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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
INDICE
Pag.
PREMESSA 1
PRINCIPALI RISULTATI 2
CONTESTO 10
LE SEGNALAZIONI DEI CITTADINI:
Malpractice: gli errori dei medici 19
Invalidità civile 45
Liste d’attesa 62
Intramoenia 79
Assistenza ospedaliera 85
Ricoveri
Dimissioni
Dall’assistenza ospedaliera all’assistenza territoriale
Assistenza territoriale 95
Assistenza di base - Medici di medicina generale 96
Pediatri di libera scelta 103
Continuità assistenziale 107
Assistenza domiciliare 111
Assistenza residenziale 117
Riabilitazione 121
Salute mentale 128
Assistenza protesica 134
Farmaci 140
Salute oltre i confini 150
Malattie rare 158
Salute e lavoro 169
CONCLUSIONI 177
PROPOSTE 179
FOCUS: SEGNALAZIONI DAL TERRITORIO 183
NOTA METODOLOGICA 202
RINGRAZIAMENTI 205
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Premessa
Le informazioni presentate nel Rapporto fanno riferimento alla analisi di 5396 contatti gestiti
dalla sede nazionale di PiT Salute, ai quali si devono aggiungere 20223 contatti provenienti
dalle sedi del Tribunale per i diritti del malato presenti sul territorio nazionale e dai servizi PiT
Salute locali.
Il totale dei contatti ai quali fa riferimento il Rapporto è, quindi, di 25619.
Il periodo preso in considerazione va dallo 01-01-2008 al 31-12-2008.
Il Rapporto è stato redatto da Maria Vitale e Giulia Mannella, in collaborazione con Valeria
Fava, Maria Teresa Bressi, Salvatore Zuccarello, Carla Berliri, Caterina Bressi, con la
supervisione di Francesca Moccia e la consulenza di Teresa Petrangolini.
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PRINCIPALI RISULTATI
MALPRACTICE
Trend costante (18%; 18,2% nel 2007)
Il trend della malpractice non si discosta dai dati registrati nel 2007, confermandosi
ancora una volta come il principale tra i problemi segnalati dai cittadini.
Tra le tipologie di sospetti errori figurano gli interventi (53%) le diagnosi errate (26%).
La gran parte si registra in strutture pubbliche (88%). Sette le aree specialistiche
maggiormente interessate da presunti errori medici. Nell’ordine: ortopedia (17,5%),
oncologia (13,9%), ginecologia e ostetricia (7,7%), chirurgia generale ed oculistica
(5,4%), odontoiatria (5,2%), emergenza e pronto soccorso ( 2,8%).
Della totalità delle segnalazioni pervenute sul tema, solo 28 cittadini su 100 richiedono
specifica consulenza medico-legale in vista di una eventuale azione legale. Mentre la
gran parte dei cittadini (72%) desidera principalmente segnalare l’accaduto ed ottenere
informazioni, orientamento e tutela, anche con modalità che esulano da sedi giudiziarie.
L’iter della consulenza medico-legale sortisce un parere favorevole all’esperibilità di
eventuale azione legale nel 31% dei casi; diversamente per il 44% dei restanti, non si
rilevano elementi di responsabilità professionale tali da supportare procedimenti legali.
L’errore accertato riguarda principalmente una errata diagnosi (29% dei casi) ed errata
esecuzione di interventi chirurgici (20% dei casi). Tra le tipologie di errore accertato è
significativamente rilevante il dato relativo alle infezioni nosocomiali accertate (14%).
Nei casi in cui di fatto non si rileva un vero e proprio errore, quello che è messo sotto
accusa dai cittadini attiene al delicato equilibrio della relazione medico – paziente
(33,5% ) e ad una sempre più carente umanizzazione delle cure (20,2%).
INVALIDITA’
Trend in ascesa (9,9; +1,7 punti percentuali rispetto all’anno passato)
L’andamento delle segnalazioni inerenti il tema dell’invalidità civile è in forte ascesa.
I cittadini che denunciano problemi e ritardi nella procedura di riconoscimento (40%)
sono in particolare malati oncologici (40%); seguono coloro che sono affetti da una
patologia cronica e degenerativa, anziani, disabili e malati rari.
Il forte senso di smarrimento, dovuto alla carenza di punti di riferimento, è il vissuto dei
cittadini alle prese con le procedure amministrative di invalidità: Questo tipo di problema
raccoglie il 41,7% del totale dei problemi segnalati (mancanza di informazioni, disservizi
amministrativi, difficoltà di accesso alla documentazione).
Il 20% segnala problemi inerenti alla procedura di rivedibilità, così come stabilita dalla
Legge 80/06, sull’esenzione dalle visite di controllo per malati cronici stabilizzati e sui
tempi per l’effettuazione di visite medico legali per malati oncologici.
Le segnalazioni inerenti la mancata applicazione della Legge n. 80/06 fanno riferimento
a cittadini bisognosi di informazioni (21%). Si evidenziano inoltre ritardi nella erogazione
dei benefici e nella ricezione dei verbali (9%), ma ciò che sconcerta maggiormente è
quel 7% che segnala la totale estraneità degli operatori alla Legge 80/06.
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Danneggiati dalla mancata applicazione della legge sono anche i malati oncologici
(22%), i quali segnalano visite effettuate oltre i 15 giorni stabiliti dalla normativa e mesi
di attesa per ottenere verbali provvisori e benefici. Si evidenziano, infine, la paura ed i
disagi dei cittadini per la sospensione dei benefici economici a causa della mancata
applicazione della Legge 80/06 (14%).
LISTE D’ATTESA
Trend in ascesa (6,7 %; + 1,2 punti percentuali rispetto all’anno passato)
Il tema “liste di attesa” è ancora in crescita rispetto al 2007.
Circa il 74% delle Regioni individuano, tra le principali criticità, la difficoltà di accesso
alle prestazioni a causa delle lunghe liste d’attesa. In particolare, questo problema è
percepito nelle regioni meridionali: Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata. Seguono le
Marche, l’Umbria e l’Abruzzo per il Centro e, per il Nord, la Liguria, la Lombardia, il
Piemonte, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia.
L’area maggiormente interessata dal fenomeno delle liste d’attesa è la diagnostica con il
51% delle segnalazioni, seguita dalla specialistica con il 23% e dagli interventi chirurgici
con il 20%.
I cittadini segnalano, nelle aree di diagnostica e specialistica, attese incompatibili con le
necessità diagnostiche e terapeutiche; richiedono informazioni sulle normative di
riferimento; denunciano tempi di attesa prospettati o superiori a quelli richiesti dagli
specialisti per ripetere le visite di controllo; liste bloccate; difficoltà di accesso al Cup;
necessità di ricorrere al privato/intramoenia per tempi troppo lunghi nel canale pubblico.
Crescono notevolmente rispetto al 2007 (+ 11%) le segnalazioni riguardanti le attese
per interventi chirurgici. I cittadini segnalano, oltre ai tempi incompatibili rispetto alle
esigenze di cura, la difficoltà nel ricevere informazioni rispetto alla posizione che si
occupa all’interno delle liste d’attesa (il che rileva, quindi, una scarsa trasparenza nella
gestione delle pratiche). Da sottolineare anche ritardi nell’erogazione e mancato
inserimento in lista d’attesa.
Tempi massimi segnalati per alcune prestazioni diagnostiche : ecocolordoppler 720
giorni, mammografia 420; ecografia al seno 360; PAP Test, ECG transattale prostata
180; colonscopia, RMN urgente, MOC femore ed anca 150 giorni; Ecografia collo, eco
tiroide/eco transvaginale 120 giorni, ecc.
ASSISTENZA TERRITORIALE
L’assistenza territoriale si attesta al secondo posto (con il 14,5%) e riguarda la somma
dei seguenti ambiti: medicina di base, assistenza residenziale, assistenza riabilitativa,
assistenza protesica, salute mentale e assistenza domiciliare. In questi ultimi due ambiti
si registra un aumento delle segnalazioni.
I dati complessivi mostrano un territorio non in grado di fornire (attraverso servizi di
assistenza domiciliare integrata, strutture residenziali e riabilitative, medicina di base e
guardia medica) una adeguata risposta ai bisogni di continuità di cura.
Emerge chiaramente la necessità da parte dei cittadini di una maggiore umanizzazione
delle cure, per ciò che riguarda tutte le figure professionali; l’impossibilità del cittadino di
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esercitare i propri diritti a causa della burocrazia, di disservizi amministrativi e della
difficoltà ad ottenere informazioni.
Si nota, inoltre, la necessità di maggiori risorse e servizi per rispondere alla variegata
domanda di assistenza e cura (Case della salute, presidi territoriali di prossimità,
riabilitazione, centri diurni, servizi per assistenza ai disabili, ai malati cronici e a chi ha
problemi di salute mentale), assieme ad una impellente esigenza di integrazione tra
servizi sanitari e sociali.
Medicina di base
Trend in discesa: 3,8% (MMG 2,5%; - 0,5 punti percentuali rispetto all’anno passato;
PLS 0,6%, - 0,2 punti percentuali rispetto all’anno passato; GM dato costante: 0,7% nel
2008 e 0,7% nel 2007).
Le segnalazioni dei cittadini relative all’assistenza di base presentano nel 2008 una
flessione. Questo è un aspetto certamente positivo.
Emerge, però, con ancora maggiore chiarezza rispetto allo scorso anno, la difficoltà dei
cittadini a mantenere col proprio medico di base e pediatra un rapporto di fiducia e di
rispetto reciproco (il 25% dei cittadini lo segnalano per i medici di famiglia; il 31,8% per
i pediatri).
Il problema della necessità di umanizzazione delle cure da parte dei cittadini - voce più
segnalata - riguarda, quindi, anche i medici che forniscono assistenza di base. La
condotta di alcuni medici, secondo i cittadini, spesso risulta distante dai loro bisogni e
dalle loro necessità di terapia.
Si segnala, nei confronti dei medici di famiglia, la carenza nel fornire informazioni
(20,6%) ed una certa tendenza a prescrivere con parsimonia sia esami diagnostici che
farmaci (15%), probabile effetto di controlli e limitazioni da parte delle ASL.
Per i pediatri, al secondo posto tra le segnalazioni troviamo l’impossibilità di scegliere un
altro pediatra, a causa dell’esiguo numero (27%).
Sulla guardia medica, invece, si registrano soprattutto problemi di presunta malpractice
(31,3%), e difficoltà nel reperire il medico di turno (25%).
Riabilitazione
Trend in diminuzione (3,0%; - 1,4 punti percentuali rispetto all’anno passato)
Diminuiscono le segnalazioni rispetto al problema della “riabilitazione”, sebbene questo
aspetto dell’assistenza sanitaria risulti particolarmente carente, soprattutto nel sud Italia.
La riabilitazione dovrebbe essere un processo di soluzione dei problemi e di educazione
nel corso del quale si porta una persona a raggiungere il miglior livello di vita possibile
sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale.
Riguardo alle strutture riabilitative i cittadini riportano, invece, un quadro completamente
diverso, orientato all’interesse economico ed al risparmio piuttosto che al paziente.
L’assistenza offerta nelle strutture riabilitative è spesso di scarsa qualità (15%);
l’impressione è quella di luoghi dove si “parcheggia” il paziente per non più di 60 giorni.
Ma poi?
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L’umanizzazione delle cure è veramente carente (21%), forse anche perché spesso il
personale è sottodimensionato. Conseguenza ne è che i malati, soprattutto quelli più
fragili e indifesi, si sentono completamente abbandonati e lesi nella propria dignità.
Si segnalano inoltre lunghi tempi di attesa (4%) e mancanza di posti letto (3%) che
indicano la carenza di queste strutture, rispetto alla richiesta.
Sulla riabilitazione ambulatoriale i cittadini puntano il dito contro il comportamento degli
operatori (ancora una volta si sottolinea il rapporto tra professionista e cittadino, 21%),
contro le liste d’attesa, contro l’assistenza non proprio sempre sufficiente (13%).
Nella riabilitazione domiciliare invece, si segnala scarsa assistenza (57%) e difficoltà
nell’attivazione del servizio (29%).
Assistenza domiciliare
Trend in ascesa (2,2%; + 0,5 punti percentuali rispetto all’anno passato)
Ben il 61% delle segnalazioni riguarda l’ambito dell’assistenza sanitaria, il restante 39%
fa riferimento all’assistenza sociale. Indicativo che i due servizi non siano integrati. Se
anche per l’assistenza domiciliare le segnalazioni maggiori riguardano la mancanza di
informazioni (32%), tallone d’Achille sembra essere la riduzione delle ore di assistenza
sanitaria già attivata (13,9%); si tratta di un problema legato, nella maggior parte dei
casi, alla mancanza di fondi da parte delle ASL.
Lamentazioni anche per quanto riguarda protocolli di assistenza mai attivata, che i
cittadini hanno segnalato nel 11,4% dei contatti.
Salute mentale
Trend in forte aumento (2,4%; + 0,2 punti percentuali rispetto all’anno passato; +
1,8% punti percentuali rispetto ai dati del 2006).
Le segnalazioni sull’area della salute mentale continuano a salire vertiginosamente.
L’allarme sociale di cui parlavamo lo scorso anno non è rientrato.
È la fascia d’età compresa tra i 23 ed i 53 (quella più “produttiva” della popolazione) a
risentire maggiormente delle difficoltà segnalate in tema di salute mentale.
Le famiglie denunciano l’insostenibilità della situazione in cui versano (24,8%), dovuta
principalmente all’assenza di una rete utile ed efficace in grado di connettere i servizi
presenti sul territorio e garantire, da una parte, la continuità terapeutica e, dall’altra, la
qualità e la specificità del servizio. Le famiglie si sentono abbandonate a loro stesse.
A questo si aggiunge il 23% che segnala difficoltà di accesso alle cure pubbliche: il
servizio pubblico, infatti, non riesce a rispondere adeguatamente alle domande di cura
ed assistenza (cicli di terapia, strutture specializzate, centri diurni). Al contrario, si
registra una riduzione nell’erogazione di alcuni servizi per mancanza di fondi o dimissioni
improprie per carenza di budget.
Un dato interessante riguarda l’intensificarsi di segnalazioni che denunciano il ricorso al
TSO (5,3% rispetto al 2,5% dell’anno precedente). Si utilizzano spesso strumenti di
contenzione fisica e farmacologica come unici mezzi per placare l’urgenza del momento;
non si dà seguito, però, a percorsi psicoterapici, riabilitativi e di sostegno.
Anche per questi cittadini, si registra al terzo posto la carenza di informazioni (22,5%).
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Assistenza Residenziale
Trend costante (2,0%; 2,0% nel 2007)
Anche questa volta si registrano al primo posto (18%) ed in crescita rispetto allo scorso
anno, le segnalazioni sui comportamenti degli operatori sanitari. A seguire, con il 17%
delle segnalazioni, troviamo i costi elevati per la degenza e l’integrazione della retta
mensile. Terzo aspetto: difficoltà dei cittadini ad avere accesso alle informazioni (17%).
Assistenza protesica
Trend in diminuzione (1,1%; - 1,1 punti percentuali rispetto all’anno passato)
Anche coloro i quali hanno bisogno di ausili, protesi e presidi, sono schiacciati dal peso
della burocrazia e dei disservizi amministrativi: difficoltà d’accesso dovute a problemi
burocratici (32%), ostacoli nella fornitura dei servizi (20%) e difficoltà a ricevere
informazioni sono le voci più segnalate.
Degne di nota le testimonianze relative alla scarsità della qualità e della quantità degli
ausili (14%) e alla possibilità di poter ricorrere ad ausili innovativi e qualitativamente
migliori soltanto pagando di tasca propria (6%). Ciò indica come sia oramai doveroso
provvedere ad una rivisitazione del nomenclatore tariffario.
Si sottolinea inoltre che a necessitare di protesi, presidi ed ausili non sono soltanto gli
anziani (32%), ma anche adulti (26%), bambini e ragazzi (26%).
ASSISTENZA OSPEDALIERA
L’assistenza ospedaliera raggruppa i dati sui ricoveri e sulle dimissioni, e raggiunge il
4,1% di tutte le segnalazioni.
I dati generali mostrano che le difficoltà maggiori si riscontrano nell’umanizzazione delle
cure: i cittadini non si sentono presi adeguatamente in considerazione ed ascoltati. Si
evidenzia inoltre la mancanza di quella informazione circostanziata che rende il percorso
di diagnosi e di cura un reale momento condiviso tra operatori sanitari e pazienti.
Rafforzato il compito dell’ospedale di agire sull’urgenza e sulle acuzie, mancano effettive
attività di raccordo tra strutture territoriali, al fine di garantire la continuità
dell’assistenza. Ciò determina ritardi nell’attivazione di riabilitazioni, assistenza
domiciliare e nell’inserimento in strutture residenziali.
Ricoveri
Trend in discesa (2,4%; - 0,8 punti percentuali rispetto all’anno passato)
Sebbene il trend delle segnalazioni nell’ambito dei ricoveri evidenzi una flessione in
questi ultimi anni, la fotografia non è senz’altro positiva e rispecchia il generale senso di
solitudine vissuto dai cittadini che continuano a non sentirsi tutelati ed accolti dal
sistema curante.
Il maggior numero di segnalazioni riguarda la scarsa assistenza medica ed infermieristica
percepita dai cittadini (24,6%); questo dato esprime il grande senso di trascuratezza e
noncuranza e la necessità di ricevere cure di qualità, migliore assistenza e maggiore
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ascolto; emerge anche la difficoltà nel ricevere informazioni e orientamento, soprattutto
rispetto al proprio stato di salute (14,5%).
Dato nuovo, rispetto allo scorso anno, la carenza di umanizzazione nelle cure percepita
dai pazienti. Il 10,1% dei cittadini - ovvero circa 1 su 10 - avverte nei reparti la
mancanza di umanità, di ascolto delle necessità anche più semplici (cambio di
pannolone, della biancheria, cortesia), privando i cittadini della loro dignità in un
momento di particolare vulnerabilità della loro vita.
Un altro problema riguarda il negato accesso ai ricoveri, che si prospetta, nella maggior
parte delle volte, per mancanza di posti letto nelle strutture (15,9%). Quest’anno le
difficoltà sono aumentate poiché in molte Regioni con piano di rientro i posti letto sono
stati diminuiti.
Dimissioni
Trend lievemente in discesa (1,7%; - 0,3 punti percentuali rispetto all’anno passato)
Il problema più sentito dai cittadini risulta essere la sottovalutazione delle reali
condizioni del paziente dimesso da parte del personale medico (26,9%). Quello che
viene sofferto è, ancora una volta, la scarsa considerazione dei bisogni del paziente e
una certa indifferenza rispetto al recupero e all’autonomia raggiunta; come a dire: “ Qui
abbiamo fatto quello che c’era da fare ora tocca a voi familiari pensare al dopo ”.
Altri ambiti rilevanti: mancante o insufficiente raccordo tra il reparto che dimette e la
struttura post-acuzie; cittadini che non risultano informati sui servizi esistenti o sulle
figure professionali da attivare dopo la dimissione (6%); carenza di strutture pubbliche
(3,7%) che si traduce in lunghe liste d’attesa per accedere a programmi riabilitativi
residenziali o domiciliari, indice di inefficacia della presa in carico da parte del territorio.
FARMACI
Trend in leggera flessione (3,2%; - 0,7 punti percentuali rispetto all’anno passato)
Con le politiche farmaceutiche il federalismo sanitario si evidenzia maggiormente.
I molti interventi regolatori di questi ultimi anni hanno contribuito a creare notevoli
cambiamenti, ma soprattutto diversità di accesso alle cure dei cittadini delle diverse
Regioni. Dati di rilevanza nazionale denunciano che si spende molto di più rispetto allo
scorso anno per l’acquisto dei farmaci. Se si considera poi l’introduzione e le modifiche
ai ticket regionali sulla farmaceutica, le spese per i cittadini risultano ulteriormente
gravose.
Le segnalazioni evidenziano ancora una volta difficoltà di accesso ai farmaci (30%). In
particolare, quest’anno, la forte crescita riguarda la dispensazione di farmaci ospedalieri
(fascia H: chemioterapici, farmaci biologici, ecc..) la cui erogazione viene, nel corso
dell’anno solare, gradatamente ridotta o sospesa da una settimana all’altra, a causa di
mancanza di fondi.
Si segnalano problemi nella distribuzione (14%), in particolare difficoltà e burocrazia
inerenti la distribuzione diretta dei farmaci, spese da sostenere (9%) per l’acquisto di
farmaci in fascia C, per il costo di farmaci e parafarmaci, per il prezzo dei ticket e per
l’acquisto di farmaci off-label.
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Si registrano sempre di più gli effetti del federalismo sanitario (5%): difficoltà di accesso
a terapie farmacologiche per chi è costretto a spostarsi dalla propria Regione (per
esempio per l’erogazione di farmaci ospedalieri o dell’ossigenoterapia).
SALUTE E LAVORO
Trend in aumento rispetto agli scorsi anni (2,7%)
Il tema della malattia in ambito lavorativo in questi ultimi anni è diventato per i cittadini
molto sentito. La decisione di inserire questo nuovo argomento nasce dalla volontà di
dare voce alle segnalazioni sulle difficoltà che incontrano i lavoratori con delle patologie.
Le segnalazioni mostrano un senso di precarietà vissuto nell’ambito lavorativo dai
cittadini con patologie croniche (11%) ed una eccessiva disinformazione su questioni di
previdenza sociale inerenti il lavoro (37%). Il 31% (segnalazioni inerenti i problemi
evidenziati con l’approvazione del “Decreto Brunetta”) riguarda quei cittadini portatori di
patologie croniche che, pur non necessitando di cure salvavita, hanno comunque
bisogno di assentarsi dal lavoro per visite ed esami, il più delle volte frequenti e
necessari, e che si vedono quindi ridurre lo stipendio per non essersi presentati sul luogo
di lavoro.
MALATTIE RARE
Trend in forte ascesa (1,9%; +1 punto percentuale rispetto all’anno passato)
Il percorso di cura è pieno di ostacoli per chi scopre di essere affetto da una malattia
rara. Dal momento della diagnosi (spesso ci vogliono anni e moltissime visite e spese,
20%), alla difficoltà nell’accesso alle cure (per l’attivazione dell’assistenza domiciliare,
nell’accesso a protesi ed ausili, nell’accesso a farmaci).
Le cure, inoltre, non sono neanche adeguate alle condizioni del paziente (24%).
A questo si sommano i costi per il mancato riconoscimento dell’invalidità o
dell’esenzione, per i viaggi, per i farmaci e parafarmaci, per chi assiste la persona che
non è più autonoma.
È difficile reperire anche una semplice informazione (20%) e per rintracciarla inizia un
giro infinito di richieste che va dal medico di famiglia, al dipendente della ASL, alle
associazioni di malati, alle istituzioni che, a vario titolo, si occupano di malattie rare.
Non sempre alla fine si ottiene ciò di cui si ha bisogno. Quindi ci si trova disorientati e
soli, senza il sostegno economico e psicologico (17%).
Si è costretti a fare lunghi viaggi, spesso si tratta di viaggi dal Sud al Nord, con tutti i
disagi ed i costi conseguenti (Mobilità sanitaria, 10%). Si segnalano infine difficoltà di
accesso ai farmaci (8%) e a cure innovative (1%).
CURE ALL’ ESTERO
Salute oltre i confini Trend in ascesa (1,6%; + 0,7 punti percentuali rispetto all’anno
passato)
Quali i motivi che spingono gli italiani ad andarsi a curare all’estero, e quali i problemi
che riscontrano? La necessità di un intervento chirurgico di alta specializzazione o meno
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invasivo di quello che si dovrebbe affrontare in Italia (41% dei casi), oppure la ricerca di
cure utili a contrastare malattie rare, disabilità e patologie croniche (19%). A seguire: un
13% si sposta verso centri specializzati; altrettanti si spostano per sottoporsi a terapie
innovative, il 6% per un trapianto, il 2% per visite specialistiche o particolari esami
diagnostici.
Al di là del motivo scatenante che spinge a recarsi all’estero, gli ostacoli riguardano per il
24% tutto ciò che precede il viaggio (difficoltà burocratiche a relazionarsi con ASL e
centri di riferimento regionali, rifiuto dei medici ad autorizzare le cure, mancato rilascio
del modello E112 e assenza di motivazioni nei casi di diniego) e, per il 18%, tutto
quanto attende questi cittadini al loro rientro: confusione delle ASL sulle prestazioni da
rimborsare; legittimità dei pagamenti richiesti; mancata conoscenza dei diritti garantiti
dalla TEAM (anche da parte degli operatori delle ASL).
Sulla Tessera Sanitaria Europea di Assicurazione Malattia, che permette ad ogni
cittadino europeo di usufruire delle cure “medicalmente necessarie” negli stati dell’UE,
tra gli Stati Membri c’è ancora confusione rispetto a cosa si deve intendere per cure
“necessarie ed urgenti”. I rischi sono che i cittadini italiani si vedano garantite
automaticamente dagli Stati UE delle prestazioni che, al loro rientro in Italia, non
vengono rimborsate.
INTRAMOENIA
Trend in leggera flessione (1%; - 0,3 punti percentuali rispetto all’anno passato)
Per ciò che concerne l’intramoenia, nella maggior parte dei casi, i cittadini segnalano il
ricorso a questo canale a causa di un’attesa troppo lunga nel servizio pubblico (25%). Il
problema, quindi, rimane particolarmente sentito, sebbene sull’argomento sia
intervenuto anche il Legislatore (Legge 3 agosto 2007 n. 120). Ancora una volta, degno
di nota è “l’abuso” del canale intramurario (23%), i costi elevati delle prestazioni (20%),
la carenza di informazioni (23%) e la scarsa chiarezza sull’accesso ai due canali (9%).
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CONTESTO
1. Quadro generale
Il nostro Servizio Sanitario Nazionale occupa il 2° posto al mondo per capacità di risposta
assistenziale universale in rapporto alle risorse investite: il dato è dell’Organizzazione Mondiale
della Sanità, frutto dell’indagine che ha messo a confronto sistemi sanitari in tutto il mondo.
A fronte di questo importante riconoscimento, a trent’anni dalla Legge n.833/78 che lo ha
istituito e fondato sulla universalità dell’assistenza, sulla solidarietà del finanziamento
attraverso la fiscalità generale e sull’equità di accesso alle prestazioni, sono più che evidenti
delle criticità, che hanno assunto la caratteristica di nodi irrisolvibili: sprechi, inefficienze,
episodi di corruzione, mancanza di trasparenza, difficoltà di accesso ai servizi, carenza di
controlli efficaci, per fare solo degli esempi. Il dato più allarmante contenuto in uno dei recenti
rapporti nazionali sullo stato della sanità in Italia 1 è quello relativo alla relazione che c’è tra la
spesa sanitaria, che nei prossimi anni continuerà a crescere più rapidamente del PIL, e il
finanziamento statale del servizio sanitario: 10 miliardi di euro di gap che le Regioni saranno
chiamate a coprire in qualche modo. In effetti la spesa sanitaria tra il 1978 - anno in cui il
SSN è stato istituito - e il 2008, è cresciuta del 138,3% 2.
A questo si aggiunga l’esistenza di un disavanzo strutturale che, seppure comune in tutti i
sistemi sanitari pubblici, è aggravato in Italia da una cattiva gestione del debito, troppo
burocratica, con aumento dei costi e allungamento dei tempi. Per questo disavanzo è sempre
più difficile programmare interventi e soluzioni a medio e lungo termine, dovendo quasi
sempre pensare a far quadrare i conti. Qualche esempio: ai Direttori Generali delle Aziende
sanitarie si chiede costantemente di contenere i costi, ma non si è altrettanto perentori nella
richiesta di raggiungere obiettivi di qualità del servizio erogato; le strutture sanitarie e i singoli
professionisti sul territorio sono sempre di più soggetti a tetti di finanziamento e a volumi di
prestazioni da effettuare, anche in questo caso a fronte di nessuna efficace valutazione del
servizio che ne deriva per i cittadini.
Nei prossimi anni si dovrà fornire una risposta a diverse questioni: l’indebitamento di alcune
Regioni e l’impatto che i piani di rientro avranno sulla riduzione dei servizi per i cittadini;
l’aggiornamento e il monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza, intesi come strumento
per rafforzare il governo centrale del sistema ormai orientato al federalismo; l’inadeguatezza
della medicina del territorio rispetto ai bisogni esistenti e la mancanza di percorsi di cura con
presa in carico dei pazienti, soprattutto affetti da patologie croniche; la difficoltà di accesso; la
scarsa attenzione ai servizi per i soggetti più deboli (immigrati, tossicodipendenti, persone con
problemi di salute mentale, ecc.); il bisogno di umanizzazione delle cure, compresa la cura del
dolore, prendendo come esempio esperienze già esistenti; più sicurezza e qualità nelle
strutture sanitarie, ma anche fuori dall’ospedale; più integrazione ospedale-territorio.
Di fronte a questa sfida per il nostro Paese è auspicabile che nei prossimi anni si riesca a
valorizzare tutte le risorse a disposizione: economiche, organizzative, umane, in termini di
1 Rapporto CEIS - Sanità 2008, CEIS - Facoltà di Economia, Università degli studi di Roma “Tor Vergata”.
2 42° Rapporto annuale del Censis.
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conoscenze e di esperienze già esistenti, non ultima la cittadinanza attiva, ossia la
partecipazione dei cittadini alla definizione e al monitoraggio delle politiche sanitarie
pubbliche ai diversi livelli (locale, regionale e nazionale).
La XII edizione del Rapporto PiT Salute cade proprio nel trentennale del Servizio Sanitario
Nazionale in Italia. Questa ricorrenza ci offre una occasione in più per riflettere sullo stato dei
diritti dei cittadini nell’ambito dei servizi sanitari e socio assistenziali.
2.Finanziaria e Patto sulla salute
Con la legge finanziaria 2007, il finanziamento del SSN era stato fissato in 96.000 milioni
di euro per l’anno 2007, in 99.042 milioni di euro per l’anno 2008 e in 102.245 milioni di
euro per l’anno 2009 (6 miliardi di finanziamento in più rispetto alla precedente Legge
finanziaria). Con la recente Legge finanziaria (il SSN è finanziato nel 2009 con 102,6
miliardi di euro), si è provveduto ad un taglio di cinque miliardi; in particolare, per il 2009
c’è stata una riconferma, mentre i tagli sono di due miliardi per il 2010 e di tre miliardi per
il 2011. Sono questi i tagli, oltre a quelli relativi al Fondo per le Politiche sociali, che
costringeranno sempre di più Regioni e Comuni a ridurre i servizi per i cittadini, in primo
luogo quelli per la salute. Di fatto, saremo messi di fronte ad una drastica riduzione delle
misure di prevenzione e delle prestazioni e alla re-introduzione di ticket che, in modo iniquo,
stanno già colpendo le famiglie e le fasce sociali più deboli. I ticket, infatti, sono solo un
metodo veloce per fare cassa, ma in realtà non risolvono i veri nodi. Servirebbero, piuttosto,
misure per combattere gli sprechi e le inefficienze, di cui i cittadini sono solo vittime. In
realtà sarebbe urgente sgravare il bilancio sanitario, ma non a scapito della qualità, della
sicurezza e della stessa sopravvivenza del servizio sanitario, che mostra continuamente
diversi punti di debolezza: casi di corruzione, piccole e grandi illegalità, assenza di controlli
efficaci nel sistema di pagamento DRG. I cittadini sono preoccupati, in particolare, per i
sempre più diffusi casi di corruzione, che ormai da alcuni anni investono trasversalmente il
sistema sanitario, soprattutto a livello regionale: questa crescita di interessi illeciti non fa
altro che mettere ulteriormente a rischio l’offerta di servizi e richiede un’attività di controllo
permanente da parte delle istituzioni e dei cittadini. Il prossimo Patto sulla salute, inoltre,
tra il Governo e le Regioni, che riguarderà il triennio 2010-2012 3, avrà tra i diversi obiettivi
anche la ristrutturazione della rete ospedaliera, con tagli al tasso di ospedalizzazione e
ulteriore riduzione dei posti letto per acuti (si ipotizza il 12% in meno rispetto al 2006, circa
28.000 posti letto in meno).
3 Il Patto sulla Salute è un accordo finanziario e programmatico tra il Governo e le Regioni, di valenza triennale,
in merito alla spesa e alla programmazione del Servizio Sanitario Nazionale. L’accordo è finalizzato a
migliorare la qualità dei servizi, a promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e a garantire l’unitarietà del
sistema. Nel Patto, inoltre, è previsto anche un accordo finanziario che viene aggiornato annualmente dalla
legge Finanziaria.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
3. Cure primarie e assistenza 24h
La Conferenza Stato-Regioni ha approvato di recente (25 marzo 2009) l"Accordo per la
realizzazione degli obiettivi prioritari e di rilievo nazionale per l"anno 2009, il quale
prevede uno stanziamento di un miliardo e 410mila euro, suddivisi tra le Regioni 4. Si prevede
che il Ministero dell"Economia eroghi alle Regioni il 70% delle risorse, mentre per il restante
30% dovranno essere presentati progetti specifici nell"ambito degli indirizzi individuati
dall"accordo.
