l’intramoenia il 94,51% dei dottori, che percepiscono un’indennità di esclusiva di circa 10.525 euro all’anno. «Ma non tutti esercitano l’intramoenia - chiarisce Stefano Biasioli, segretario della Confederazione dirigenti della funzione pubblica - lo fa il 27% e solo il 10% in quantità e con guadagni importanti (i più pagati sono ginecologi, neurologi, urologi, oculisti e cardiologi, ndr). Soprattutto ai nuovi colleghi non conviene, perchè significa aprirsi una polizza a parte e correre rischi in più per un’attività che di solito rappresenta dal 10% al 50% di quella istituzionale. Per di più il famoso 88% di ricavi è lordo, si riduce al 40-60%, perchè le aziende chiedono rimborsi sovradimensionati rispetto ai reali costi sostenuti». Ma perchè la gente paga per farsi curare? Secondo il dossier per scegliersi il professionista di fiducia, poi per urgenza e per accoglienza. Le specialità più richieste sono: ostetricia e ginecologia (21% dei ricoveri), scelta soprattutto per il parto da donne tra 20 e 44 anni (il maggior numero di casi trattati in libera professione sono i cesarei); chirurgia generale (19%); ortopedia (11%); urologia (7%). Tra gli uomini fanno ricorso all’intramoenia in particolare pazienti tra 55 e 70 anni, per interventi a ginocchio, ernia inguinale, cristallino e prostata. «Ormai la gente è informata e vuole sempre il luminare - dice Valdo Mellone, coordinatore regionale del Tribunale del malato - altrimenti rischia di non sapere chi è il chirurgo fino all’ingresso in sala operatoria. L’intramoenia doveva essere un’arma contro le liste d’attesa, poiché la normativa impone alle Usl inadempienti nei tempi imposti dalla Regione di garantire comunque la prestazione pagandola all’utente. Disposizione puntualmente disattesa, tanto è vero che cresce il ricorso al privato».

 


Frattura alla bimba
durante il parto cesareo
Sabato 6 Marzo 2010,
DOLO - Compiono un cesareo per far nascere una bambina che si trovava in posizione podalica, ma nelle manovre di estrazione le fratturano un femore.
      Il caso si sarebbe verificato l"11 febbraio scorso all"ospedale di Dolo. La mamma della bambina, K.M, una giovane marocchina di 23 anni residente a Camponogara, si era rivolta alla struttura ospedaliera rivierasca per la nascita della sua bambina. Dall"esame, però, era emerso che la piccola si trovava in posizione podalica ed i medici hanno preferito eseguire il parto effettuando il taglio cesareo. Nell"estrarre la bimba, però, qualcosa non avrebbe funzionato a dovere, tanto che la neonata ha subìto la frattura di un femore.
      Ora la famiglia si è rivolta all"avvocato Pascale De Falco per capire cosa sia successo.
      Dall’Ulss 13 non rilasciano dichiarazioni, anche se fanno sapere che verrà eseguita una indagine interna per capire come sono andate le cose in sala operatoria. Se saranno accertate delle responsabilità della struttura ospedaliera, l"assicurazione coprirà il danno provocato alla neonata e alla sua famiglia.
      G.d.Cor.
     
© riproduzione riservata


La donna
ammalata
rientra
in Moldavia

Il GAZZETTINO
Martedì 23 Febbraio 2010,
MIRA - Anonimo donatore, tramite la Croce Rossa, permette alla donna moldava malata di tumore alla testa di ricongiungersi con la famiglia in patria. La signora di Mira colpita dalla grave patologia era in cura nel reparto di lungodegenza dell"Ospedale di Noale da qualche mese, e la figlia, residente a Borbiago di Mira aveva chiesto aiuto al Tribunale dei diritti del Malato della Riviera per far rimpatriare la mamma e permetterle così di riabbracciare marito e figli prima che le sue condizioni diventassero disperate. Erano necessari però circa 5000 euro più ambulanza e medico per il rientro in Moldavia. Il tam tam di offerte, alcune anche ritrattate, però aveva reso l"impresa difficile. Ne frattempo le condizioni della donna e le scadenze dei documenti hanno fatto precipitare la situazione. Ieri l"epilogo. Grazie ad un anonimo donatore la Croce Rossa ha recuperato 10 mila euro permettendo così alla donna di effettuare il viaggio in aereo assistita da un medico considerato il grave stato di salute. (L.Gia.)


Sabato 13 Febbraio 2010,
DOLO - Le prenotazioni per visite specialistiche all"Asl 13 da lunedì 15 febbraio si potranno effettuare solo via Cup telefonico e alle casse. Le visita in Radiologia, Urologia, Ortopedia, Chirurgia Plastica, OncoEmatologia, Medicina, Endoscopia Digestiva, Chirurgia, Neurochirurgia, Pneumologia, Lungodegenza Noale, Anestesia e Rianimazione, Reumatologia potranno essere prenotate esclusivamente tramite il Cup o alle casse degli ospedali. (L.Gia.)


Paziente morì al San Camillo
Il perito "inchioda" due ospedali

IL GAZZETTINO Sabato 13 Febbraio 2010,
Ci sarebbero responsabilità sia dell"istituto San Camillo che dell"ospedale civile di Venezia nella morte di Angelo Facchin, l"uomo di 55 anni deceduto il 20 agosto dello scorso anno dopo essere rotolato per le scale con la sedia a rotelle sulla quale era costretto.
      Lo ha stabilito la consulenza tecnica realizzata dal dottor Silvano Zancaner per conto del sostituto procuratore Paola Mossa, nell"ambito dell"inchiesta avviata per fare luce sulle cause della morte e su eventuali colpe ed omissioni. L"uomo, residente a Marghera, si trovava al San Camillo, agli Alberoni, per una terapia di riabilitazione. Il 14 agosto fu rinvenuto riverso al suolo dopo essere rotolato dalle scale con la sedia a rotelle e portato all"ospedale civile, da dove fu dimesso il successivo 18 agosto e trasportato nuovamente al San Camillo. Il medico legale scrive che, nonostante lamentasse forti dolori toracici, nei giorni di permanenza al reparto Chirurgia del Civile, Facchin non fu sottoposto a tutti gli esami necessari. Non fu sottoposto a Tac e neppure ad una seconda radiografia che inizialmente gli era stata prescritta. Il decesso, dovuto alle conseguenze delle lesioni riportate a seguito della caduta, è avvenuto per "emo pneumotorace con insufficienza respiratoria": in sostanza è stato soffocato dal versamento di sangue nei polmoni provocato dalle fratture alle costole. Quanto al personale del San Camillo, il consulente del pm rileva profili di responsabilità per la mancata sorveglianza dell"uomo (che non era in grado di badare a se steso) al fine di evitare la caduta dalle scale, e suggerisce al magistrato di valutare la loro posizione in relazione ai giorni compresi tra il 18 e il 20 agosto, per verificare se sia stato fatto quanto necessario alla luce della lamentata insufficienza respiratoria dell"uomo.
      Ora spetterà al pm Mossa individuare con precisione le responsabilità di medici ed infermieri delle due strutture e valutare se vi siano gli estremi per chiedere il loro rinvio a giudizio davanti al Tribunale per omicidio colposo.
      I familiari della vittima hanno già affidato il mandato all"avvocato Francesco Schioppa con l"intenzione di costituirsi parte civile nell"eventuale processo.


Il GAZZETTINO               SANITÀ I Comitati ambiente territorio avviano una petizione alla Regione
Ospedale unico, mille contrari
«Il nuovo progetto è uno spreco, costa meno ristrutturare l’esistente»

Mercoledì 10 Febbraio 2010,
Più di mille firme contro il nuovo ospedale. Ed è solo l’inizio. I Comitati ambiente e territorio (Cat) continueranno a raccoglierne per portare in Regione una petizione completa di un convincente corollario di dissensi dei cittadini riguardo la nuova opera pensata per risolvere le inefficienze dell’Asl 13. Risolvere o procrastinare, visto che una soluzione del genere potrebbe andare bene nel lungo periodo, ma nell’immediato i problemi rimarrebbero. «L’offerta ospedaliera dell’Ulss 13 è di più che buona qualità - spiegano i portavoce dei comitati, Mattia Donadel e Adone Doni - con le eccellenze nelle specialità cardiovascolare, ortopedica, urologica e oncologica. l’Agenzia regionale sanità e la Corte dei conti confermano che l’Ulss 13 è tra le migliori nel Veneto. Invece di un premio per l’efficienza raggiunta, il finanziamento regionale prevede solo 1.350 euro per residente contro oltre 1.800 dell’Ulss 12 di Venezia-Mestre, relegando così Riviera e Miranese all’ultimo posto».
      I comitati sono in linea con quanto proposto dal direttore generale Arturo Orsini che, insieme al sindaco di Mirano Roberto Cappelletto, aveva elaborato un piano meno oneroso e più rapido per mettere a norma le strutture. «La dotazione strutturale ed organizzativa degli ospedali dell’Ulss 13 è già consistente; la realizzazione in tempi brevi degli interventi di messa a norma degli edifici esistenti e la realizzazione delle nuove strutture a Mirano e Dolo consentirebbero di avere una situazione ottimale. Questi interventi sono possibili già da ora con solo 20 milioni di euro di finanziamento regionale grazie alla vendita dei vecchi padiglioni e al risparmio conseguente sulla spesa corrente. Il nuovo ospedale - concludono - sarebbe uno spreco di denaro pubblico: i 370 milioni previsti per la sua realizzazione sono molti più di quelli necessari alla riqualificazione dell’esistente».
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I FINANZIAMENTI ALL’ASL 13
Orsini:«Senza quei soldi
era difficile andare avanti»
Domenica 7 Febbraio 2010,
“Il finanziamento stanziato nella Finanziaria regionale per l’Ulss 13 è di vitale importanza. Senza quei soldi sarebbe stato molto difficile poter andare avanti”. E’ raggiante Arturo Orsini, direttore generale dell’Asl 13, svegliato la notte scorsa alle 4 da una telefonata che gli comunicava l’arrivo dei fondi (22 milioni e mezzo di euro, ndr) tanto attesi. Ma dietro alle sue parole, emerge una paura che aveva fatto pensare al peggio per il futuro degli ospedali di Riviera e Miranese, in particolare per quanto concerne l’ospedale di Dolo. “Senza quei soldi- ribadisce Orsini- sarebbe stata davvero dura poter proseguire con gli ospedali oggi esistenti. Ormai eravamo quasi arrivati a toccare il fondo, anche perché in questi anni l’Ulss 13 non aveva mai ricevuto fondi regionali per la riqualificazione e messa a norma dei plessi”. Orsini racconta che appena avuto l’incarico di direttore generale aveva fatto il punto della situazione dei tre ospedali (Dolo, Mirano e Noale), dal quale ne era scaturita una sorta di “lista della spesa”, con gli interventi più urgenti da mettere in cantiere per avere degli ospedali a norma ed in grado di fornire i servizi richiesti dalla comunità rivierasca, da un lato, e miranese, dall’altro. “Purtroppo- sottolinea- tutto era rimasto inascoltato. Fino alla notte scorsa, quando sono stato svegliato da quella telefonata che mi ha fatto davvero tirare un sospiro di sollievo”. Ora, il direttore generale, non appena disporrà del denaro stanziato, inizierà l’iter per la messa a norma dei plessi. A Dolo, in particolare, sono diverse le strutture ad aver bisogno d’interventi. Basti pensare alle sale operatorie considerate non propriamente a norma. (G.Dco.)
     