Il finanziamento più importante, 352 milioni di euro, il 25% del totale, andrà alle cure
primarie e all’assistenza 24h. Presso i Pronto Soccorso si dovrebbero attivare Ambulatori per
la gestione dei codici di minore gravità; si prevedono anche Presidi Ambulatoriali Distrettuali,
gestiti dai medici di Continuità Assistenziale, per garantire una risposta assistenziale nelle 24
ore; Punti di Primo Intervento per una prima risposta sanitaria all’emergenza-urgenza e a
situazioni di minore gravità in aree territoriali disagiate o prive di presidi sanitari.
Sono in programma anche specifici progetti di formazione del personale e campagne
informative per educare la popolazione al corretto utilizzo dei servizi ospedalieri e territoriali.
Inoltre per il progetto “Facilitazione della comunicazione nei pazienti con gravi patologie
neuromotorie” è stato confermato il vincolo sulla quota di 10 milioni di euro. Alla presa in
carico globale del paziente e in particolare alle cure palliative e di terapia del dolore è stata
destinata una quota di 100 milioni di euro sia per la terapia del dolore cronico che riferito alla
fase terminale della vita, anche a livello pediatrico. Per la non autosufficienza, si prevede un
incremento dell’assistenza domiciliare integrata in tutto il territorio nazionale.
Per quanto riguarda i pazienti in stato vegetativo e di minima coscienza nella fase di cronicità
sono stati individuati dei modelli organizzativi che dovrebbero garantire lo sviluppo e
l’uniformità su tutto il territorio nazionale, dell’approccio riabilitativo e assistenziale.
Per lo sviluppo della rete delle biobanche si prevedono: dieci milioni di euro destinati alla
conservazione del ""sangue da cordone ombelicale"", 2 milioni per il ""materiale muscoloscheletrico"",
3 milioni per il ""materiale oncologico"". Altro capitolo finanziato con i nuovi
obiettivi di piano è la tutela della maternita", sia per il ""percorso-nascita"" sia per la
""diminuzione della mortalità neo e peri-natale"".
Per concludere, c’è grande attesa, soprattutto da parte delle persone affette da patologie
croniche, rispetto all’assistenza 24h e ad uno sviluppo adeguato delle cure primarie in
generale, e ci si augura che questo Accordo sia l’inizio di un progetto più ampio e duraturo
nella direzione che si aspettano malati e famiglie.
4 Accordo ai sensi dell’art. 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 tra il Governo, le Regioni e le
Province autonome di Trento e Bolzano sulle linee progettuali per l’utilizzo da parte delle Regioni delle
risorse vincolate ai sensi dell’art.1, commi 34 e 34 bis, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 per la
realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale per l’anno 2009.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
4. Assistenza odontoiatrica
L’assistenza odontoiatrica purtroppo non rientra quasi per niente nei LEA ed è uno dei motivi
per i quali pesa fortemente sui bilanci delle famiglie. Tra l’altro, in un periodo di crisi
economica e di recessione, sono sempre di più i casi di persone che decidono di non curarsi
perché non se lo possono permettere. Il problema è noto da tempo e fino ad ora, nonostante le
pressioni delle organizzazioni di tutela, è rimasto irrisolto. Non sembra che si possa
considerare una soluzione adeguata, il tentativo di affrontare la questione come nel recente
accordo di collaborazione sottoscritto da Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche
sociali, Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI) e Associazione Odontoiatri Cattolici
Italiani (OCI).
L’obiettivo dell’accordo è garantire, a onorari concordati, le cure odontoiatriche a cittadini a
basso reddito e alle donne in gravidanza. L’accordo è volto soprattutto alla prevenzione di
alcune patologie del cavo orale.
L"accordo include cinque prestazioni odontoiatriche ad onorari concordati ed uniformi su tutto
il territorio nazionale:
• visita odontoiatrica, ablazione tartaro e insegnamento igiene orale
• sigillatura dei solchi dei molari e premolari
• estrazione di elemento dentario compromesso
• protesi parziale con ganci
• protesi totale.
A beneficiare degli onorari odontoiatrici concordati sono alcune categorie di persone:
• donne in gravidanza, indipendentemente dal reddito, ma solo per prestazioni di
prevenzione come: visita odontoiatrica, ablazione tartaro e insegnamento dell"igiene
orale
• soggetti titolari di “social card”
• soggetti, indipendentemente dall’età, con ISEE non superiore ad euro 8.000,00
• soggetti con ISEE non superiore ad euro 10.000,00 aventi diritto all’esenzione totale
dal ticket per età, patologie croniche, patologie invalidanti, inabili al lavoro con
invalidità 100% e con handicap gravi.
L"accordo riguarda gli studi odontoiatrici privati dei professionisti associati ANDI-OCI.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
5. Alcune norme in discussione al Parlamento
5.1.Rischio clinico e responsabilità del personale sanitario
Le norme in discussione in materia di responsabilità professionale del personale sanitario
raccolte nello schema di Testo unificato in discussione al Senato 5 prevedono:
• responsabilità per danni in strutture ospedaliere sempre a carico della struttura (e non
anche), mentre solo in caso di dolo è possibile avviare una azione disciplinare e una
azione di rivalsa nei confronti del dipendente responsabile del danno (in caso di colpa
grave il direttore generale potrebbe chiedere un parziale recupero del risarcimento del
danno);
• assicurazione obbligatoria delle aziende sanitarie per Responsabilità Civile verso Terzi
(RCT) e per Responsabilità Civile verso prestatori d’Opera (RCO), con rapporto
contrattuale tra il danneggiato e l’azienda sanitaria (non più tra soggetto richiedente e
medico, così come definito in una lunga evoluzione giurisprudenziale che ha inquadrato
la responsabilità del medico in quella di tipo contrattuale, con conseguente prescrizione
in dieci anni e onere della prova a carico del medico);
• il danneggiato ha azione diretta per il risarcimento del danno nei riguardi
dell’assicuratore, ma solo entro i limiti delle somme per le quali è stata stipulata
l’assicurazione;
• il tentativo di conciliazione è obbligatorio, con richiesta di risarcimento da inviare
all’impresa assicuratrice, che entro 30 giorni deve rispondere. Il danneggiato deve
tuttavia sottoporsi alle verifiche da parte dell’impresa assicuratrice, facendo un notevole
passo indietro rispetto all’attuale onere della prova a carico del responsabile;
• le Regioni possono istituire un Fondo di garanzia che sostituisca le polizze;
• si prevede anche un Fondo di Solidarietà Sociale;
• nonostante il rapporto sia contrattuale, l’azione di risarcimento si prescrive in cinque
anni e non in dieci, come prevede il Codice civile per questo tipo di responsabilità;
• si prevede, inoltre, un apposito Albo dei consulenti tecnici che si occupi esclusivamente
di responsabilità professionale del personale sanitario;
• si prevedono unità di risk management e osservatori per il monitoraggio dei contenziosi,
oltre adeguate rappresentanze delle associazioni dei pazienti all’interno degli
osservatori regionali sugli errori.
5 SCHEMA DI TESTO UNIFICATO PROPOSTO DAL RELATORE PER I DISEGNI DI LEGGE NN. 6, 50, 352, 1067
E 1183. Nuove norme in materia di responsabilità professionale del personale sanitario.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Questo testo non sembra affrontare i veri nodi legati alla malpractice e alla sicurezza delle cure
(preparazione del personale medico, criteri di selezione e di accesso all"impiego, velocizzazione
della giustizia e miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario, massima tutela per le
persone danneggiate, massima responsabilizzazione del personale), ma cerca semplicemente
di svuotare di significato la responsabilità del personale sanitario, costringere all"azione diretta
il cittadino, che comunque ci rimette in termini di onere della prova e probabilmente di entità
del risarcimento. L"istituzione di un apposito albo, tra l’altro, rischia di rendere meno
imparziali i periti che ne farebbero parte. Si riduce della metà il termine di prescrizione,
peggiorando la posizione di chi ha subito un danno.
E’ improponibile l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione, che per principio deve essere
facoltativa: l’esperienza del processo del lavoro e delle questioni relative alla telefonia
insegnano che la conciliazione obbligatoria non serve a dirimere le controversie, ma solo a
costituire un ostacolo all"accesso alla giustizia per i più deboli.
La norma, inoltre, sposta l’asse verso le compagnie assicurative senza tenere conto del fatto
che il sistema assicurativo nei nuovi ambiti previsti dalle recenti leggi (vedasi le assicurazioni
obbligatorie per gli edifici di nuova costruzione introdotte dal recente decreto legislativo n.
122/2005) si è dimostrato di dubbia efficacia. Le compagnie assicurative di maggior peso
spesso rifiutano di prestare servizi in ambiti delicati mentre le compagnie minori che lo fanno
spesso non danno garanzie di solvibilità. Occorrerebbe, quindi, prevedere meccanismi che
obblighino il ricorso a compagnie dotate di requisiti minimi o iscritte in albi speciali che diano
garanzie di efficienza.
Non è condivisibile, dunque, l’intera impostazione dello schema proposto, dal momento che
non rafforza i diritti dei cittadini e delle persone assistite in materia di sicurezza delle cure,
nonostante si preveda la presenza delle associazioni dei pazienti negli osservatori regionali
sugli errori; ma anzi tutta la questione della colpa medica viene “monetizzata”, eliminando del
tutto il ruolo della deontologia e dell’ etica professionale. La proposta di esclusione dell’azione
disciplinare nei confronti del medico per tutti i casi (tranne il dolo) sembra andare proprio in
questa direzione. Peraltro, nel caso di colpa grave, ci sembra una incongruenza il possibile
recupero di parte della somma da parte dell’Azienda verso il personale responsabile, se
l’esborso di denaro viene effettuato dall’impresa assicuratrice.
5.2. Dichiarazioni anticipate di trattamento
In Europa non esiste una disciplina sul testamento biologico che possa essere recepita dagli
Stati membri, ma molti di questi hanno provveduto autonomamente sin dal 2001. E’ il caso di
Olanda, Belgio, Danimarca, Francia e Spagna. Nel Regno Unito il “living will” è riconosciuto
da una consolidata giurisprudenza sin dal 1993, così come in Germania, pur non essendoci
una legge, il testamento biologico trova attuazione nella pratica e conferma nella
giurisprudenza. Fuori dall’Europa, gli Stati Uniti d’America con il “Patient self determination
Act” del 1991 hanno regolamentato per primi il testamento biologico; per loro nutrizione e
idratazione sono trattamenti sanitari e non mezzi per il mantenimento della vita, il paziente
cosciente e capace li può rifiutare, quello non più cosciente, se non si è espresso in condizioni
di capacità, avrà un fiduciario, solitamente un familiare, che prenderà le decisioni per lui.
In Italia non esiste ancora una legge che regoli la materia, anche se un dibattito pubblico
sull’etica di fine vita si è sviluppato molto soprattutto intorno all’idea del testamento biologico,
documento con cui una persona capace di intendere e di volere esprime la propria volontà
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
circa terapie e trattamenti sanitari cui desidera o non desidera essere sottoposta nel caso in
cui dovesse perdere la capacità di esprimersi.
Tuttavia esistono già alcuni principi riconosciuti in diverse fonti normative, oltre a documenti
di natura etico-giuridica:
la Costituzione italiana. Libertà personale inviolabile (art.13), nessuno può essere obbligato a
un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge (art.32), la legge non
può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana (art. 32)
la Convenzione sui diritti dell’Uomo e la biomedicina (Convenzione di Oviedo) 6. Oggetto e
finalità della Convenzione: proteggere l’essere umano nella sua dignità e nella sua identità e
garantire a ogni persona, senza discriminazione, il rispetto della sua integrità e dei suoi altri
diritti e libertà fondamentali riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina. Principi
fondamentali della Convenzione: primato dell’essere umano, accesso equo alle cure sanitarie,
consenso libero e informato, protezione delle persone che non hanno la capacità di dare
consenso, tutela delle persone che soffrono di un disturbo mentale. Desideri precedentemente
espressi (art. 9): i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da
parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado esprimere la sua volontà,
saranno tenuti in considerazione . Rispetto della vita privata e diritto all’informazione e alla non
informazione. Non discriminazione in base al genoma umano. Limiti ai test genetici predittivi
che non abbiano fini medici o di ricerca medica. Interventi sul genoma umano solo per ragioni
preventive, diagnostiche o terapeutiche. Tutela delle persone che si prestano ad una ricerca.
Tutela delle persone che non hanno la capacità di consentire ad una ricerca. Protezione
dell’embrione nella ricerca. Prelievo di organi ai fini di trapianto. Divieto di profitto sul proprio
corpo
la Dichiarazione Universale di Bioetica e dei Diritti Umani. Unesco. 2005
Il Codice Deontologico dei medici
Il Codice Deontologico degli infermieri
I documenti del Comitato Nazionale per la Bioetica: Dichiarazioni anticipate di trattamento,
18 dicembre 2003; Il principio di precauzione: profili bioetici, filosofici, giuridici , 18 giugno
2004; L’alimentazione e l’idratazione di pazienti in Stato vegetativo persistente, 30 settembre
2005; Rifiuto e rinuncia consapevole al trattamento sanitario nella relazione paziente-medico,
24 ottobre 2008.
Una buona legge sul testamento biologico dovrebbe lasciare spazio al rispetto della concezione
della vita e della dignità umana di tutti. Come per il consenso informato, anche per il
testamento biologico la decisione non può prescindere dal rapporto di fiducia tra medico e
paziente, la cosiddetta alleanza terapeutica, che implica il dovere del medico di informare con
6 Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e della dignità dell’essere umano nei confronti
dell’applicazione della biologia e della medicina. Sottoscritta dagli Stati membri del Consiglio d’Europa, la
Comunità europea e altri Stati a Oviedo il 4 aprile 1997. Ratificata dal Parlamento italiano con la Legge 28
marzo 2001.
16
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
la massima accuratezza e chiarezza, e il diritto della persona assistita di decidere in modo
consapevole. Inoltre il testamento biologico, come ha sostenuto il Comitato Nazionale per la
bioetica nel documento del dicembre 2003, “renderebbe ancora possibile un rapporto
personale tra il medico e il paziente proprio in quelle situazioni estreme in cui non sembra
poter sussistere alcun legame tra la solitudine di chi non può esprimersi e la solitudine di chi
deve decidere”. Attualmente è in discussione un disegno di legge che intende regolare tutta la
materia ( Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di
dichiarazioni anticipate di trattamento, Senatore Calabrò ), testo che non sembra dare risposte
adeguate ai bisogni dei malati e delle loro famiglie e che meriterebbe di non essere approvato
del tutto: la politica dovrebbe fare un passo indietro e sospendere la discussione, nell’attesa di
raccogliere dati, opinioni, punti di vista di operatori, professionisti, malati e famiglie, che sono
del tutto contrari al testo in discussione.
17
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
5.3. Salute mentale
A trent’anni dalla Legge 180/78, la Legge Basaglia, si continua a discutere sull’assistenza
psichiatrica nel tentativo di trovare soluzioni organizzative differenti e di rivedere la legge
stessa, nonostante sia ancora in buona parte inapplicata. In questo senso va proprio un
recente disegno di legge di iniziativa di diversi Deputati 7, che interviene ad esempio sui
ricoveri in forma coatta. In particolare si propone un modello di assistenza che rafforza la
procedura del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio), prevedendone una durata di 30 giorni
rinnovabili per altri 30, con ricovero sia in ospedale che in altre strutture accreditate.
Addirittura si ipotizza un TSOP (Trattamento Sanitario Obbligatorio Prolungato), della durata
di sei mesi, anche questo rinnovabile. E’ evidente che la proposta si ispira a un modello di
assistenza centrato sulla ospedalizzazione e sulla obbligatorietà della terapia, tutti elementi
fortemente contrastati dalle famiglie degli utenti e in generale dalle organizzazioni di tutela del
diritto alla salute. Sembrano meno rilevanti le questioni che invece lasciano disorientate le
famiglie e che bene ha elencato l’UNASAM (Unione nazionale delle Associazioni per la Salute
Mentale) in un Manifesto-Appello sottoscritto da 17 organizzazioni civiche, compresa
Cittadinanzattiva: lotta allo stigma, centralità all’assistenza sul territorio nei centri di salute
mentale, diritto al consenso informato, divieto di contenzione e controllo dell’abuso
farmacologico, uso del TSO solo se strettamente necessario e nel rispetto rigoroso della
procedura prevista dalla legge, residenzialità nella salute mentale, formazione del personale,
superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, sostegno alle imprese sociali e
valorizzazione della figura dell’amministratore di sostegno.
7 Disposizioni in materia di assistenza psichiatrica – Disegno di legge d’iniziativa di Ciccioli e altri. Camera dei
deputati.
18
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
MALPRACTICE
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008
S1
Malpractice 2008
Trend delle segnalazioni
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Come emerge dal grafico, l’andamento del trend della malpractice, pur registrando una
lieve flessione pari a 0,2% punti percentuali, non si discosta da quello registrato lo
scorso anno. La percentuale infatti si attesta sul valore del 18%, confermando i presunti
errori medici al primo posto tra le diverse tipologie di casi segnalati a Cittadinanzattiva
nel corso del 2008.
I cittadini segnalano prevalentemente errori durante lo svolgimento di interventi chirurgici
(53%) piuttosto che errata diagnosi (26%). Degna di nota anche la percentuale (12%) di
casi di errata terapia. Occasionali, ma non per questo meno gravi, i casi segnalati di
errori durante la fase riabilitativa (3%).
19
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Malpractice 2008
Tipologia presunti errori segnalati
Diagnosi
26%
Riabilitazione
3%
Intervento chirurgico
53%
Terapia farmacologica
12%
Assistenza
6%
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Dove avviene l"errore %
Domicilio 4,3
Ambulatorio pubblico 18,4
Pronto Soccorso 11,8
Ricovero 61,8
Studio medico privato 3,7
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Gli errori si verificano prevalentemente nelle strutture di ricovero (61,8%) ma anche, per
una percentuale pari al 11,8%, nel Pronto soccorso. L’ambulatorio rappresenta luogo di
malpractice nel 18,4% dei casi. Molto inferiori le segnalazioni inerenti gli errori subiti
durante l’Assistenza domiciliare.
Tipologia strutture %
Ambienti sanitari pubblici o accreditati con i sistemi sanitari regionali 88
Ambienti sanitari privati 12
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
La quasi totalità degli errori segnalati proviene da ambienti sanitari pubblici o accreditati
(88%), contro il 12% dei casi in cui il presunto errore si annida in strutture e ambulatori
privati.
Genere soggetto interessato %
Maschi 43
Femmine 57
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
20
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
La percentuale maggiore di segnalazioni di malpractice riguarda le donne (57%).
Malpractice 2008
Genere soggetto interessato
MASCHI
43%
FEMMINE
57%
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Fasce età soggetto interessato %
Anni <1 2
Anni 1 - 18 10
Anni 19 - 35 19
Anni 36 - 56 26
Anni 56 - 65 13
Anni 66 - 76 14
Anni 77 - 87 15
Anni :88 1
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Per quanto riguarda l’età dei soggetti interessati, la fascia maggiormente colpita è quella
che va dai 36 ai 56 anni (26%).
Oltre la metà delle segnalazioni, ben il 58%, si concentra nella fascia di età lavorativa
dei cittadini, che va dai 19 ai 65anni.
La classe di età nella quale si verifica il maggior numero di decessi per sospetta
malpractice è quella che va dai 77 agli 87 anni.
Si evidenzia la significatività del dato aggregato del 37% composto dalle fasce di età dai
19 ai 65 anni che riguarda anche in questo caso l’arco di tempo della vita delle persone
dedicato prevalentemente all’attività lavorativa.
21
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
Anni <1 Anni 1- 18 Anni 19 - 35 Anni 36 - 56 Anni 56 - 65 Anni 66 - 76 Anni 77 - 87 Anni 88
Malpractice 2008
Decessi per fasce età soggetto interessato
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Provenienza geografica delle segnalazioni %
NORD 38
CENTRO 29
SUD 21
ISOLE 12
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
In tema di provenienza geografica le segnalazioni di malpractice del 2008 si attestano
sui valori registrati negli anni precedenti: in testa il Nord (38%) che registra una
lievissima flessione (1%) rispetto al 2007.
Segue la macroarea composta dalle segnalazioni del Sud e Isole (33%) ed infine il
Centro con il 29% delle segnalazioni.
Principali Aree specialistiche interessate dall’errore %
Ortopedia 17,5
Oncologia 13,9
Ginecologia e ostetricia 7,7
Chirurgia generale 5,4
Oculistica 5,4
Odontoiatria 5,2
Emergenza – Pronto Soccorso 2,8
Altre aree specialistiche 42,1
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
22
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Sono sette le aree specialistiche maggiormente interessate dai presunti errori medici,
l’insieme delle quali raggruppa il 60% del totale delle segnalazioni raccolte sul tema.
0%
2%
4%
6%
8%
10%
12%
14%
16%
18%
ORTOPEDIA
ONCOLOGIA
GINECOL. e OSTETRICIA
CHIRURGIA GENERALE
OCULISTICA
ODONTOIATRIA
EMERGENZA - PS
Malpractice 2008
Principali Aree Specialistiche interessate dall"errore
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
23
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
I CASI DI ERRORE SOTTOPOSTI A CONSULENZA MEDICO-LEGALE
Richieste dei cittadini %
Richiesta di orientamento e informazione 72
Richiesta Consulenza medico-legale 28
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Come anticipato, la percentuale dei presunti errori è pari al 18% del totale delle
segnalazioni pervenute nel corso del 2008.
Di questi, in 28 casi su 100, i cittadini richiedono specifica Consulenza medico legale
per accertare l’esistenza di responsabilità professionale prima di orientarsi verso una
eventuale azione legale.
La consulenza, effettuata da medici legali, specialisti delle diverse branche mediche e
avvocati, consiste infatti, in una attenta analisi del caso e della documentazione clinica
in vista dell’accertamento dell’esistenza di negligenza, imperizia o imprudenza
nell’operato del personale medico ed infermieristico. Presupposti questi senza i quali è
inopportuno, inutile e anche rischioso, anche in termini economici, avviare procedimenti
legali.
Di contro, gran parte dei cittadini (72%) contatta Cittadinanzattiva per chiedere
informazioni ed orientamento al fine di tutelare -anche con modalità diverse dall’azione
legale- se stessi o il proprio caro- vittima di malpractice, ma soprattutto con l’intento di
segnalare l’accaduto, essere ascoltato, confrontare le proprie idee e la propria
esperienza.
Malpractice 2008
Richieste dei cittadini in merito ai presunti errori segnalati
Richiesta di
Informazioni ed
Orientamento
72%
Richiesta
Consulenza
Medico-Legale
28%
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
24
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Richiesta di Informazione - Orientamento -Modalità di tutela dei cittadini in tema di presunti
errori segnalati
%
Segnalare l"accaduto 45
Raccogliere documentazione clinica per avviare una consulenza o valutare danni 10
Ricevere informazioni su modalità di tutela 10
Ricevere informazioni su aspetti specifici dei procedimenti legali (modalità, tempi, costi) 9
Ricevere informazioni sulla consulenza gratuita offerta da Cittadinanzattiva 5
Ottenere nominativi di medici e legali 5
Ottenere sostegno per rafforzare e/o sollecitare procedimenti legali già avviati 5
Segnalare comportamenti reiterati da medici 4
Ottenere diagnosi chiare e definite 3
Ricevere informazioni su interventi e consenso informato 3
Altro 1
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Del 72% dei casi in cui i cittadini richiedono informazioni ed orientamento, la maggior
parte (45%) vuole far conoscere la propria storia ad organizzazioni di tutela dei diritti,
affinché episodi come quelli vissuti possano non ripetersi più.
Il 20% delle segnalazioni riguarda cittadini che chiedono informazioni su modalità di
tutela (10%) elementi clinici da raccogliere per ottenere un quadro più chiaro di quanto,
spesso inspiegabilmente, è successo (10%).
Il 9% cerca un orientamento in merito all’eventuale danno che si prospetterebbe, al tipo
di azione da poter intraprendere, ai tempi di prescrizione; inoltre informazioni varie
sull’iter dei procedimenti legali.
Il 5% si informa sulla consulenza che effettua Cittadinanzattiva.
Il 10% ha già avviato, o è in procinto di avviare, una causa (o trova difficoltà a portarla
avanti) e chiede nominativi di medici e legali (5%) che possano seguire il proprio caso a
tariffe contenute; o ancora cerca sostegno da parte di un organismo di tutela, per dar più
forza al procedimento legale o per sollecitarne la prosecuzione, probabilmente ferma da
molti mesi (5%).
Infine, il 4% riguarda cittadini che puntano il dito contro i medici già oggetto di
provvedimenti amministrativi o legali (anche indagati) e che continuano ad esercitare la
professione.
Il restante 3% desidera ottenere informazioni e consigli utili per giungere ad un quadro
certo del proprio malessere (diagnosi) e comprendere se esiste nesso di causalità tra ciò
che viene lamentato e il presunto errore segnalato.
Seguono le richieste di informazione sul consenso informato e pareri su esiti di interventi
non andati a buon fine (3%).
25
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
40%
45%
Segnalare l"accaduto
Raccogliere documentazione
Richiesta modalità di tutela
Richiesta Info modi, tempi e costi
Info Consulenza di Cittadinanzattiva
Richiesta nominativi Medici e Legali
Richieste sostegno in procedimenti
Segnalazione su comportamenti reiterati
Orientamento per definizioni diagnosi
Info su interventi e Consenso inf.
Altro
Malpractice 2008
Richiesta dei cittadini:
Informazioni
Orientamento
Modalità di tutela
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
ESITI DELLA CONSULENZA MEDICO LEGALE EFFETTUATA
Consulenza medico-legale sui casi di malpractice %
Casi Positivi 31
Casi Negativi 44
Casi Dubbi 2
Casi attualmente in corso di valutazione 23
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il 31% dei casi giunti in consulenza medico-legale nel corso del 2008 1, ha avuto un
parere favorevole all’esperibilità di una eventuale azione legale. In altri termini, la
consulenza medico-legale ha individuato elementi tali da dimostrare l’errore e la
sussistenza di responsabilità professionale del personale sanitario nel danno causato alla
persona.
Il 44% dei casi sottoposti all’iter di consulenza medico-legale, invece, ha sortito un
parere negativo; non è stato quindi possibile rilevare elementi tali da consigliare al
cittadino di intraprendere un’azione legale.
Quando in tutti questi casi, la consulenza non individua la sussistenza di una
responsabilità professionale medica 2, ci si è chiesto cosa spingesse in realtà il cittadino a
ritenersi vittima di malpractice, tanto da chiedere un approfondimento su quanto
accaduto fornendo documentazione clinica.
In risposta a tale interrogativo è stata costruita la tabella “Problematiche emergenti nella
consulenza medico-legale ” (che verrà esposta nel corso della trattazione) la quale
presenta l’insieme delle motivazioni che hanno indotto il cittadino a segnalare
malpractice e richiedere consulenza medico-legale.
Il 2% dei casi in consulenza ha ottenuto un esito dubbio; la consulenza ha individuato sì
elementi sufficienti per avviare un’azione legale, ma le probabilità di vincere una causa
sono minime.
1 I dati a cui si fa riferimento sono quelli provenienti dai PiT Salute (Nazionale, Regionali e Provinciali) che
effettuano servizio di Consulenza medico legale gratuita, volta a fornire al cittadino un orientamento
sull’esistenza di presupposti per adire un’azione legale. I PiT Salute sono ubicati a Cagliari, Catania,
Reggio Calabria, Napoli, Roma, Latina, Torino, Alessandria, Milano, Mantova, Riva del Garda (per la
provincia di Trento e Bolzano).
2 Si precisa che l’esito negativo della consulenza spesso è dovuto più alla mancanza di elementi utili a
dimostrare la responsabilità sanitaria (es. documentazione clinica incompleta/inadeguata) che all’effettiva
assenza di errore medico.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
CONSULENZA MEDICO-LEGALE
ESITI POSITIVI
Tipologia dell’errore accertato nell’iter della Consulenza medico-legale %
Errore diagnostico 29
Intervento chirurgico 29
Assistenza medico-infermieristica 21
Infezioni nosocomiali 14
Gestione delle complicanze 7
Terapia farmacologia 0
Errore riabilitativo 0
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
La Tabella illustra la tipologia dei casi sottoposti alla Consulenza medico-legale
ottenendo un parere favorevole all’esperibilità dell’azione legale.
In 29 casi su 100 segnalati è stato accertato un errore diagnostico ed altrettanti casi di
errati atti operatori (29%).
Nel 21% dei casi l’errore accertato fa riferimento ad una inadeguata assistenza di tipo
medico o infermieristico.
Tra tutti, colpisce maggiormente il dato relativo alle infezioni nosocomiali accertate
(14%); quest’ultime spesso dovute a somministrazioni di terapie antibiotiche inadeguate,
responsabili dell’isolamento di ceppi batterici multiresistenti, pertanto difficili da
debellare.
Uno dei principali fattori di rischio per l’insorgenza di tali infezioni è l’esposizione dei
pazienti in condizioni critiche a germi trasportati dal personale medico e paramedico o
dai familiari stessi (non sufficientemente sensibilizzati al problema della trasmissione di
germi).
Questo dato dovrebbe far riflettere sulla necessità di limitare l’impiego di antibiotici ai
casi in cui sia accerta la sensibilità da parte del germe o ai casi in cui, pur in assenza di
esame colturale e antibiogramma, si ravvisa la possibilità di una infezione batterica
capace di condurre all’exitus il paziente non trattato tempestivamente.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
CONSULENZA MEDICO-LEGALE
ESITI NEGATIVI
Problematiche emergenti dalla Consulenza medico-legale
dei casi di presunto errore che hanno ottenuto esito negativo %
Relazione medico–paziente carente 33,5
Carente umanizzazione 20,2
Ritardi diagnostici e terapeutici 11,1
Documentazione clinica inadeguata ad intraprendere un’azione legale 8,6
Senso di solitudine e di abbandono del cittadino 8,1
Carenze nella gestione assistenziale del malato 6,2
Errore interpretativo da parte del paziente 5,7
Insorgenza di infezioni 3,4
Carenze igienico-strutturali 2,7
Carenze nella raccolta dell’anamnesi 0,5
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
La tabella presenta l’insieme delle motivazioni che hanno indotto il cittadino a segnalare
situazioni di malpractice e richiedere consulenza medico-legale anche nei casi in cui, di
fatto, non è stato poi ravvisato errore medico.
Per quanto concerne questi casi, l’approfondimento sulla documentazione clinica e sulla
storia della persona, indica che la maggior parte di ciò che viene percepito come errore
dai cittadini attiene a tutta una parte di gestione, attenzione e comunicazione nei
confronti del malato e della propria famiglia che è qualitativamente carente e che fa
sentire il cittadino non trattato come avrebbe dovuto e di esser stato quindi vittima di un
errore medico.
La maggior parte dei disagi percepiti dai cittadini riguarda la relazione medico-paziente
(33,5%).
Ad esempio, molto spesso viene riferito che, in sede di acquisizione del consenso, il
medico non precisa la modalità della prestazione, le sue finalità, i rischi ad essa
connessi, le eventuali complicanze, gli effetti collaterali, le alternative e i risultati
prevedibili.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Per essere giuridicamente valido, il consenso della persona assistita, deve essere:
esplicito, libero, autentico, immune da vizi e soprattutto informato, mentre nella realtà
dei fatti, frequentemente si riscontrano consensi generici, che implicano un’informazione
orale che risulta frettolosa e superficiale o addirittura sottintesa.
L’apposizione della firma sul consenso da parte del paziente, dà inizio ad
un’obbligazione contrattuale medico-assistito, che viene spesso percepita dal paziente
come obbligazione di risultato, mentre per il medico e per il sistema giuridico è
un’obbligazione di mezzo. Vale a dire che il medico si impegna, sulla base delle
conoscenze tecnico-scientifiche raggiunte, di operare secondo un principio di perizia,
prudenza e diligenza, senza però garantire il 100% del risultato.
Questo è un concetto difficile da comprendere ed accettare da parte del malato e dei
suoi cari e che crea, nel 5,7% dei casi, incomprensioni da parte del cittadino su esiti,
complicanze ed iter degli interventi. Ma l’arte del medico deve stare proprio in questo:
chiarire quali sono le possibilità e, congiuntamente, i limiti dell’azione terapeutica stessa.
Solo così facendo vengono forniti al paziente tutti gli strumenti utili per un corretto
confronto costo-benefici e per un consenso specifico e documentato.