IL GAZZETTINO

ASL 13 La Regione stanzia 22,5 milioni di euro per Dolo, Mirano e Noale

I tre ospedali sono salvi
Congelata dunque l’ipotesi di realizzare un nuovo distretto sanitario

Sabato 6 Febbraio 2010,
Ventidue milioni e mezzo di euro. E’ questa la cifra stanziata dalla Regione Veneto per la riqualificazione degli ospedali di Mirano, Dolo e Noale. Ad annunciarlo è il consigliere regionale del Pd, Giampietro Marchese, che sulla questione si era speso in prima persona, lamentando come l’Ulss 13 fosse sempre stata snobbata dalla Regione Veneto, in termini di finanziamenti. “E’ una vittoria per tutto un territorio che fino ad oggi ha sofferto pesantemente sul fronte della Sanità- afferma raggiante Marchese- e la colpa sta nella scarsa attenzione da parte del governo regionale”. Proseguendo: “Con questo stanziamento la Riviera del Brenta e il Miranese vedono aprirsi uno scenario dove finalmente ed in tempi contenuti i cittadini avranno servizi di qualità e strutture ospedaliere moderne”. Bisogna ricordare, infatti, che i tre plessi ospedalieri dell’Ulss 13 hanno bisogno d’interventi di adeguamento ed in alcuni casi, vedi la situazione delle piastre operatorie dolesi, di messa a norma. I soldi sono stati inseriti nel bilancio della Finanziaria Regionale 2010. “Già la scorsa settimana- rivela Marchese- la Commissione Sanità aveva dato il via libera alle ristrutturazioni, oltre ad inserire nel fondo di rotazione il comune di Mira per la realizzazione di un nuovo distretto sanitario”. Concludendo: “Ora è stato compiuto un passo decisivo che congela, rinviandola ad una eventuale successiva discussione, l’ipotesi della realizzazione di un ospedale unico e pone rimedio alla continua ingiustizia patita dall’area rivierasca e miranese, visto che gli stanziamenti di fondi regionali per l’Ulss 13 sono stati fino ad oggi a dir poco insignificanti”.
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Sabato 6 Febbraio 2010,

IL COMITATO DEI CITTADINI
«Un importante passo avanti
Speriamo non sia un contentino»

«Se il finanziamento di 22 milioni e mezzo di euro è un primo passo per lo sviluppo dell"Ulss 13 e della struttura ospedaliera dolese è un"ottima notizia. Altro discorso sarebbe se quei soldi sono solo un contentino per calmierare la situazione». A parlare è Massimo Barbato, presidente del Comitato «Salviamo l"Ulss 13», che da tempo si batte perché Doloo continui a mantenere i servizi e le eccellenze conquistate negli anni. «Questa iniziativa - prosegue - spero blocchi lo stanziamento di 80 milioni di euro per la realizzazione del plesso miranese che sarebbe solo la manifestazione della volontà di chiudere Dolo". Barbato, comunque, non vuole cantare vittoria troppo presto. «Voci sempre più insistenti - sottolinea - parlano della chiusura del reparto di Emodinamica a Dolo, per poi spostarlo in altra sede. Questa sarebbe un"altra grave perdita. Spero si tratti solo di una notizia senza riscontro». (G.Dco.)


IL GAZZETTINO            Sabato 6 Febbraio 2010,
Il reparto di Oncologia ed Ematologia Oncologica dell"Asl 13 ottiene la certificazione UNI ISO 9001: 2008. «Un lavoro durato 2 anni e per ottenerla abbiamo dovuto modificare la struttura del trapianto di midollo osseo» ricorda il dott. Orazio Vinante primario del reparto di Oncologia che ha ricordato come il processo di certificazione, fortemente voluto dall"Ail Riviera del Brenta, ha trovato in tutto il personale medico e infermieristico una piena collaborazione e condivisione. «La certificazione di terzi - ha ricordato il direttore generale Arturo Orsini - è un punto d"arrivo per garantire la qualità e la professionalità dei servizi sanitari ma è anche il miglior metodo per contrastare l"autoreferenzialità di molti medici». L"accreditamento impegna infatti il reparto che è stato certificato continue verifiche ed ispezioni che accertino il mantenimento dei parametri di qualità raggiunti e l"aggiornamento continuo del servi-zio sanitario offerto agli utenti. «In questi due anni - ha ricordato il dott. Giuseppe Azzarello - abbiamo avuto anche il trasferimento di sede dell"Oncologia, da Noale a Mirano, e in corso d"opera con l"ente certificatore siamo andati in cantiere per accertare che la struttura, soprattutto quella riservato al trapianto di midollo, fosse adeguata ai parametri di qualità e sicurezza».
      Luisa Giantin


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Giovedì 4 Febbraio 2010,  IL GAZZETTINO
Moldava ammalata
si cerca un medico
per riportarla in patria

MIRA - Gara di solidarietà per la donna moldava malata di tumore alla testa che vorrebbe tornare al paese d"origine, ma manca ancora un medico in grado di assisterla nel viaggio di ritorno. L"appello lanciato dalla figlia e dal Tribunale dei Diritti del Malato per favorire il rientro a casa della donna, di 58 anni, residente a Borbiago di Mira con la figlia colpita da emorragia celebrare qualche settimana fa e ricoverata all"ospedale di Noale sembra aver trovato risposte. La donna, al quale è stato diagnosticato un tumore al cervello difficilmente curabile, vorrebbe tornare a casa per essere accudita dai figli e dal marito. «Mia mamma - ha spiegato la figlia - vorrebbe morire nella sua casa, ma i costi per il rimpatrio sono troppo alti per me». In questi giorni, dopo l"appello della figlia qualcuno ha risposto. La Croce Rossa ha confermato che contribuirà con 2mila euro al viaggio, altrettanti ne ha recuperati la figlia nei giorni scorsi ma il costo complessivo si aggira sui 5 mila euro. «Speriamo che qualche altra associazione o generoso privato possa contribuire al resto delle spese - spiega il Tribunale - ma ora sorgono altri problemi. Il viaggio è di circa 2000 km e sarebbe necessario che la donna, viste le condizioni, fosse accompagnata non solo dall"ambulanza attrezzata ma anche da un medico. Speriamo di trovare qualche volontario». (l.gia.)


  IL GAZZETTINO    Giovedì 28 Gennaio 2010,
MIRANO - Il medico è in sciopero, saltano le visite in ospedale a Mirano. La signora P.A., di Maerne, aveva fissato una visita di controllo per il marito ancora sei mesi fa. Sfortuna ha voluto, però, che nel giorno stabilito si tenesse un"assemblea del personale ospedaliero, e anche il medico che doveva visitare il marito di P.A. (l"uomo era stato colpito da un infarto nove anni fa), era evidentemente impossibilitato a portare a termine le visite. L"azienda sanitaria, nei giorni scorsi, annunciando l"assemblea, aveva comunicato la possibilità di eventuali disservizi. La signora P.A., e suo marito, però, avevano preso una giornata di ferie per poter essere presenti. «È incredibile, nessuno ci ha avvisati» spiega furente. La donna minaccia di adire alle vie legali, ma non è l"unica ad aver avuto problemi di questo tipo martedì. Sono diverse le visite ad essere saltate a causa dell"assemblea, ma l"azienda sanitaria assicura di essere riuscita a soddisfare gran parte delle esigenze degli utenti. ( d.t.)



Giovedì 28 Gennaio 2010,  IL GAZZETTINO Davide Tamiello
MIRANO - “Prima dell"ospedale unico si pensi a rimettere in sesto le strutture esistenti”. La consulta del volontariato di Mirano, riunitasi nei giorni scorsi, chiede lumi ed interventi a breve termine per la sanità locale. Nell’ultima riunione del mese di gennaio, infatti, la Consulta, che raccoglie al suo interno le tante e diverse associazioni del territorio, ha rivolto ai vertici dell’Asl le proprie istanze. Aldo Tonolo, del comitato Carlo Salvioli, ha specificato che “il futuro degli ospedali dell’Asl 13 sta nella costruzione del nuovo monoblocco De Carlo 3 a Mirano, dove alloggiare l’intero settore materno infantile (oggi insediato nei padiglioni di proprietà del Mariutto per i quali l’Asl paga l’affitto), e nella costruzione del nuovo monoblocco operatorio, oltre al rinnovo delle apparecchiature diagnostiche a Dolo. A Noale invece c’è solo da potenziare la struttura esistente con l’ampliamento dell’attività di Lungodegenza e Riabilitazione”. Il piano finanziario (10 milioni di euro per Mirano e 10 per Dolo) era stato realizzato un anno fa dalla direzione generale dell"azienda sanitaria in collaborazione con lo stesso sindaco Roberto Cappelletto. Il coordinatore del Salvioli è stato esplicito anche nella sua contrarietà all’ipotesi di un nuovo ospedale unico. “Non ne sentiamo la necessità – ha detto - L’Asl 13 ha già dimostrato ampiamente di essere tra le aziende sanitarie più efficienti del Veneto dove notoriamente la qualità dell’assistenza ospedaliera è di ottimo livello”. Il sottofinanziamento dell"Asl di Riviera e Miranese è ormai una costante, "leit motive" annuale tra le richieste di redistribuzione regionale dei fondi, come ha rimarcato il direttore generale Arturo Orsini. “Non si chiede altro che di avere una quota pro capite uguale alla media regionale" aggiunge Giuliana Piarotto, presidente della consulta. “La popolazione – ha concluso Tonolo - si attivi per avere risposte certe sul futuro dell’ospedale di Mirano dai candidati dei vari fronti politici in vista delle prossime regionali ”.
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MEDICI SENZA PAGA
PARALISI IN OSPEDALE

Giovedì 28 Gennaio 2010,

Dal 1 febbraio meglio non ammalarsi. Brutte notizie infatti per i residenti nel territorio dell’Ulss 12 - Venezia, Mestre, Cavallino-Treporti, Quarto d’Altino, Marcon. Tutti i medici ospedalieri dal 1 febbraio "proclamano lo Stato di Agitazione e iniziano la loro protesta riducendo l’orario di assistenza al minimo dovuto di 34 ore e 30 minuti". Questo si legge in un comunicato firmato da tutte le sigle sindacali (Anaao,Anpo, Arroi, Cimo, Cgil, Cisl, Uil dell’Ulss veneziana). Significa che negli ospedali di Mestre e Venezia primari e medici lavoreranno solo alle urgenze. E non bisogna essere indovini per prevedere che andranno in titl molti reparti dell’Angelo e del San Giovanni e Paolo. Ad iniziare dai Pronto soccorso dove è ovvio che si occuperanno solo dei casi urgenti, respingendo o rinviando i casi non urgenti, quelli che già adesso, a regime normale si fanno delle belle ore di coda.
      Ma anche interventi chirurgici programmati, visite, esami non urgenti, dipenderanno esclusivamente dalla fortuna. Esaurito l’orario di lavoro infatti i medici timbreranno e se ne andranno a casa. E l’ospedale da sempre fa fatica a tirare avanti se i medici applicano alla lettera il mansioanrio e si limitano all’orario di servizio.
      Del resto i medici dell’Ulss 12 - ospedalieri e di famiglia - sono gli unici camici bianchi in tutto il Veneto a non aver percepito un centesimo di stipendio. Non solo, il drastico taglio è stato effettuato senza nemmeno convocare i sindacati dei medici e dei primari e, in più, i vertici dell’Ulss, hanno diramato un comunicato in cui si ringraziano i medici "che condividono la richiesta di dare precedenza al pagamento delgi stipendi del personale di comparto". Cioè gli infermieri. Che sono stati pagati. Oltre al danno, insomma, la beffa. Doppia perchè - rilevano i sindacati - l’Ulss non ha nemmeno pagato "le quote della libera professione dei mesi precedenti, regolarmente versate dai pazienti e incassate dall’Ulss, ma mai pervenute ai sanitari che hanno lavorato". I sindacati chiedono che almeno questi quattrini siano versati subito "a meno che anche quei soldi non siano stati adoperati per pagare gli infermieri. In tal caso almeno un grazie sarebbe stato gradito" - scrivono irritati i sindacati dei camici bianchi, che chiamano alla lotta i loro iscritti. Ma non c’è nemmeno bisogno di soffiare sul fuoco perchè il malumore è veramente alle stelle fra i medici. Perchè è vero che la colpa è della Regione, ma l’Ulss 12 è l’unica che lascia a bocca asciutta i suoi 1.500 medici ospedalieri.
      Nel frattempo anche i medici di base - 250 - e i pediatri di base - 30 - sono sul piede di guerra. "In attesa di buone notizie del superamento della situazione, la Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale) e la Fimp (Federazione italiana medici pediatri) convocheranno un’assemblea congiunta per i primi giorni di febbraio. Tale assemblea deciderà le opportune azioni."
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DOLO Sinistra civica: «Un’operazione a vantaggio dei soliti capitani di ventura»

«L’ospedale delle speculazioni»

«370 milioni per la nuova opera? Ne basterebbero 20 per sistemare i tre nosocomi»


Martedì 26 Gennaio 2010,

“In questi giorni, mentre i partiti "maggiori" si rimpallano le responsabilità circa le grandi opere che interesseranno la Riviera, nessuno sembra preoccuparsi dell"avanzare di un altro devastante progetto: l"Ospedale Unico”. A sostenerlo è la Sinistra Civica dolese. “L"Ulss 13- proseguono- è tra le migliori del Veneto, con punte d"eccellenza in specialità quali quella ortopedica, urologica, oncologica e cardiovascolare, ma la Regione Veneto ha sottofinanziato la nostra Ulss, relegandola all"ultimo posto”. Accusando: “Il piano è chiaro: mettere in ginocchio le tre strutture esistenti, costruendo in project financing, gestendo i servizi offerti e speculando sulle cubature delle attuali strutture. I 370 milioni previsti per la realizzazione del progetto sono molti di più dei 20 che basterebbero per la sistemazione dell"esistente, senza contare che il progetto prevede una riduzione del 30 per cento dei posti letto”. Affermando: ”Noi ci opporremo, con i cittadini ed i comitati per bloccare anche questa devastante speculazione a danno dei cittadini ed a vantaggio dei soliti noti capitani di ventura”.
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Maurizio Dianese IL GAZZETTTINO

 

Ulss 12: la mancata approvazione del bilancio regionale mette tutti in ginocchio
I MEDICI SENZA STIPENDIO
L"Azienda sanitaria(unica in Veneto) riesce a pagare solo infermieri e impiegati


Martedì 26 Gennaio 2010,

Medici e primari degli ospedali di Mestre e Venezia questo mese non incassano un centesimo di stipendio. Zero assoluto. Solo infermieri, operatori socio sanitari e impiegati portano a casa lo stipendio. Fino a ieri era il 65 per cento, ma proprio ieri, grazie ad un prestito di 4 milioni di euro, erogato dall’Ulss di Thiene, verranno pagati in toto. Ma solo gli stipendi del personale non medico dell’Ulss. Cioè 3 mila 500 dipendenti. Restano a secco i 1.500 tra medici e primari, direttori di Dipartimento e tutti i vertici aziendali amministrativi. A loro è stata recapitata via e mail una missiva firmata dal direttore generale, Antonio Padoan, nella quale "si comunica che, a seguito della mancata approvazione del bilancio regionale (...) non è pervenuto il finanziamento mensile destinato al pagamento degli stipendi." La lettera si conclude così: "Si ringraziano i Direttori di Dipartimento e di Dirigenti dipendenti e convenzionati che condividono la richiesta di dare precedenza al pagamento degli stipendi del personale del comparto". Oddio, a chiedere in giro non sembra che ci sia stata grande condivisione da parte di primari e medici che venerdì della scorsa settimana si sono visti recapitare in computer questa lettera. In ogni caso c’era ben poco da fare.
      La mancata approvazione del bilancio regionale ha messo in ginocchio le finanze di tutte le Ulss. Poi, vai a vedere se è colpa della maggioranza che regge la Regione e non riesce ad approvare il bilancio oppure se è colpa dell’opposizione che mette i bastoni fra le ruote. Ha poca importanza comunque per chi deve pagare il mutuo e dar da mangiare ai figli. Medici e primari aspettano e per alcuni di loro lo stipendio non è così alto da far dormire sonni tranquilli. Anche se sarà questione di giorni, si spera. In ogni caso c’è una disparità evidente. Perchè tutti i dipendenti regionali sono stati regolarmente pagati, così come i dipendenti di tutte le Ulss del Veneto. Come mai l’Ulss 12 è l’unica che non ce la fa a pagare anche i medici? Le altre Ulss avevano in cassa fondi che l’Ulss 12 non ha. E chi non li aveva se li è fatti prestare. Così Pieve di Soligo li ha prestati al Veneto orientale, ad esempio. Ma in aiuto dell’Ulss 12 con 4 milioni di euro è arrivata solo Thiene, gli altri hanno declinato. E non ha accettato di prestare soldi nemmeno la Cassa di risparmio che pure è la tesoreria dell’Ulss 12. Insomma, l’Ulss 12 è l’unica nel Veneto che è rimasta in braghe di tela. Ci sarà un motivo, no?
      Comunque tutti sperano che la Regione si dia una mossa al più presto. Intanto Cgil, Cisl e Uil, hanno proclamato lo stato di agitazione con sospensione dello straordinario e applicazione rigida del mansionario. Non solo, i sindacati presidieranno il Consiglio regionale, proprio per evitare ulteriori ritardi. E i sindacati dei medici? Sono sul piede di guerra, ma per adesso aspettano.
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IL GAZZETTINO

Per Valdegamberi non ci sono tagli agli assegni di cura


La replica dell’assessore regionale alle critiche dell’Assemblea dei cittadini

«Assegni di cura, nessun taglio»


Martedì 26 Gennaio 2010,

«Sugli assegni di cura le cose non stanno come le dice il portavoce dell’Assemblea dei cittadini».
      L’assessore regionale alle Politiche sociali Stefano Valdegamberi risponde così a Gianni Filippetto che aveva accusato la Regione di un taglio ai fondi per l’assistenza domiciliare.
      «Al contrario - afferma Valdegamberi - la Regione Veneto negli ultimi anni ha costantemente aumentato le risorse a favore di tutta l’assistenza domiciliare, contenendo il ricorso a strutture residenziali. Una crescita costante delle risorse con percentuali del 30%, seppur in condizioni di ristrettezze finanziarie. E’ stata una delle sfide, vinte, che ho lanciato quando sono diventato assessore e ho fatto di quest’impegno di rafforzamento della domicialiarità una delle azioni costanti nell’azione amministrativa e legislativa della Regione».
      Per Valdegamberi, Filippetto sbaglia anche quando parla di «notevolissimo ritardo del pagamento degli assegni del secondo semestre del 2008, in realtà a Natale 2009 sono stati messi in pagamento quelli del primo trimestre 2009. Ma anche se ci fossero, questi ritardi che non ci sono, non dipenderebbero dalla Regione Veneto ma dal patto di stabilità».
      «Per quanto riguarda l’erogazione dell’85% della quota – spiega ancora l’assessore – non significa che l’assegno di cura viene ridotto, ma che verrà erogato in misura piena una volta che avremo effettuato il calcolo definitivo di tutti i beneficiari con i dati che i Comuni ci hanno comunicato al 31 dicembre».
      Per il primo semestre 2009 sono stati stanziati 29.379.178 euro destinati a 23.730 utenti. Per l’Ulss n.12 veneziana trattasi di 1.927.287 euro suddivisi tra 1589 utenti (154 Alzheimer, 983 assegno di cura, 452 badanti + assegno di cura).
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Gianluigi Dal Corso