Bisogna sottolineare come i medici siano spesso carenti nel fornire informazioni; è pur
vero che non sempre si tratta di insensibilità, disumanità o libera scelta della violazione
del codice deontologico, ma perché pressati da una burocrazia che predilige la quantità
delle prestazioni anche a discapito della qualità.
L’applicazione di norme manageriali alle Aziende sanitarie, ha comportato una
trasformazione nei costumi dei medici, che in quanto manager sembra non possano
sacrificare il tempo delle prestazioni medico-chirurgiche in favore del tempo
indispensabile ad un adeguato rapporto di comunicazione medico-paziente.
Altre note dolenti riguardano la carenza di umanizzazione delle cure (20,2%), che
assieme alla carenza di informazioni sull’iter di cura, mina profondamente il necessario
rapporto di fiducia tra operatori sanitari e pazienti, così come quei ritardi diagnostici e
terapeutici (11,1%) che pur non apportando significativi cambiamenti al quadro clinico,
instillano il dubbio di malpractice, oltre che evidenziare disorganizzazione e poco
interesse nei confronti del paziente.
A tutto ciò si aggiunge la difficoltà nel reperire il medico curante o l’esiguità delle notizie,
carpite tra i corridoi dell’ospedale, che danno ai parenti delle persone malate e ai malati
stessi, la sensazione che non si stia facendo nulla per curarli o che si stia persino
perdendo tempo utile, compromettendo in modo significativo le loro possibilità di
guarigione.
Il paziente e i suoi familiari, invece, devono essere sempre coinvolti nel processo
decisionale che conduce alla scelta dell’indagine diagnostica e del trattamento, più
opportuni.
Altro elemento che insinua il sospetto del cittadino di essere vittima di un errore medico
è tutto ciò che ha a che fare con una gestione assistenziale non adeguata del malato:
tempi lunghi per il cambio della biancheria o dei pannoloni, cibi qualitativamente
carenti, formazioni di piaghe da decubito, ritardi nel rispondere alle richieste dei
pazienti, ecc.
30
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
A seguire l’insorgenza di infezioni (3,4%) e le carenze igienico strutturali (2,7%) riferite a
poca pulizia dei locali, padelle lasciate a vista, ecc.
L’insufficiente relazione medico-paziente, la scarsa umanizzazione e gestione
assistenziale, non possono che ingenerare quel senso di solitudine e di abbandono
avvertito e segnalato dai pazienti (8,1%).
Infine, ma non per importanza, si rileva l’inadeguatezza della documentazione clinica
(8,6%). Troppo spesso le cartelle cliniche fornite non sono in copia conforme o mancano
di dati significativi e indispensabili per la comprensione dell’iter diagnostico-terapeutico,
pregiudicando in tal modo anche la possibilità di veder tutelati i propri diritti in sede
legale e non.
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
Umanizzaz. carente
Ritardi diagn. e terap.
Doc. clinica inadeg.
Solitudine e abbandono
Gestione assist. carente
Errore interpretativo
Infezioni nosocomiali
Carenze igienico-strutturali
Problematiche emergenti dalla Consulenza medico-legale
dei casi di presunto errore che hanno ottenuto esito negativo
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
MALPRACTICE IN ORTOPEDIA
Tipologia principali errori segnalati dai cittadini %
Errore di valutazione o di esecuzione dell’intervento 38
Complicanza post intervento 22
Diagnosi errata o avvenuta in ritardo 13
Lesioni di nervi e tendini 9
Insorgenza di infezioni 7
Errori di immobilizzazione 3
Protesi inadeguata o difettosa 3
Errata e mancata terapia farmacologica 3
Errata gestione post-operatoria 1
Altro 1
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Nella tipologia dei principali errori segnalati in ambito ortopedico si registrano al primo
posto, anche quest’anno, le segnalazioni riguardanti gli errori di valutazione e di
esecuzione di Interventi chirurgici (38%).
Tra i diversi motivi che spingono il cittadino a segnalare l’accaduto, figura il dubbio
nutrito in merito alla scelta più appropriata, del tipo di intervento effettuato e della
metodica utilizzata, soprattutto quando sopraggiungono complicanze post-operatorie.
Degno di particolare rilievo, infatti, il dato inerente le complicanze che possono
sopraggiungere dopo l’esecuzione dell’intervento stesso (22%). Al riguardo, i cittadini
interpretano quasi sempre l’insorgenza di complicanze come causate da responsabilità
medica, forse perchè scarsamente informati sul fatto che, le stesse, possono essere
legate al trauma ortopedico subito, senza per forza dipendere dal corretto operato del
personale sanitario.
Caso segnalato
Durante l’esecuzione di un intervento in artroscopia, l’apparecchiatura non
funziona correttamente, (viene a mancare l’insufflazione dell"aria), nonostante ciò
i medici proseguono l’operazione. Il paziente si ritrova con seri danni dovuti a
lesioni e conseguenti infezioni ossee; ha subito perciò altri 4 interventi e ha
dovuto ricorre in ultima analisi all’inserimento di una protesi al ginocchio, per
rimediare al danno subito.
Al terzo posto delle segnalazioni in tema di malpractice in ambito ortopedico, figura
l’errata o tardiva diagnosi (13%). Trattandosi di traumi ortopedici, la maggior parte delle
diagnosi errate o tardive si registra in Pronto Soccorso. Diversi i fattori che possono
pregiudicare una corretta diagnosi: raccolta di dati anamnestici non sempre scrupolosa,
scarso ascolto prestato ai sintomi riferiti dal paziente, mancata esecuzione di indagini
diagnostiche più approfondite, visite spesso frettolose per tempi contingentati, in un
reparto per definizione “in emergenza” e, purtroppo, non infrequentemente sotto
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
organico. Ancora prima della capacità di lettura delle lastre da parte del personale, un
ulteriore fattore di rischio risiede nella dotazione da parte di strutture sanitarie di
macchinari non sempre all’avanguardia, che possono produrre immagini di scarsa
qualità tecnica.
L’errata o tardiva diagnosi comporta innanzitutto il rischio di un aggravamento del
quadro clinico del paziente, oltre ad un aumento dei costi, (sia per il singolo che per il
sistema), dovuti alla cura di complicanze che molto spesso si aggiungono alla patologia
non diagnostica; un esempio classico quello delle fratture non immobilizzate
tempestivamente.
Caso segnalato
Desidero segnalare quanto accaduto: a causa di una brusca caduta, che mi ha
procurato forti dolori all’anca, sono stata portata in Pronto Soccorso. Lì mi hanno
effettuato delle lastre, ma tranquillizzandomi per assenza di frattura, mi hanno
inviato a casa senza alcuna prescrizione, neanche per il dolore. Persistendo tale
condizione mi recai dal mio medico di famiglia che ha fortunatamente ritenuto
opportuno prescrivermi una Risonanza Magnetica, una TAC oltre che delle
radiografie. Da tutto ciò è emerso senza ombra di dubbio che presentavo una
frattura del collo del femore. La diagnosi è stata però effettuata dopo un mese
dalla caduta, pertanto- sforzandomi di riprendere le normali attività di vita, ho
camminato sopra la frattura. E’ stato necessario, quindi, sottopormi ad un
intervento lungo e complicato, che quasi sicuramente, come lo specialista mi ha
riferito, si sarebbe potuto evitare.
Nella classifica dei principali errori segnalati, figurano le lesioni provocate durante
l’esecuzione di interventi chirurgici (9%).
Caso segnalato
Ho effettuato un intervento alla mano, il problema è che il dito anulare è rimasto
storto. All’inizio mi era stato detto che l’intervento era andato bene, ma dopo
aver levato il chiodo ed effettuata la fisioterapia, si è visto con chiarezza che il
dito stentava a riacquistare la mobilità. Facendo vari accertamenti si è
finalmente visto che il problema dipendeva da una lesione al tendine, ma oramai
non era più recuperabile.
Pur non registrando una percentuale altissima, le segnalazioni riguardanti l’insorgenza di
infezioni (7%) anche di tipo nosocomiale, restano uno tra i dati che più destano
preoccupazione.
Caso segnalato
Il signore segnala che cadendo da una scala riporta una frattura esposta e
scomposta di tibia e perone. Al Pronto Soccorso dopo aver effettuato la diagnosi
decidono di operarlo con mezzi di sintesi e piastre e lo ingessano per 30 gg,
senza effettuare nel frattempo alcun controllo sulla frattura. Tolto il gesso si
evidenzia che la gamba si era infettata con evidenti processi di necrosi in atto;
pertanto i sanitari decidono di eseguire un intervento di chirurgia plastica che
però si è rivelato non risolutivo. Il signore è stato costretto quindi a sottoporsi a
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
nuovo intervento per arginare l’infezione, intervento che ha comportato
un’asportazione di osso pari a 7 cm.
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
40%
Errore in intervento
Complicanze
Errata diagnosi
Lesioni
Infezioni
Immobilizzazione
Protesi inadeguate
Terapia farmacologica
Gestione post-operatoria
Altro
Ortopedia 2008
Tipologia principali errori segnalati dai cittadini
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Tipologia principali interventi in ortopedia interessati dalla malpractice %
Intervento Anca 16,1
Intervento Colonna vertebrale 10,8
Intervento Piede 9,7
Intervento Ginocchio 7,5
Intervento Alluce valgo 6,5
Intervento Ernia disco 6,5
Intervento Femore 5,4
Intervento Mano 5,4
Intervento Polso 5,4
Intervento Braccio 5,4
Intervento Tunnel carpale 4,3
Intervento Gamba 4,3
Intervento Menisco 3,2
Intervento Spalla 2,2
Intervento Omero 2,2
Altro 5,1
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
MALPRACTICE IN ONCOLOGIA
Malpractice Oncologia 2008 Tipologia errore segnalato %
Errore diagnostico 30
Ritardo diagnosi 26
Errore nell"esecuzione dell"intervento 18
Complicanza post intervento/trattamento 12
Errore nel trattamento farmacologico/chemio-radio 5
Errore nella comunicazione 4
Scarsa assistenza medico-infermieristica 3
Ritardo nel trattamento farmacologico/chemio-radio 1
Accanimento terapeutico 1
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Gli errori segnalati in Oncologia riguardano prevalentemente la diagnosi di malattia:
errore diagnostico (30%), ritardo diagnostico (26%). Seguono gli errori nell’esecuzione
dell’intervento chirurgico (18%) e le complicanze post-intervento o post trattamento
chemioterapico o radioterapico (12%).
A titolo esemplificativo di alcune tipologie di segnalazioni riportiamo i seguenti casi:
“Da quando ho compiuto 50 anni ogni anno effettuavo dei controlli-( ecomammografia,
pap test, ecc. ) in un centro privato. Nell’ultimo controllo,
come al solito, mi dicono che va tutto bene e che posso ritornare dopo un
anno. Caso vuole che a distanza di pochi giorni sono andata anche a visita
dalla mia ginecologa. Durante la visita ho fatto presente che mi ero
sottoposta a controllo del seno e che non c’era quindi necessità di ripeterlo.
Lei, per mia fortuna, ha insistito nel procedere anche all’esame del seno e,
purtroppo, sente una massa vicino al capezzolo. Allarmata mi dice di andare
con urgenza da un senologo; pertanto la mattina seguente mi sono recata in
intramoenia dallo specialista, il quale dalla visione della ecomammografia mi
dice che ho un tumore ed anche grosso. Mi ricoverano ed effettuano un ago
aspirato che rileva la presenza di un tumore infiltrante di 2 cm....”
Salve, vi scrivo in quanto sono stufo degli abusi e disservizi che si verificano
nell"ambito del sistema sanitario nazionale e volevo chiedervi alcuni consigli.
Mia madre ha un tumore polmonare, diagnosticato con un anno di ritardo,
anche se è stata vista da ben 4 specialisti oltre che dal medico di famiglia.
Aveva una tosse continua ma nessuno ha prescritto una Tac in quanto la
radiografia, secondo loro, non evidenziava niente di serio. Inoltre sono
veramente stufo dell’arroganza con la quale i medici si rivolgono a familiari e
pazienti; forse perchè i malati che non hanno speranza di guarigione sono
solo un peso ed è per questo che si nega loro ricoveri e cure tempestive. I
miei genitori sono restii ad effettuare lamentele/denuncie per timore che i
35
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
medici possono trattarci ancora peggio, ma io voglio sapere se ci sono
responsabilità in quella che a mio avviso è una diagnosi mancata. Chissà se
preso in tempo tutto poteva andare diversamente.
Il signore che ci contatta riferisce che il padre aveva continui dolori alle ossa
e febbre. Pur facendo sempre presente la cosa al suo medico di famiglia, lo
stesso non ha mai dato importanza ai sintomi. Quando il padre è arrivato al
punto di non riuscire più a deglutire i familiari hanno implorato il Medico di
famiglia di prescrivergli qualche accertamento o un ricovero. Riuscito ad
ottenerlo si è recato in ospedale, dove lo specialista che lo ha visitato si è
molto arrabbiato con lui, accusandolo del fatto di non essersi fatto visitare
prima: il signore si è molto amareggiato perché da tempo richiedeva
accertamenti ed ora presentava metastasi in tutto il corpo ed era oramai ad
uno stadio terminale.
Cinque anni fa a mio figlio è stato consigliato di asportare un nevo, ma come
abbiamo appreso poi, non è stato fatto alcun esame istologico. Troppo tardi
si è compreso che si trattava di melanoma maligno: tumore che non ha
lasciato speranze di vita al ragazzo. Come è stato possibile commettere un
errore tanto grave?
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
Errore diagnostico
Ritardo diagnosi
Intervento
Complicanza
Trattamento farmacol.
Errore comunicazione
Assistenza medico-inferm.
Ritardo trattam. Farmacol.
Accanimento terapeutico
Malpractice 2008 Oncologia
Tipologia errore segnalato
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Tipologia delle principali sedi d’insorgenza dei tumori %
Tumore alla mammella 26
Tumore al polmone 15
Tumore apparato genitale femminile 9
Tumore al cervello 9
Tumore alla prostata 6
Tumore al rene 5
Tumore al colon 4
Tumore al fegato 3
Tumore alla cute 3
Tumore gastrointestinale altri 3
Tumore al pancreas 1
Tumore osseo 1
Altro 15
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
I tumori maggiormente riferiti sono: neoplasie mammarie (26%), neoplasie polmonari
(15%) e neoplasie dell’apparato genitale femminile (9%).
37
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Comparazione dati sui principali apparati anatomici oggetto di maggiore errore
diagnostico-terapeutico degli ultimi 2 anni
2008 2007
Sistema Esocrino (prevalentemente k mammella) 26% 20%
Apparato respiratorio (prevalentemente k polmoni) 15% 11%
Apparato gastroenterico 11% 23%
Apparato genitale femminile 9% 7%
Sistema nervoso 9% 4%
Tumori cerebrali 9% 6%
Apparato genitale maschile (prevalentemente k prostata) 6% 3%
Sistema urinario (prevalentemente k rene) 5% 1%
Tumori ossei 1% 0%
… … …
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Rispetto all’anno precedente si nota un aumento dei casi segnalati di tumori mammari
(26% nel 2008 vs 20% del 2007), polmonari (15 vs 11%), ginecologici (9 vs 7%) e del
sistema nervoso (9 vs 4%), mentre diminuiscono sensibilmente i casi di neoplasie
dell’apparato gastroenterico (11 vs 23%).
Tali dati devono essere interpretati alla luce dello screening senologico e ginecologico,
nonché della grande sensibilizzazione dei medici di medicina generale sul problema del
tumore al polmone e al sistema nervoso. Grazie alle campagne di prevenzione primaria
si è notevolmente incrementato il numero dei tumori diagnosticati precocemente in una
fase di malattia, in cui sono ancora curabili, ma può accadere che l’aumento del numero
di indagini diagnostiche richieste possa comportare un aumento del rischio di errore, sia
interpretativo che nel misconoscimento di lesioni già presenti. Bisogna inoltre
sottolineare la riduzione di errori durante il trattamento sia chirurgico che
radio/chemioterapico, segno che l’impiego di rigidi protocolli terapeutici, riduce
sensibilmente la possibilità di errore, perché ogni tipo d’intervento è codificato secondo
rigidi criteri scientifici di fattibilità.
38
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
MALPRACTICE IN
GINECOLOGIA E OSTETRICIA
Tipologia segnalazioni malpractice in Ginecologia e Ostetricia %
Errore diagnostico 14
Ritardo diagnostico 7
Terapia farmacologica 3
Intervento chirurgico 41
Infezioni 14
Gestione delle complicanze 21
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le segnalazioni di errore più frequenti in ambito ginecologico si riferiscono agli interventi
chirurgici (41%) soprattutto nel trattamento di lesioni benigne, come cisti e polipi;
seguono poi quelle relative alla gestione delle complicanze (21%). L’insorgenza di
infezioni in ambito ospedaliero e l’errore diagnostico si attestano entrambe al 14%.
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
40%
45%
Errore diagnostico
Ritardo diagnostico
Terapia farmacologia
Intervento chirurgico
Infezioni
Gestione delle complicanze
Malpractice 2008 Ginecologia e Ostetricia
Tipologia errore segnalato
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
A segnalazioni riportiamo titolo esemplificativo di alcune tipologie di i seguenti casi:
Caso segnalato
Mi sono recata al Pronto soccorso per forti dolori alla pancia e l’ecografia
effettuata sull’addome ha evidenziato una cisti ad un ovaio. Sono stata quindi
ricoverata ed operata per togliere la cisti.
Al momento della dimissione ero certa che avessero tolto solamente la cisti
come prospettato dai medici mentre invece, recandomi poi a visita da altro
specialista, ho appreso che nell’intervento era stato asportato l’intero ovaio.
Di tutto ciò non ero assolutamente al corrente e per di più nella
documentazione clinica, che ho ritirato presso l’ospedale, non si fa alcuna
menzione all’ecografia svolta in Pronto Soccorso.
Più volte ho sollecitato la consegna del referto ecografico senza mai ottenerlo;
anzi dopo aver inizialmente negato l’esecuzione dell’esame mi è stato
addirittura detto che il referto andava richiesto non da me, ma dal medico di
famiglia o da un giudice!!! Tutto ciò ha dell’assurdo, senza contare che, come
evidenziato dallo specialista interpellato per ottenere chiarezza su quanto
accadutomi, nella descrizione dell’intervento la cisti era di dimensioni tali da
non rendere necessaria la sua asportazione. Vorrei quindi sapere se sono
stata sottoposta ad un intervento che si poteva evitare e soprattutto se ho
perso inutilmente un ovaio.
Caso segnalato
Mia moglie ha partorito con un cesareo, e dopo alcuni giorni è stata
nuovamente operata a causa della formazione di un ematoma della ferita
chirurgica. Al rientro a casa continuava ad avere forti dolori alla pancia perciò
è ritornata presso l’ospedale per gli accertamenti del caso. Durante la visita le
dicono che si era riformato l’ematoma, ma la situazione non destava
preoccupazione medica. I sanitari quindi rimandavano l’esecuzione di un
nuovo intervento in un prossimo futuro.
Mia moglie però continuava ad avere forti dolori e, a questo punto diffidando
anche della valutazione ricevuta, si reca da uno specialista privato il quale,
attraverso ecografia, diagnostica la presenza di materiale placentare non
rimosso e consiglia un immediato ricovero. Ci rechiamo quindi al pronto
soccorso, ma il problema viene ancora una volta sminuito e ci invitano a
tornare a casa.
I dolori non cessano e ritorniamo nuovamente dallo specialista privato;
quest’ultimo ci orienta presso un altro ospedale e qui mia moglie viene
immediatamente ricoverata ed operata per una setticemia in atto.
Caso segnalato
In gravidanza è capitato che una notte mi sono sentita male e di corsa mio
marito mi ha accompagnato al pronto soccorso di un grosso ospedale della
città.
Sono stata accolta con svogliatezza e poca professionalità dal personale, per
giunta assonnato. Visto che non c’erano posti liberi in reparto e che non era
possibile effettuare accertamenti (“Al momento siamo sprovvisti di
macchinario per effettuare ecografie”) sono stata così liquidata. A quel punto
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
mi sono rivolta presso un’altra struttura dove sono stata accolta e curata con
le giuste attenzioni e con i mezzi più opportuni per il problema del distacco di
placenta che mi hanno immediatamente diagnosticato.
Ginecologia e Ostetricia principali aree problematiche %
Lesioni benigne (cisti e polipi) 27
Problematiche del parto 22
Patologie neonatali intervenute durante la gravidanza 8
Patologie infiammatorie 4
Malformazioni ginecologiche (prolasso uterino) 5
IVG 4
Patologie prenatali 4
Patologie della fertilita" 2
Patologie in gravidanza 2
Problematiche della contraccezione 2
Altro 20
Totali 100
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Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
MALPRACTICE IN
CHIRURGIA GENERALE
Tipologia segnalazioni malpractice Chirurgia generale %
Gestione delle complicanze 39
Intervento chirurgico 30
Ritardo diagnostico 12
Errore diagnostico 9
Intervento per trapianto 6
Infezioni 4
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il trend degli errori segnalati in chirurgia generale è in calo rispetto all’anno precedente.
Si è passati dal 9,5% dei casi nel 2007 al 5,4% nel 2008.
Esaminando la tipologia delle segnalazioni emerge che i cittadini lamentano nel 39% dei
casi una cattiva gestione delle complicanze. Segue un 30% di segnalazioni che fanno
riferimento diretto ad un errato atto operatorio e nel 21% dei casi ad un errore in fase di
diagnosi.
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
40%
Gestione delle complicanze
Intervento chirurgico
Ritardo diagnostico
Errore diagnostico
Intervento per trapianto
Infezioni
Malpractice 2008 Chirurgia generale
Tipologia errore segnalato
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Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
A segnalazioni riportiamo titolo esemplificativo di alcune tipologie di i seguenti casi:
Caso segnalato
A causa di un incidente stradale nel quale ho riportato politrauma osseo, mi
sono sottoposto a diversi interventi chirurgici. Nell’ultimo è stato rimosso un
chiodo endomidollare e posizionata una retina sul muscolo tibiale. Dopo circa
20 giorni da questo intervento -non erano ancora stati tolti i punti- la ferita
chirurgica dell"intervento fatto all"ernia muscolare ha cominciato ad essudare.
Sono corso in ospedale e l"unica cosa che mi hanno fatto è stato un tampone.
Continuavo ad andare in ospedale per le medicazioni due volte a settimana.
Ogni volta c"era un medico diverso. L"unica cosa che facevano erano le
medicazioni con antibiotico e prescrivermi anti infiammatori. La gamba
peggiora sempre più, ma l’ospedale continua ad andare avanti con le
medicazioni sulla ferita e mi hanno consigliano addirittura di mettere sulla
ferita impacchi di argilla. Con gli impacchi la gamba peggiora ancora e si
gonfia. Sfiduciato cambio ospedale e così, dopo 2 mesi di sofferenza, mi
comunicano che occorre togliere immediatamente la retina poiché vi è un
rigetto in corso.
Caso segnalato
Mia madre si è operata lo scorso giugno per togliere una cisti (lipoma). Nel
programmare l’operazione si era parlato di intervento ambulatoriale,
sarebbero occorsi solo due punti di sutura. Così non è andata: è stata
ricoverata per sei giorni per complicanze ed inoltre da una ecografia effettuata
dopo l’intervento risulta che la cisti c’è ancora e che il taglio è stato fatto in
un punto sbagliato!
Caso segnalato
La signora è stata operata d’urgenza di peritonite diffusa. Dopo qualche
giorno è stata dimessa, ma le ferite si sono aperte ed emanavano cattivo
odore. I familiari l’hanno portata immediatamente in un altro ospedale dove
hanno diagnosticano setticemia. Viene sottoposta nuovamente ad intervento
chirurgico urgente, e a questo ha fatto seguito una serie di altre operazioni.
Ora deve effettuare una ricostruzione plastica dell’addome.
Principali aree problematiche in Chirurgia generale %
Chirurgia app. gastroenterico 28
Chirurgia del fegato e delle vie biliari 13
Peritoniti/Appendiciti 13
Chirurgia della milza 3
Chirurgia delle ernie 1
Emorroidi/Varicoceli 6
Asportazioni lesioni benigne 3
Chirurgia della tiroide 3
Altro 30
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Al primo posto delle aree critiche della chirurgia generale, con un 28% delle segnalazioni
sul tema, c’è la chirurgia dell’apparato gastroenterico con cui si intendono nello specifico
gli interventi di asportazione di polipi del colon retto. Seguono la chirurgia del fegato e
delle vie biliari e le peritoniti/appendiciti entrambe con un 13%.
In conclusione si rileva quindi che sono diminuiti gli errori segnalati negli atti operatori,
mentre la maggiore carenza si presenta nella gestione post-operatoria, laddove sono
frequentemente segnalati errori nel trattamento delle diverse complicanze che possono
insorgere.
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
Chirur. app. gastroent.
Chirur. Fegato- vie biliari
Peritoniti/Appendiciti
Chirurgia della milza
Chirurgia delle ernie
Emorroidi/Varicoceli
Asport. lesioni benigne
Chirurgia della tiroide
Altro
Chirurgia generale 2008
principali aree problematiche
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
INVALIDITÀ
0%
2%
4%
6%
8%
10%
12%
14%
1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008
S1
Invalidità Civile 2008
Trend delle segnalazioni
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
L’andamento delle segnalazioni inerenti il tema dell’invalidità civile è in forte ascesa.
Sicuramente i diversi provvedimenti emessi nel corso del 2008, in particolare per
garantire la corretta applicazione della Legge 80 del 2006 1 sull’ esenzione dalla visita di
rivedibilità e su percorsi più agevoli per malati oncologici, hanno comportato un aumento
della domanda da parte dei cittadini e, allo stesso tempo, una più massiccia
testimonianza rispetto a quelli che sono i problemi che gli stessi evidenziano.
A segnalare maggiormente situazioni di disagio e carenza di informazioni sono le donne,
con il 59%, rispetto agli uomini, con il 41%.
Genere soggetto interessato %
Maschio 41
Femmina 59
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
1 Art. 6, commi 1, 2, 3, 3 bis, Legge 80 del 9 marzo 2006 - Conversione in legge, con modificazioni, del
decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 4, recante misure urgenti in materia di organizzazione e funzionamento
della pubblica amministrazione . – G. U. 11 marzo 2006, n. 59;
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il 31% di quei cittadini interessati da grossi ostacoli rispetto al tema dell’invalidità civile
sono anziani, con un’età maggiore di 75 anni. Seguono coloro che hanno un’età
compresa tra i 54 ed i 74 anni (29%), e tra i 23 ed i 53 anni (28%).
In ultimo, ma pur sempre con un cospicuo 13%, la fascia d’età più giovane: da 0 a 22
anni.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
E’ interessante inoltre notare che quasi la metà dei cittadini alle prese con l’invalidità
civile (40%), sono affetti da una patologia oncologica. Per molti di loro è fondamentale
che l’intera procedura di invalidità sia conclusa nel minor tempo possibile.
Il 38% sono persone affette da malattie croniche o degenerative. Raggiungono l’8% sia
le persone anziane con patologie proprie di quell’età, sia i disabili. Con il 3% abbiamo i
portatori di patologie rare e, con l’1%, coloro che soffrono di problemi psichiatrici.
Principale patologia del soggetto interessato %
Patologia oncologica 40
Patologia cronica e degenerativa 38
Patologie dell’anziano 8
Disabilità 8
Malattia rara 3
Salute mentale 1
Altro 2
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Fonte: Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le principali difficoltà segnalate dai cittadini
Dalle segnalazioni emerge in primo luogo un forte senso di smarrimento, di carenza di
punti di riferimento. Le voci che esprimono questo forte disagio fanno riferimento:
• alla mancanza di informazioni che disorienta il 29% di questi cittadini
obbligandoli a bussare a più porte fin quando qualcuno non riesce ad offrire
informazioni chiare e certe;
• ai disservizi amministrativi (10,6%): operatori che non rispondono o che
rispondono senza competenza, burocrazia che complica ed ostacola l’intero iter di
invalidità;
• alle difficoltà di accesso alla documentazione (2,1%): tempi lunghi per il rilascio
dei verbali, irreperibilità delle pratiche, ecc…
La somma di queste voci raggiunge un po’ di più del 40% di tutte le segnalazioni giunte
e mostra che molte amministrazioni non sono in grado di rispondere in maniera
adeguata alle normali esigenze di trasparenza, chiarezza e semplificazione dei cittadini.
Un altro importante elemento riguarda quel 20% dei cittadini che lamentano disservizi
sull’applicazione della Legge 80/06.
Inoltre i cittadini segnalano difficoltà ad aver riconosciuta la propria reale condizione
invalidante (14,7%), ed a riuscire a tutelare i propri diritti, anche quelli che si
dovrebbero far valere agendo legalmente (8,5%).
I cittadini, infatti, per opporsi al giudizio della commissione di invalidità, sono costretti a
rivolgersi al giudice ordinario. Ciò non fa altro che allungare i tempi per ottenere quanto
invece spetterebbe loro di diritto, creando comunque un aggravio per le spese da
sostenere e per l’eccessiva lungaggine dei processi.
Sarebbe invece auspicabile la reintroduzione del ricorso amministrativo .
Il 6,2% evidenzia problemi nell’erogazione dei benefici economici.
Il 4,7% è scontento di ciò che avviene in merito alla convocazione ed allo svolgimento
delle visite medico legali: visite superficiali, richiesta di ulteriore documentazione, ritardi
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
nella convocazione, rifiuto di effettuare visite a domicilio (per chi non è in grado di
deambulare), o presso il luogo in cui la persona è ricoverata.
Con lo 0,9% vengono segnalate disfunzioni inerenti comportamenti sgarbati attribuiti al
personale amministrativo e sanitario; problematiche sulla disabilità e, per la prima volta
quest’anno, difficoltà di cittadini extracomunitari ad ottenere i benefici economici e
sociali una volta riconosciuto il grado di invalidità.
Tipologia segnalazioni %
Richieste d’informazione 29,7
Problematiche inerenti la Legge 80/06 20,0
Mancato riconoscimento della condizione invalidante 14,7
Disservizi amministrativi 10,6
Tutela dei propri diritti e questioni afferenti le vie legali 8,5
Riconoscimento dei benefici economici 6,2
Convocazione/svolgimento visite medico legali 4,7
Difficoltà di accesso alla documentazione 2,9
Disabilità 0,9
Comportamenti 0,9
Difficoltà per extracomunitari 0,6
Costi 0,3
Totale 100
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Le difficoltà d’accesso alle informazioni
La tabella indica le principali richieste di informazione ed orientamento da parte dei
cittadini, costretti ad elemosinare delle risposte dai servizi deputati. Quello che si
evidenzia, e che i dati generali mostrano, è la inadeguatezza delle amministrazioni nel
fornire informazioni: spesso i cittadini vengono scaricati da un ufficio all’altro, ricevono
informazioni superficiali, discrepanti, accompagnate a volte da modi sgarbati.
Ciò che preoccupa di più (17%), è sapere se si ha diritto o meno a ricevere i benefici
economici. Basterebbe un semplice foglio informativo che aiuti ciascuno ad orientarsi.
Il 14% si informa su procedure e uffici da contattare per avviare il percorso di
riconoscimento dell’invalidità. Il 13% chiede informazioni sull’iter del procedimento:
sapere cosa succede una volta che la ASL ha effettuato la visita; se ci si deve sottoporre
a visita di verifica ed eventuali tempi di attesa, o dove sarà inviata la pratica.
Rispettivamente, il 10% ed il 7% di questi contatti riguarda cittadini che, viste le
condizioni dei loro cari, cercano certezze sulla possibilità di presentare domanda di
invalidità, di chiedere un aumento della percentuale o il riconoscimento
dell’accompagno.
Il 10% fa riferimento alla richiesta di informazioni circa la possibilità di ottenere
l’assegno di accompagno per il periodo di chemioterapia.
Il 7% si riferisce a quei cittadini la cui malattia non è contemplata all’interno dell’elenco
di patologie croniche e rare e che si vedono preclusa la possibilità di accedere ad una
qualsiasi percentuale di invalidità ed ai relativi benefici (es. Sindrome da affaticamento
cronico; Cefalea, Fibromialgia).
Ancora, viene segnalata una certa difficoltà nel reperire informazioni da chi, invalido,
avrebbe diritto a giorni di permesso per malattia (7%); da chi vorrebbe sapere cosa fare
per ottenere una percentuale maggiore di invalidità (6%); difficoltà di informazioni su
agevolazioni fiscali (4%) e contrassegni per invalidi (3%). Infine si richiede consulenza
ed orientamento rispetto a come aver accesso alla propria pratica (2%).