IL GAZZETTINO

Martedì 26 Gennaio 2010,

 

Disabile licenziato

Parte il processo

Si tiene oggi, nella sede del Tribunale del Lavoro di Venezia, l’udienza per il licenziamento di Ulisse Fiolo, membro della cooperativa Sarha, che offre i propri servizi all’interno dell’Asl 13, tra cui diversi sono impiegati all’ufficio Cup (Centro unificato prenotazioni, ndr). Fiolo sarebbe stato dimesso da socio, durante un’assemblea alla quale non aveva potuto prendere parte perché ammalato. Almeno così sostiene lo Slai Cobas, che ricorda come il lavoratore avesse inviato alla cooperativa un telegramma nel quale comunicava l’impossibilità di partecipare alla seduta perché ammalato. A seguito delle sue “dimissioni”, l’uomo sarebbe stato licenziato in tronco. L’assemblea, infatti, doveva discutere del suo ruolo, dopo le polemiche fatte scoppiare da un volantinaggio di Slai Cobas a Dolo, dove sosteneva lo “sfruttamento” dei lavoratori in carico alla cooperativa. Lo Slai ha comunque ribadito, con Paolo Dorigo, come il lavoratore non avesse partecipato alla stesura del documento incriminato. Le accuse comunque erano state rispedite al mittente dalla stessa cooperativa. Già lo scorso 13 gennaio, a Mestre, nella sede del Tribunale del Lavoro, c’era stato un tentativo di conciliazione tra le parti, che non ha avuto sbocco. Durante la conciliazione è pure emerso che Fiolo non aveva goduto, nell’anno 2009, delle ferie maturate. Sottolineando come il lavoratore, peraltro diversamente abile, non fosse mai stato informato di un possibile “blocco” delle stesse.

Dal Corso
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IL GAZZETTINO   Venerdì 15 Gennaio 2010,
DOLO - Invalido di Camponogara parcheggia l’auto con tanto di tagliando della portineria nel parcheggio dell’ospedale di Dolo, ma all’uscita scopre che la vettura è stata rimossa dal carro attrezzi.
      Il fatto è avvenuto l’altro giorno all’ospedale di Dolo ed ha provocato la dura reazione dell’invalido e dei suoi familiari, che avrebbero addirittura fatto un esposto alla direzione ospedaliera. Sulla vicenda, però, interviene anche Franco Bruno, che si occupa del recupero delle auto parcheggiate senza autorizzazioni o fuori dagli spazi previsti: «Il fatto accaduto è spiacevole - afferma -. Di norma noi non portiamo via l’auto a chi espone un tagliando d’invalidità, a meno che non impedisca, come in questo caso, il passaggio di altri mezzi». Il solo tagliando d’invalidità dunque non basta per parcheggiare all’interno dell’ospedale: «Serve anche l’autorizzazione della portineria. In questo caso c’era, ma l’auto era parcheggiata male». (G.d.Cor.)


 

Odg e convegno
in difesa dell’Asl 13


IL GAZZETTINO      Domenica 10 Gennaio 2010,
MIRANO - Un ordine del giorno per chiedere la messa in sicurezza degli ospedali di Mirano e Dolo, oltre a riorganizzare quello di Noale. Luigi Gasparini, consigliere comunale di Rifondazione comunista, fissa le priorità per la politica sanitaria nel territorio dell"Asl 13. «I nostri ospedali devono essere messi a norma - dice - sono i cittadini a chiedercelo. E la Regione ha il dovere di ascoltarci perchè per anni l"Asl 13 è stata una delle aziende sanitarie più sottostimate del Veneto».
      L"ordine del giorno verrà presentato nel prossimo consiglio comunale, mentre anche il Pd si muove nel campo della sanità e martedì prossimo, 12 gennaio, alle 20.30 in Barchessa di villa Errera (auditorium Maria Teresa di Calcutta) presenterà un"assemblea pubblica dal titolo “Quali priorità per la sanità pubblica”. Tra i relatori presenti Bruno Pigozzo, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Salzano, Giampiero Marchese, vicepresidente del consiglio regionale, e Marco Busatto, segretario aziendale Cgil dell’Asl 13. L"incontro sarà coordinato dal consigliere comunale del Partito democratico Roberto Artuso. (D.Tam.)
     
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L’ordine del giorno
votato dai Comuni
sancirebbe la "fine"
dell’ospedale di Dolo

«I fondi per l’Asl
solo a Mirano»

Gianluigi Dal Corso


27 Dicembre 2009

L’Asl 13 nel progetto di sanità di eccellenza

Dolo. L’Asl 13 Dolo-Mirano parteciperà “ Progetto Regionale Sperimentale per l’Accreditamento di eccellenza delle strutture socio-sanitarie”.

Si tratta di un progetto promosso dalla Regione ed è arrivato alla seconda edizione che ha l’obiettivo di definire un programma per l’accreditamento di eccellenza del Servizio Sanitario Regionale, e che mira a valorizzare e mostrare le migliori competenze delle strutture ospedaliere venete. Le strutture dell’Asl 13 interessate dal progetto dono il Dipartimento di Salute Mentale di Dolo, il Centro Educativo Occupazionale Diurno Medoacus di Mira e la Casa di Riposo”Anni Sereni” di Scorzè. Questa iniziativa prevede il coinvolgimento anche delle strutture aziendali direzionali e gestionali dell’Asl 13  oltre alle associazioni di volontariato (Avo e Tribunale del Malato) attive a Dolo e Mirano. Al fine di garantire la credibilità del progetto il controllo è stato affidato all’Accreditation Canada, organismo no profit che da oltre 50 anni gestisce per  il servizio socio sanitario canadese il sistema di accreditamento di eccellenza.

G. Piran   La Nuova Venezia


Sabato 19 Dicembre 2009,
«Devastante quanto irresponsabile. L’ordine del giorno approvato nell’ultimo consiglio comunale di Dolo, partorito dalla Conferenza dei Sindaci e messo in votazione in tutta fretta nei banchi dei vari consigli comunali, favorirà solo l’ospedale di Mirano».
      Il Circolo delle Libertà di Dolo e il consigliere comunale Massimo Barbato bocciano senza mezze misure il documento che chiede una più adeguata erogazione dei fondi per l’Asl 13. «Il punto più importante e che, astutamente, appare inserito in maniera velata - sottolinea Barbato- è che viene richiesto alla Conferenza dei sindaci la costruzione a Mirano di un monoblocco denominato “De Carlo 3”». E polemizza: «Questa struttura di fatto non rientra nelle priorità d’emergenza per mettere in sicurezza le strutture sanitarie di Miranese e Riviera, ma in una futura strategia di "servitù" dell’ospedale di Mestre ed il successivo ed inesorabile disimpegno rispetto all’ospedale di Dolo». Per Barbato, infatti, Dolo è costretta a vendere alcuni fabbricati dismessi, mentre per Mirano interverrà la Regione con oltre 80 milioni di euro: «Riteniamo che tutto ciò sia irresponsabile per chi dovrebbe rappresentare il bene comune» accusa Barbato che lancia anche una proposta sì di “ospedale unico”, ma pubblico: «L’utilità di una nuova struttura unica, fattibile in 6-7 anni, pubblica e non privata, che faccia da ponte tra Mestre e Padova, è quanto di più necessario per salvaguardare l’identità dell’Asl 13».
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IL GAZZETTINO

In attesa della struttura "unica" Lega e Udc chiedono di salvaguardare gli standard

Sos per l’ospedale di Dolo
Scalabrin denuncia: «A rischio la qualità dei servizi e l’operatività dei reparti»

Giovedì 3 Dicembre 2009,
L’Ospedale Unico si può anche fare, l’importante è garantire al momento attuale gli standard qualitativi che per anni hanno contraddistinto l’ospedale di Dolo. A sostenerlo sono il segretario provinciale dell’Udc, Luca Scalabrin, e il vice segretario provinciale della Lega Nord, Flavio Zebellin. E proprio quest’ultimo, nel corso dell’ultimo consiglio comunale di Fiesso, dove siede all’opposizione, ha garantito che quale forza di governo Regionale, la Lega Nord si impegnerà perché siano dati i fondi necessari per il mantenimento degli standard e delle strutture del plesso dolese.
      Per Luca Scalabrin, infatti, il discorso ospedale unico sì o no, non può viziare la destinazione d’investimenti che servono oggi. «La condizione dei nostri nosocomi è ben chiara a tutti: lo standard qualitativo è in netto ribasso e il problema sta diventando non la qualità del servizio offerto ma l’esistenza del servizio stesso. Reparti a part-time, problema di messa in sicurezza dei plessi ospedalieri, perdita della capacità di attrazione dei residenti che stanno perdendo quel rapporto fiduciario con le strutture ospedaliere residenziali, come invece avveniva in passato. Quello che sorprende è che tutti in questa situazione parlano di ospedale unico senza sapere chi ne pagherà i costi e quando. Si parla di un investimento per circa 380 milioni di euro. Relativamente al posizionamento del nuovo ospedale nell’area di Veneto City, se ne parla ormai da quattro anni». Accusando: «Mentre si parla di nuove strutture, sono in via di ultimazione i nuovi monoblocchi con molto denaro pubblico già investito. Gli affari degli immobiliaristi che vorrebbero le attuali aree ospedaliere per aree residenziali o commerciali, non sono di interesse generale. Al cittadino interessano gli standard qualitativi che devono restare almeno come quelli attuali». Per questo Scalabrin auspica una unica “cabina di regia”, che miri davvero a salvaguardare l’ospedale di Dolo.