Richieste d’ informazione %
Benefici economici 17
Modalità, strumenti, figure da interessare per la presentazione della domanda di invalidità,
accompagno e riconoscimento handicap 14
Procedure di invalidità, accompagno e 104 13
Diritto di presentare domanda e relative modalità 10
Accompagnamento durante periodo di chemioterapia 10
Diritto di chiedere l’accompagno e relative modalità 7
Diritto al riconoscimento dell’invalidità per patologie rare e croniche non riconosciute 7
Invalidità e lavoro 7
Diritto ad ottenere una percentuale maggiore di invalidità e modalità 6
Agevolazioni fiscali e sociali 4
Contrassegni 3
Accesso agli atti e sollecito delle pratiche 2
Totale 100
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Rapporto PiT Salute 2008
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Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Riconoscimento della percentuale di invalidità
Ciò che i cittadini segnalano maggiormente è che il grado di invalidità loro riconosciuto
non è adeguato al proprio stato patologico (25%).
La difficoltà ad ottenere il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, quando la
persona è già in possesso di pensione di inabilità al 100% e non è in grado di compiere
gli atti quotidiani della propria vita, riguarda il 20% dei cittadini che ci contattano.
Il 22% fatica a veder riconosciuto quanto realmente spetterebbe: inizia con
l’aggravamento, a volte si rivolge ad un patronato o ad un avvocato per avviare un
ricorso e, finalmente, soltanto dopo qualche anno, la Sentenza del Giudice riconosce
un’equa percentuale di invalidità.
Quest’anno per la prima volta si registra massicciamente la riduzione delle percentuali di
invalidità, a seguito di visite di revisione (15%). La restrizione della percentuale viene
attuata anche verso persone che sono affette da patologie croniche stabilizzate. Ecco
alcuni esempi: il 100% di invalidità è stato abbassato all’85% ad una persona
sordomuta; ad un ragazzo down riconosciuto invalido al 100%, una volta giunto alla
maggiore età, l’invalidità è stata ridotta all’80%; anche ad una donna senza un rene con
il 100% di invalidità, successivamente alla visita di revisione, è stata ridotta la
percentuale, fino ad arrivare all’ 85%.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Con il 6% viene segnalato il delle condizioni mancato riconoscimento di handicap e di
handicap grave, ai sensi della Legge 104/92 2.
Le ultime segnalazioni riguardano i malati oncologici che, rispettivamente, con il 4% per
ogni voce, segnalano restrizioni delle percentuali di invalidità, difficoltà nel riuscire ad
ottenere l’indennità di accompagnamento quando necessario e quando si sottopongono
ai cicli di chemioterapia, nonostante diverse Sentenze 3 vadano oramai in questa
direzione.
Mancato riconoscimento condizione invalidante %
Percentuale inadeguata allo stato di salute 25
Indennità di accompagnamento 20
Difficoltà nel veder riconosciuto quanto spetta 22
Abbassamento invalidità per malati cronici 15
Mancato riconoscimento o riduzione della condizione di handicap (L. 104) 6
Pazienti oncologici in chemioterapia 4
Accompagnamento per pazienti oncologici gravi 4
Malati oncologici segnalano abbassamento, restrizione della percentuale di invalidità 4
Totale 100
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Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
2 Legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle
persone handicappate”
3 Citiamo la sentenza della Suprema Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 10210 del 27 maggio 2004.
che riconosce il diritto per le persone affette da cancro, provati da chemioterapie e incapaci di muoversi
autonomamente, di ottenere l’indennità di accompagnamento per il periodo per il quale sono sottoposte al
trattamento
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Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
e Burocrazia servizi amministrativi
Disservizi amministrativi %
Difficoltà di accesso a pratiche ed informazioni 33
Iter complicati e burocrazia 19
Attese e lungaggini 15
Asl ed Inps non rispondono 15
Informazioni non corrette (Asl e Inps) 11
Mobilità sanitaria 7
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Quello dei disservizi amministrativi è uno dei problemi che crea maggiore distanza tra
amministrazione e cittadini e che li rende oltremodo disorientati.
Il 33% di loro ha difficoltà di accesso alle pratiche ed all’intero iter di invalidità. Per
esempio, cittadini preoccupati perché aspettano un verbale da tempo, ma nessuno sa
indicare se è stato inviato e se la pratica è passata all’INPS per la verifica dei requisiti.
Operatori che non forniscono alcuna certezza sui tempi di conclusione del procedimento
o sull’iter che la pratica dovrà seguire.
19 cittadini su 100 sono preoccupati per gli ostacoli causati della burocrazia: uffici che
non comunicano tra loro, richieste di ulteriore documentazione, smarrimento della
documentazione che viene poi richiesta all’interessato.
Il 15% segnala ostacoli burocratici che allungano i tempi per la conclusione dell’iter di
invalidità (es. cambio di residenza e perdita del verbale).
L’11% è indignato perché non riesce ad avere informazioni corrette dagli operatori o
perché le informazioni ricevute risultano tra loro discrepanti.
Il 15% non riesce ad avere risposte. Molto spesso al cittadino non si fornisce alcuna
risposta anche se viene presenta una richiesta scritta. Se si risponde, lo si fa dopo molto
tempo (magari dopo che è stato interessato anche il difensore civico).
Il 7% riferisce di problemi inerenti la mobilità: in particolare, cittadini che cambiano
domicilio ma rimangono residenti nella vecchia regione hanno il doppio delle difficoltà
degli altri. Qualche esempio, la procedura di invalidità si ferma quasi inaspettatamente;
si verificano maggiori ostacoli nell’ottenere la visita in rogatoria se si è ricoverati in
un’altra regione; tempi di attesa più lunghi per mancanza di comunicazione tra le ASL.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Ho chiesto alla ASL a che cosa avevo diritto e loro mi hanno risposto: “ha la pensione di
suo marito e la sua, che altro vuole?”
Mia nonna di 90 anni ha fatto richiesta di accompagno a settembre. Non può muoversi,
ha chiesto la visita a domicilio, ma non l’hanno concessa. Le hanno dato la visita in
ambulatorio, ma non c’è andata. Ha richiamato per avere una visita domiciliare e le
hanno risposto che ci sono diversi casi oncologici e , tanto, cosa le cambia avere 400 euro?
Ho fatto la visita di rivedibilità e da allora sono passati 4 mesi ed ancora non conosco
l’esito. Intanto mi è scaduto tutto: il foglio per l"esenzione ticket, l’abbonamento gratuito
per il pullman e anche al lavoro, visto che sono assunta come invalida, iniziano a esserci
problemi.
Nessuno mi ha fatto ancora sapere nulla del rinnovo della mia invalidità. Se telefono un
disco registrato dice degli orari e poi cade la linea. Non mi sembra un comportamento
corretto. Grazie per la cortese attenzione.
Mi hanno detto che non mi possono dare l’accompagno perchè altrimenti mi dovrebbero
togliere la pensione di inabilità.
Mio marito è malato di Alzheimer e nel 2006 ha fatto domanda di invalidità. Gli hanno
dato l’accompagno con rivedibilità. Quando ha fatto la visita di rivedibilità gli hanno tolto
anche l’accompagno. Mi sono lamentata all’INPS e mi hanno detto che dovevo
accettarlo e che è inutile fare ricorso perché lo perderei, perché il presidente della
commissione non me lo farebbe vincere.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il riconoscimento dei benefici economici
L’erogazione dei benefici economici è di primaria importanza per i cittadini che
percepiscono le indennità di invalidità e di accompagno. Non dimentichiamo che questi
cittadini ricevono per 13 mensilità un’indennità di circa 255 euro soltanto se il reddito
non supera circa i 4.380 euro annui (14.886 euro annui nel caso di pensioni di inabilità
per i cittadini con il 100% di invalidità). Si tratta di persone, quindi, che possono essere
considerate vicino alla soglia di povertà.
L’assegno di accompagnamento è invece indispensabile per tutti, specie per poter
rientrare, almeno in piccolissima parte, nelle spese per l’assistenza sanitaria alla persona
(farmaci, bende, integratori alimentari, badante, ecc..).
Ritardi nell’erogazione (38%) e sospensione (33%) delle indennità economiche, che a
volte non vengono concesse prima di 7-8 mesi dalla conclusione dell’iter di
riconoscimento, determinano enormi difficoltà per le famiglie che sono costrette o a
eliminare una parte dell’assistenza o ad un incremento delle spese.
Se il 14% dei cittadini considera le indennità troppo basse e chiede un adeguamento al
costo della vita, il 5% lamenta il fatto che, per i limiti di reddito ristretti imposti dalla
legge, diventa impossibile avere accesso alle indennità.
Si auspica che lo Stato aumenti l’entità delle indennità di invalidità civile e che riveda i
criteri per accedere ai benefici economici, attraverso un adeguamento rispetto agli attuali
costi della vita.
Riconoscimento dei benefici economici %
Ritardi nell’erogazione delle indennità economiche 38
Sospensione dell’indennità economica 33
Inadeguatezza delle indennità economiche rispetto al costo della vita 14
Richiesta di restituzione da parte dell’Inps di varie mensilità di indennità 10
Inadeguatezza del limite di reddito per ottenere l’erogazione dell’indennità civile 5
Totale 100
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Rivedibilità della condizione invalidante e Legge 80/06 sulla semplificazione
Il 20% dei cittadini che ci hanno contattato per problemi inerenti l’invalidità civile lo ha
fatto sul tema della rivedibilità nella Legge 80/2006 4.
Per questo motivo abbiamo voluto dare un’attenzione particolare a coloro che
attendevano da molto tempo che la legge semplificasse alcune procedure amministrative
in merito all’invalidità ed invece, nonostante sia stata approvata da ormai più di due
anni, risulta più complicato del previsto farla diventare operativa.
La Legge 80 del 2006, tra tanti provvedimenti, da la possibilità a persone affette da
patologie croniche stabilizzate di non dover ripetere ogni due, tre anni la visita di
accertamento della condizione invalidante.
La sospensione della procedura di invalidità, infatti, comporta ovviamente grossi
problemi per i cittadini: innanzitutto viene sospesa la pensione che mensilmente si
riceve, viene a mancare il diritto ad avere l’esenzione dal ticket per le prestazioni
diagnostiche e specialistiche utili alla cura della propria patologia, si perde il diritto ai
riconoscimenti ottenuti, per esempio, con la Legge 104/92 (giorni di permesso
retribuito).
Nella stessa legge, si dispone che le commissioni ASL debbano convocare i malati
oncologici a visita entro 15 giorni dalla presentazione della domanda.
Dopo oltre un anno dall’emanazione della legge, il Ministero dell’Economia e delle
Finanze, di concerto con il Ministero della Salute, pubblica nell’agosto 2007 il Decreto
attuativo 5 all’interno del quale vengono riconosciute le 12 condizioni patologiche che
determinano una grave compromissione dell’autonomia personale per cui si può essere
esonerati dalle visite di controllo direttamente “d’ufficio”.
Ma, nonostante questo, la legge non viene applicata. A maggio 2008 la Nota 6 del
Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali sollecita gli assessorati alla
sanità e i direttori generali delle aziende sanitarie a collaborare con L’INPS.
Non è bastata neanche la nota dell’INPS 7 con cui sono state chiarite e puntualizzate le
modalità che le ASL e gli uffici INPS avrebbero dovuto seguire per rendere applicativo il
principio della non rivedibilità a cambiare le cose.
Nonostante i mesi trascorsi, le modalità di attuazione della legge tardano ad essere
adottate.
Per questo motivo Cittadinanzattiva, assieme ad altre associazioni di disabili e malati
cronici, nel marzo 2009, ha lanciato una campagna di informazione e mobilitazione
4 Art. 6, Commi 2 e 3 bis, Legge 80 del 9 marzo 2006
5 Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero della salute del 2
agosto 2007- Individuazione delle patologie rispetto alle quali sono escluse visite di controllo sulla
permanenza dello stato invalidante - Gazzetta Ufficiale N. 225 del 27 Settembre 2007
6 Nota del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali - Dipartimento
prevenzione e Comunicazione - Direzione Generale Prevenzione Sanitaria -Ufficio VII dell’Ex
Ministero della Salute, 30 maggio 2008 - Applicazione del Decreto Interministeriale 2 agosto
2007 “Individuazione delle patologie rispetto alle quali sono escluse visite di controllo sulla
permanenza dello stato invalidante.
7 Messaggio INPS, 3 giugno 2008, n. 12727 - Applicazione del Dm 2 agosto 2007 «”Individuazione delle
patologie rispetto alle quali sono escluse visite di controllo sulla permanenza dello stato invalidante”.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
sulla legge 8 ed ha chiesto l’intervento delle istituzioni competenti suggerendo una serie
di proposte volte a favorire e sostenere l"applicazione della norma.
Per ciò che concerne, invece, i disservizi di cui i cittadini sono stati vittima nel corso del
2008 sul tema della Legge 80/06, il 63% di queste segnalazioni riguarda la parte
relativa alla esenzione dalla visita di rivedibilità, il 22% si riferisce alla parte della legge
che fa riferimento ai malati oncologici. Il 15%, invece, riguarda cittadini spaventati
perché, non avendo avuto alcuna comunicazione sull’ eventuale esenzione dalla visita di
accertamento, rischiano di vedersi sospesi i benefici economici.
Questo crea in loro disperazione ed incertezza.
Segnalazioni sulla Legge 80/2006 %
Segnalazioni inerenti la legge 80 e rivedibilità 63
Segnalazioni inerenti la legge 80 e malati oncologici 22
Sospensione dei benefici economici: paura e disagi per i cittadini 15
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Ancora una volta al primo posto troviamo cittadini a caccia di informazioni (21%): sono
venuti a conoscenza della legge e ne chiedono le modalità di applicazione. Il 16% chiede
quali sono le condizioni patologiche che permettono di essere esonerati dalle visite,
mentre il 14% si informa su qual è l’iter da seguire. L’11% cerca le normative in merito.
Stupisce che i cittadini, a volte, sono molto più informati degli operatori deputati, e che
cerchino di acquisire indicazioni per far sì che un loro diritto non venga disatteso.
Purtroppo, però, si scontrano con le amministrazioni che, invece, diventano dei veri e
propri muri di gomma. Il 9% contesta e segnala, infatti, che nonostante quanto previsto
dalla legge, si viene comunque convocati a visita dalle ASL. Un altro 9% segnala ritardi
8 Conosce la legge? Non chiedetelo alla ASL? La Campagna è stata promossa da Cittadinanzattiva e le
seguenti associazioni di pazienti: ANIO, UILDM, AIC,AIMA, AINAD, AIMAR, AIP, ANMAR, ALMAR, ANPI, AZIONE
PARKINSON, EPAC, FAIP , FAND, FEDERASMA,LIOS - Lega It. Osteoporosi, PARENT PROJECT, UNIAMO-F.I.M.R., ANANAS
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
e nella erogazione di benefici nella ricezione dei verbali, ma ciò che sconcerta
maggiormente è quel 7% che segnala la totale estraneità degli operatori alla legge 80/06
e vari disservizi della Pubblica Amministrazione (5%).
L’ indagine condotta infatti dalla ANIO 9, conferma quanto da noi evidenziato. Su oltre
180 Uffici invalidi delle ASL di 20 tra Regioni e Province Autonome, solo il 45% ha
conoscenza del Decreto, il 10% lo attua. Ad avere chiari i contenuti delle norme di
applicazione è solo il 15%. Nel 90% dei casi i cittadini vengono invece richiamati a
visita annuale, e fino al completo espletamento delle pratiche vedono sospesa ogni forma
di sostegno economico e sociale.
Ancora, il 4 % delle segnalazioni riguarda cittadini con patologie non riconosciute per i
quali è ancora difficile ottenere l’ esenzione dalle visite di rivedibilità. Il restante 4%
segnala difficoltà di altro tipo.
Legge 80 e Rivedibilità %
Richiesta informazioni 21
Info sulle patologie escluse dalle visite di controllo 16
Info su modalità e procedure per non effettuare visita controllo 14
Leggi e decreti 11
Perché mi convocano a visita? 9
Ritardi benefici e verbali legge 80 9
Dipendenti ASL non sono a conoscenza della legge 80 7
Disservizi con le ASL e INPS 5
Info su categorie "a limite" che non rientrano nel decreto 4
Problematiche con la rivedibilità 4
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
9 L’ANIO, Associazione Nazionale Infezioni Osteoarticolari, nel marzo 2009 ha condotto un’indagine su
oltre 180 Uffici invalidi civili delle Asl italiane. Per maggiori dettagli sui dati del monitoraggio: www.anio.it
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
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Legge 80/06 e malati oncologici %
Visite sforano i 15 giorni 47
Tempi lunghi per ottenere verbali provvisori e benefici economici 25
Info su legge 80 per malati oncologici 13
Richiesta di ulteriore certificazione 9
Info su tempi per effettuare la visita 6
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Danneggiati dalla mancata applicazione della legge sono anche i malati oncologici. Il
47% segnala visite che sforano i 15 giorni (in tabella i tempi di attesa indicati dai
cittadini).
Il 25% segnala 4-11 mesi di attesa per ottenere verbali provvisori e benefici. Si fa
presente che i verbali provvisori servono per poter dimostrare il proprio stato di salute ai
fini dell’attività lavorativa o anche per poter aver accesso, in tempi brevi, ai giorni di
permesso retribuiti (Legge 104/92).
Il 13% chiede informazioni sulla legge, mentre il 9% segnala le difficoltà ad avere
riconosciuta in tempi brevi una percentuale di invalidità a causa della richiesta di
ulteriore certificazione per approfondire il quadro clinico. Il 6% chiede conferma sui
tempi previsti dalla legge per effettuare la visita.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Tempi di attesa segnalati
L’ultimo approfondimento lo dedichiamo alle attese dei cittadini alle prese con le
procedure di riconoscimento di invalidità civile ed handicap.
I tempi di attesa sono, infatti, uno dei primi indicatori della complessità e della
farraginosità dell’iter burocratico e, contemporaneamente, aumentano la sfiducia dei
cittadini nei confronti del servizio pubblico.
I tempi d’attesa più segnalati riguardano quelli per le visite medico legali per persone
affette da patologia oncologica (26%). Come si sa, la Legge 80/2006 10 stabilisce che la
visita per queste categorie di persone deve essere effettuata entro 15 giorni dalla
presentazione della domanda, ma così non avviene! Molte volte, infatti, si aspettano
anche 6/7mesi (Tabella liste attesa).
I malati oncologici segnalano inoltre tempi lunghi per il rilascio dei verbali e dei benefici
economici (che per la Legge 80/06 devono essere erogati immediatamente). I tempi
segnalati da questi cittadini, invece, mostrano un quadro molto diverso: attesa tra i 4 e
gli 11 mesi per avere il verbale, oltre 4 mesi perché gli assegni vengano erogati.
Il 19% delle segnalazioni riguarda i tempi di attesa per la ricezione dei verbali per tutte
le altre categorie (dai 2 ai 13 mesi), mentre, per l’erogazione dei benefici economici
(17%), si aspetta da un minimo di 6 mesi ad un massimo di due anni.
Chi deve sottoporsi a visita medico legale o medica di verifica (15%) può attendere
anche 4 mesi o, addirittura, un anno, ma ricordiamo che secondo il DPR 11 sul
10 L’art. 6 comma 3 bis Legge 80/2006 recita: “l"accertamento dell"invalidità civile ovvero dell"handicap,
riguardante soggetti con patologie oncologiche, e" effettuato dalle commissioni mediche di cui all"articolo 1
della legge 15 ottobre 1990, n. 295, ovvero all"articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, entro
quindici giorni dalla domanda dell"interessato. Gli esiti dell"accertamento hanno efficacia immediata per il
godimento dei benefici da essi derivanti”.
11 art.3 DPR 21 settembre 1994 n. 698 - Regolamento recante norme sul riordinamento dei procedimenti
in materia di riconoscimento delle minorazioni civili e sulla concessione dei benefici economici- G.U. 22
dicembre 1994, n. 298
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Rapporto PiT Salute 2008
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riconoscimento dell’invalidità, la commissione ASL deve poter convocare il paziente entro
tre mesi dalla presentazione della domanda.
Anche chi si sottopone a visita di rivedibilità (6%) aspetta dai 5 mesi ad un anno.
Lunghi tempi di attesa segnalati %
Visite malati oncologici 26
Rilascio del verbale 19
Erogazione benefici economici 17
Verbali e benefici in malati oncologici 17
Visita medico legale e di verifica 15
Visite di rivedibilità 6
Totale 100
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Tabella: tempi di attesa segnalati dai cittadini
Tempi Tempo massimo segnalato
Prima visita medico legale
Da 4 mesi ad oltre
un anno
13 mesi - Agrigento
Visite medico legali per aggravamento o
rivedibilità
Da 5 mesi ad un
anno
Ricezione verbale Dai 2 mesi ai 13
mesi
4 mesi per malato Alzheimer
(Toscana)
2 anni – Gavina (BA)
Erogazione benefici Da 6 mesi ad 2
anni
2 anni Messina per indennità
d’accompagnamento
2 anni pensione di Invalidità
Siracusa
Benefici successivi alla sospensione per
la visita di rivedibilità
Dai 4 agli 8 mesi
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Tempi di attesa segnalati dai cittadini con patologie oncologiche
Tempi di attesa Tempi massimi segnalati
Visita Da 1 mese a 7 mesi 1 anno Salerno (provincia)
Ricezione verbale Da 4 a 11 mesi
Erogazione benefici Oltre 4 mesi
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Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
LISTE DI ATTESA
0%
1%
2%
3%
4%
5%
6%
7%
1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008
S1
Liste di Attesa 2008
Trend segnalazioni
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il tema “liste di attesa” è in sostanziale aumento rispetto al 2007 e risulta essere, infatti,
uno dei temi più sentiti dai cittadini a livello territoriale. Quattordici Regioni 1 su
diciannove indicano tra le tre principali criticità la difficoltà di accesso alle prestazioni a
causa delle lunghe liste di attesa.
In particolare, questo problema è percepito dalle regioni del sud: Sicilia, Puglia, Calabria,
Basilicata.
Seguono le Marche, l’Umbria e l’Abruzzo per il centro e, per il nord, la Liguria, la
Lombardia, il Piemonte, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia.
Molte delle “novità” introdotte dal Piano nazionale di contenimento dei tempi di attesa
per il triennio 2006-2008 2 sono rimaste lettera morta.
Per esempio, non è ancora presente in tutte le Regioni un Centro Unico di Prenotazione
regionale (CUP), quale strumento in grado di assicurare tempestività, trasparenza e
sinergia per facilitare l’accesso alle prestazioni sanitarie specialistiche e ospedaliere.
Non risultano i dati del Monitoraggio sui tempi di attesa per le 52 prestazioni contenute
nel piano di contenimento nazionale, per cui era prevista una verifica a livello
nazionale. 3Da questo monitoraggio sarebbe dovuto scaturire l’ampliamento del
contenimento dei tempi di attesa per altre 48 prestazioni.
1 Non avendo sedi di Cittadinanzattiva in Valle D’Aosta non vi sono segnalazioni provenienti da questa
regione, per questo motivo le regioni prese in considerazione per i dati sono 19.
2 Piano nazionale di contenimento delle liste di attesa per il triennio 2006-2008, approvato in Conferenza
Stato-Regioni il 28 marzo 2006
3 Art. 7.1 (Monitoraggio di sistema) del Piano nazionale di contenimento delle liste d’attesa per il triennio
2006 – 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Non sono, quindi, mai state aggiunte alle 52 prestazioni previste, le altre 48 prestazioni,
già individuate, ma il cui il rispetto dei tempi massimi si sarebbe dovuto avviare soltanto
dopo l’esecuzione del monitoraggio.
Questo vuol dire che ancora oggi, in molte realtà italiane, il numero di prestazioni su cui
le Regioni si impegnano a garantire un tempo massimo di attesa, non è di 100 come
prospettato, ma 52 o anche meno.
Ad esempio la Regione Calabria garantisce i tempi massimi di attesa per 33 prestazioni 4,
così come l’Umbria che prevede, però, anche l’accesso alle liste tramite i codici di
priorità 5.
Anche sul piano della trasparenza, moltissimo resta da fare. I Piani Regionali avrebbero
dovuto garantire il massimo sforzo per trasmettere informazioni ai cittadini riguardo al
sistema complessivo dell’offerta e alla sua accessibilità, alle innovazioni normative ed
organizzative, alle caratteristiche dei diversi regimi di erogazione delle prestazioni , alle
regole a tutela dell’equità e della trasparenza .
Per questo scopo, avrebbero dovuto sostenere e potenziare strumenti quali i siti web
aziendali, le campagne informative, gli Uffici relazioni con il pubblico (URP), le Carte dei
servizi e la rilevazione della soddisfazione degli utenti.
Come vedremo più approfonditamente nelle prossime pagine i cittadini descrivono un
quadro ben diverso e ben più drammatico.
Una delle realtà più problematiche segnalate, qualunque sia il tipo di prestazione da
effettuare (esame diagnostico, visita specialistica, intervento chirurgico, riabilitazione)
riguarda l’incompatibilità dell’attesa con le necessità diagnostico-terapeutiche. I cittadini
sono troppe volte costretti, ed in alcuni casi anche invitati, a rivolgersi al canale
intramurario o privato per poter effettuare la prestazione di cui necessitano.
Permane il fenomeno delle liste d’attesa bloccate.
Anche prenotare una visita o un esame diventa complicatissimo, per la difficoltà di
accesso ai CUP. Molto spesso gli operatori non sono a conoscenza dell’esistenza della
normativa nazionale e regionale che disciplina i tempi di attesa.
Quando poi si aspetta il proprio turno per un intervento chirurgico le informazioni
diventano ancora meno chiare. Non si riesce a sapere quando si verrà chiamati, che
posizione in lista si ricopre e, ancora, si effettuano gli esami pre-operatori e poi si viene
lasciati ad attendere una telefonata che non arriva per mesi.
4 DGR. n 880 del 23/06/06.
5 DGR. n.1106 del 28/06/06.
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Rapporto PiT Salute 2008
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I dati di contesto
Sono le donne, anche nel 2008, a segnalare maggiormente il problema delle liste
d’attesa.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Ben l’85% delle segnalazioni riguarda i tempi di attesa in un ospedale pubblico, area
fortemente critica per i cittadini. Il 13% si riferisce alle cliniche private convenzionate e il
2% alle cliniche private.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il numero maggiore di segnalazioni che riguarda il problema delle liste di attesa si
concentra nell’area diagnostica (51%), segue l’area delle visite specialistiche (23%),
quindi le segnalazioni sui tempi di attesa per interventi chirurgici (20%) e, in parte
minore, per la riabilitazione (6%).
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Rapporto PiT Salute 2008
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Ambito delle segnalazioni %
Diagnostica 51
Visite specialistiche 23
Interventi chirurgici 20
Riabilitazione 6
Totale 100
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Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Diagnostica e liste d’attesa
Per quanto riguarda l’ambito della diagnostica il problema maggiormente sentito è
l’attesa incompatibile con le necessità diagnostico-terapeutiche del paziente (19%) a cui
spesso si lega la proposta degli operatori di ridurre le attese ricorrendo al canale
intramurario (6%).
Mia madre ha problemi alla gamba. L’ortopedico le ha prescritto su ricetta
bianca una risonanza magnetica per capire cosa abbia. Ho chiamato varie
strutture ma il primo appuntamento è tra 4 mesi; a pagamento invece c’è subito.
Come posso fare? A pagamento mi costa 300,00 euro.
La seconda voce riguarda il mancato rispetto dei tempi previsti dalla normativa a livello
nazionale (15%). Quindi, anche per quelle 52 prestazioni per cui sono stati stabiliti i
tempi massimi di attesa, non si rispettano i limiti.
Sale notevolmente la percentuale di queste segnalazioni, rispetto al 2007, passando
dall’ 8,4% al 15 %.
Ho prenotato presso l’ospedale l’ecografia mammaria (ho avuto una
mastectomia) il 2 febbraio. Siamo a maggio.
Per un altro esame mi hanno addirittura detto che le liste sono chiuse.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Non solo le strutture non rispettano i tempi previsti dal Piano nazionale di contenimento
delle liste d’attesa, ma gli operatori non sono a conoscenza della normativa nazionale e,
soprattutto, regionale di riferimento, come segnala il 10% dei cittadini. Dato, questo, in
crescita rispetto allo scorso anno.
Scende all’ 8% la quota di cittadini che chiede informazioni sulla normativa e sui
rimborsi, probabilmente perché essendo il tema sparito dall’attenzione pubblica ed
essendo assai poco pubblicizzato dalle ASL, dai CUP e dai Medici di Medicina Generale,
la stragrande maggioranza dei cittadini non conosce la normativa e si rassegna
orientandosi verso il canale privato, pur di non attendere mesi per poter accedere ad una
prestazione.
Un dato degno di nota è che in molte di queste Regioni le convenzioni con laboratori di
diagnostica e specialistica sono state sospese a causa dei piani di rientro. Questo
potrebbe aver comportato liste d’attesa più lunghe e quindi la scelta dei cittadini di
eseguire gli esami direttamente in privato.
Nell’ 8% dei casi i cittadini segnalano l’impossibilità di prenotare una prestazione nei
tempi previsti presso i Cup Regionali o Provinciali in quanto, molto spesso, non sono
collegati con tutte le strutture sanitarie presenti sul territorio.
Mio marito, cardiopatico e portatore di defibrillatore ICD (con esenzione C 03)
deve fare un’eco addominale superiore. Abbiamo telefonato al CUP per la
prenotazione, ma prima del 30 maggio non è possibile effettuarla (mancano 87
giorni).
Il 12 giugno 2008 il mio medico mi ha prescritto degli esami allergologici, a
causa di un aggravamento dei sintomi relativi ad una allergia alle vie respiratorie.
Ho chiamato per 4 volte il CUP della mia città, e mi è stato detto tutte e 4 le
volte che le strutture non avevano presentato i calendari, e che quindi era
impossibile prenotare una visita, tranne che a pagamento, ovviamente!!!!
Sono sempre stata invitata a richiamare la settimana successiva e oggi,
finalmente, mi rispondono che l"unico calendario disponibile è per gennaio 2009!
Ancora più grave è la proposta degli operatori di utilizzare il canale dell’attività
intramuraria per abbreviare i tempi di attesa (6%). Come alternativa di un’attesa di mesi
o, addirittura, dell’impossibilità di prenotare un esame o una visita, l’operatore del CUP
propone di accorciare notevolmente i tempi, a fronte di un pagamento.
Il cittadino che quindi potrebbe effettuare quella prestazione con il solo pagamento del
ticket, o senza alcun costo, se esente, si trova costretto a pagare di tasca propria.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Ho un problema alla gamba sinistra. Dalla risonanza magnetica è stata
riscontrata un’ernia che mi tiene bloccata. Da 20 giorni vado avanti con cortisoni
ed antinfiammatori. Il mio medico mi consiglia una visita neurochirurgica. Vado
quindi al CUP e mi dicono che con la ASL l"appuntamento è tra 4 mesi, ma se
voglio, privatamente, gli stessi medici mi visitano nel giro di 24 ore.
Il 5% dei cittadini segnala il problema delle attese per una visita di controllo superiori
alle necessità diagnostico terapeutiche.
Quando si parla di contenimento dei tempi di attesa si fa riferimento soltanto alle prime
visite. Questo ovviamente va a scapito soprattutto di pazienti affetti da patologie
croniche degenerative e pazienti oncologici, per cui il controllo della patologia
rappresenta una questione essenziale.
Alle volte (4%) a scoraggiare il cittadino è la distanza del luogo dove è stata prenota la
visita rispetto all’abitazione.
Si tratta spesso di persone anziane e sole che hanno difficoltà a spostarsi per svariati km
di distanza. Altre volte, invece, sono i cittadini stessi che, legati al prestigio di un
determinato Ospedale, non vogliono accettare altri appuntamenti.
Nel 4% dei casi le segnalazioni riguardano il mancato riconoscimento dell’urgenza.
Mia moglie deve sottoporsi ad una risonanza magnetica al cervello e tronchi
encefalici per un pregresso tumore. Ha tentato di prenotare tramite CUP ma
hanno fissato l’esame tra tre mesi. Il medico, però, le ha fatto la certificazione di
urgenza.
Con tutte queste problematiche l’unica soluzione che i pazienti trovano è pagare di tasca
propria, seguendo il canale privato o intramurario (Ricorso al privato/intramoenia, 4%).
Nel 4% dei casi il cittadino segnala difficoltà di accesso al CUP. Alcune Regioni non
hanno ancora attivato il Centro unico di prenotazione (CUP), che opera in collegamento
con gli ambulatori dei medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e le altre
strutture del territorio; sebbene sia una delle priorità previste dal Piano di contenimento
delle liste d’attesa 6 per cui erano stati previsti specifici fondi.
Permane il fenomeno delle liste di attesa bloccate (2%) nonostante sia una pratica
illegale e nonostante siano previste delle sanzioni per i Direttori Generali.
6 Art. 6. Vincolo delle risorse per il Piano di contenimento e CUP (risorse vincolate per il Piano nazionale
di contenimento dei tempi di attesa, a valere sui fondi di cui all’articolo 1 comma 34 e 34 bis della legge
662/1996 per ciascuno degli anni 2006-2007-2008) Piano di contenimento nazionale delle liste d’attesa
per il triennio 2006–2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Ho scoperto di avere dei noduli alle corde vocali, l"otorino mi ha prescritto la
logopedia. Mi sono recata dal foniatra della ASL che confermava la diagnosi e mi
prescriveva la logopedia. Pensavo di aver risolto, ma contattando vari centri di
riabilitazione mi sono resa conto che le liste d’attesa nel canale pubblico erano
lunghe anni. Perciò non mi hanno prenotata.
Privatamente mi hanno messa in lista d’attesa fra 2/3 mesi. Ogni ciclo è di 3
sedute a settimana, costo 70 euro da fare tutte le settimane per circa tre
mesi.Totale circa 840 euro.
Mi chiedo, ma chi non ha soldi? È giusto pagare le tasse e non essere serviti?
Come mai nelle stesse strutture i tempi di attesa privati sono molto più ridotti
rispetto a quelli pubblici? La Asl non paga?
In alcuni casi la negazione della prestazione è giustificata da motivi strutturali (2%)
ovvero motivi indipendenti dalla struttura (macchinari rotti, obsoleti o in attesa di essere
riparati).
Infine, i cittadini segnalano nel 2% dei casi l’elevato costo delle prestazioni effettuate in
privato; nell’1% il ritardo nella consegna di referti, e la mancata prenotazione
preferenziale per appuntamenti saltati a causa di problemi organizzativi da parte delle
struttura sanitaria (scioperi, assenza di medici, imprevisti come allagamenti o altro,
ecc..).
DIAGNOSTICA -Tipologia segnalazioni %
Attese incompatibili 19
Mancato rispetto normativa 15
Mancata conoscenza normativa degli operatori 10
Info su normativa e rimborsi 8
Impossibilità dei CUP di fissare la prestazione nei tempi massimi 8
Tempi più brevi in intramoenia 6
Attesa superiore ai controlli 5
Mancato inserimento in lista d"attesa nel pubblico 5
Strutture lontane/rifiuto del cittadino 4
Mancato riconoscimento urgenza 4
Ricorso al privato/intramoenia 4
Difficoltà di accesso al CUP 4
Liste bloccate 2
Ritardo/mancato accesso per motivi strutturali 2
Costo prestazione in privato 2
Ritardi consegna referti 1
Mancata prenotazione preferenziale 1
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Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Nella tabella seguente sono indicate le prestazioni per cui i cittadini più frequentemente
segnalano lunghi tempi di attesa, che li costringono in molti casi a rivolgersi al canale
privato perché impossibilitati ad attendere mesi.
Tra le principali prestazioni diagnostiche ritroviamo, rispetto al 2007, l’ecografia e la
risonanza magnetica. Le lunghe attese non risparmiano nemmeno i cicli di radioterapia e
chemioterapia. Come da elenco, le liste d’attesa risultano lunghe anche per molte altre
prestazioni che riguardano gli ambiti più diversi. Non c’è patologia per cui il cittadino
possa essere certo di non aspettare.
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Nella tabella seguente un quadro riassuntivo in cui sono indicate le aree specialistiche
maggiormente interessate dal fenomeno delle liste d’attesa.
Aree specialistiche maggiormente interessate dalle Liste di Attesa %
Ortopedia 19
Cardiologia 12
Ginecologia 11
Gastroenterologia 9
Neurologia 8
Oncologia 8
Oculistica 6
Endocrinologia 5
Urologia 5
Odontoiatria 3
Riabilitazione 3
Altro 2
Dermatologia 2
Pneumologia 2
Fisiatria 1
Pediatria 1
Allergologia 1
Malattie Infettive 1
Otorinolaringoiatria 1
Totale 100
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Diagnostica – Le principali prestazioni oggetto di segnalazione
Ecografia
RMN
Ecocolordoppler
Mammografia
Ecocardiogramma
Radio e Chemioterapia
Esami di Laboratorio
Radiografia
Altro
TAC
Colonscopia
Densitometria Ossea
PET
Elettromiografia
Scintigrafia
Holter Cardiaco
Esofagogastroduodenoscopia
Coronarografia
Esami per la Tiroide
Holter Presso rio
Agobiopsia
Pap Test
Esame Oct
70
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Di seguito invece sono indicati i tempi massimi di attesa segnalati dai cittadini nel 2008
per alcune prestazioni diagnostiche.
Anche in questo caso troviamo gli ambiti più vari. I disservizi non hanno confini, né
limiti.
Come, ad esempio, il caso estremo di 720 giorni, ovvero 2 anni, segnalato da un signore
di Crotone, per effettuare un ecocolordoppler, o 480 giorni per una ecografia di tessuto
molle nel Lazio . In Liguria si segnala un’attesa di 420 giorni per una mammografia di
controllo .
Tempi massimi segnalati dai cittadini per prestazioni diagnostiche In giorni
Ecocolordoppler 720
Eco tessuto molle 480
Mammografia 420
Ecografia seno 360
RMN cranio senza contrasto 360
Ecocolordoppler tiroideo 300
RMN ginocchio 300
Test cardiovascolare da sforzo 300
Ecocolordoppler TSA 240
Polisonnografia 240
PAP Test 180
ECG transrettale prostata 180
Esofagogastroduodenoscopia 180
Colonscopia 150
RMN urgente 150
MOC del femore e dell’anca 150
Ecocardiogramma M Mode 150
ECG urgente 150
ECG 120
Ecografia collo 120
RMN gamba 120
RMN spalla 120
Ecografia tiroide 120
Ecografia transvaginale 120
Eco anche e reni 120
RMN encefalo 120
PET 90
Ecocardiogramma holter 90
Eco addominale superiore 87
Radio e Chemioterapia 60
Elettromiografia 60
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Visite specialistiche e liste d’attesa
Visite specialistiche - tipologia segnalazioni %
Attese incompatibili 18
Info su normativa e rimborsi 16
Tempi di attesa superiori ai controlli 16
Tempi più brevi in privato/intramoenia 13
Ritardo/mancata erogazione per carenze strutturali 7
Liste bloccate 5
Difficoltà di accesso al Cup 5
Ricorso al privato/intramoenia 4
Rifiuto del cittadino 4
Costo prestazioni in privato 4
Mancato rispetto normativa 2
Richiesta info su intramoenia 2
Mancato inserimento diretto 2
Mancata prenotazione in via preferenziale 2
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Per quanto riguarda le visite specialistiche, la maggiore preoccupazione che i cittadini
segnalano (18%) è che le attese che vengono prospettate sono incompatibili con le
proprie condizioni cliniche.
Ho preso appuntamento per effettuare l’ecocolordoppler dei tronchi sovraortici,
degli arti inferiori e la visita cardiologica. Se prenoto le prestazioni separatamente
mi danno un appuntamento tra due mesi e l’altro nel 2009. Prenotando tutto
insieme mi danno appuntamento fra 13 mesi.
Il 16% delle richieste dei cittadini che affrontano problemi di lunghe attese per visite
specialistiche riguarda la possibilità di aggirare l’ostacolo informandosi sulla normativa
che riguarda il contenimento dei tempi di attesa e su eventuali rimborsi.
L’altro 16% ripropone il problema dei tempi di attesa per le seconde visite o visite di
controllo. I cittadini infatti segnalano che i tempi di attesa prospettati sono superiori ai
tempi richiesti dagli specialisti per ripetere le visite di controllo come è accaduto in
questo caso:
A febbraio 2008 mi sono sottoposta a visita senologica presso un Ospedale e mi
è stato raccomandato di ritornare fra sei mesi. Ho subito telefonato al centro
prenotazioni per l"appuntamento e mi è stato dato per il 28 novembre 2008
suggerendomi, se avessi avuto fretta, di prenotare la visita a pagamento al costo
di 50,00 euro, in modo tale da avere l"appuntamento a distanza di 2 giorni.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
L’alternativa prospettata, come abbiamo visto, è spesso il ricorso al privato o
intramoenia (13%).
I motivi segnalati dai cittadini secondo cui non si riesce ad ottenere in tempi congrui una
visita specialistica nel canale pubblico sono dovuti a carenze strutturali (7%), alle liste
bloccate (5%), per difficoltà di accesso al CUP (5%), per mancato rispetto della
normativa (2%).
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
In tabella i tempi massimi segnalati
Tempi massimi segnalati dai cittadini per visite specialistiche In giorni
Visita cardiologia 390
Visita senologica 270
Visita neurochirurgica 180
Esame vestibolare 180
Visita chirurgica 150
Visita urologica 150
Visita gastroenterologica 150
Visita ortopedica 120
Visita oculistica 120
Visita reumatologica 120
Visita odontoiatrica 60
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Liste d’attesa per interventi chirurgici
INTERVENTO CHIRURGICO -Tipologia segnalazioni %
Informazioni su posizione in lista d"attesa 37
Attese incompatibili 26
Informazioni generali 13
Ritardo/mancata erogazione 11
Mancato riconoscimento urgenza 7
Mancato inserimento in lista d"attesa 2
Mancata conoscenza normativa 2
Mancato rispetto normativa 2
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Crescono notevolmente rispetto al 2007 (+ 11%) le segnalazioni riguardanti i tempi di
attesa per interventi chirurgici.
Questo incremento rappresenta un dato preoccupante, in quanto molti cittadini sono
costretti, con ingenti spese, a rivolgersi al privato. Non tutti possono, comunque,
permettersi questa alternativa: a loro non rimane che attendere e sperare.
La maggior parte dei cittadini (37%) non sa quando verrà chiamato, per effettuare
l’intervento, né quale è la propria posizione in lista d’attesa.
Mia madre aspetta invano da più di 2 mesi un intervento in day-hospital urgente.
È in lista con il foglio di ricovero con dicitura “urgente”. Ha effettuato tutte le
analisi per affrontare il day hospital, ma fino ad oggi non abbiamo avuto notizie.
Ha una massa all’altezza del lombo sacrale di cui, attraverso tutte le analisi
possibili, non si capisce la natura, che a detta di vari medici, è possibile
appurare solo con un intervento in loco di biopsia.
74
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Mia madre sta male, ha dolori terribili e, malgrado questo, è andata più volte in
ospedale a chiedere informazioni. È stata trattata male, nessuno le ha dato retta,
mancandole di rispetto e minando così la sua dignità di persona malata.
Mi sembra assurdo non poter avere notizie nemmeno su quando e se verrà
chiamata visto che l’informazione è un suo diritto primario. Mesi di attesa per
una biopsia urgente mi sembrano troppi .
Il 26% dei cittadini che segnala problemi sulle attese per interventi chirurgici fa
riferimento ad attese incompatibili con le necessità diagnostico terapeutiche.
Il 13% chiede informazioni generali perché si ritrova in attesa e senza nessuna
informazione da parte della struttura:
Sono in lista d’attesa per un intervento al menisco da 3 anni. Già mi era
accaduto per un intervento cardiologico per cui, alla fine, ho deciso di operarmi
in un’altra città.
Per questo altro intervento, vista l’esperienza precedente, dopo un anno di
attesa, ho chiesto quando mi avrebbero chiamata. Mi hanno detto che c’era un
errore nella trascrizione del mio nome e alla mia richiesta di modificarlo si sono
rifiutati perché avrebbe comportato problemi. Inoltre, rischiavo di perdere il posto
in lista di attesa…
Mi hanno consigliato di lasciare tutto così. Mi hanno detto che mi chiameranno,
ma non hanno specificato quando, e di avere pazienza perché l’attesa sarebbe
stata lunga.
Numerose sono anche le segnalazioni per il ritardo o la mancata erogazione (11%):
Mio marito è in lista d’attesa da 8 mesi per effettuare un intervento di
asportazione di un lipoma alla spalla in day hospital. Spesso chiamano e ci
danno la posizione che occupa all’interno della lista. Ieri abbiamo chiamato
l’ospedale e dicono che è il 344esimo del 2007, ma che stanno al 23 del 2007.
Siamo a gennaio 2008!
Ancora più grave è il mancato riconoscimento dell’urgenza denunciato dal 7% dei
cittadini; segue il mancato inserimento nella lista d’attesa (2%).
Nel 2% dei casi le strutture sanitarie non sono a conoscenza che, anche per alcuni
interventi chirurgici, sono previsti tempi massimi di attesa (nello specifico 7 tipologie).
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Rapporto PiT Salute 2008
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Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Nella tabella sottostante sono elencate gli interventi chirurgici per cui i cittadini
segnalano i tempi di attesa più lunghi.
Il primato di questa triste classifica lo ha l’intervento di protesi d’anca per cui il Piano di
contenimento delle liste di attesa prevede un tempo massimo di 180 giorni.
Si segnalano 3 anni di attesa per un intervento di protesi al ginocchio e per un intervento
di protesi al seno. Va leggermente meglio, se così si può dire, per un intervento al
menisco: solo un anno e mezzo.
Arrivando velocemente all’ultimo intervento, si è costretti ad aspettare ben 2 mesi per
l’inserimento di un defibrillatore, da cui dipende la sopravvivenza delle persone. Di
seguito un esempio:
Sono stato ricoverato per una cardiopatia e attendo da mesi di essere chiamato
per un intervento in cui inserire un defibrillatore.
Ad aprile sono stato chiamato per una visita, poi per gli esami preoperatori, ma
da allora più niente. Sto molto male... non riesco a contattare nessuno che
fornisce informazioni. L’unica volta che ho trovato un infermiere non mi è stato
nemmeno detto a che posto mi trovo nella lista di attesa.
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Tempi massimi segnalati dai cittadini per interventi chirurgici In giorni
Protesi d’anca 1080
Protesi al ginocchio 1080
Intervento di protesi al seno 1080
Intervento al menisco 540
Intervento asportazione sacca lacrimale 450
Intervento setto nasale 390
Intervento ginecomastia 360
Intervento urologico 360
Intervento collo osseo 360
Asportazione lipoma 240
Intervento ernia 210
Intervento intestino 180
Isterectomia 150
Intervento all’uretere 120
Intervento poliposi uterina 90
Intervento di biopsia ossea urgente 70
Inserimento defibrillatore 60
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Liste d’attesa nella riabilitazione
RIABILITAZIONE -Tipo segnalazioni %
Attese incompatibili 36
Ricorso al privato/intramoenia 27
Liste bloccate 19
Richieste d’informazione 18
Totale 100
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Le segnalazioni che riguardano i tempi di attesa per la riabilitazione vertono
principalmente sulla incompatibilità dell’attesa con le necessità diagnostico terapeutiche
dei pazienti (36%)
Mia figlia è in lista di attesa da 20 mesi per la logopedia, ma non l’hanno ancora
chiamata. Quando ho chiesto perché non è ancora arrivato il suo turno, mi
hanno detto che era 32esima nella lista.
Da allora sono passati mesi e sono tornata a reclamare. Mi hanno risposto che
danno priorità ai bambini piccoli, ma mia figlia quando si era messa in lista
aveva due anni, ora ne ha quasi 5.
Al secondo posto nei problemi maggiormente sentiti rispetto alle lunghe attese per la
riabilitazione, troviamo il ricorso al privato/intramoenia (27%). Seguono le segnalazioni
di liste di attesa bloccate, 18%.
Infine, sempre nel 18% dei casi, i cittadini chiedono informazioni su come poter
effettuare una riabilitazione per cui magari è prospettata una lista d’attesa di anni.
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Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Tempi massimi segnalati per prestazioni riabilitative In giorni
Logopedia 600
Terapia d’onde d’urto 510
Fisioterapia 60
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La distribuzione delle segnalazioni è piuttosto omogenea, a testimonianza che il
problema delle liste d’attesa coinvolge indistintamente tutti gli italiani.
La maggioranza delle segnalazioni proviene comunque dal Sud Italia (36%) seguito dal
Centro (25%).
Dal Nord proviene, invece, il 24% delle segnalazioni e dalle Isole il 15%.
Provenienza delle segnalazioni per macroaree %
NORD 24
CENTRO 25
SUD 36
ISOLE 15
Totale 100
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78
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
INTRAMOENIA
0,0%
0,2%
0,4%
0,6%
0,8%
1,0%
1,2%
1,4%
1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008
S1
Intramoenia 2008
Trend Segnalazioni
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le segnalazioni che riguardano il ricorso all’attività libero-professionale hanno subito nel
2008 una leggera inflessione. Nella maggior parte dei casi i cittadini segnalano il ricorso
all’intramoenia a causa di un’attesa troppo lunga nel canale pubblico. Il problema,
quindi, rimane particolarmente sentito, sebbene sull’argomento sia intervenuto anche il
Legislatore.
Infatti, la Legge n. 120 del 3 agosto 2007 1
ha, tra le altre cose, specificato che il ricorso
all’intramoenia dovrebbe rappresentare una libera scelta del cittadino e non una carenza
nell"organizzazione dei servizi resi nell"ambito dell"attività istituzionale.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
1 Legge 3 agosto 2007, n. 120, “Disposizioni in materia di attività libero-professionale intramuraria e altre
norme in materia sanitaria”
Tipologia segnalazioni %
Ricorso intramoenia per tempi lunghi 25
Richiesta d’informazioni e rimborsi 23
“Abuso” del canale intramoenia 23
Costi elevati delle prestazioni 20
Scarsa chiarezza sui diversi canali 9
Totale 100
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Quello che, invece, testimonia il 25% dei cittadini è che non si tratta di una scelta, come
indicherebbe la legge, ma di una vera e propria necessità.
Troppe volte, infatti, una prestazione per cui i tempi di attesa sono lunghi è disponibile
in pochi giorni pagando, come testimonia questa signora
A seguito di una frattura il medico del pronto soccorso mi ha prescritto una visita
reumatologica. Al CUP dell’ospedale mi hanno detto che la prima visita
disponibile era fra 8 mesi. Ho chiamato il RECUP e il primo appuntamento è fra
4 mesi, altrimenti in intramoenia pagando 100 euro posso fare la visita in pochi
giorni. Sono pensionata e non mi sembra giusto dover pagare o aspettare 4 mesi.
Nel 23% dei casi il cittadino, preoccupato dalla lunga attesa prospettata, si informa sulla
possibilità di poter effettuare la prestazione a pagamento e di poter poi ottenere un
rimborso. In altri casi, chiede semplicemente informazioni sull’attività intramuraria, sui
costi, modalità, orari, ecc.
Il numero elevato di segnalazioni anche su questo aspetto, evidenzia come ancora le
Regioni, le aziende sanitarie locali, i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta e tutti i
soggetti coinvolti nell’assistenza sanitaria pubblica non orientano il cittadino sulla reale
funzione di questo tipo di attività e sulle regole che la governano.
Da questa incertezza e nebulosità sull’attività intramuraria, scaturisce anche l’abuso
(23%) nel momento in cui l’intramoenia non rappresenta affatto una libera scelta, ma
diventa l’unico modo che il cittadino ha di poter usufruire di una prestazione. Diventa ad
esempio obbligatorio per chi, affetto da una patologia cronica, è costretto ad effettuare
frequentemente visite e controlli, non potendo attendere i tempi del canale pubblico.
Il 20% delle segnalazioni sull’attività intramuraria riguarda gli elevati costi delle
prestazioni. Anche qui non c’è chiarezza sulle tariffe e su come esse vengano calcolate.
Due anni fa ho scoperto di essere affetto dalla sindrome delle apnee notturne.
Lo specialista mi prescrive un esame particolare, la polisonnografia.
Prenotando l’esame mi prospettano un"attesa di circa 8 mesi, ma lo specialista
dice che viste le mie condizioni non posso aspettare.
Chiedo quindi un’alternativa per ridurre i tempi di accertamento e mi rispondono
che l"esame in intramoenia costa 300 euro.
Io, in quanto invalido al 70%, sono esente, ma pensando alla gravità della mia
situazione ho dovuto prenotare l"esame con un significativo costo imprevisto.
Infine il 9% dei cittadini che sono stati costretti a pagare una prestazione sanitaria, in
quanto non sono riusciti ad effettuarla in una struttura pubblica, segnala la poca
chiarezza sulla scelta del canale (se pubblico o intramurario). Sempre secondo quanto
previsto dalla legge n. 120 del 3 agosto 2007, le aziende dovrebbero, invece,
adempiere a tutte le disposizioni necessarie per rendere il più trasparente possibile il
ricorso all’attività intramuraria 2.
2 Legge 3 agosto 2007, n. 120
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Quattro mesi fa ho partorito una bambina. Sono arrivata all"ospedale oramai già
in pieno travaglio, ho riferito il nome del medico che fin lì mi aveva seguito, un
medico di quell’ospedale e mi hanno messo su una barella. Mi hanno fatto
passare per una stanza sul retro del pronto soccorso, facendomi firmare qualcosa
senza dirmi cosa stavo firmando, ovviamente io, in quelle condizioni, non ho
chiesto.
Sono stata ricoverata per 3 giorni.
Quando prima di andar via dall"ospedale ho chiesto al mio ginecologo di poter
saldare il suo compenso, mi ha risposto con mia grande sorpresa che dovevo
saldare il tutto all’ospedale. Insomma mi hanno presentato un bel conticino di
euro 3.000 per il servizio di intramoenia di cui avevo usufruito, ma io non ne
ero a conoscenza.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Accesso al canale dell"Intramoenia - Ambiti
%
Visite specialistiche 43
Diagnostica 39
Intervento 18
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Come mostra la tabella, si ricorre all’intramoenia soprattutto quando si tratta di visite
specialistiche (43%), anche perché, in molti casi, per queste ultime i tempi prospettati
sono particolarmente lunghi e non si possono aspettare mesi e mesi per avere una
diagnosi.
Segue la diagnostica, con il 39% di segnalazioni.
Infine, ben il 18% dei cittadini si trova costretto a ricorrere all’attività libero professionale
per interventi, molti di questi risultano essere estremamente costosi, fino anche a
20.000 euro.
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Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Aree Specialistiche per le quali si ricorre maggiormente al canale dell"intramoenia
%
Problemi oncologici 42
Esami e visite ginecologiche 38
Problemi di ortopedia 17
Altre patologie 3
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le aree specialistiche maggiormente interessate da questo fenomeno risultano
nell’ordine: quella oncologica (42%), gli esami e le visite ginecologiche (38%), i
problemi di ortopedia (17%) e altre patologie (3%).
Per i problemi oncologici è evidente quanto sia importante la tempestività; oppure
nell’area ginecologica, ad esempio in gravidanza, i tempi di attesa non coincidono con
quelli dello sviluppo del bambino; o, ancora, nei problemi di ortopedia, il dolore oppure
la necessità di intervenire rapidamente fanno sì che si preferisca ricorrere
all’intramoenia. Chi quindi non può permettersi una lunga attesa è costretto a pagare.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Scelta dell"intramoenia %
Proposta dall’operatore 45
Scelta dal cittadino 33
"Sarebbe meglio non tardare" 22
Totale 100
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Nella maggior parte dei casi (45%) è l’operatore stesso che propone questa scelta per
chi desidera “far prima”, facendo nascere il sospetto al cittadino che sia l’ennesimo
modo per pagare una tassa non dovuta in cambio di qualcosa cui si ha diritto.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Nel 33% si tratta di una scelta del cittadino che desidera essere visitato da un
particolare specialista o desidera andare in un particolare ospedale dove le liste d’attesa
sono troppo lunghe.
Nel 22% è il medico stesso che “suggerisce” questa soluzione perché aspettare troppo
potrebbe aggravare la situazione.
Nella tabella sottostante sono indicate le differenze in giorni di attesa per chi accede al
canale pubblico e chi invece effettua la prestazione in intramoenia, come segnalato dai
cittadini.
La differenza è sostanziale. In intramoenia, infatti, è possibile effettuare l’esame anche il
giorno successivo, mentre pagando il ticket si aspettano 20 o, addirittura, 150 giorni.
Per un ecocardiogramma la differenza è di ben 110 giorni.
Nella condizione psicologica e fisica di dolore, ansia, paura a cui è sottoposta una
persona che scopre di avere un problema, o che la sua malattia si è aggravata, la
proposta dell’intramoenia diventa un ricatto.
Questa costrizione diventa particolarmente difficile soprattutto per chi, per di più, fa
fatica ad arrivare a fine mese.
Canale Canale
Tempi segnalati di alcune prestazioni in giorni Intramoenia Pubblico
TAC Torace 1 20
Visita reumatologica 1 150
Ecocardiogramma 10 120
Ecografia addome e linfonodi inguinali NS 150
Polisonnografia NS 240
Defecografia 7 360
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Ecco degli esempi di costi segnalati da alcuni cittadini: si va dai 20.000 euro per un
intervento al femore, ai 5.348 per un intervento al rene. Anche i 200 euro di una visita
neurologica possono rappresentare una notevole cifra per chi ha difficoltà economiche.
Alcuni Costi segnalati per prestazioni effettuate in intramoenia Euro
Intervento al femore 20.000
Intervento ai reni 5.384
Parto 3000
Ricovero in day hospital 2900
Polisonnografia 300
Defecografia 200
Visita neurologica 170/200
Visita reumatologica 100
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il maggior numero di segnalazioni proviene dal Centro (35%). A pari merito le
segnalazioni del Nord e quelle del Sud (30%), in questo aspetto perfettamente
equilibrate.
Infine, il 5% di segnalazioni sul tema di intramoenia proviene dalle isole.
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ASSISTENZA OSPEDALIERA
L’assistenza ospedaliera raggruppa i dati sui ricoveri e sulle dimissioni e raggiunge il
4,1% di tutte le segnalazioni.
I dati generali mostrano che le difficoltà maggiori si riscontrano nell’umanizzazione delle
cure: i cittadini non si sentono presi adeguatamente in considerazione ed ascoltati! Si
evidenzia inoltre la mancanza di quella opportuna informazione che rende il percorso di
diagnosi e di cura un reale percorso condiviso tra operatori sanitari e pazienti.
Rafforzato il compito dell’ospedale di agire sull’urgenza e sulle acuzie, mancano effettive
attività di raccordo tra strutture territoriali, al fine di garantire la continuità delle cure.
Ciò determina ritardi nell’attivazione di riabilitazioni, assistenza domiciliare e
nell’inserimento in strutture residenziali.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Ricoveri
La fotografia che emerge dai dati raccolti in quest’ultimo anno, non è senz’altro positiva
e rispecchia il generale senso di solitudine vissuto dai cittadini che continuano a non
sentirsi tutelati ed accolti dal sistema curante.
A segnalare maggiormente le difficoltà nell’ambito dei ricoveri troviamo con il 57% le
donne, seguite con il 43% dagli uomini.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le persone anziane con più di 75 anni sono i soggetti maggiormente colpiti dalle
problematiche inerenti i ricoveri (65%). Con il 25% seguono i cittadini di età compresa
tra 54 e 74 anni. Il 10% di segnalazioni riguarda infine i soggetti tra i 23 e i 53 anni.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Umanizzazione delle cure e comunicazione con i cittadini: le principali segnalazioni
Il maggior numero di segnalazioni quest’anno fa riferimento alla scarsa assistenza
medica ed infermieristica percepita dai cittadini durante i ricoveri (24,6%). Questo dato
esprime il grande senso di trascuratezza e noncuranza vissuto dai cittadini e la volontà di
questi di segnalare, a gran voce, la necessità di ricevere cure di qualità, migliore
assistenza e maggiore ascolto.
Il 14,5% dei cittadini segnala, e ciò si lega al precedente dato, la difficoltà a ricevere
informazioni e orientamento all’interno delle strutture sanitarie, soprattutto rispetto al
proprio stato di salute. Tutto questo contribuisce ad aumentare le distanze tra operatore
sanitario e paziente e a non favorire, invece, quella alleanza utile a percepire le cure
come efficaci.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Dato nuovo, rispetto allo scorso anno, e sconcertante per la portata del suo significato,
riguarda la carenza di umanizzazione delle cure percepita dai pazienti.
Il 10,1% dei cittadini, ovvero 1 su 10, avverte nei reparti la mancanza di umanità, di
ascolto delle necessità anche più semplici del paziente (cambio di pannolone, cortesia),
privando lo stesso della dignità di persona, che sta in più vivendo, un momento di
particolare vulnerabilità della propria vita.
Stupisce che questo dato aumenti rispetto agli anni precedenti proprio quando ormai, la
cultura del rispetto nei confronti del malato dovrebbe rappresentare un punto fermo nella
nostra società civile.
Tipologia segnalazioni %
Scarsa assistenza medica ed infermieristica 24,6
Negato accesso al ricovero 15,9
Difficoltà accesso alle informazioni in ospedale 14,5
Carenza di umanizzazione verso i pazienti (mancato ascolto delle necessità del paziente
trattamento degli utenti ) 10,1
Sospetti/dubbi sull’inadeguatezza della terapia 9,4
Difficoltà ad accedere all’intervento 7,2
Diniego presenza familiari in reparto fuori orario 4,3
Difficoltà nell’inviare il paziente presso altre strutture (ritardi nei trasferimenti tra le strutture
medici che inviano presso strutture private) 4,3
Ricovero in un reparto inadeguato 4
Infortunio in ospedale 2,9
Mancanza di farmaci 1,4
Mancanza di servizi e reparti (reparti di rianimazione, terapia intensiva) 1,4
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il 9,4% dei contatti riguarda il sospetto che la terapia proposta al paziente sia
inadeguata rispetto alle sue reali necessità. Questo aspetto nuovamente rievoca la
mancanza di comunicazione, di complicità e di assistenza a cui abbiamo accennato
prima e che rende il cittadino disorientato di fronte a quanto sta vivendo.
Un problema molto sentito riguarda il negato accesso ai ricoveri che si prospetta nella
maggior parte delle volte per mancanza di posti letto nelle strutture (15,9%) e la
difficoltà ad accedere ad un intervento programmato per continui rimandi e contrattempi
del reparto (7,2%).
Per finire si sono registrate segnalazioni circa l’impossibilità per i familiari di assistere il
proprio caro oltre l’orario di visita previsto (4,3%), difficoltà nel trasferimento di pazienti
presso altre strutture (4,3%) o, ancora, ricovero presso strutture ritenute inadeguate alle
condizioni del paziente (4%).
Il 2,9% dei contatti riguarda infortuni in ospedale e l’1,4% la mancanza di farmaci nei
reparti e la mancanza di reparti specializzati negli ospedali.
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Rapporto PiT Salute 2008
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Ricoveri-Comparazione dati ultimi due anni 2008 2007
Scarsa assistenza 24,6% 14,9%
Mancato ricovero 15,9% 19,4%
Accesso info in ospedale 14,5% 16,4%
Umanizzazione carente 10,1% 4,5%
Diniego presenza familiari 4,3% 1,5%
Reparto inadeguato 3,6% 9,0%
Infortunio in ospedale 2,9% 6,0%
Inadeguatezza terapia 9,4% 20,9%
Mancanza servizi e reparti 1,4% 7,5%
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il confronto con le segnalazioni dello scorso anno evidenzia come la scarsa assistenza sia
l’ambito più segnalato e fortemente sentito dai cittadini.
Più che raddoppiate rispetto allo scorso anno, le segnalazioni che si riferiscono alla poca
umanizzazione all’interno dei reparti.
Le difficoltà di accesso alle informazioni
Difficoltà d’accesso alle informazioni %
Difficoltà nel reperire informazioni sul quadro clinico 40
Difficoltà ad avere informazioni su ricovero, tempi, dimissione, giorno previsto per l’esame ecc.. 30
Scarsa chiarezza sul pagamento ticket per i controlli post dimissione 20
Modalità per avere accesso alla cartella clinica (si trova attraverso accesso alla doc sanitaria) 10
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Come si può osservare, i maggiori ostacoli nell’accesso alle informazioni durante il
ricovero si riferiscono alle difficoltà nel reperire notizie sul quadro clinico del paziente
(40%). Il 30% invece segnala un mancato accesso ad altre informazioni come ad
esempio la data di dimissione prevista, il giorno fissato per l’intervento, gli esami a cui
dovrà sottoporsi ecc.
Il 20% non è informato rispetto al pagamento dei ticket per le visite di controllo e il 10%
non ha ricevuto notizie rispetto alle modalità e ai tempi di rilascio della cartella clinica.
Per quanto riguarda la provenienza dei contatti ricevuti, si può affermare che è presente
una certa omogeneità. Il centro fa registrare il 34% dei contatti seguito dal nord (31%),
dal sud con il 20% ed infine dalle isole con il 14%.
Provenienza delle segnalazioni per macroaree %
NORD 31
CENTRO 35
SUD 20
ISOLE 14
Totale 100
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Dimissioni
Sebbene ci sia stata una leggera inflessione delle segnalazioni sulle dimissioni, i dati
emersi indicano ancora una volta che non viene fornita adeguata attenzione alle esigenze
del cittadino in un momento così delicato e di passaggio dalla cura ospedaliera e
specialistica alla continuità terapeutica effettuata dal territorio.
I dati riportati offrono un quadro di riferimento per avviare delle considerazioni su quanto
ancora sia necessario migliorare in questo specifico ambito.