IL GAZZETTINO
Sottofinanziamento cronico
ordine del giorno in Consiglio

Giovedì 3 Dicembre 2009,
DOLO - Nel corso dell’ultimo consiglio comunale di Dolo, è stato approvato un Ordine del giorno sul futuro assetto organizzativo dell’Ulss 13 ed in particolare del plesso dolese. Il documento tratta con preoccupazione quanto sta accadendo. Si parte con la carenza di risorse assegnate per assistito residente, circa 450 euro ad abitante, che pone l’Ulss 13 tra gli ultimi posti a livello regionale; per passare al “Sottofinanziamento cronico anche per la non autosufficienza, basandosi sul criterio della spesa storica”; e chiedendo un adeguamento strutturale degli ospedali di Dolo e Mirano, in base al piano complessivo di messa in sicurezza, discusso ed approvato dalla Conferenza dei Sindaci con la Direzione Generale. Inoltre, si lamenta la mancata attivazione nell’ospedale di Noale dei servizi di lungodegenza e riabilitazione. Spostando poi la discussione sul prodromico ospedale unico. Per questo il comune chiede subito 20 milioni di euro alla Regione per la messa in sicurezza dei plessi ospedalieri ed una più equa ripartizione dei vari fondi. (g.d.c.)


28 Novembre 2009

Il futuro della sanità

“Per salvare l’Asl 13 organizziamo gli stati generali"

LA NUOVA VENEZIA      Francesco Furlan

DOLO: il paziente è moribondo e le sue condizioni si stanno aggravando. Sul lettino dell’ospedale siede questa volta l’intera Asl 13(Miranese e Riviera). Come intervenire, mentre in molti al capezzale ne attendono il decesso? Lucio Tiozzo, consigliere regionale del Pd , ha la sua ricetta:” Stati generali subito”, una specie di tavolo di crisi per affrontare la crisi finanziaria nella quale versa l’Asl 13, che vuol dire gli ospedali di Mirano, Dolo e Noale.

Da settimane si discute di ospedale unico(c’è chi propone di realizzarlo a Veneto City)ma il vero nodo in questione riguarda la riorganizzazione dei servizi proposta ai sindaci dalla direzione generale con lo scopo di ridurre le spese. Un piano che, nelle intenzioni del direttore generale Arturo Orsini, vede nella circostanza il taglio dei cosiddetti reparti doppione. E così ginecologia sarà solo a Dolo, ostetricia solo a Mirano, il centro trasfusionale e dei laboratori solo a Dolo, per citare solo alcuni degli interventi più importanti e sui quali è aperta la discussione –non priva di derive campanilistiche-tra i 17 sindaci del Miranese e della Riviera. La domanda  però è capire fino a che punto questa razionalizzazione potrà spingersi senza intaccare i servizi, ammesso e non concesso che questa soglia sia già stata superata. Il direttore generale Arturo Orsini ha le mani legate dalla Regione che lo obbliga a spendere poco-mentre la Regione , nella figura del suo assessore alla Sanità Sandro Sandri non ha ancora deciso il ruolo dell’Asl 13 nell’area della provincia, e in relazione con l’ospedale all’Angelo di Mestre.

Senza contare che i 30 milioni che quest’anno la Regione ha assegnato in più nell’Asl(si è passati dai 349 milioni del 2008 ai 378 del 2009) sono virtuali, nel senso che serviranno a ripianare il debito ma non potranno essere usati per i servizi. “l’Asl 13di Dolo e Mirano –spiega Tiozzo- si trova ormai di fronte ad una situazione incancrenita, che mette pesantemente a rischio i servizi per i cittadini. Il quadro delle emergenze è terribilmente complesso e va affrontato entro Natale con la convocazione degli stati generali, chiamando allo stesso tavolo l’assessore regionale alla sanità, i consiglieri regionali eletti nel Veneziano e i rappresentanti dei comuni”. Tre i problemi da affrontare al più presto. Oltre che a quanto già detto sui finanziamenti è “indispensabile che l’Asl 13 ottenga i fondi necessari per procedere con gli interventi di ristrutturazione dei propri ospedali . L’ultima distribuzione di risorse erogate a questo scopo dalla Regione lascia oggettivamente allibiti: com’è possibile che su 140 milioni di euro stanziati, ben 80 siano andati nell’area veronese tanto cara a Sandri, altri 20 nel vicentino e le briciole al resto del Veneto, ignorando del tutto le emergenze della Riviera?”

In terzo luogo il consigliere Tiozzo pone il problema del sostegno ai non autosufficienti:”nel bilancio servono 50 milioni aggiuntivi”. Il dibattito è aperto.

 


IL GAZZETTINO

Sabato 28 Novembre 2009,

Sui problemi dell"Ulss 13 della Riviera del Brenta, il consigliere regionale Lucio Tiozzo (Pd) chiede la convocazione d"urgenza degli «stati generali», una sorta di tavolo di crisi per affrontare la crisi finanziaria nella quale versa l"unità locale. «L"Ulss 13 di Dolo e Mirano - spiega Tiozzo - si trova ormai di fronte ad una situazione incancrenita. Il quadro delle emergenze è terribilmente complesso e va affrontato entro Natale con la convocazione degli stati generali, chiamando allo stesso tavolo l"assessore regionale alla sanità, i consiglieri regionali eletti nel Veneziano e i rappresentanti delle amministrazioni locali che rientrano nell"ambito territoriale dell"Ulss».


Luisa Giantin

Venerdì 27 Novembre 2009,
Il consiglio comunale di Mira fa da capofila ad una mobilitazione a sostegno degli ospedali dell’Asl 13. L’assemblea, dopo aver ascoltato gli interventi del direttore generale dell’Asl 13 Arturo Orsini, del direttore sanitario Filippo Accietto e del presidente della Conferenza dei sindaci Fabio Livieri, ha votato all’unanimità un ordine del giorno per un’equa gestione dei servizi socio-sanitari dell’Asl 13, "Cenerentola" delle aziende sanitarie venete. Un documento che nelle prossime settimane verrà discusso e votato anche dagli altri consigli comunali di Riviera e Miranese.
      «L’Asl 13 - ha dichiarato il direttore Orsini - è in asfissia per quanto riguarda le risorse disponibili e per lo stato delle strutture e dei servizi». Nel dibattito è emerso che l’ipotesi di ospedale unico non può essere il pretesto per "non intervenire" sulle strutture di Dolo e Mirano. «Non si può accettare l’ipotesi di un ospedale unico - ha sottolineato il sindaco Michele Carpinetti - se nel frattempo si dà un servizio scadente agli utenti. La Regione deve mettere l’Ulss13 nella condizione di dare servizi puntuali ed efficienti a tutti gli utenti, in un bacino di circa 260mila abitanti». Quattro le richieste alla Regione inserite nell’ordine del giorno approvato: lo stanziamento urgente dei 20 milioni di euro necessari alla messa in sicurezza della strutture ospedaliere di Dolo e Mirano; la revisione del riparto del Fondo sanitario regionale del 2010 superando le forti disparità tra Asl venete; lo stanziamento nella Finanziaria regionale 2010 di risorse certe nel Fondo per la non autosufficienza e infine una seria e urgente programmazione sulla prospettiva della sanità territoriale compreso il tema dell’ospedale unico.
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Asl 13, arrivano 29 milioni in più

20 NOVEMBRE 2009       DOLO "Reumatologia non può essere chiusa"

Mirano.I vertici del Tribunale del Malato hanno incontrato il consigliere regionale Francesco Piccolo(Pdl)per sollecitare interventi per il rilancio dell"Asl 13. Dalla Regione arriva intanto la conferma dello stanziamento di 29 milioni in più rispetto allo scorso anno. " La Giunta ha confermato il lavoro della commissione - spiega Piccolo- e zittisce con i fatti quelli che parlavano di briciole destinate qui". Durante l"incontro con il Tribunale del Malato è emersa la volontà di lavorare per salvaguardare il patrimonio e migliorare le strutture di Dolo e Mirano."L"eventuale ipotesi di un unico ospedale- dichiarano Piccolo e i responsabili del Tribunale- non devono compromettere gli standard e la qualità dell"offerta socio sanitaria oggi erogati negli ospedali di Dolo e Mirano". Piccolo e i vertici dell"associazione hanno esaminato la questione della chiusura di dell"Ambulatorio di Reumatologia a Dolo. " E" impensabile privare la popolazione dell"Asl 13 che può contare su un servizio fruito da almeno 1.500 malati gravi solo perchè la direzione Asl ha ricevuto lamentele per le liste di attesa". Anche l"associazione "Mirano condivisa" è contro l"idea dell"ospedale unico."Questa proposta è l"ultima delle fantasiose ipotesi sulle funzioni di Veneto City". Il laboratorio Mirano condivisa invita tutti i cittadini a vigilare.

Giacomo Piran  NUOVA VENEZIA


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Venerdì 20 Novembre 2009,

 

La Giunta regionale ha approvato definitivamente il Riparto del Fondo Sanitario per il 2009, dopo il vaglio della Commissione del Consiglio regionale. All’Asl 13 Dolo Mirano vengono erogati 378.771.000 euro contro i 349.088.000 del 2008, ovvero 29.683 milioni di euro in più, posizionando la struttura ospedaliera ai primi posti come aumento percentuale rispetto all’anno 2008, tra tutte le Asl venete. Piccolo ha sottolineato come la giunta abbia riconosciuto la sua azione politica e di altri colleghi che si sono impegnati sul territorio. Ciò, per Piccolo, dovrebbe ammutolire quanti parlavano di “briciole” per il futuro dell’Asl 13. Piccolo ha inoltre incontrato il presidente Francesco Bosello e la coordinatrice Sandra Boscolo del Tribunale del Malato. Dall’incontro è emersa la massima disponibilità a collaborare per tutelare e salvaguardare il patrimonio di professionalità, capacità e tecnologie presenti dell’Ospedale di Dolo, partendo dalla necessità della messa in sicurezza e dell’adeguamento di molti reparti ormai vetusti a cominciare dalla piastra delle sale operatorie, alla sostituzione di apparecchiature e strumenti per la diagnosi e cura ormai obsoleti; ai servizi igienici nelle stanze da ricovero, in particolare per Ginecologia e Ostetricia; fino ai nuovi accessi nel parcheggio e all’attivazione del nuovo Pronto Soccorso. In sostanza Piccolo ha ribadito come il possibile ospedale unico non vada a ledere gli standard qualitativi espressi finora dall’Asl 13. Il Tribunale ha annunciato un azione di pubblica sensibilizzazione verso i cittadini con una sottoscrizione di firme ma anche a vari livelli istituzionali per garantire risorse e progettualità all’ospedale di Dolo e all’intera azienda sanitaria. Intanto, pure il segretario provinciale Udc, Luca Scalabrin, ha sottolineato la necessità di mantenere alti gli standard dolesi: “L’ospedale unico, al momento, è solo un’idea”.
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Il Tribunale diritti del malato:
«Salviamo Dolo e Mirano»

Martedì 17 Novembre 2009,
DOLO – Comitati, associazioni e realtà preoccupati per il destino degli ospedali di Dolo e Mirano riuniti oggi, martedì, nella sede del Tribunale dei diritti del malato presso l’ospedale di Dolo. «Oltre ai comitati – sottolinea il Tribunale – estendiamo l’invito a partecipare alla riunione ad associazioni, realtà e cittadini che hanno a cuore la sanità nell’Asl 13». Il Comitato Salvioli non parteciperà all’incontro. «Mettere insieme noi e il Comitato di Barbato – evidenzia Aldo Tonolo – sarebbe come mettere insieme il diavolo e l’acqua santa». (l.gia.)

 


Tutti al Tribunale del Malato
per difendere i due ospedali


Venerdì 13 Novembre 2009,  IL GAZZETTINO

DOLO - Associazioni e Comitati uniti per difendere gli ospedali di Dolo e Mirano oggetto di accorpamenti e chiusure di reparti, oltre a necessitare di una messa in sicurezza urgente delle strutture.
      Il Tribunale dei Diritti del Malato ha invitato martedì 17 novembre, alle 17 nella propria sede all’ospedale di Dolo, il Comitato Salvioli per la salvaguardia dell’Ospedale di Mirano e il Comitato a difesa dell’Ospedale di Dolo promosso dal consigliere comunale Massimo Barbato, oltre a tutte le associazioni e i cittadini che hanno a cuore gli ospedali dell’Asl 13. Nel frattempo prosegue con successo l"iniziativa di raccolta firme on line soprattutto attraverso internet, mentre quella promossa presso le sedi del Tribunale a Stra, Dolo e Mira e nella libreria Riviera sempre di Mira va a rilento. Tribunale, Comitato Salvioli e Comitato di Dolo potrebbero promuovere nei prossimi giorni un volantino da distribuire alla cittadinanza e soprattutto agli utenti degli ospedali. (L.Gia.)

Tremila pazienti senza un servizio nel territorio


Venerdì 13 Novembre 2009,  IL GAZZETTINO

DOLO – Sarebbero circa tremila i pazienti affetti da malattie reumatiche nell’Asl 13 che hanno come punto di riferimento anche l’ambulatorio di reumatologia dell’ospedale di Dolo.
      L’Associazione Malati Reumatici del Veneto ha effettuato un monitoraggio nel maggio del 2008, censendo 1.572 pazienti all’Asl di Dolo e Mirano esenti dal ticket per queste malattia. Tra questi, 665 sono affetti da artrite reumatoide, 391 da sporiasi artropatia, 140 da lupus eritematoso sistemico, 81 da sclerosi sistemica e 91 da malattia di Sjogren. A questi 1.500 si aggiungono però anche i malati che hanno l’esenzione ticket per altre patologie gravi, cardiopatici o anziani, che sono la prevalenza, i quali godono comunque dell’esenzione. (L.Gia.)

Venerdì 13 Novembre 2009,  IL GAZZETTINO

Chiude l’ambulatorio di reumatologia, per la direzione dell’Asl 13 “si tratta di un equivoco" in quanto i pazienti sarebbero "solo" dirottati a Mestre e a Padova.
      C’è preoccupazione tra i pazienti affetti da artrite reumatoide, sclerosi sistemica, spondilite anchilosante e molte altre malattie reumatologiche particolarmente invalidanti. Malattie strettamente legate alla disabilità, ma che se diagnosticate in tempo possono essere guarite. In questi giorni alcuni pazienti hanno segnalato che il Cup dell’Asl 13 non riceve più prenotazioni per le visite ambulatoriali reumatologiche, mettendo in forse l’esistenza stessa del servizio che oggi conta un solo medico reumatologo presente da circa 10 anni. «Sono invalida al 100% - spiega un paziente - e d’ora in poi sarò costretta a farmi accompagnare a Mestre o a Padova anche solo per una visita di controllo». L’associazione Malati Reumatici del Veneto conosce bene queste problematiche. «Da anni ci battiamo per ridurre le liste d’attesa - spiega la presidente Gabriella Voltan - oltre a sensibilizzare i medici e i dirigenti delle azienda sanitarie. Se diagnosticate in tempo le malattie reumatiche possono essere affrontate, assicurando una vita relativamente normale ai pazienti. Ma senza reumatologi nel territorio e medici di famiglia preparati è difficile arrivare a una diagnosi precoce». «In piena fase infiammatoria - racconta un malato - non riesco neppure ad appoggiare i piedi a terra dal dolore. Spostarmi dal letto alla poltrona è una sofferenza, figuriamoci recarmi a Mestre per una visita».
      Per l’Asl 13 le risposte del Cup sono state equivocate. «Stiamo cambiando le procedure del Cup e pertanto fino al 4 gennaio ci saranno dei problemi per alcune prenotazioni - spiegano dalla direzione dell’Asl 13 -. Comunque l’ambulatorio di reumatologia è un problema. Abbiamo ricevuto almeno una cinquantina di proteste sulle lunghe liste d’attesa e, avendo un solo reumatologo perdipiù nello staff di Medicina, abbiamo fatto una convenzione con Mestre per dirottare la maggior parte dei pazienti lì». «È vergognoso - replica allibita la presidente dell’associazione Malati reumatici -, l’Asl 13 risponde ad un esigenza del territorio mandando i pazienti a peregrinare altrove anzichè organizzare un servizio decente. Invece di scelte lungimiranti pare che l’Asl preferisca spostare altrove il problema. O il malato».
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CAMPONOGARA Il consiglio comunale per il caso di Dolo

In prima linea per l’ospedale


 

Giovedì 12 Novembre 2009, IL GAZZETTINO

Ulss 13, l"allarme di Sinistra e Libertà di Camponogara. «Il sindaco intervenga sul caso dell"ospedale di Dolo. Non può passare sotto silenzio cosa sta succedendo con l"eliminazione di ostetricia e pediatria all"ospedale di Dolo». A chiederlo è Sinistra e Libertà di Camponogara per bocca di Rosalia Tassetto, capogruppo in consiglio comunale del movimento politico. «Non vorrei che l"idea di eliminare questi servizi in zona sia dettata dalla volontà di spostare tutto a Veneto City. Dietro c"è un affare, la finanza di progetto, che non va a vantaggio della cittadinanza. Su questo l"amministrazione comunale deve intervenire. Si faccia promotrice assieme agli altri sindaci di una voce comune». Il sindaco, Giampietro Menin, risponde alle critiche: «Siamo contrari all"accorpamento dell"ospedale di Dolo e su questo interverremo». E l"assessore al bilancio aggiunge: «Ciò che si sta delineando è davvero tragico». (e.com.)


Sabato 7 Novembre 2009, IL GAZZETTINO

MIRANO - Anche il Comitato Salvioli per la salvaguardia dell’Ospedale di Mirano lancia una petizione. Sul sito www.petizionionline.it è possibile sottoscrivere la raccolta firme che si affianca a quella promossa del Tribunale dei Diritti del Malato contro il piano di riorganizzazione della direzione dell’Asl 13 che prevede tra le altre cose il trasferimento di Ostetricia, e in futuro di Pediatria, solo a Mirano e la Ginecologia solo a Dolo. «Prima della paralisi decisionale della Regione stante l’imminenza della prossima campagna elettorale - dichiara Aldo Tonolo del Comitato - riteniamo necessario ed urgente avviare una raccolta di firme per aumentare la pressione sull’assessore regionale Sandro Sandri affinchè si decida a far partire la messa a norma degli ospedali dell’Asl 13». (L.Gia.)


Firme contro il trasloco dei reparti
Si mobilita il Comitato per l’Ulss 13

Venerdì 6 Novembre 2009, IL GAZZETTINO

DOLO - Il “Comitato per la Salvaguardia dell’Ulss 13” si affianca all’iniziativa intrapresa dal Tribunale per i Diritti del Malato per dire "no" al trasferimento di Ostetricia e Ginecologia a Mirano, che successivamente comporterà l’inevitabile spostamento a Mirano anche della Pediatria.
      Ad annunciarlo è il presidente del comitato, Massimo Barbato. Che rilancia: «A sostegno di ciò, nei prossimi  giorni verranno  programmati dei gazebo per raccogliere ulteriori firme nelle piazze da aggiungere nella petizione, con l’obiettivo di far sentire la voce dell’utenza». Il tutto è partito con la presentazione del futuro assetto ospedaliero fatta dal direttore generale, Arturo Orsini, che ha paventato la possibilità di trasferire il reparto dolese a Mirano, scatenando però una selva di polemiche. Inoltre, sia il Tribunale del Malato che il Comitato auspicano che a Dolo possano arrivare i fondi per la messa in sicurezza della struttura ospedaliera, partendo dalla messa a norma delle sale operatorie. (G.d.Cor.)