Le donne sono quelle che maggiormente segnalano casi di dimissioni ritenute
inappropriate e premature (60%), rispetto al 40% degli uomini.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
I pazienti più frequentemente vittima di dimissioni improprie risultano gli anziani per
l’84%, seguiti dai cittadini con età compresa tra 54 e 74 anni con il 13% e, infine, chi
ha un’età compresa tra i 23 e i 53 anni con il 3%.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il luogo dove si verificano più spesso dimissioni premature risulta essere l’ospedale con il
69% delle segnalazioni. Di qui si dovrebbe aprire una riflessione rispetto alla logica dei
DRG, introdotti per consentire una più razionale gestione dei ricoveri, ma che pone dei
dubbi ogni volta che si assiste ad una dimissione di un paziente non ancora autonomo o
completamente ripreso.
A seguire si verificano dimissioni dalle RSA (residenze sanitarie assistite) con il 16%
delle segnalazioni, dalle strutture post acuzie con il 13% ed infine dalle lungodegenze
(2%).
Genere soggetto interessato
%
Maschi 40
Femmine 60
Totale 100
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Rapporto PiT Salute 2008
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Luogo della dimissione %
Ospedale 69
Post acuzie 13
Rsa 16
Lungodegenza 2
Totale 100
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Il 26% delle segnalazioni in merito alle dimissioni forzate giunge per casi di ortopedia.
Con il 16% seguono i casi di patologie neurologiche. In questi ambiti infatti il recupero è
molto spesso esclusivamente demandato a strutture extra ospedaliere riabilitative.
Il 13% delle segnalazioni perviene per dimissioni nell’ambito delle patologie
pneumologiche, di chirurgia generale ed oncologiche.
L’8% per patologie cardiache, il 3% per patologie psichiatriche, gastro-entereologiche,
per la neonatologia e le malattie rare.
Principali patologie di riferimento %
Ortopedia 26
Neurologia 16
Pneumologia 13
Chirurgia generale 13
Oncologia 13
Cardiologia 8
Psichiatria 3
Gastroenterologia 3
Neonatologia 3
Malattie rare 2
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il problema più sentito dai cittadini risulta essere la sottovalutazione delle reali
condizioni del paziente dimesso da parte del personale medico (26,9%). Quello che crea
sofferenza è, ancora una volta, la scarsa considerazione dei bisogni del cittadino e una
certa indifferenza rispetto al recupero e all’autonomia raggiunta; come a dire: “qui
abbiamo fatto quello che c’era da fare, ora tocca a voi familiari pensare al dopo”.
Abbiamo assistito a dimissioni di pazienti con tracheo-stomie, con ferite chirurgiche
importanti, avvertendo il senso di incredulità da parte dei familiari di fronte a ciò che
appare una assurdità.
Il 14,2%, unito all’8,2% delle segnalazioni, si riferisce al mancante o insufficiente
raccordo tra il reparto che dimette e la struttura post acuzie. Se si aggiunge a tale dato
che le dimissioni sono per il 10,4% delle volte senza preavviso, si comprende quanto per
il cittadino sia difficile accettare un tale trattamento e sia spinto a chiedersi, nel 6% dei
casi, se si tratti di una dimissione legittima.
Per il 10,4% delle segnalazioni, inoltre, viene sottovalutata l’onerosità dell’assistenza a
domicilio, che il più delle volte non è agevolata da un supporto adeguato da parte dei
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
servizi preposti all’assistenza domiciliare, spesso risultante insufficiente per quantità di
ore concesse e qualità.
Il 6% non risulta informato sui servizi esistenti o sulle figure professionali da attivare
dopo la dimissione.
Dato emergente è il 3,7% di segnalazioni sulla difficoltà ad avere accesso a posti letto in
strutture pubbliche (mancanza di posti letto) e sulle lunghe liste d’attesa per accedervi.
Ciò determina in alcuni casi l’invio del paziente da parte degli ospedali in strutture
private.
Tutto ciò rivela ancora una volta l’incapacità del territorio di soddisfare le richieste e
garantire la continuità terapeutica.
Il 3% chiede informazioni sui costi dell’ambulanza o sulla legittimità della richiesta di
pagamento per i trasferimenti dei pazienti da una struttura all’altra, che sempre meno
vengono garantiti dalle strutture.
Sempre il 3% segnala problemi con le dimissioni protette.
L’1,5% segnala dimissioni con invio in strutture post-acuzie non adatte e dimissioni per
carenze di posti letto.
In ultimo lo 0,7% segnala incompletezza delle prescrizioni necessarie per il post
operatorio.
Tipologia segnalazioni %
Sottovalutazione delle condizioni reali del paziente dimesso 26,9
Il reparto/struttura non si attiva per permettere il trasferimento in struttura post-acuzie 14,2
Sottovalutazione della onerosità dell’assistenza a domicilio 10,4
Assenza preavviso di dimissione 10,4
Mancanza di raccordo tra il reparto che dimette e le strutture post-acuzie 8,2
Scarsità di informazioni su servizi o figure professionali da attivare 6
Richiesta informazioni sulla legittimità della dimissione 6
Dimissioni di pazienti complessi o che disturbano 4,5
Difficoltà di accesso a strutture pubbliche 3,7
Costi per l’ambulanza 3
Dimissioni protette 3
Dimissioni con invio in una struttura post-acuzie non adatta 1,5
Dimissioni per carenza di posti letto 1,5
Incompletezza delle prescrizioni necessarie per il post operatorio 0,7
Totale 100
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Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Confrontando i dati degli ultimi due anni, è chiaro come i cittadini si sentano
disorientati.
Se diminuisce la sottovalutazione da parte dei medici ospedalieri sull’onerosità
dell’assistenza a domicilio, è ben evidente che il cittadino viene ugualmente dimesso
quando la struttura ospedaliera ritiene di aver concluso il suo percorso di cura (26,9
contro l’11,9% del 2007). La struttura ospedaliera, però, è in grado di garantire
informazione, orientamento ai servizi e sostegno necessari al cittadino.
Un dato emergente, che ritorna anche in altri temi trattati in questo rapporto, è la
difficoltà di accesso a strutture pubbliche (+ 3,7% rispetto al 2007) o, in altre parole, la
riduzione di posti letto dovuta per lo più ai piani di rientro applicati in molte regioni
italiane. Tale riduzione determina un insufficiente rapporto tra domanda e offerta di
assistenza. La carenza di strutture pubbliche si traduce in lunghe liste d’attesa per
accedere a programmi riabilitativi residenziali o domiciliari e, quindi, all’inefficacia della
presa in carico da parte del territorio.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le segnalazioni risultano distribuite sul territorio in modo piuttosto omogeneo. Il 33%
proviene dal centro e dal sud, il 27% dal nord e il 7% dalle isole.
Provenienza delle segnalazioni per macroaree %
Nord 27
Centro 33
Sud 33
Isole 7
Totale 100
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Dall’assistenza ospedaliera all’assistenza territoriale
Le segnalazioni evidenziano anche quest’anno le difficoltà nel raccordo tra ospedale e
servizi territoriali e la mancanza di una rete efficace di presa in carico del paziente.
Il cittadino ancora una volta deve fare affidamento sulle proprie energie e risorse, spesso
anche economiche, per ottenere le cure a cui ha diritto.
Il 44% dei cittadini riporta che l’ospedale mal si raccorda con le strutture post-acuzie o
con i servizi di assistenza domiciliare, determinando inevitabili ritardi nell’attivazione di
programmi riabilitativi e di inserimento in servizi sanitari residenziali.
Nel 28% dei casi la struttura che dimette non si attiva in alcun modo per permettere la
continuità terapeutica e nel 12% delle segnalazioni i cittadini sono scarsamente
informati su servizi o figure professionali esistenti e da attivare. Ciò comporta incertezza
e smarrimento per il malato e per i familiari.
Tristi sono le segnalazioni di quei pazienti che si sentono un peso per la famiglia o di
quel figlio che sacrifica la sua vita per accudire un genitore malato.
Per la prima volta quest’anno le segnalazioni relative ai costi dell’ambulanza raggiungono
il 9%. Il dato indica che molto spesso le persone dimesse sono allettate o non ancora
capaci di muoversi autonomamente e sempre più raramente la struttura si accolla i costi
per trasferimenti in altri istituti. Un dato interessante è rappresentato dall’aumento di
quei cittadini che fanno la spola tra casa ed ospedale e sono costretti a sostenere i costi
per il trasporto in ambulanza: parliamo per esempio di chi deve effettuare un controllo
post operatorio o visite specialistiche se si è in dimissioni protette, e di chi, dovendosi
recare in ospedale per cure radianti o chemioterapiche, è costretto ad utilizzare
un’ambulanza anche per lunghi periodi.
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ASSISTENZA TERRITORIALE
L’assistenza territoriale si assesta al secondo posto con il 13% delle segnalazioni che
raggruppano la somma dei seguenti ambiti: assistenza domiciliare, medicina di base,
assistenza residenziale, riabilitazione, salute mentale, assistenza protesica.
I dati complessivi mostrano un territorio non in grado di fornire (attraverso i servizi di
assistenza domiciliare integrata, strutture residenziali e riabilitative, la medicina di base e la
guardia medica) una adeguata risposta ai bisogni di continuità di cura.
Emerge chiaramente la necessità da parte dei cittadini di una maggiore umanizzazione delle
cure che riguarda tutte le figure professionali unitamente all’impossibilità del cittadino di
esercitare i propri diritti a causa della burocrazia, di disservizi amministrativi e di difficoltà ad
ottenere informazioni.
Emerge, inoltre, la necessità di maggiori risorse e servizi per rispondere alla variegata
domanda di assistenza e cura (case della salute, presidi territoriali di prossimità, riabilitazione,
centri diurni, servizi per assistenza ai disabili, ai malati cronici, a chi ha problemi di salute
mentale), assieme ad una impellente esigenza di integrazione tra servizi sanitari e sociali.
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ASSISTENZA DI BASE
MEDICI DI MEDICINA GENERALE
Le segnalazioni dei cittadini relative al rapporto con i Medici di Medicina Generale
presentano nel 2008 una flessione del 2,5%: questo è un aspetto certamente positivo.
Emerge però, con ancora maggiore chiarezza rispetto all’anno precedente, la difficoltà
dei cittadini di mantenere col proprio medico di base un rapporto di fiducia e rispetto
reciproco.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
A segnalare un problema col proprio medico di famiglia sono per la maggior parte donne
(63%).
Genere soggetto interessato %
Maschio 37
Femmina 63
Totale 100
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Per quanto riguarda la fascia di età, si tratta per lo più di soggetti con più di 75 anni
(46%).
Queste persone hanno spesso maggiori necessità di ricevere assistenza mai, sia per l’età
sia per le gravi condizioni di salute in cui, a volte, versano, sono ingiustamente
considerate, da alcuni medici, i pazienti più “scomodi” da gestire.
Ad essere interessata dalle segnalazioni nel 37% dei casi è la fascia di età compresa tra
i 23 ed i 53 anni. Seguono le persone con età tra i 54 ed i 74 anni (13%) e, per finire,
la fascia più giovane (0-22 anni), con il 4%.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Di seguito, ecco cosa sinteticamente i cittadini denunciano nei confronti dei loro medici
di famiglia.
Tipologia segnalazioni %
Comportamenti 25,4
Accesso informazioni 20,6
Rifiuto di prescrizioni 15
Deficit di orientamento 11,9
Malpractice, sospetti errori 11,1
Indisponibilità e irreperibilità 9,5
Mobilità sanitaria 3,2
Ricusazione assistito 1,6
Inadeguatezza orari 1,7
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Ciò che viene segnalato, da oltre il 25% dei cittadini, riguarda i “cattivi comportamenti”.
Con questa voce intendiamo riferirci al modo di fare di alcuni medici, alla loro condotta,
che, spesso, risulta distante verso i bisogni e le necessità di cura e di informazione
richieste dai cittadini che, a volte, appare poco rispettosa.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il 20,6% segnala la mancanza di informazioni. Ciò che emerge fortemente è che i
cittadini che affrontano mille problemi legati ad uno stato di malattia; sia di natura fisica
e psicologica, sia di natura burocratica, si sentono abbandonati e disorientati.
Nel 15% dei casi viene segnalato un problema di rifiuto di prescrizioni, soprattutto
rispetto a visite ed esami specialistici che poi, invece, si rilevano fondamentali. L’11,9%
segnala specificamente problemi di orientamento: non sapere a chi, o a cosa, far
riferimento per chiedere un’assistenza domiciliare, o per avviare la procedura di invalidità
civile o, ancora, per effettuare una visita specialistica in una struttura pubblica
specializzata.
Di seguito un esempio delle difficoltà che incontrano i cittadini alle prese con i loro
medici di base:
Mio marito è malato oncologico. Ha bisogno di fare delle visite e degli esami. Ho
cambiato il medico di famiglia circa 7 mesi fa perché il precedente ci aveva detto
che soffriva di colite, quando invece, facendo degli esami per conto nostro, la
diagnosi è stata tumore.
Il nuovo medico di base non si interessa della sua situazione. Devo fare tutto io
(cercare gli ospedali, prenotare visite, accudirlo).
Nel reparto in cui ho prenotato la colonscopia mi hanno detto che poteva
prenotarla direttamente anche il mio medico, in modo tale da fare prima. Lui
però si è rifiutato. Dice che non prenota le visite con urgenza!!!
Non ha attivato l’assistenza domiciliare e non viene neanche a visitarlo! In 7
mesi sarà venuto 2 volte a casa!!!
Sommando le segnalazioni relative a “comportamenti” con quelle sull’accesso alle
informazioni e con quelle riguardanti il deficit di orientamento, si ottiene un totale di
57,9%.
La maggioranza delle segnalazioni dei cittadini che hanno problemi col proprio medico di
medicina generale, quindi, riguarda sostanzialmente un rapporto medico paziente oramai
sgretolato: medici freddi alle richieste di assistenza, di informazione e orientamento da
parte dei cittadini; medici che risultano spesso sgarbati e scortesi. Il medico di famiglia
che dovrebbe maggiormente conoscere la storia clinica del proprio assistito, essendo il
punto di raccordo tra tutti i professionisti, e che dovrebbe essere il punto di riferimento
per il paziente e i suoi familiari è, invece, una figura assente e a volte non disponibile.
Capita, anche, che questa mancanza di attenzione nei confronti dei pazienti si trasformi
in malpractice (11,1%).
Infine, i cittadini segnalano problemi di indisponibilità e irreperibilità (9,5%), problemi di
mobilità sanitaria (3,2%), ricusazione dell’assistito (1,6%) ed inadeguatezza degli orari
di studio (1,7%) del proprio medico di famiglia.
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Rapporto PiT Salute 2008
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Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Comparando i dati del 2008 con quelli dello scorso anno, risulta che, rispetto al 2007,
sono cresciute le segnalazioni sul comportamento dei medici: dal 9,4% al 25,4%.
Aumentano anche, se pur lievemente, le segnalazioni sull’accesso alle informazioni (dal
19,7% al 20,6%), e, in misura ancora maggiore, le segnalazioni rispetto al deficit di
orientamento (dal 8,5 al l’11,9%).
La comparazione dei dati conferma quindi che nel 2008 l’accento è stato posto dai
cittadini sul rapporto di fiducia con il proprio medico di medicina generale.
Diminuiscono notevolmente le segnalazioni rispetto all’indisponibilità ed irreperibilità dei
medici (dal 23,1% al 9,5%), ma, visto il quadro non edificante prospettato dai cittadini,
viene il sospetto che questi siano ormai rassegnati alla difficoltà nel reperirli.
Ciò che pare evidente, invece, è che, nel momento in cui i cittadini hanno di fronte il
proprio medico, vorrebbero essere adeguatamente ascoltati, informati, orientati e,
magari, anche trattati con maggiore cortesia.
Per finire, rimangono pressoché costanti, se non per lievissimi incrementi, le
segnalazioni riguardanti il rifiuto di prescrizioni e la ricusazione dell’assistito.
Salgono maggiormente (dall’1,7% al 3,2%) i problemi riguardanti la mobilità sanitaria:
la difficoltà, cioè, di poter usufruire dell’assistenza di base, quando si ha la residenza in
una provincia o in una regione differente da dove si abita.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Comparazione tipologia segnalazioni ultimi 2 anni
2008
%
2007
%
Comportamento 25,4 9,4
Accesso informazioni 20,6 19,7
Rifiuto di prescrizioni 15,0 14,5
Deficit di orientamento 11,9 8,5
Malpractice, sospetti errori 11,1 13,7
Indisponibilità e irreperibilità 9,5 23,1
Mobilità sanitaria 3,2 1,7
Ricusazione assistito 1,6 1,3
Inadeguatezza orari 1,7 2,6
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Relazione medico-paziente e rifiuto di prescrizioni: che ne dicono i cittadini
I cittadini segnalano, per circa il 25% dei casi, una cattiva relazione con il medico di
medicina generale. Nello specifico lamentano un comportamento scortese nel 47% dei
casi.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Nel 19% si evidenzia il disinteresse del medico di famiglia nei confronti del paziente e
dei suoi familiari.
Nel 18%, invece, viene segnalata la difficoltà ad ottenere informazioni e prestazioni
quando richieste, mentre, per il 13%, si parla di un comportamento non adeguato alle
circostanze: ad esempio, un modo di fare arrogante e a volte minaccioso nei confronti
del paziente. Infine, il 3% dei cittadini segnala richieste eccessive di pagamento.
Di seguito alcuni esempi che ci aiutano a comprendere il vissuto dei cittadini nel
rapporto con il proprio medico di famiglia.
Sono affetta da insufficienza renale cronica e ho anche difficoltà a deambulare.
Mio marito è diabetico e i miei figli lavorano lontano. Ho chiesto al mio medico di
famiglia di attivare l’assistenza domiciliare. Mi risponde che non sa cos’è e si
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Rapporto PiT Salute 2008
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informerà presso la ASL. Mi aggiunge inoltre che, su 1500 assistiti, sono l’unica
che gli crea problemi.
Sono anziana e vivo da 8 anni attaccata ad un apparecchio sanitario. Il mio medico
di famiglia si comporta male, non mi dà assistenza (dopo una brutta frattura
mi sono ritrovata da sola). Alle mie richieste di aiuto mi dice che se voglio posso
cambiare, tanto ha già un numero sufficiente di pazienti!!!
Mi sono recata dalla dottoressa per un certificato da dare al mio datore di lavoro,
perché sono in cinta. Quando è arrivato il mio turno la dottoressa mi ha chiesto di
far passare un’altra signora che aveva bisogno solo di un’impegnativa.
Intanto mi è squillato il telefono. Era mia madre che mi ha chiesto di farmi
prescrivere il suo farmaco per la pressione. Stavo proprio mettendo giù il telefono
quando ho visto che la dottoressa si era liberata, e, in modo indisponente, mi ha
detto: faccia i propri comodi a casa! Se non si sbriga non le faccio né la visita, né il
certificato!
Vivo in un piccolo paesino. Soffro di spina bifida ed ho sempre avuto bisogno di
grossa assistenza da parte del medico di famiglia. A gennaio il mio medico è
cambiato ed ora sono seguito da una nuova dottoressa. Questa, dopo poco, mi ha
ricusato poiché sono una paziente con troppe esigenze.
II direttore sanitario della ASL, però, l’ha convinta a ritirare la richiesta di
ricusazione, ma io non voglio più essere seguito da lei!
Essendo, però, un piccolo centro non c’è possibilità di avere un altro medico.
La terza voce più segnalata dai cittadini riguarda il rifiuto di prescrizioni.
Nella maggioranza dei casi (40%) si fa riferimento al rifiuto di prescrivere esami
diagnostici e visite specialistiche. Nel 25% il rifiuto riguarda la prescrizione di farmaci.
L’ultimo 20% fa riferimento alla prescrizione sul pagamento del ticket.
Rifiuto di prescrizioni %
Esami diagnostici e visite specialistiche 40
Farmaci 25
Certificazioni 15
Esenzioni 20
Ricoveri 0
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Ecco alcune testimonianze che si riferiscono non soltanto al rifiuti di prescrizione, ma
anche ad alcuni comportamenti superficiali dei medici
Mia sorella ha scoperto di avere un cancro, ma soltanto dopo qualche tempo il
medico si è convinto a prescrivere degli esami più approfonditi. Quando ha iniziato
ad avere i primi sintomi il medico di base diceva che non era niente. Intanto i mesi
passavano.
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Rapporto PiT Salute 2008
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Soltanto dopo che si era recata più volte da lui ha deciso di visitarla più
approfonditamente e di prescriverle una biopsia.
Non prescrisse però, una biopsia con urgenza, giustificandosi: “non posso fare
brutta figura col primario per un caso che potrebbe non essere grave”. E così è
passato altro tempo… alla fine la diagnosi era di tumore.
Ad ottobre 2007 mi è stato diagnosticato un melanoma, successivamente asportato.
Ora, nella visita di controllo, l"oncologo mi ha prescritto l’asportazione di un altro neo
per un dubbio. Essendo in possesso di esenzione per patologia per malati oncologici,
per l"ospedale sono esente dal pagamento del ticket, mentre il mio medico curante si
rifiuta categoricamente di segnare l’esenzione sull"impegnativa per l"asportazione.
Come devo comportarmi?
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
La maggioranza delle segnalazioni per quanto riguarda il rapporto con i medici di
medicina generale proviene dal Nord Italia (42%); seguono le regioni del centro, con il
25%; il 18% proviene dal sud Italia e il 15% dalle isole.
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Rapporto PiT Salute 2008
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PEDIATRI DI LIBERA SCELTA
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Le segnalazioni dei cittadini relative a problemi con i pediatri di libera scelta continuano
a diminuire (- 0,6%).
Ma, come avviene per i medici di medicina generale, il principale problema che i
cittadini segnalano riguarda il comportamento relazionale e professionale (31,8%).
Scrivo per sapere cosa si può fare nei confronti di una pediatra che utilizza toni
arroganti e presuntuosi, non dà mai una spiegazione. Rispondere alla domande
per lei sembra un gran sacrificio...io sono riuscita a cambiare medico ma non
voglio che lei continui a fare ciò indisturbata perché un medico non dovrebbe
mai comportarsi in questo modo e rispondere male ai pazienti!!!!
Il secondo problema segnalato riguarda l’impossibilità di scegliere liberamente il proprio
pediatra (27,3%). I pediatri sul territorio, infatti, non sono sufficienti. Specie nei piccoli
centri, per esempio, si può contare solo su un pediatra. Infatti, l’accordo collettivo
nazionale dei pediatri di libera scelta, indica un massimale di 800 assistiti 1. Ciò significa
1 Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei pediatri di libera scelta ai sensi dell’Art. 8 del D.Lgs n.
502 del1992 e successive modificazioni ed integrazioni
103
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
non solo che questi cittadini non hanno alcuna possibilità di scelta, ma che devono
spostarsi per recarsi dal proprio medico, o vedere chiuso lo studio nella propria zona o
nel proprio paese per più giorni a settimana.
L’impossibilità di scelta è motivata nei modi più svariati:
Vorrei cambiare pediatra per mio figlio. Sono andato alla mia ASL e mi hanno
detto che per cambiare pediatra devo farmi fare una relazione dal pediatra
precedente!
Vi scrivo per avere chiarimenti circa i diritti di coloro che per motivi di lavoro
devono trasferirsi in un’altra Regione. Precisamente vorrei sapere se è vero che
mia figlia di 5 anni domiciliata e non residente, non ha diritto ad avere il medico
pediatra di base, ma solo il nostro medico generico, poiché già completi. La
dipendente ASL precisava che il pediatra le poteva essere assegnato solo se
residente.
Buongiorno,
sono la mamma di un bimbo di 2 anni, abitiamo in un paesino della provincia di
Milano. Sono andata agli sportelli della ASL del mio paese per richiedere il
cambio del pediatra, (quella che mi è stata assegnata era l"unica che aveva
ancora qualche posto), perché fin da subito mi sono trovata molto male e ho
cominciato così a portare mio figlio da un"altra dottoressa che, però, essendo
fuori distretto, è a pagamento. Ora, voi sapete dirmi perché mai mi è stata
negata la possibilità di cambiare pediatra?
Continuano ad essere numerose le segnalazioni rispetto alla indisponibilità e irreperibilità
dei Pediatri di Libera Scelta (22,7%):
La pediatra di mia figlia di 2 anni fa molte difficoltà per le visite a domicilio.
Oggi ho dovuto portare mia figlia in ambulatorio con 39,5° di febbre il
raffreddore e la tosse persistente che le aveva quasi impedito di dormire la notte.
Il rifiuto è stato motivato dalla pediatra dicendo che aveva appuntamento a casa
con l"idraulico a causa di un flessibile rotto. La domanda è se le visite domiciliare
siano un dovere del medico o un favore che fa ai suoi assistiti e come si
determini la gravità per richiederla.
Ancora, i cittadini segnalano presunti errori di diagnosi e di terapia (9,2%), problemi di
mobilità sanitaria interregionale (4,5%), inadeguatezza degli orari di apertura degli studi
medici (4,5%).
104
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
0,0%
5,0%
10,0%
15,0%
20,0%
25,0%
30,0%
35,0%
PLS 2008 Tipologia segnalazioni
Serie1 31,8% 27,3% 22,7% 9,2% 4,5% 4,5% 0,0%
Comporta
mento
Senza
libera
Indisponibi
lità e
Malpractic
e
Mobilità
Sanitaria
Inadeguate
zza orari
Rifiuto di
prescrizion
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Come per i medici di famiglia, rispetto al 2007 crescono notevolmente (dal 14 al
31,8%) le segnalazioni riguardanti il comportamento dei pediatri di libera scelta. Anche
in questo ambito, così come per i medici di medicina generale, i cittadini segnalano un
rapporto con il proprio pediatra non impostato sulla fiducia. Di conseguenza molti
genitori tentano di trovare un altro medico a cui affidare i propri figli, ma si trovano di
fronte il muro della burocrazia e spesso sono costretti a rivolgersi ad un pediatra privato,
con notevoli spese. Crescono parallelamente, infatti, le segnalazioni riguardanti la libera
scelta (dal 10 al 27,3%).
Le segnalazioni riguardanti la indisponibilità e irreperibilità passano dal 19 al 22,7%.
Anche questo dato è indice di rapporti incrinati con il proprio pediatra.
Positiva è invece la diminuzione dei casi di presunta malpractice segnalati.
Diminuiscono le segnalazioni sulla mobilità interregionale (dal 14 al 4,5%). Rimangono,
invece, costanti, quelle riguardanti l’inadeguatezza degli orari (4,5%).
Tipologia segnalazioni %
Comportamento relazionale e professionale 31,8
Impossibilità di libera scelta 27,3
Indisponibilità e irreperibilità 22,7
Malpractice - Sospetto errore 9,2
Mobilità Sanitaria interregionale 4,5
Inadeguatezza orari 4,5
Rifiuto di prescrizioni 0,0
Totale 100
105
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Comparazione dati ultimi 2 anni
2008
%
2007
%
Comportamento relazionale e professionale 31,8 14
Impossibilità di libera scelta 27,3 10
Indisponibilità e irreperibilità 22,7 19
Malpractice - Sospetto errore 9,2 29
Mobilità sanitaria interregionale 4,5 14
Inadeguatezza orari 4,5 5
Rifiuto di prescrizioni 0 9
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
A segnalare problemi con i pediatri di libera scelta sono soprattutto cittadini del nord
(40%) mentre è omogenea la distribuzione di segnalazioni tra centro, sud ed isole
(20%).
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
106
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
CONTINUITÀ ASSISTENZIALE
ex Guardia Medica
0,0%
0,2%
0,4%
0,6%
0,8%
1,0%
1,2%
1,4%
1,6%
1,8%
2,0%
1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008
S1
GM 2008
Trend delle segnalazioni
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Rimangono costanti, rispetto allo scorso anno, le segnalazioni relative al servizio di
continuità assistenziale (ex guardia medica), che garantisce l"assistenza di un medico in
tutte quelle situazioni di emergenza che si presentano durante la notte o nei giorni
prefestivi e festivi.
A segnalare sono soprattutto uomini (70%), rispetto al 30% delle donne.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
107
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il numero più ampio di segnalazioni, il 31,3%, riguarda problemi di presunta
malpractice:
Chiamiamo la guardia medica per mio padre in preda ad una forte colica renale.
I medici si limitano a suggerirci di continuare la terapia che lui già faceva.
Nonostante i nostri solleciti, la guardia medica si rifiuta di contattare il 118. Mio
padre, però, continuava a stare male. Quando finalmente si decide di contattare
l’ambulanza, mio padre aveva perso i battiti. Purtroppo è giunto in ospedale che
era già morto.
Il 25% lamenta l’indisponibilità o la difficoltà nel reperire il medico di turno:
Avevo la febbre a 40, era sabato ed ho chiamato la guardia medica informandola
di avere mal di gola e febbre altissima. Si sono rifiutati di venire a visitarmi,
nonostante io avessi insistito più volte.
Sono quindi andata al pronto soccorso. Sono stata ricoverata ed operata
d’urgenza per un ascesso alle tonsille che rischiava di essere molto grave.
Il 18,8% dei cittadini segnala la richiesta di un pagamento eccessivo o ingiustificato
per una visita o una prescrizione.
Ci siamo rivolti alla guardia medica del nostro paese.
Il medico ci ha chiesto 15 euro. É giusto che paghiamo anche se siamo
residenti?
Le difficoltà di accesso, segnalato nel 6,1% dei casi, il comportamento non propriamente
corretto degli operatori (6,3%) e la difficoltà che i cittadini incontrano ad aver prescritti
dei farmaci in quel momento necessari (12,5%), scoraggiano spesso i cittadini a
rivolgersi al servizio di continuità assistenziale. Essi così continuano ad usufruire dei
servizi di emergenza, con il rischio di provocarne un intasamento.
Tipologia segnalazioni %
Malpractice - Sospetto errore 31,3
Indisponibilità e irreperibilità 25
Prestazioni e certificazioni a pagamento 18,8
Rifiuto di prescrizioni 12,5
Comportamento relazionale e professionale 6,3
Difficoltà accesso 6,1
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
108
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Crescono notevolmente rispetto al 2007 (dal 21,1% al 31,3%) le segnalazioni
riguardanti casi di presunto errore, le segnalazioni di indisponibilità ed irreperibilità (dal
6,3 al 25%) e di difficoltà di accesso (+ 3,1%).
Il quadro riportato dai cittadini che hanno affrontato problemi con i servizi di continuità
assistenziale è scoraggiante e richiede una seria riflessione da parte delle istituzioni sulla
natura, gli scopi e le garanzie di questi servizi.
Comparazione dati ultimi 2 anni 2008 % 2007 %
Malpractice - Sospetto errore 31,3 21,1
Indisponibilità e irreperibilità 25,0 6,3
Prestazioni e certificazioni a pagamento 18,8 26,3
Rifiuto di prescrizioni 12,5 31,6
Comportamento relazionale e professionale 6,3 10,5
Difficoltà accesso 6,1 3,2
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
109
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Nel Sud d’Italia si riscontrano i maggiori problemi con la continuità assistenziale (43%).
Seguono le segnalazioni del Centro Italia (29%). Il Nord e le Isole si attestano al 14%.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
110
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
ASSISTENZA DOMICILIARE
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Cresce il numero delle segnalazioni aventi per oggetto l’assistenza domiciliare, il cui
valore percentuale aumenta di quasi un mezzo punto rispetto al totale delle precedenti
rilevazioni; si tratta del 2,2%, infatti, contro l’ 1,7% dello scorso rapporto. Una falla del
Sistema Sanitario che pare allargarsi.
Ho chiesto l’attivazione dell’assistenza domiciliare il 28/12/07. E’ il 18 aprile ed
ancora non si hanno notizie.
Le cause di questa carenza nel comparto dell’assistenza si possono riscontrare, assieme
alle varie motivazioni legate alle specifiche condizioni dei vari territori, anche nei recenti
tagli ai budget delle ASL, che impediscono di fornire un servizio continuativo o privo di
frequenti interruzioni.
Tipologia assistenza domiciliare %
Sociale 39
Sanitaria 61
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
La maggioranza delle segnalazioni riguarda l’ambito dell’assistenza sanitaria, ben il 61%
sul totale; il restante 39% fa riferimento all’assistenza sociale. I dati così rilevati indicano
111
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
che le due forme di assistenza domiciliare spesso non sono integrate: i cittadini si
trovano così a sperimentare, in alcuni casi, difficoltà nella fruizione della continuità
assistenziale non solo per quanto riguarda le funzioni propriamente sanitarie, ma anche
nei casi di richiesta di aiuto per lo svolgimento delle attività quotidiane fuori e dentro
casa.