Una petizione
per dire no
ai tagli
ospedalieri

Sabato 31 Ottobre 2009, IL GAZZETTINO

Una raccolta di firme per bloccare l’ipotesi di riorganizzazione degli ospedali di Dolo e Mirano. Il Tribunale per i Diritti del Malato ha promosso in questi giorni una raccolta di firme per dire no ai tagli di ulteriori servizi sanitari nell’Asl 13 annunciati nel corso dell’ultima conferenza dei sindaci dell’Asl 13 dallo stesso direttore generale Arturo Orsini. “La chiusura di Ostetricia, Ginecologia e Pediatria, come immaginato dall’ipotesi di Piano, con accorpamenti tra Dolo e Mirano penalizzerebbe gravemente i 250mila cittadini della Riviera del Brenta e del Miranese. Tagli e ridimensionamenti – precisa il Tribunale dei Diritti del Malato - sono già avvenuti recentemente con la Chirurgia della mano, con chiusure estive di ambulatori, tra i quali anche Oncoematologia, dalle liste di attesa che costringono a fughe verso altre Aziende Ospedaliere. Non lasciamoci scippare della sanità in Riviera del Brenta e Miranese – invita il Tribunale - e corriamo a sottoscrivere la petizione”. Per sottoscrivere la petizione è necessario collegarsi via internet al presente sito : http://www.petizionionline.it/petizione/no-ai-tagli-dei-servizi-nellulss-13/145

oppure recandosi preso le sedi di Dolo (Palazzina n. 5 Cartelle cliniche dell’Ospedale di Dolo - accessibile dal parcheggio di Piazza del Mercato) il martedì e giovedì dalle 10 alle 12 oppure nella sede di Mira presso il Centro Anziani di Via C. Albrizzi. (L.Gia).

Venerdì 23 Ottobre 2009, IL GAZZETTINO

IL TRIBUNALE DEL MALATO
      Fronte comune dell’associazione assieme agli amministratori locali per bloccare il piano di tagli previsto dalla Regione su Dolo e Mirano

No al taglio
dei servizi
essenziali
nell’Asl 13»

DOLO – «Da tempo denunciamo l’impoverimento di reparti e la chiusura “temporanea” di servizi. Ora con l’annunciata chiusura di Ostetricia a Dolo e Ginecologia a Mirano non staremo con le mani in mano». Il Tribunale dei Diritto del Malato è pronto a intraprendere delle iniziative per scongiurare l’ipotesi formulata dal direttore generale dell’Asl 13 Arturo Orsini di accorpare alcuni reparti doppione tra Dolo e Mirano per far quadrare i bilanci. «Un mese fa – accusa Francesco Bosello presidente del Tribunale dei Diritti del malato – avevano denunciato come l’ospedale di Dolo e l’Asl 13 perdesse pezzi. La chiusura del servizio di Piccola Chirurgia Plastica che serve all’asportazione di nei e tumori era un primo segnale. Come lo erano le chiusure estive di reparti, le fughe di primari di valore e le liste d’attesa che aumentavano. All’Asl 13 si tagliano i servizi, anche essenziali, come Ostetricia».
      Per il presidente del Tribunale del Malato una popolazione di 120mila abitanti com’è la Riviera non può essere privata dell’Ostetricia. «Se poi si pensa solo ad un futuristico ospedale unico – sottolinea Bosello – magari tra 10–15 anni allora non c’è futuro per il servizio sanitario pubblico in Riviera del Brenta. I privati prima della realizzazione del nuovo ospedale avranno preso il sopravvento ed i pazienti saranno in giro per il mondo in cerca di servizi efficienti che l’ospedale di Dolo non darà più. Non possiamo permettere tutto questo». (l.gia.)


Sabato 10 Ottobre 2009, IL GAZZETTINO

Prima di tutto serve maggiore sicurezza.

Gli edifici dell’ospedale di Dolo non sono a norma per il 66%, mentre quelli del nosocomio di Mirano non lo sono per il 33%”. Dati preoccupanti forniti dal direttore generale dell’Asl 13 Arturo Orsini in un recente convegno e stigmatizzati dal Tribunale dei Diritti del Malato fortemente preoccupato per la situazione.
      “Di fronte a questi e ad altri dati – spiegano il presidente del Tribunale Francesco Bosello e la coordinatrice Sandra Boscolo - i cittadini di Dolo e Mirano non possono attendere la realizzazione dell’ospedale unico per il diritto all’accessibilità, all’innovazione e alla sicurezza, consoni alla legislazione corrente e a quanto previsto dalla Carta Europea dei diritti del Malato”.
      A preoccupare il Tribunale non sono solo il dati legati alle strutture in sicurezza ma anche il “mancato adeguamento tecnologico del parco attrezzature radiologiche che necessita di uno sforzo professionale maggiore” e il fatto che nonostante i tempi di crisi vengono spesi ogni anno 530mila euro di locazione per immobili del Mariutto, che primo o poi andranno restituiti.
      “Non solo – aggiunge il Tribunale – non è ammissibile di fronte ai pazienti che l’ambulatorio Oncoematologico chiuda per 30 giorni d’estate, così come altri servizi”.
      Stante questa situazione il Tribunale del Malato pur astenendosi nel prendere posizione più o meno favorevole sull’ospedale unico rileva come “Si preveda – spiega il Tribunale - un risparmio economico di gestione in grado di garantire pienamente l’accessibilità ai servizi, garantendo equipe che possano lavorare sempre, radiologie in servizio 24 ore su 24, incrementando nuove specializzazioni, apportando afflusso da altre regioni in previsione della sua realizzazione vicino a rotaia. Nel nuovo ospedale, le cui realizzazione è prevista fra almeno 8 anni, dovrebbe essere compreso anche l’hospice e la Casa di riposo”.
      Il tribunale per i diritti del malato chiede garanzie “ora” per la messa in sicurezza degli ospedali annunciando un convegno pubblico in cui confrontarsi con cittadini e amministratori su questi problemi.
      Un problema dunque quanto mai aperto che ha visto in questo periodo scendere in campo associazioni, enti, politici.
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Segue comunicato stampa integrale:

 

Comunicato stampa

A seguito delle dichiarazioni emerse durante la conferenza “salute e patrimonio di tutti” indetta da un gruppo promotore per la realizzazione dell’ospedale unico, il tribunale per i diritti del malato della riviera del brenta si dichiara estremamente preoccupato per  i dati che sono stati presentati e confermati dallo stesso Direttore Generale:

-gli edifici dell’ospedale di Dolo non sono a norma per il 66%, così come non lo sono per il 33% quelli dell’ospedale di Mirano;

-il mancato adeguamento tecnologico del parco attrezzature radiologiche necessita di uno sforzo professionale maggiore;

-vengono spesi 530.000 euro di locazione per immobili del Mariutto, da restituirsi:

-l’ambulatorio di D.H oncoematologico chiude  per 30 gg d’estate, così come chiudono molti altri servizi.

Viene dichiarato altresì che dalla realizzazione di un ospedale unico si prevede un risparmio economico di gestione capace di colmare le necessità per quanto concerne l’accessibilità ai servizi, garantendo equipe che possano lavorare sempre, radiologie in servizio 24 ore su 24, incrementando nuove specializzazioni, apportando inoltre afflusso da altre regioni in previsione della sua realizzazione vicino a rotaia, così come si dichiara che ci potranno essere attrazioni per  nuove eccellenze. La realizzazione degli edifici, di cui viene mostrato un ipotetico progetto su più torri comprendenti l’ospedale, l’hospice e la RSA, è prevista in otto anni da oggi.

Il tribunale per i diritti del malato, ribadisce quanto affermato durante il dibattito:

-i cittadini non possono attendere la realizzazione  dell’ospedale unico per il diritto all’accessibiltà, all’innovazione  e alla sicurezza, consoni alla legislazione corrente e a quanto previsto dalla Carta Europea dei diritti del Malato.

L’Associazione astenendosi  dall’entrare nel merito delle sorti dell’ospedale unico, chiede:

-di attivare procedure atte al mantenimento e potenziamento  delle specializzazioni esistenti, mantenendo al proprio interno e potenziandone le  professionalità, laddove sia necessario;

-la sostituzione delle attrezzature obsolete, come previsto dal DGR n. 445 del 6 giugno 2008 che individua i principi necessari per la policy dell’innovazione tecnologica, la sua appropriatezza della diagnostica per imaging, il ciclo di vita di una attrezzatura e il criterio di sostituzione;

-garanzia di accesso e potenziamento dei servizi esistenti diffusi nel territorio;

-il controllo sistematico degli accreditamenti conseguiti dalle singole U.O.

-la messa a norma degli edifici esistenti, di proprietà dell’Ulss.

Il Tribunale per i Diritti del Malato ribadisce che:

-la malattia ed il bisogno di salute non vanno in ferie al pari del servizi che vengono chiusi;

-la sicurezza dei cittadino non deve essere un optional;

-l’art. n. 32 della Costituzione sancisce la tutela della salute come un diritto fondamentale del cittadino e interesse della collettività.

Il tribunale per i diritti del malato, pur consapevole dei limiti di spesa imposti dai bilanci, chiede garanzie che quanto suddetto non sia disatteso e si attiva per il coinvolgimento delle forze politiche, attraverso gli amministratori comunali, primi responsabili della salute dei cittadini, organizzando un convegno pubblico in cui la popolazione potrà confrontarsi con i dirigenti preposti alla discussione dell’argomento. Nel corso del dibattito inizierà la raccolta di firme da presentare alla regione Veneto per richiedere il sostegno necessario alla nostra Aulss.

Presidente Francesco Bosello

Coordinatrice Sandra Boscolo

 



18 settembre 2009 IL GAZZETTINO
L"ospedale perde pezzi e le fughe aumentano
DOLO: "L"ospedale di Dolo e l"Asl 13 perde pezzi. Siamo seriamente preoccupati per le difficoltà dell"azienda sanitaria a erogare servizi nel territorio mentre le fughe aumentano di anno in anno".
Francesco Bosello presidente dle tribunale dei diritti del malato, è fortemente preoccupato non solo per le voci insistenti che danno la Piccola Chirurgia Plastica, ovvero il servizio di asportazione di nei e tumori che coinvolge soprattutto gli anziani, in chiusura ma anche per i dati che riguardano le fughe, in progressivo aumento, verso altri ospedali da parte dei cittadini della Riviera del Brenta e del Miranese. "Il servizio di chirurgia dermatologica- spiega Bosello-sembra in fase di smantellamento, pare infatti che l"unco medico rimasto che eseguiva questo tipo di interventi, che riguardavano prevalentemente anziani con nei diventati melanomi, ma non solo, sarebbe in procinto di andare in un altro ospedale.Una perdita gravissima- sottolinea il presidente del Tribunale - se si considera che il servizio registrava centinaia e centinaia di interventi l"anno con pazienti che ora saranno costretti a emigrare verso altri ospedali. Abbiamo chiesto delucidazioni al direttore generale già lo scorso maggio, tramite lettera, ma ad oggi non abbiamo ricevuto risposta mentre le voci si fanno sempre più insistenti".Quest"estare l"argomento di spico dell"Asl 13 riguardava la realizzazione o meno di un nuovo unico ospedale tra Dolo e Mirano che potrebbe essere ralaizzato tra dieci anni." Non voglio entrare nel merito dell"ospedale unico - dichiara Bosello- se la vedano i politici. A noi interessa che i servizi sanitari vengano erogati bene, mantenuti e garantiti a tutti e invece.... Abbiamo già perso figure di primari importanti, Candiotto per l"Ortopedia, Cisternino per l"Urologia, Tacchetti per la Senologia, la Chirurgia della mano e ora anche la mini chirurgia plastica, di questo passo le fughe aumenteranno. I dati parlano chiaro, la relazione annuale dell"attività dell"Asl 13 nell"anno 2007 contava 5300 ricoveri "in attrazione"ossia provenienti da altre Asl e 9100 ricoveri" in fuga" ossia cittadini della Riviera e del Miranese che rivolgevano a Padova, Camposampiero, Abano, ecc. Nel 2008 il divario è aumentato, 5200 contro 9100 e nel 2009 con l"apertura dell"ospedale di Zelarino ancora di più. Tutto questo mentre l"azienda non cerca di mantener ei servizi già in essere".
Luisa Giantin

Allarme chiusure in ospedale «A rischio i servizi chirurgici»

la Nuova di Venezia — 18 settembre 2009   pagina 31   sezione: PROVINCIA

  DOLO. «Stiamo ricevendo molte segnalazioni da parte di utenti dell’Asl 13 riguardo alle chiusure di servizi nell’ospedale di Dolo. Da mesi abbiamo chiesto chiarimenti alla direzione che però non ci ha ancora risposto». Il Tribunale del Malato di Dolo teme chiusure nel maggiore ospedale dell’Asl meno finanziata di tutto il Veneto. «Gli utenti - spiega Francesco Bosello, presidente Tribunale del Malato - ci segnalano che dovrebbe chiudere anche il servizio di dermatochirurgia plastica e della chirurgia della mano». L’associazione aveva chiesto chiarimenti alla direzione generale. «Abbiamo inviato una lettera a maggio al direttore generale ma attendiamo ancora la risposta. Noi ribadiamo la necessità di potenziare le strutture dell’Asl 13 e per questo saremo attenti e vigili oltre che pronti a raccogliere le segnalazioni dei cittadini». Il rapporto generale dell’Asl 13 mostrano un aumento delle «fughe» dall’Asl 13 verso altri ospedali rispetto alle «attrazioni» di pazienti di altre Asl. «Nel 2008 i ricoveri ordinari nell’Asl 13 sono stati 21918. C’è stata la fuga di 9084 pazienti verso altre Asl contro l’attrazione di soli 5286 pazienti per l’Asl 13». (Giacomo Piran) - (Giacomo Piran)


LA SANITA’ PUBBLICA A DOLO: “Un anno di attesa per esami e visite”

Carenze organizzative riscontrate dal Tribunale del Malato per esami e visite”

“Notiamo la buona volontà e l’impegno da parte dell’Asl 13 ma ci sono ancora delle criticità nelle liste di attesa per le prestazioni di tipo D, dove si arriva anche ad un anno di attesa”. Il Tribunale del Malato di Dolo solleva ancora il problema delle liste di attesa. L’ha fatto anche nel corso del “Tavolo tecnico”, serie di riunioni sul problema. Durante l’incontro sono state sollevate delle criticità per le prestazioni D(la cui attesa massima per legge è di 30 giorni per le visite e 60 per un esame)in alcuni reparti.  “Abbiamo fatto un controllo sulle liste di attesa per le priorità D il 28 maggio-spiegano Francesco Bosello e Sandra Boscolo- ed è emerso che ci sono ancora dei problemi. I reparti con maggiori problemi sono Oculistica, Urologia e Cardiologia. Mentre per gli esami strumentali ci sono ritardi per ecografie ed ecocolordoppler. Si arriva a ritardi di un anno. Se uno deve fare un ecocolordoppler può tornare nel maggio 2010” alla riunione era presente anche il Coordinatore Regionale Del Tribunale per i diritti del Malato Valdo Mellone. “ Durante l’incontro –proseguono Bosello e Boscolo, Mellone ha ricordato che la mancata ottemperanza delle liste di attesa costituisce una violazione della normativa specifica”. Altra questione segnalata dal Tribunale del Malato sono i ritardi nelle risposte alle segnalazioni.” Abbiamo notato delle lungaggini da parte degli uffici dell’Asl per le risposte alle segnalazioni dei cittadini. Queste sono ampiamente al di fuori di quanto recita il regolamento di pubblica tutela”. I membri del  Tribunale del Malato annunciano poi la sospensione dello spettacolo teatrale in programma per sabato prossimo, il cui ricavato sarà devoluto per la ricostruzione dell’università dell’Aquila e alla Casa dello Studente. “ Per un problema che ha colpito la compagnia teatrale siamo costretti a rinviare lo spettacolo in programma sabato nella sala degli Artigiani di Dolo . Di sicuro lo riproporremo perché abbiamo aderito al progetto della Conferenza dei Rettori Italiani che puntava alla ricostruzione dell’ateneo dell’Aquila”. Infine viene annunciata la firma di un accordo con l’Università di Padova .”Abbiamo fatto una convenzione con l’Università di Padova per l’invio di due stagiste per un anno”.

Giacomo Piran                                             13 giugno 2009


 

Le segnalazioni del Tribunale del Malato

Quattrocentosessantatre segnalazioni pervenute in un anno e oltre 3800 ore di attività

per la difesa dei diritti del malato. Questi sono alcuni dati della relazione annuale

del Tribunale del Malato di Dolo che il 21 febbraio ha effettuato l’assemblea dei

soci. “Durante l’anno – spiegano Francesco Bosello e Sandra Boscolo – abbiamo ricevuto

463 segnalazioni di cui 164 provenienti da utenti dell’Asl 13, 132 dall’area regionale

e 167 da fuori regione. Oltre a questo dobbiamo segnalare che il nostro sito internet ha

raggiunto i 75 mila contatti e siamo il primo sito che emerge nei più importanti motori di

ricerca”. I membri dell’associazione spiegano le problematiche più segnalate. “Rispetto al

2007 sono aumentate le segnalazioni riguardo la pratica medica e odontoiatrica, le limitazioni

nella mobilità sanitaria, i problemi legati al riconoscimento dell’invalidità e accompagnamento,

la poca informazione per la domanda di invalidità civile, carenza di informazione

per la presentazione di domanda di risarcimento in caso di infezione a causa di

trasfusioni, accesso agli atti, problemi legati al lavoro e alla salute. Un capitolo a parte meritano

i tempi di attesa per prestazioni, esami e interventi chirurgici che sono aumentati ma

da dicembre hanno visto una netta riduzione”. Vengono spiegati i risultati ottenuti. “Spicca

il ritorno a Dolo del centro di riabilitazione infantile, l’impegno a combattere il dolore inutile,

le risposte ad alcuni casi di mobilità sanitaria, monitoraggi e vigilanza, e la collaborazione

con altre associazioni del territorio”. Unica nota dolente è il bilancio. “Siamo in passivo

anche perché nonostante il nostro impegno nessuna istituzione e comune ci ha dato

contributi. Per ripianare il debito abbiamo dovuto autotassarci”.

Focus La Piazza 27 marzo 2009


L’ospedale di Dolo, anche se sempre al centro di polemiche per il suo futuro

si sta potenziando migliorando e offrendo servizi nuovi a tutti gli utenti.

L’intervento principale, che dovrebbe essere completato per metà aprile,

prevede la realizzazione del nuovo pronto soccorso e della nuova portineria.

Questi reparti saranno maggiormente accessibili dal parcheggio e permetteranno

anche una migliore fruibilità per i diversamente abili. Entro la fine dell’anno

saranno poi aperti anche i nuovi reparti riservati ai malati in Dialisi e di

Psichiatria con i relativi servizi di degenza e di ambulatorio. La nuova sede dei

reparti, il cui intervento si aggira attorno ai 7 milioni di euro, sarà posizionata

al piano terra del nuovo monoblocco. E’ stato poi finalmente aperto il centro

di riabilitazione dell’età evolutiva che sarà utilizzato per gli utenti residenti

nella Riviera. L’annuncio è stato fatto dalla direzione dell’Asl 13 che ha confermato

che gli utenti in età evolutiva dell"area sud del territorio dell’unità sanitaria

locale potranno effettuare la riabilitazione nella sede dolese dell"Unità

Operativa di Medicina Fisica e Riabilitativa. Con questo annuncio si chiude una

lunga polemica che aveva visto coinvolti i familiari e i piccoli utenti che hanno

bisogno delle cure del centro di riabilitazione.

Tutto è nato quando il centro

di riabilitazione dell’età evolutiva

di Fiesso era stato chiuso e spostato

a Noale dove era stato inglobato

assieme al centro per adulti. La decisione

aveva colto di sorpresa i genitori

dei piccoli utenti che avevano effettuato una raccolta firme ed una protesta

a causa della scomodità della sede soprattutto per gli utenti della Riviera.

Del problema si era interessato anche il Tribunale del Malato di Dolo che si era

subito attivato per trovare una soluzione che prevedesse l’apertura di un centro

anche a Dolo. La Regione e gli altri organi competenti avevano già risposto

positivamente all’apertura del centro a Dolo ma solo a settembre era arrivata

la conferma da parte dei dirigenti