Si conferma e rafforza il trend dei precedenti Rapporti PiT: la maggioranza delle
segnalazioni arriva dalle donne, con il 55% sul totale (lo scorso rapporto PiT indicava il
54%). Gli uomini, invece, che segnalano problemi di assistenza domiciliare sono il 45%
del totale.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Tipologia pazienti %
Disabili gravi adulti 30,4
Malati cronici 29,1
Anziani appena operati/dimessi 21,5
Bambini disabili 2,5
N.d. 16,5
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
L’analisi dei dati raccolti permette di porre attenzione alle categorie di cittadini da cui
partono le segnalazioni: nel caso dell’assistenza domiciliare, il maggiore disagio è
sperimentato dagli adulti con grave disabilità (30,4%), dai malati cronici (29,1%) e dai
soggetti anziani appena dimessi da strutture ospedaliere a seguito di interventi (21,5%).
Alcune segnalazioni, nella misura del 2,5%, riguardano anche i bambini con problemi di
disabilità.
I dati succitati permettono di individuare alcuni fra gli aspetti più problematici
dell’assistenza domiciliare, tra cui spicca la forte differenza tra il tipo di servizio di cui i
112
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
cittadini fruiscono all’interno delle strutture ospedaliere e il tipo di servizio fornito dalle
ASL.
Mio suocero fa dialisi ed è invalido al 100%. Riceve l’assistenza domiciliare a
singhiozzi, nel senso che ogni volta che deve uscire dall’Ospedale i parenti devono
recarsi personalmente al CAD per fare in modo che torni l’infermiera a medicarlo.
La bassa qualità dell’assistenza domiciliare costringe, nella maggior parte dei casi, a
ricorrere a forme private di assistenza domiciliare.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Nella divisione per fasce d’età, sono i cittadini con 75 o più anni a effettuare il maggior
numero di segnalazioni: si tratta, infatti, del 55% sul totale. Altri dati significativi sono
quelli delle segnalazioni provenienti dai soggetti di età compresa fra i 54 e i 74 anni, con
una percentuale del 27,5 rispetto al totale. Fra i 23 e i 53 anni sono state raccolte un
numero di segnalazioni pari al 10% del totale, mentre sono 7,5% quelle che riguardano
persone fra 0 e 22 anni. È interessante notare come questo dato sia in aumento rispetto
al 21,4% della scorsa rilevazione.
113
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Tipologia segnalazioni %
Informazioni e burocrazia 32,3
Riduzione ore 13,9
Assistenza mai attivata 11,4
Qualità scarsa 8,9
Mancanza di fondi e personale 7,6
Improvvisa sospensione 7
Liste d’attesa 5,7
Servizio discontinuo 4,4
Comportamento professionale 3,8
Quantità insufficiente 1,3
Errore terapeutico 1,3
Inesistenza servizio AD 1,3
Mancanza delle figure professionali necessarie 0,6
AD non integrata 0,5
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Soprattutto nel richiedere e ottenere informazioni sull’assistenza domiciliare, i cittadini
hanno problemi: è, infatti, circa il 32% di essi che denuncia questo aspetto. Le
informazioni a cui è difficile accedere sono quelle inerenti le modalità di richiesta, i
tempi di ottenimento e le condizioni per accedere all’assistenza domiciliare. Altro tallone
d’Achille sembra essere la riduzione delle ore di assistenza sanitaria già attivata, come
indicato nel 13,9% delle segnalazioni; si tratta di un problema legato, nella maggior
parte dei casi, alla mancanza di fondi da parte delle ASL. Lamentele anche per quanto
riguarda protocolli di assistenza mai attivata, che i cittadini hanno segnalato nel 11,4%
dei contatti.
114
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
La tabella seguente permette un raffronto fra le categorie di segnalazioni che riguardano
l’ambito dell’assistenza domiciliare, così come emergono dalle rilevazioni degli anni
precedenti: la richiesta di informazioni sull’attivazione dei protocolli rimane in testa alla
quantificazione delle segnalazioni, con un aumento decisamente preoccupante di quasi
cinque punti percentuali. Questo dato è importante in quanto dimostra la costante
distanza fra cittadino e istituzione, proprio sul delicato e fondamentale terreno di
incontro fra il servizio sanitario delle strutture ospedaliere e le cure a domicilio.
Diminuiscono le segnalazioni per protocolli mai attivati (11,4% nel 2008, contro il 13%
del 2007) e per attese esagerate nell’attivazione dell’assistenza (nel 2007 erano il
14,8%, nel 2008 sono scese a 5,7%). In quest’ultimo caso è opportuna una
considerazione di tipo interpretativo sul dato delle liste d’attesa: la diminuzione delle
segnalazioni è imputabile al cambiamento delle priorità, dal punto di vista dei cittadini, i
quali segnalano con maggiore attenzione e lamentano soprattutto la mancanza di
informazione e la scarsa qualità del servizio (nel 2008 è quasi il 9% delle segnalazioni,
contro circa il 2% dell’anno precedente).
Mia moglie da alcuni anni combatte contro un tumore al cervello. Ha subito due
interventi chirurgici […]Dopo tante penose avventure burocratiche la fisioterapia
domiciliare è arrivata anche a Palermo. Dall’ 1/01/2008 però da parte dell"ASL
sono state interrotte le prestazioni e si è dovuto avviare una nuova pratica
amministrativa. Non capisco il perché […] Sono passati sette mesi e non si
intravede una data certa per riprendere la terapia necessaria.
Questa percezione si somma alla minore durata dell’assistenza, mentre i fondi sempre
più ridotti obbligano le ASL a interrompere il servizio con frequenza maggiore rispetto
agli anni passati (7% nel 2008, 5,6% nel 2007).
115
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Comparazione dati ultimi 3 anni 2008 2007 2006
Informazioni e burocrazia 32,3% 27,8% 35,2%
Assistenza mai attivata 11,4% 13,0% 2,4%
Qualità scarsa 8,9% 1,9% 12,0%
Improvvisa sospensione 7,0% 5,6% 3,6%
Liste d’attesa 5,7% 14,8% 4,8%
Servizio discontinuo 4,4% 3,7% 1,8%
Comportamento professionale 3,8% 13,0% 10,4%
Inesistenza servizio AD 1,3% 5,6% 1,2%
Quantità insufficiente 1,3% 7,4% 12,8%
Errore terapeutico 1,3% 1,9% 3,8%
Senza figure prof. necessarie 0,6% 5,6% 3,2%
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Un po’ in controtendenza rispetto alla precedente rilevazione, è dalle regioni del centro e
del sud che arriva la maggioranza delle segnalazioni. Come si rileva sul capitolo dedicato
alle regioni (cfr. ultimo capitolo), all’impressionante dato del Lazio (48,2%), seguono
l’Abruzzo (3,5%), la Calabria (3,5%) e la Campania (4,7%). Nelle isole maggiori, i
cittadini lamentano problemi con l’assistenza domiciliare nel 5,9% (Sicilia) e nel 3,5%
(Sardegna) dei casi.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
116
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
ASSISTENZA RESIDENZIALE
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il numero delle segnalazioni in ambito di assistenza residenziale risulta in linea con
quanto registrato lo scorso anno. Si evidenzia, quindi, un territorio che ancora stenta ad
adattarsi alla grande domanda e che non soddisfa le esigenze di presa in carico di quei
pazienti che, nella maggior parte dei casi, sono anche i soggetti più deboli di tutto il
sistema curante. I cittadini seguitano a chiedere maggiore qualità dai servizi residenziali
ed un più facile accesso alle strutture.
Genere soggetto interessato %
Maschi 29
Femmine 71
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le donne sono coinvolte maggiormente nelle problematiche inerenti l’assistenza
residenziale con il 71% delle segnalazioni, rispetto al 29% degli uomini.
Ambiti delle segnalazioni %
Rsa 69
Lungodegenza 23
Hospice 8
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
117
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il 69% delle segnalazioni si riferisce alle difficoltà che i cittadini incontrano nelle RSA, il
23% nelle lungodegenze e l’8% negli Hospice.
Gli anziani con più di 75 anni risentono pesantemente, con l’82% dei contatti, delle
difficoltà incontrate con le strutture residenziali. Seguono, con il 14% dei contatti, le
segnalazioni dei cittadini con età compresa tra 54 e 74 anni. Meno evidenti i problemi
per i cittadini tra i 23 e i 53 anni, assenti le segnalazioni per i giovani tra 0 e 22 anni.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Tipologia segnalazioni %
Segnalazioni sul comportamento degli operatori sanitari 18
Costi elevati per la degenza e integrazione retta 17
Difficoltà di accesso alle informazioni 17
Lunghe liste d’attesa 11
Dimissioni forzate 8
Divieto d’accesso a pazienti troppo complessi 7
Danni fisici riportati nella struttura 5
Carenza strutture post-acuzie 5
Scarsa assistenza medico-infermieristica 4
Distanza dal luogo di domicilio della famiglia 3
Ricoveri inappropriati 3
Mancanza ausili all’interno della struttura 2
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Quest’anno al primo posto (18%) ed in crescita rispetto allo scorso anno, spiccano le
segnalazioni sui comportamenti degli operatori sanitari. Come fosse un filo conduttore,
tale aspetto delle segnalazioni risulta quanto mai evidente e comune nei vari temi trattati
in questo Rapporto.
118
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
I cittadini segnalano, ancora una volta, l’atteggiamento di superficialità degli operatori
sanitari, le parole sgarbate di medici ed infermieri, la scarsa attenzione alle loro
necessità.
A seguire, con il 17% delle segnalazioni, troviamo i costi elevati per la degenza e
l’integrazione della retta mensile. Le persone, in questo caso, ritengono eccessivamente
onerosa la spesa per il ricovero in una struttura residenziale, spesso non sono in grado di
sostenerla, in altri casi sono i figli o i nipoti a doversene accollare una parte. Un terzo
aspetto che emerge da questa analisi è, nuovamente, la difficoltà dei cittadini ad avere
accesso alle informazioni (17%). I cittadini non conoscono quali strutture possono
prendersi cura di loro, se esistono e quali sono le differenze tra le varie tipologie di
servizi; non conoscono le procedure di inserimento nelle strutture e non ne immaginano i
costi.
Oltre all’eccessiva onerosità della spesa e all’essere disorientati dalla mancanza
d’informazioni, a rendere ancora più difficoltoso l’accesso alle strutture, entrano in gioco
le lunghe liste d’attesa (11%). Cittadini sono arrivati a segnalare attese di oltre 2 anni.
Nell’8% delle segnalazioni abbiamo assistito a dimissioni forzate, ovvero considerate
premature ed imprudenti dai cittadini, che intensificano quel senso di precarietà già vivo
in pazienti e familiari. Nel 7% delle segnalazioni assistiamo addirittura al rifiuto
d’accesso per pazienti considerati troppo complessi: di qui una riflessione rispetto al
destino di queste persone, spesso costrette a rimanere a casa e a mobilitare l’intera
famiglia per ricevere assistenza.
Un 5% dei contatti riporta casi di infortuni all’interno delle strutture residenziali, spesso
causati da incuria da parte del personale sanitario. Il 5% segnala la carenza di strutture
post acuzie sul territorio nazionale, rafforzando quel senso di solitudine percepito dai
cittadini. Il 4% riferisce scarsa assistenza infermieristica, mentre il 3% segnala un
ricovero in struttura distante dal luogo di domicilio della famiglia e ricoveri inappropriati.
Infine con il 2%, i cittadini segnalano la mancanza di ausili (cateteri, pannoloni, sedie a
rotelle) all’interno delle strutture sanitarie.
Mio padre è stato messo sulla sua sedia a rotelle, e lasciato lì, nonostante i dolori
che aveva, da metà mattina fino al cambio turno che avveniva la sera poco prima
della cena.
Mio marito è malato di Alzheimer. Tuttavia non riesce ad avere nessun tipo di
assistenza né domiciliare, né residenziale. La Asl ha inviato l’unità valutativa che
ha disposto l’inserimento in lista d’attesa per una lungodegenza, ma si trova a 130
km di distanza da casa. In questo modo come farò ad assisterlo? Sono anziana e
malata anche io.
119
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Le regioni del centro sono protagoniste dei maggiori disagi percepiti dai cittadini con il
43% delle segnalazioni. Segue il nord con il 32% ed il sud con il 18%. Infine le isole
con il 7%.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
120
Rapporto PiT Salute 2008
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RIABILITAZIONE
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Diminuiscono nel 2008 le segnalazioni rispetto al problema della “riabilitazione”,
sebbene questo aspetto dell’assistenza sanitaria risulti particolarmente carente,
soprattutto nel Sud Italia.
La riabilitazione dovrebbe essere un processo di soluzione dei problemi e di educazione
nel corso del quale si porta una persona a raggiungere il miglior livello di vita possibile
sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale, con la minor restrizione possibile
delle sue scelte operative. Almeno così è inteso nelle Linee-guida del Ministero della
Sanità per le attività di riabilitazione 1.
I cittadini riportano, invece, un quadro completamente diverso, orientato sull’interesse
economico e sul risparmio piuttosto che sul paziente. L’assistenza offerta è spesso di
scarsa qualità, approssimativa, a volte inesistente. Il personale sanitario, forse anche
perché sottodimensionato, è sgarbato e distratto; quindi i malati, soprattutto quelli più
fragili e indifesi, si sentono completamente abbandonati e lesi nella propria dignità.
1 Provvedimento Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di
Trento e Bolzano - 7 maggio 1998 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 maggio 1998, n. 124.
121
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Genere soggetto interessato %
Maschi 49
Femmine 51
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Quello della riabilitazione è un problema che colpisce equamente uomini e donne.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Si tratta per la maggior parte di persone oltre i 75 anni (37%); segue la fascia di età tra i
23 ed i 53 (30%), per cui la riabilitazione diventa fondamentale per riprendere una vita
attiva. Il 20% dei soggetti che segnala questo problema ha invece tra i 54 e i 74 anni.
Infine, nel 13% dei casi, si tratta di bambini e giovani (0-22).
Assistenza riabilitativa: ambito delle segnalazioni %
Ricovero in strutture riabilitative 69
Riabilitazione ambulatoriale 20
Riabilitazione domiciliare 11
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Nel 69% dei casi i cittadini segnalano un problema durante il ricovero in una struttura
riabilitativa. Seguono le segnalazioni per riabilitazione ambulatoriale (20%). Infine, la
percentuale minore riguarda la riabilitazione eseguita al domicilio del paziente (11%).
122
Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Ricoveri in strutture riabilitative
Assistenza in strutture riabilitative: tipologia segnalazioni %
Problemi legati all’accettazione e alle dimissioni pazienti complessi 26
Comportamento operatori 21
Scarsa qualità e quantità assistenza riabilitativa 15
Ciclo riabilitativo a termine (60gg) 12
Riabilitazione per nulla effettuata 9
Malpractice errori terapeutici e danni 7
Lunghe liste di attesa 4
Carenza di strutture sul territorio e mancanza posti letto 3
Costi elevati 2
Mobilità sanitaria 1
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il problema principale che segnalano i cittadini riguardo ad un ricovero per effettuare una
riabilitazione è l’accettazione o dimissione di pazienti complessi (26%).
Le motivazioni sono le più disparate: la riabilitazione non può durare più di 60 giorni; il
paziente deve effettuare una riabilitazione motoria, ma viene rifiutato a causa di disturbi
psichiatrici; il paziente proviene da un’altra Regione, oppure è difficile da gestire in
quanto soffre di malattie croniche degenerative (Parkinson, Alzheimer ecc…), e così via.
Anche nel momento in cui si riesce ad accedere al ricovero nella struttura riabilitativa, il
paziente spesso sperimenta il fatto di essere considerato un peso da rimandare a casa
nel minor tempo possibile, senza preoccuparsi troppo di completare la riabilitazione
necessaria. Il 21% delle segnalazioni su questo argomento riguarda, infatti, il
comportamento degli operatori delle strutture riabilitative.
Mia madre è ricoverata per fare riabilitazione. La cura dei pazienti lascia molto
a desiderare. Fa la riabilitazione un giorno sì e due no. Un giorno (mentre la
cambiavano) l’hanno lasciata senza pannolone per diverso tempo e non poteva
urinare altrimenti si sarebbe sporcata.
Mia madre è malata di Alzheimer. Si è rotta il femore e l’hanno portata all’Ospedale. Da
lì l’hanno trasferita in una struttura riabilitativa. Hanno iniziato subito a dirci che la
dovevano portare via perché malata di Alzheimer e perché servivano i letti.
Dietro nostra insistenza, hanno concesso di tenerla solo se l’avessimo controllata
24h/24. Così abbiamo fatto, ma hanno continuato a cercare di mandarla via.
Non mangia più perché l’unica persona con cui mangia è la badante, ma non le
consentono di darle da mangiare. È permesso solo al personale dell’ospedale o altro
personale accreditato che paghiamo 8 euro l’ora.
Inoltre ha lividi sulle caviglie e sulle mani per tutte le flebo che le fanno. A causa della
malattia, poi, mostra segni di aggressività e la imbottiscono di tranquillante, quando lei
potrebbe prenderne al massimo 11 gocce.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il 15% delle segnalazioni riguarda la scarsa qualità e la quantità della riabilitazione. Alle
volte, infatti, anche se viene eseguita, si cerca di ridurre al minimo l’assistenza,
massimizzando cosi il turn over dei pazienti.
In alcuni casi (12%), scaduti i 60 giorni, scattano le dimissioni anche se il ciclo
riabilitativo non si può certo dire concluso e la stessa riabilitazione stava producendo
effetti positivi, come testimonia questo cittadino.
Mio padre è stato ricoverato per 60 gg in una struttura di riabilitazione.
Volevano dimetterlo, ma noi familiari abbiamo scongiurato la cosa appellandoci
ad un decreto della giunta regionale che sancisce la possibilità di rimanere
ricoverato in riabilitazione non per 60, ma per 120 gg. Fra qualche giorno
scadranno i 120 giorni. Mio padre sta molto meglio (nonostante quanto detto
dai medici rispetto ai suoi margini di miglioramento). Non può proprio
continuare la terapia?
Nel 9% dei casi viene segnalato addirittura che il paziente viene dimesso senza neanche
aver cominciato la riabilitazione.
Inoltre, nel 7% delle segnalazioni sul tema, si riscontrano casi di malpractice, nel 4%
lunghe liste d’attesa, nel 3% carenze di strutture riabilitative o di posti letto, e nel 1%
costi elevati e mobilità sanitaria.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Riabilitazione ambulatoriale
Riabilitazione ambulatoriale: tipologia segnalazioni %
Comportamento operatori 21
Livelli Essenziali di Assistenza 16
Liste attesa 13
Assistenza insufficiente 13
Informazioni sui centri 12
Mobilita sanitaria 11
Errore terapeutico 10
Altro 5
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Anche per quanto riguarda la riabilitazione ambulatoriale si ripresenta il problema dei
cattivi comportamenti che, in questo caso, raccoglie il maggior numero di segnalazioni
(21%).
Mio marito è affetto da Parkinson. Effettua un programma di riabilitazione. Dalla
struttura ci hanno informato che dopo 3 assenze automaticamente viene
sospeso il programma riabilitativo. Mi chiedo come sia possibile. In inverno mio
marito si ammala abbastanza spesso. Peraltro sarebbe prevista la riabilitazione
per lui anche il sabato, ma essendo di riposo i logopedisti, alla fine 2 volte su 4
salta la seduta senza recuperarla. È un paradosso: loro si permettono di non far
recuperare le sedute, ma poi pongono limiti alla presenza di malati (cronici
peraltro).
Il 16 % dei cittadini segnala che la prestazione è a pagamento perché non rientra nei
LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e quindi le Regioni, soprattutto quelle in cui sono
presenti i piani di rientro, tendono ad operare dei tagli, come racconta questa mamma.
Sono la mamma di un bambino di 5 anni affetto da acidemia metilmalonica con
omocistinuria, tetraparesi spastica, ritardo neuromotorio, ipovisione grave.
A seguito dei tagli alla riabilitazione in Abruzzo, la settimana scorsa il centro che
ci faceva la fisioterapia a domicilio ci ha comunicato che a partire da metà aprile
il servizio di riabilitazione domiciliare sarà SOSPESO COMPLETAMENTE. Mi
chiedevo: sospendere la terapia ad un disabile grave con riconoscimento della
legge 104 è un ILLECITO? Nel paese in cui abitiamo ci sono altre 10 famiglie
nelle mie stesse condizioni!
L’assistenza, poi, risulta essere spesso insufficiente (13%), oppure le liste d’attesa sono
eccessivamente lunghe (13%). A questi problemi si aggiunge la difficoltà nell’individuare
il centro adatto presso cui mettersi in lista (12%).
In alcuni casi (11%) si è anche costretti a fare lunghi viaggi per poter ottenere il tipo di
prestazione riabilitativa di cui si necessita.
Infine, nel 10% delle segnalazioni si evidenzia anche un sospetto errore terapeutico.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Riabilitazione domiciliare: tipologia segnalazioni %
Scarsa assistenza 57
Attivazione del servizio 29
Liste attesa 14
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, il maggior numero di segnalazioni (57%)
riguarda la scarsa assistenza del servizio riabilitativo.
Sono una ragazza giovane, ma da tanti anni combatto con una malattia rara.
Questa malattia comporta tanti problemi, ma in particolare sono seguita da un
centro di riabilitazione dove i medici sono assenti. In 15 anni sono stata visitata
solo 4/5 volte.
A causa di ciò il fisioterapista che viene a domicilio non può seguire un piano di
cure, ma fa quello che serve in quell’occasione. Tutte le cure le ho fatte sempre
da sola. D’altronde il fisioterapista non se la sente di fare una vera e propria
riabilitazione perché non ha dietro un supporto medico.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Nel 29% dei casi non si riesce neanche a far attivare il servizio di riabilitazione a
domicilio perché il medico di famiglia non si interessa, o mancano i fisioterapisti, o
perché il CAD non risponde, ecc.
Infine, il 14% dei cittadini segnala lunghe liste d’attesa per l’attivazione dell’assistenza
riabilitativa a domicilio.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il Sud Italia detiene il primato delle segnalazioni sulla riabilitazione (36%), mettendo in
evidenza la carenza di questo fondamentale aspetto del servizio. Seguono le regioni del
Centro (31%).
Va leggermente meglio al Nord (25%). Infine, l’8% di segnalazioni giunge dalle isole.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
SALUTE MENTALE
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le segnalazioni in tema di salute mentale risultano leggermente aumentate rispetto allo
scorso anno, denotando la necessità di una maggiore attenzione da parte delle istituzioni
rispetto a questo delicato aspetto della cura nel nostro paese.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le donne continuano ad essere le protagoniste dei maggiori disagi nell’ambito della
salute mentale con il 54% delle segnalazioni, rispetto al 46% degli uomini.
La categoria d’età che fa riferimento alla fascia “produttiva” della popolazione, quella
compresa tra i 23 ed i 53 anni, risente maggiormente delle difficoltà segnalate in tema
di salute mentale.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Questo particolare aspetto pone alcuni interrogativi sulle reali capacità dello Stato di
fornire aiuto e sostegno agli interessati ed alle loro famiglie, e sulla capacità di favorire
percorsi di inserimento lavorativo e sociale attraverso, per esempio, borse di lavoro,
progetti di vita indipendente.
Segue la categoria compresa tra i 54 e i 74 anni con il 26,7% delle segnalazioni. Tale
dato riflette un doppio disagio: la patologia mentale unita alle difficoltà proprie
dell’anzianità.
A seguire, le segnalazioni relative a chi ha più di 75 anni (8,1%), in ultimo, le
segnalazioni riguardanti i giovani fino ai 22 anni (4,7%).
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Tipologia segnalazioni %
Insostenibilità della situazione in famiglia 24,8
Accesso alle informazioni 22,5
Difficoltà di accesso alle cure pubbliche 23,5
Malpractice (maltrattamenti, contenzione, sedativi, sorveglianza) 9,3
Farmaci: effetti avversi, collaterali, ecc. 5,3
Trattamento Sanitario Obbligatorio 5,3
Mobilità sanitaria distrettuale: difficoltà/impossibilità scelta DSM/Psichiatra 4
Assistenza sociale per non autosufficienti che vivono da soli, senza tetto, ecc. 3,3
Condizioni delle strutture carenti dal punto di vista igienico-strutturale 1,3
Difficoltà nell’integrazione lavorativa 0,7
Ricoveri strutture inadeguate rispetto alle condizioni cliniche 0
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
L’insostenibilità della situazione in famiglia, anche quest’anno, guadagna il vertice delle
segnalazioni con il 24,8% dei contatti nell’ambito della salute mentale. Ancora una volta
i cittadini sentono come oltre modo difficile e faticoso prendersi cura del familiare malato
e lamentano un senso di inadeguatezza nell’aiuto che sono in grado offrire, rispetto alle
reali esigenze di un paziente psichiatrico.
Nota dolente appare anche la carenza di informazioni che i cittadini avvertono rispetto ai
diritti e alle opportunità di cura per un paziente psichiatrico, facendo registrare il 22,5%
delle segnalazioni.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Dal confronto con i dati dello scorso anno risulta l’aumento della difficoltà dei cittadini
ad aver accesso ad informazioni e ad essere orientati.
Un’importante problematica, anch’essa in aumento, riguarda la difficoltà di accesso alle
cure pubbliche (23,5%), che contribuisce ad alimentare quel senso di insostenibilità
della situazione evidenziato e che denuncia la scarsità del panorama assistenziale da
parte del SSN. Tutto sembra un grande circolo vizioso nel quale il cittadino si sente in
trappola.
I cittadini, anche se in quantità minore rispetto allo scorso anno, segnalano
maltrattamenti ed utilizzo di mezzi di contenzione fisica e farmacologia (9,3%). Si
collegano a questo aspetto i problemi segnalati sui farmaci, in particolare a causa degli
effetti collaterali (5,3%). Il loro utilizzo è ritenuto dai pazienti l’unica terapia a cui sono
sottoposti.
Ciò che i cittadini avvertono e riferiscono riguarda il ricorso alla terapia farmacologica
come cura prediletta da parte di DSM e psichiatri, a discapito della presa in carico del
paziente in percorsi psicoterapici e riabilitativi più complessi ed articolati.
Continua a rappresentare un grave disagio per i pazienti il TSO (Trattamento Sanitario
Obbligatorio), ritenuto il più delle volte inappropriato ed inutile (5,3% nel 2008, rispetto
al 2,5% dello scorso anno).
Il 4% dei cittadini segnala difficoltà nell’ambito della mobilità sanitaria tra distretti e
lamenta l’impossibilità di cambiare DSM (Dipartimento di Salute Mentale) o psichiatra,
nel caso in cui il paziente lo desideri o non si trovi bene.
Il 3,3% delle segnalazioni punta il dito contro la carenza di assistenza sociale per i non
autosufficienti che vivono soli e senza casa, facendo emergere un evidente quadro di
abbandono e degrado vissuto dai cittadini. Infine, vengono segnalate condizioni igienico
sanitarie carenti all’interno delle strutture (1,3%) e le difficoltà nell’integrazione
lavorativa (0,7%) che contribuisce ad alimentare il senso di emarginazione vissuto da
queste persone .
Comparazioni delle segnalazioni giunte negli ultimi 3 anni 2008 2007 2006
Insostenibilità 24,8% 25,0% 8,0%
Accesso alle informazioni 22,5% 17,5% 11,5%
Accesso cure pubbliche 23,5% 22,5% 24,1%
Malpractice 9,3% 13,3% 2,0%
Farmaci 5,3% 0% 0,0%
TSO 5,3% 2,5% 7,5%
Mobilita" 4,0% 4,2% 2,0%
Assistenza sociale 3,3% 2,5% 2,5%
Condizione delle strutture 1,3% 1,7% 1,5%
Integrazione lavorativa 0,7% 0,8% 7,5%
Ricoveri in strutture inadeguate al quadro clinico 0,0% 8,3% 5,5%
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Le richieste d’aiuto delle famiglie
Per quanto riguarda il tema dell’insostenibilità della situazione in famiglia, la maggior
parte delle segnalazioni (47%) si riferisce all’assenza di una rete, utile ed efficace, in
grado di connettere i servizi presenti sul territorio; tale rete garantirebbe, da un lato la
continuità terapeutica e, dall’altro, la qualità e la specificità del servizio che di volta in
volta si rende necessario per quel particolare utente.
A seguire con il 28% delle segnalazioni emerge il senso di abbandono da parte delle
istituzioni nei confronti della famiglia, che rende il cittadino il più delle volte scoraggiato
e sfiduciato rispetto a quanto invece avrebbe diritto di pretendere.
In ultimo, le segnalazioni rispetto all’insostenibilità economica si presentano in tutti quei
casi in cui la carenza dell’offerta da parte del servizio pubblico costringe a rivolgersi a
strutture private dai costi proibitivi (25%).
Emerge che vi sono famiglie a rischio povertà in un momento di crisi economica come
questo, si rendono ancora più necessari interventi mirati a sostegno di queste famiglie.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Difficoltà di accesso alle cure pubbliche
Per quanto riguarda le difficoltà di accesso alle cure, un cittadino su quattro ne segnala
gli ostacoli.
I dati mostrano infatti che il servizio pubblico non risponde adeguatamente alle domande
di cura ed assistenza sul tema della salute mentale. Per la prima volta quest’anno, il
25,8% di queste segnalazioni evidenzia carenze di strutture, riduzione nell’erogazione di
alcuni servizi per mancanza di fondi, dimissioni improprie per mancanza di budget.
L’inadeguatezza dell’offerta è rintracciabile anche nella percezione che i cittadini hanno
della qualità della cura ricevuta; infatti, il 19,4% segnala la scarsa assistenza dei DSM e
l’insufficienza delle sedute e dei cicli di psicoterapia nelle strutture pubbliche.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il 9,7% delle segnalazioni denuncia uno sostegno psicologico scarso e psicoterapeutico
all’interno dei servizi pubblici come a suggerire che i pazienti non sentono i servizi per la
salute mentale come dei luoghi protetti, accoglienti ed in cui è possibile ricevere cure
efficaci.
Anche i lunghi tempi d’attesa per poter accedere alle cure rappresentano un ostacolo
all’accesso nel 9,7% dei casi segnalati, imponendo alle famiglie l’oneroso compito di
prendersi cura del paziente anche per diversi mesi.
Il 6,5% delle segnalazioni mette in evidenza la carenza di strutture specializzate nella
cura di particolari patologie mentali che richiedono percorsi terapeutici multidisciplinari e
di alta qualità. Un dato particolarmente allarmante riguarda pazienti dimessi perché
difficili da trattare, con il 6,5% delle segnalazioni. In ultimo viene segnalato, nel 3% dei
casi, quanto per i pazienti sia gravoso e destabilizzante il cambiamento di terapia. Ciò si
verifica, ad esempio, in tutti quei casi in cui si sia giunti alla conclusione del periodo di
ciclo riabilitativo concesso in una struttura del SSN e si sia costretti a cambiare centro
per proseguire l’assistenza; ciò lede il concetto di continuità del processo terapeutico,
così indispensabile e peculiare proprio nella cura delle patologie mentali.
Difficoltà di accesso alle cure pubbliche %
Difficoltà di accesso ai servizi di salute mentale 25,8
Quantità cicli e sedute ritenute insufficienti 19,4
Scarsa assistenza nei DSM 19,4
Scarso sostegno psicologico e psicoterapeutico 9,7
Lunghi tempi d’accesso 9,7
Carenza di strutture residenziali specializzate 6,5
Dimissione pazienti scomodi 6,5
Cambiamenti destabilizzanti 3,0
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
L’accesso alle informazioni
Ciò che i cittadini segnalano più spesso (44%) riguarda la richiesta di informazioni sulle
modalità d’accesso e funzionamento dei servizi. A seguire con il 32% delle segnalazioni i
cittadini si informano rispetto alle procedure per l’interdizione e per il TSO. Il 9% chiede
di conoscere i compiti/obblighi del DSM. Infine il 12% delle segnalazioni riguarda
informazioni inerenti la possibilità di cambiare DSM ed il 3% l’intenzione di cambiare
psichiatra.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
La provenienza delle segnalazioni risulta piuttosto omogenea con il 34% delle
segnalazioni dal nord, il 31% dal sud, il 29% dal centro ed in misura minore le isole con
il 6% dei contatti.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
ASSISTENZA PROTESICA
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Quello delle protesi e degli ausili è un ambito variegato in cui, in una segnalazione per
insufficienza di informazioni, può venire denunciata anche la lentezza nel fornire i presidi
o la consegna di un ausilio non appropriato alla patologia del paziente.
Il numero complessivo delle segnalazioni che riguardano l’assistenza protesica è in
diminuzione, confermando un trend già rilevato in occasione del precedente rapporto
PiT.
Più della metà delle segnalazioni pervengono da cittadini di sesso femminile (il 51%),
mentre il restante 49% arriva dalla popolazione di sesso maschile.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Assistenza Protesica 2008
Genere soggetto interessato
Maschi
49%
Femmine
51%
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le segnalazioni su problemi di assistenza protesica arrivano, in misura maggiore, da
cittadini che hanno già compiuto o hanno più di 75 anni: si tratta del 32% del
campione, infatti. Sono poi i soggetti con età compresa fra 23 e 53 anni, a rivolgersi al
PiT, costituendo il 26% del totale. Stesso valore (26%) per le segnalazioni aventi per
soggetto cittadini nella fascia d’età compresa fra 0 e 22 anni. I cittadini con età fra 54 e
74 anni, infine, compongono il 16% del totale dei contatti.
Età soggetto interessato %
Anni 0-22 26
Anni 23-53 26
Anni 54-74 16
Anni >75 32
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
In base ai contatti, è possibile individuare quali sono le protesi/ausili che più
frequentemente sono oggetto di segnalazione:
Principali protesi/ausili oggetto di segnalazione %
Sedia a rotelle 24
Ausli assorbenti 16
Montascale 16
Catetere 12
Sacchetti per stomia e sondini nasogastrici 8
Ausili ortopedici 8
Materasso antidecubito 4
Striscette diabete 4
Altro 8
Totale 100
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il maggior numero di segnalazioni si riferisce a problemi nell’ottenere, cambiare o
riparare la sedia a rotelle: si tratta del 24% dei contatti.
Il 16% delle segnalazioni riguarda gli ausili assorbenti, quasi sempre forniti in misura
appena bastevole alle esigenze dei pazienti.
Anche i montascale, per i soggetti con problemi di deambulazione, sono oggetto di
segnalazione, nella misura del 16% sul totale.
I cateteri, soprattutto per quanto riguarda le segnalazioni sulla loro qualità e quantità,
compongono il 12% dei dati rilevati.
Le segnalazioni su sacchetti da stomia e su sondini nasogastrici ammontano al 8%.
La voce “Ausili ortopedici” (8%) si riferisce a presidi quali scarpe ortopediche e tutori
(per protesi al ginocchio, per esempio).
Il 4% dei cittadini segnala problemi nel ricevere materassi antidecubito, per la
particolare condizione di patologie che li costringono a letto per molte ore della giornata.
La categoria “Altro” indica apparecchi quali quelli necessari per la saturazione
polmonare, o comunicatori per soggetti affetti da SLA.
Coloro i quali hanno bisogno di ausili, protesi e presidi sono schiacciati dal peso della
burocrazia.
Si segnalano, infatti, soprattutto difficoltà d’accesso dovute a disservizi amministrativi
(32%), ostacoli nella fornitura dei servizi (20%) e difficoltà nel ricevere informazioni
(28%).
A seguire le testimonianze relative alla scarsità della qualità e della quantità degli ausili
(14%), e il dover ricorrere ad ausili innovativi e qualitativamente migliori soltanto
pagando di tasca propria (6%). Ciò indica come sia oramai doveroso provvedere ad una
rivisitazione del nomenclatore tariffario.
0%
5%
10%
15%
20%
25%
30%
35%
Accesso
protesi/ausili
Ostacoli Accesso alle
info
Quantità e
Qualità
Costi da
sostenere
Assistenza Protesica 2008
Tipologia segnalazioni
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Approfondendo le segnalazioni che hanno come oggetto l’accesso all’informazione, è
sull’iter burocratico che i cittadini, nel 40% dei casi, chiedono di essere edotti. Chiedono
anche, il 35%, indicazioni per l’individuazione dei beneficiari dei presidi, esponendo le
condizioni cliniche e le eventuali esenzioni o protesi già fornite. Il 25% delle segnalazioni
rimanenti ha per oggetto, invece, aspetti vari quali informazioni più generali (il prezzo e
la quantità come da Nomenclatore, i tempi di consegna, le ditte fornitrici, le ASL di
competenza, etc.)
Accesso all"informazione %
Iter burocratico 40
Beneficiari 35
Altro 25
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le difficoltà di accesso al servizio di assistenza protesica si riferiscono soprattutto a
cavilli burocratici (30%), spesso legati alla presentazione di domande di invalidità come
per esempio verbali non consegnati o attese per le visite che attestino il grado di
invalidità.
Nel 22% le difficoltà di accesso sono causate da disservizi amministrativi come
mancanza di comunicazione tra le diverse figure del dipartimento (urologo, per esempio,
e medico prescrittore), scarsa competenza o disinteresse nella gestione della pratica.
Per il 13% i disservizi sono frutto di tempi di attesa troppo lunghi:
Ho un’invalidità al 100%. Il fisiatra dell’Ospedale mi ha prescritto una serie di
ausili (carrozzina, montascale, ecc.), ma non mi hanno mai dato nulla. Aspetto
da mesi!!
Il 13% segnala problemi di mobilità sanitaria: difficoltà ad avere accesso, cioè, a questi
servizi se non si è residenti dove si ha anche il domicilio.
Difficoltà d"accesso - Disservizi amministrativi %
Cavilli burocratici 30
Disservizi amministrativi 22
Tempi attesa 13
Mobilità 13
Protesi non erogate 9
Altro 13
Totale 100
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
I ritardi e, in generale, le difficoltà nella distribuzione periodica (nel caso degli ausili) o
nella prima consegna (nel caso delle protesi) sono un problema per il 60% dei
segnalanti.
Mio marito è malato di Parkinson e viviamo in una casa popolare. Ha passato
tutta l’estate dentro casa perché nell’abitazione non c’è l’ascensore e non ci sono
gli scivoli, non c’è nulla. Il medico di famiglia viene una volta ogni tanto e
abbiamo dovuto assumere una badante a nostre spese.
Inoltre è da un po’ che non gli mandano i pannoloni.
Il 20% delle segnalazioni riguarda richieste di assistenza protesica o ausili che non
possono essere forniti in quanto non sono compensati; il riferimento è al Nomenclatore
Tariffario delle protesi e degli ausili, e si tratta di un problema annoso in quanto è per via
del mancato aggiornamento di questo testo che una parte delle protesi/ausili non può
essere fornita dalle ASL. Il cittadino deve così ricorrere alla spesa privata.
Il 13% riguarda pazienti che sono stati appena dimessi in seguito a ricovero ospedaliero
(in gran parte post-intervento) senza una fornitura minima ausili, o senza poter usufruire
delle protesi necessarie per il periodo che intercorre fra la richiesta e l’effettiva consegna
dei presidi.
Rifiuto di prescrizione da parte di medici specialisti o errori da parte delle ASL sono
segnalati nel 5% dei casi. Si tratta per lo più di cattiva comunicazione tra medici e
pazienti.
Ostacoli segnalati nella fornitura di protesi/ausili
%
Ritardi nella distribuzione 60
Mancata erogazione 20
Dimissioni senza ausili 13
Rifiuto/errori prescrizione 7
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
La quantità di presidi è insufficiente nel 40% delle segnalazioni di questa categoria. Si
tratta di pazienti che hanno bisogno, dietro certificazione e prescrizione medica, di
quantità maggiori di ausili per la particolarità della patologia. I problemi di questo
ambito sono relativi alle quantità stabilite nel Nomenclatore, alle quali le ASL si
attengono e da cui difficilmente esulano, per problemi essenzialmente legati ai budget
spesso limitati.
Le situazioni descritte nel 50% delle segnalazioni trattano della qualità delle
protesi/ausili, e sono quelle in cui le ASL non seguono i pazienti in maniera completa
(impossibilità di fornire un ausilio più funzionale/moderno per mancanza di fondi, per
esempio) o quelle in cui le protesi o gli ausili non sono adatti alla patologia del
richiedente. In alcuni casi, il 10% delle segnalazioni, addirittura vengono consegnate
protesi difettose o che si sono deteriorate nel corso del tempo. I cittadini possono
incontrare problemi anche nella sostituzione o riparazione.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Quantità e Qualità %
Qualità scadente 50
Quantità insufficiente 40
Protesi difettose 10
Totale 100
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Le strutture sanitarie chiedono ai cittadini di provvedere all’acquisto delle protesi o degli
ausili nel 75% delle segnalazioni su questo ambito. Il rimanente 25% fa riferimento,
invece, alla segnalazione di pagamenti effettuati per l’acquisto di presidi, ma non dovuti.
Segnalazioni sui costi da sostenere %
Strutture sanitarie chiedono ai pazienti di acquistare gli ausili 75
Pagamenti ingiustificati/non dovuti 25
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
La maggioranza delle segnalazioni proviene dalle regioni del centro Italia, con un dato
che si attesta al 36%. Per nulla inferiori, in rapporto al totale, i contatti che arrivano dal
sud della Penisola: sempre 36%. Dalle regioni del nord Italia i cittadini chiamano,
invece, una volta ogni cinque, per il 20% del computo complessivo. Il rimanente 8%
rappresenta le segnalazioni giunte dalle Isole.
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FARMACI
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Nonostante una leggera inflessione rispetto allo scorso anno, il tema dell’accesso ai
farmaci rimane comunque uno degli argomenti “caldi” di discussione, sia per il numero
elevatissimo di interventi regolatori che sono stati attuati, in particolare in questi ultimi
anni (Rapporto Sanità 2008 - CEIS 1), sia per le modalità di applicazione di questi
interventi: molto diversi da Regione a Regione.
La politica farmaceutica, infatti, è l’ambito in cui il federalismo sanitario si evidenzia
maggiormente: introduzione di ticket sulla farmaceutica; prezzi di riferimento di farmaci
equivalenti stabiliti a livello regionale; implementazione di forme di distribuzione diretta,
uso di limiti prescrittivi per alcune categorie di farmaci (prezzi di riferimento per inibitori
di pompa, limitazione per statine ed antiaggreganti piastrinici 2, ecc.); inserimento di
medicinali innovativi in fascia H nei prontuari regionali.
Questi interventi regolatori, decisi a livello nazionale, ma su cui le Regioni intervengono
di frequente al fine di rientrare nei tetti di spesa stabiliti o di far fronte ai disavanzi
prodotti - specie per le Regioni con piani di rientro - hanno contribuito a creare notevoli
cambiamenti, ma soprattutto diversità di accesso alle cure farmacologiche tra le Regioni.
Si aggiunge inoltre che i cittadini spendono molto di più per l’acquisto dei farmaci:
1 VI Edizione Rapporto CEIS Sanità 2008 – La Sanità delle Regioni, Bilancio e prospettive a sette anni
dalla riforma del Titolo V ed alla vigilia del Federalismo fiscale
2 Approfondimenti sulle differenze regionali relative all’assistenza farmaceutica nel capitolo Federalismo
sanitario:disuguaglianza nell’accesso alle cure – XII Rapporto PiT Salute Cittadinanzattiva.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
I dati del Rapporto CEIS registrano nel 2007 “u na diminuzione del 2,6% della spesa
farmaceutica territoriale complessiva (determinata dalla diminuzione della spesa
pubblica del 5,4% e da un aumento della spesa privata farmaceutica del 4%”
Il Rapporto OSMED 2008 3 segnala un aumento della spesa privata per i farmaci in
fascia A, pari a 13,2 punti percentuali rispetto al 2007.
Se si considerano poi l’introduzione e le modifiche ai ticket regionali sulla farmaceutica,
le spese per i cittadini risultano ancora maggiori.
I dati di Federfarma 4, infatti, indicano che l"incidenza sulla spesa lorda delle quote di
partecipazione a carico dei cittadini è passata dal 4,2% del 2007 al 5,1% del 2008 .
Nelle regioni in cui il ticket è stato più incisivo, le quote di partecipazione hanno avuto
un"incidenza lorda addirittura tra il 7,7% e l" 8,9%.
I dati emersi dalle segnalazioni dei cittadini:
Nel 53% dei casi le segnalazioni sono giunte da donne.
Genere soggetto interessato %
Maschio 47
Femmina 53
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
I soggetti interessati hanno, per il 48%, un’età compresa tra 36 e 60 anni; per il 22%
un’età tra gli 0 ed i 18 anni; nel 19% hanno più di 60 anni, infine, l’11% riguarda la
fascia di popolazione tra i 19 ed i 35 anni.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
3 Rapporto Nazionale OSMED, gennaio-settembre 2008 – L’uso dei farmaci in Italia
4 Rapporto Federfarma, gennaio – dicembre 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Ma cosa i cittadini hanno maggiormente segnalato nel corso del 2008?
Al primo posto, un problema di difficoltà di accesso alle terapie farmacologiche, di cui
approfondiremo i vari aspetti.
Tipologia segnalazioni %
Difficoltà di accesso ai farmaci 30
Informazioni consulenza 21
Distribuzione dei farmaci 14
Costi 9
Danni ed effetti collaterali 6
Effetti del federalismo sanitario 5
Segnalazioni su farmaci e farmacisti 4
Difficoltà di accesso alla terapia del dolore 2
Limitazioni delle prescrizioni 2
Assenza farmaci in Ospedale 2
Segnalazioni sui farmaci generici 1
Altro 4
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Al secondo posto, con il 21% delle segnalazioni, si richiedono informazioni e consulenza.
Si vuol conoscere come avere accesso a farmaci in fascia C o a prodotti parafarmaceutici
per malati cronici; come poter usufruire di terapie e farmaci innovativi; l’accesso alle
note AIFA e l’adeguatezza delle prescrizioni. Inoltre, si ricevono richieste di informazioni
su detrazioni fiscali per farmaci e prodotti farmaceutici, ecc..
Quest’anno, sono aumentate le richieste di informazioni sui ticket. Ricordiamo, infatti,
che Regioni come l’Abruzzo, la Campania ed il Lazio hanno introdotto i ticket sulla
farmaceutica, anche molto gravosi, mentre Regioni come la Sicilia li hanno ulteriormente
appesantiti. Molte Regioni, inoltre, utilizzano gli scaglioni di reddito per attribuire
l’esenzione dalla compartecipazione alla spesa.
Il 14% segnala problemi nella distribuzione dei farmaci, mentre il 9% lamenta le spese
da sostenere per l’acquisto di farmaci in fascia C, il costo di farmaci e parafarmaci, il
prezzo dei ticket.
Le successive segnalazioni, che comunque raggiungono dei punteggi molto più bassi,
riguardano danni o effetti collaterali da farmaco (6%); segnalazioni sul comportamento
dei farmacisti (4% ), comportamenti sgarbati, errata lettura della ricetta ed erogazione di
un medicinale differente da quello prescritto; cittadini che segnalano riluttanza da parte
dei propri medici (MMG e ospedalieri) nel prescrivere su ricettario rosa i farmaci
necessari (2%). L’1% evidenzia problemi o richieste di informazione sui generici, il 4%
segnala altro: deducibilità dalle tasse per farmaci e parafarmaci, scontrino parlante,
richieste di informazioni su detrazioni fiscali per farmaci e prodotti farmaceutici.
Un dato che ci preme evidenziare riguarda una voce che quest’anno è aumentata
rispetto agli altri anni e che viene segnalata dal 5% di questi cittadini. Si tratta delle
difficoltà di accesso a terapie farmacologiche per chi è costretto a spostarsi dalla propria
Regione. Ciò fa riferimento agli effetti concreti del federalismo sanitario: cittadini che
lamentano di dover pagare il farmaco anche se presentano una ricetta regionale, ma
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
risiedono in un’altra regione; cittadini che lamentano di dover pagare ticket diversi a
seconda della Regione in cui si trovano; cittadini che hanno enormi ostacoli e difficoltà
per l’erogazione di farmaci ospedalieri; cittadini che non riescono a ricevere facilmente
l’ossigeno.
Due segnali molto indicativi riguardano difficoltà ad ottenere la terapia del dolore,
(specie nelle Regioni del Sud) e la mancanza di farmaci in ospedale, voce che per la
prima volta raccoglie il 2%.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Gli ostacoli alle cure farmacologiche
Per aiutarci nella descrizione, dividiamo gli ostacoli alle cure farmacologiche in tre
macroaree:
• le difficoltà di accesso al farmaco necessario, a causa di restrizioni ed interventi
regolatori da parte del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale;
• difficoltà ad usufruire dei medicinali per problemi nella distribuzione;
• ostacoli all’accesso dovuti ai costi elevati di farmaci e parafarmaci.
Per ciò che concerne le difficoltà di accesso a causa di restrizioni ed interventi regolatori,
il dato più significativo - fortemente in crescita rispetto allo scorso anno 5 riguarda la
difficoltà di poter usufruire di farmaci in fascia H (29%), distribuiti cioè soltanto da
aziende sanitarie ed aziende ospedaliere.
Ad utilizzare questi farmaci sono soprattutto persone con patologie gravi, oncologiche,
croniche e/o degenerative: si tratta di chemioterapici , interferoni, farmaci innovativi come
i farmaci biologici di cui la dispensazione viene gradatamente ridotta nel corso dei mesi,
o sospesa da una settimana all’altra, e senza informazioni, a causa di mancanza di
fondi.
Poiché in molte Regioni è sottostimata la spesa farmaceutica per i farmaci in fascia H, le
ASL, ma soprattutto gli ospedali, rimangono sprovvisti di scorte e, una volta terminato il
budget, non riescono a provvedere, se non con difficoltà e dopo molto tempo,
all’erogazione.
Le problematiche inerenti l’accesso ai farmaci ospedalieri riguardano anche difficoltà di
accesso alle cure connesse al federalismo sanitario (se ci si sposta in un"altra Regione, è
molto facile essere seguiti, ma è difficilissimo poter aver accesso all’erogazione del
farmaco). Si sottolineano, inoltre, accessi diversi a seconda delle Regioni: alcuni farmaci
innovativi, infatti, inseriti nel prontuario terapeutico nazionale, non vengono prontamente
inclusi nei prontuari regionali e quindi aziendali. Ciò determina una differenza
nell’accesso alle cure tra Regione e Regione.
Soffro di una patologia cronica degenerativa. Sono in cura presso una grossa
azienda ospedaliera che, periodicamente, mi dà l’interferone.
Ultimamente ci sono dei problemi: invece di consegnare 4 scatole al mese (3
fiale a confezione), me ne danno solo 2.
Sembra che ci siano stati dei tagli, e dicono che per il momento devono
razionalizzare la spesa!!
Per ora riesco a rispettare il piano terapeutico, ma temo che in futuro ci possano
essere dei problemi.
Ho segnalato il problema all’URP, ma non ho ricevuto informazioni.
5 É possibile confrontare le due tabelle sulle difficoltà di accesso ai farmaci. La prima fa riferimento alle
segnalazioni raccolte nel 2008, la seconda alle segnalazioni raccolte nel 2007 e presentata nel XII
Rapporto PiT Salute – Cittadinanzattiva - Ai confini della Sanità, i cittadini alle prese con il federalismo.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il 18% delle segnalazioni riguarda problemi ad ottenere i farmaci a causa della restrizioni
dovute alle note AIFA. Lo scorso anno, con la pubblicazione delle nuove note nel gennaio
2007 6, i cittadini segnalarono la difficoltà ad accedere ad alcune specialità medicinali.
Si faceva riferimento alla nota 1 e 48 (che riguarda i gastroprotettori), alla nota 85
(farmaci per la cura dell’Alzheimer), ma soprattutto alla nota 4 (sul dolore neuropatico).
Queste stesse segnalazioni sono comunque presenti anche nel 2008, ma grazie alla
modifica della nota 4 7 (nell’agosto di quest’anno) che ha determinato un ampliamento
dei limiti di prescrizione, sono apprezzabilmente diminuite rispetto al passato.
Il 38% riguarda cittadini che desiderano potersi curare o migliorare il proprio stato
patologico, ma trovano purtroppo muri insormontabili: costi eccessivi per farmaci in
fascia C (15%) se si ha necessità di utilizzarli per lunghi periodi o costantemente;
difficoltà di poter usufruire di farmaci innovativi già utilizzati all’estero (13%); nessun
sostegno per l’utilizzo di farmaci che vengono prescritti per uso diverso da quello per il
quale il Ssn ne rimborsa il costo: gli off label (10%).
Mia moglie soffre di carcinoma squamoso alle tonsille. Non essendoci delle cure
consigliate dai medici ospedalieri, abbiamo deciso di farla seguire in un
importante centro privato. Viene curata con un farmaco che qui in Italia si usa
per un altro tipo di malattia oncologica.
L’utilizzo di questo farmaco per due mesi ha ridotto i noduli e lei respira meglio.
Ogni fiala costa 800 euro, ma abbiamo quasi finito i soldi… in questo modo sarà
difficile poterla curare.
Abbiamo presentato domanda presso la nostra ASL, con tutta la documentazione
medica attestante i miglioramenti nella cura, ma mi è stato risposto di no: “non è
possibile procedere all’erogazione poiché l’indicazione riportata è fuori scheda”.
Difficoltà accesso farmaci anno 2008 %
Difficoltà accesso a farmaci PHT OSP1 e OSP2 29
Limitazione note Aifa 18
Farmaci fascia C per cronici e rari 15
Accesso terapie innovative 13
Richiesta di cura con farmaci Off Label 10
Difficoltà ottenere info da istituzioni 10
Disposizioni piani terapeutici 5
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Difficoltà accesso farmaci anno 2007
(Rapporto PiT Salute 2007)
%
Limitazione note Aifa 55
Farmaci fascia C per cronici e rari 19
Richiesta di cura con farmaci Off Label 14
Difficoltà di accesso a Farmaci PHT OSP1 e OSP2 7
Accesso a terapie innovative e farmaci non riconosciuti in Italia 5
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
6 Determinazione 4 gennaio 2007 – Note AIFA 2006/2007 per l’uso appropriato del farmaco.
7 Determinazione AIFA 17 luglio 2008 - G.U. 5 maggio 2008.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il 10% delle segnalazioni riguarda difficoltà ad ottenere risposte dalle istituzioni (es. per
farmaci su patologie rare o su modifiche intervenute a note AIFA o ai piani terapeutici).
Il 5% fa riferimento alle difficoltà di accesso ai farmaci che non possono essere erogati
senza la prescrizione di un piano terapeutico da parte di centri specializzati pubblici ed
universitari . Ciò che i cittadini segnalano è la burocrazia e la mancanza di informazioni.
Un esempio ci può aiutare a capire meglio:
Sono un infartuato. Sono stato ricoverato presso un policlinico universitario e, al
momento delle dimissioni, mi è stato dato un foglio, che hanno chiamato piano
terapeutico, in cui si prescrive l’utilizzo del farmaco XXX per un anno.
Intanto il centro, su ricetta rossa, lo ha prescritto per un mese, ora il mese è
finito. Mi sono recato dal mio medico con il foglio dell’ospedale che indica che
devo seguire questa terapia per un anno, ma lui mi ha detto che non poteva
prescriverla, che avrei dovuto pagarla.
La nota a cui è soggetto questo farmaco non indica per quanti mesi devo
prenderlo, ma che ci deve essere un piano terapeutico. Io ce l’ho il piano
terapeutico… ma a chi mi devo rivolgere?
Il secondo ostacolo riguarda problemi nella distribuzione.
Distribuzione dei farmaci %
Irreperibilità dei farmaci 39
Distribuzione diretta dei farmaci 33
Burocrazia 22
Scadenza farmaci 6
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Quest’anno è cresciuta molto rispetto all’anno precedente la domanda di accesso a
farmaci, normalmente erogati in fascia A e previsti nel prontuario farmaceutico
nazionale, che però non si trovano in Italia (39%, irreperibilità dei farmaci).
Spesso i questi cittadini sono costretti a dover girare fra le farmacie per acquistare le
ultime scorte, o comprare lo stesso farmaco, o un equivalente, addirittura in un altro
Stato sostenendone i costi.
Il 33% segnala problemi nella distribuzione diretta. Una delle azioni regolatorie delle
Regioni, soprattutto in questi ultimi anni, è stata quella di aumentare l’erogazione dei
farmaci in distribuzione diretta.
I cittadini, per lo più affetti da patologie che a volte li costringono a letto, lamentano di
dover fare chilometri per poter ricevere il farmaco, oppure di dover fare file che
aumentano il tempo da dedicare a questo periodico appuntamento. Ancora, si registrano
ritardi nell’attivazione del “servizio” di erogazione.
Il 22% segnala difficoltà a causa della burocrazia. Ecco un esempio che contiene
entrambe le voci segnalate e relative alla distribuzione “In nome e per conto”.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Espongo il seguente problema che secondo il mio punto di vista è uno spreco e
rappresenta un modo elegante di buttare via i soldi dei contribuenti.
Sono la figlia di un malato di tumore alla prostata, curato con un farmaco che
devo prendere presso la ASL.
Per ottenere dall"ASL questo medicinale, in quanto costoso, occorre da parte di
una struttura pubblica il rilascio di un certificato (LIT) e bisogna seguire il
seguente iter: richiesta di visita domiciliare (in quanto il paziente è un
novantenne allettato) che deve essere effettuata dall’urologo dell’ASL. Dopo la
certificazione da parte di questo specialista, occorre una nuova ricetta per il
rilascio del LIT da parte dell’ Ospedale di zona, dopodiché ci si può recare alla
farmacia comunale per il ritiro di questo medicinale. Per questo tipo di
operazione occorrono circa 20gg. Tutta questa operazione comporta per il
nostro sistema sanitario uno spreco di denaro ed inoltre una persona anziana
può fare tutto ciò?
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il terzo ostacolo all’accesso alle cure riguarda i costi di farmaci e parafarmaci.
Segnalazioni su difficoltà legate ai costi %
Prodotti parafarmaceutici 45
Segnalazioni su costi farmaci in fascia C 28
Farmaci Off Label e farmaci innovativi 18
Vaccini 9
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Al primo posto, con il 45%, i cittadini segnalano spese ingenti per prodotti
parafarmaceutici: creme, bende, prodotti ed integratori alimentari, medicazioni
particolari e bendaggi per malati cronici e rari.
Molti cittadini, inoltre, lamentano che da quest’anno non è possibile neanche scaricare
alcuni dei prodotti proteici dalle tasse!
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Sono una malata cronica da più di dieci anni. Soffro di sclerodermia e sono allo
stadio avanzato con coinvolgimento di organi vitali.
Non basta dover combattere quotidianamente con una malattia altamente
invalidante, ma devo anche combattere quotidianamente con una burocrazia e
uno Stato che non tutelano un malato permettendogli una vita dignitosa.
Scrivo questo poiché, oltre a cure ospedaliere, la mia vita trascorre con cure di
mantenimento a casa e con medicazioni giornaliere a ulcere digitali su tutte le
dita delle mani e sui piedi.
Ho esenzioni da patologia, esenzioni da reddito, esenzioni di ogni tipo...... per
farmaci ma non per medicazioni che sono la mia croce quotidiana senza le quali
non potrei condurre una vita con rapporti interpersonali a cui ogni individuo ha
diritto.
Le medicazioni (creme, pomate, schiume, garze, cerotti e bende) costituiscono il
70% delle mie spese mediche, che pago profumatamente di tasca mia.
Ad esempio uso una protezione adesiva la cui confezione contiene 5 pezzi (mi
dovrebbe durare 10 giorni ma, usandole con parsimonia, le faccio bastare 15
giorni). Il costo varia dagli 80 ai 100 euro a confezione… pensate un po’ quanto
spendo al mese!!!!
Il 28% segnala costi insostenibili per l’acquisto di farmaci in fascia C. Segnala, inoltre,
l’eccessiva disparità di prezzo di questi farmaci fra le diverse farmacie.
Il 18% lamenta di dover sostenere spese ingenti per acquistare off label. Il 9% fa
riferimento a spese per vaccini.
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Il 37% delle segnalazioni proviene dal centro Italia, il 30% dal Nord, seguono il Sud con
il 23% e le isole con il 10%.
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LA SALUTE OLTRE I CONFINI
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
I dati sull’assistenza sanitaria all’estero continuano ad essere in crescita.
Indicano che i cittadini italiani non si recano all’estero solo per motivi di cura (64%),
ma viaggiano, o lavorano e studiano, con più frequenza fuori dai nostri confini (36%).
Anche per quest’ultimo motivo hanno necessità di maggiori garanzie sulle prestazioni di
assistenza sanitarie garantite fuori dallo Stato italiano.
Motivi del viaggio %
Motivi di cura 64
Turismo e Lavoro 36
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Direttrici Viaggi oltre i confini %
Verso Paesi Europei 80
Verso Paesi extra Europei 20
Totale 100
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A segnalare disagi e disservizi sono per la maggior parte donne (57%). Gli uomini
segnalano per il 43% dei casi.
Genere soggetto interessato %
Femmine 57
Maschi 43
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le più numerose nel segnalare disservizi per cure ottenute all’estero o per recarsi fuori
dall’Italia, sono le fasce d’età compresa tra i 19 ed i 35 anni e tra i 36 e i 60 anni
(rispettivamente 35% e 22%): probabilmente le fasce d’età anche più propense a
spostarsi per turismo o lavoro.
Seguono coloro i quali hanno un’età maggiore di 60 anni (26%) e, con il 17%, i bambini
e gli adolescenti.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Coloro che si spostano per motivi di cura lo fanno soprattutto per sottoporsi ad interventi
(41%) di alta specializzazione, o meno invasivi di quelli che avrebbero dovuto affrontare
in Italia.
Il 19% si sposta per cercare delle cure che possano attenuare i problemi inerenti le
malattie rare.
Il 13% si sposta verso centri specializzati e per sottoporsi a terapie innovative, come per
esempio progetti riabilitativi per bambini con disturbi cognitivi, motori e del linguaggio.
Il 6% si reca all’estero per un trapianto, il 2% per visite specialistiche o per sottoporsi a
particolari esami diagnostici.
Motivi di cura %
Intervento 41
Malattia rara 19
Centri specializzati 13
Terapie innovative 13
Trapianto 6
Terapia 6
Diagnostica e Visita specialistica 2
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Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Al di là del motivo scatenante che induce a recarsi all’estero, le segnalazioni sulle cure al
di fuori dall’Italia fanno soprattutto riferimento a due temi: quello inerente la possibilità
di sottoporsi a cure in strutture di alta specializzazione all’estero (24%), e quello
dell’assistenza sanitaria in Europa, ovvero pregi e difetti della TEAM (Tessera Europea
Assicurazione Malattia).
Il 14% dei cittadini, inoltre, chiede informazioni, e segnala difficoltà, su procedure
relative all’autorizzazione per recarsi all’estero e per avere rimborsi per le prestazioni già
pagate. Il 10% segnala costi elevati e insostenibili: 22.000 euro per un intervento
oncologico in Francia, poiché il Centro di riferimento regionale non ha autorizzato
l’operazione all’estero; 6.000 euro per la fecondazione assistita. Costi per viaggi e
biglietti che, anche se in alcune regioni vengono rimborsate per l’ 80%, sono comunque
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
ingenti da sostenere. In particolar modo per chi è costretto a recarsi più volte fuori, per
continuità di cure e terapie.
L’8% dei cittadini chiede invece un aiuto dall’Italia per le spese che ha dovuto sostenere
per ricevere cure da uno stato estero: 367.000 dollari per un’angioplastica, 2.700
dollari per esami del sangue e semplici esami diagnostici in America.
L’altro 8% delle segnalazioni riguarda cittadini che vorrebbero recarsi all’estero o presso
strutture specializzate per la cura di particolari malattie, ma non viene riconosciuta loro
questa possibilità. Sono soprattutto persone affette da patologie rare o croniche
degenerative che in Italia fanno fatica ad avere una diagnosi, e anche genitori di bambini
disabili o con ritardi cognitivi e motori, che ritengono qualitativamente superiore le
riabilitazioni effettuate in alcuni centri europei rispetto ai centri italiani. Effettivamente,
pare che questi centri seguano percorsi riabilitativi costanti, intensi e multidisciplinari,
consentendo nei bambini importanti miglioramenti.
Il 6% delle segnalazioni è rappresentato da cittadini che vivono fuori dall’Europa e che
vorrebbero essere curati in Italia: Albania, Turchia, Argentina, Brasile.
Il 6% richiede consulenza legale, in particolare per problemi inerenti il rifiuto di rilascio
del modello E112, per ritardi e rimborsi non erogati.
Il 4% segnala presunti errori medici nelle strutture in cui è stato seguito, infine, il 2%
richiede informazioni sulle modalità e sui costi per essere trasportati in Italia.
Tipologia segnalazioni %
Modello E112 24
Cure urgenti e necessarie e TEAM 18
Richiesta informazioni su procedure, autorizzazioni e rimborsi 14
Costi elevati ed insostenibili 10
Pagamento spese sanitarie per cure effettuate in Paesi extra Europei 8
Richiesta per cure all’estero a motivo di patologie croniche 8
Cittadini di Paesi extra Europei richiedono cure in Italia 6
Richiesta di consulenza legale 6
Malpractice in strutture estere 4
Informazioni su costi e modalità per essere trasportati in Italia 2
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Accesso alle cure presso centri di alta specializzazione nei Paesi UE ed Extra UE
Cosa segnalano i cittadini quando hanno necessità di doversi recare all’estero per essere
curati?
Gli ostacoli riguardano soprattutto i rapporti con le amministrazioni delle proprie ASL, o
con i centri di riferimento regionali. Il 57%, infatti, lamenta il rifiuto ad avere dei
rimborsi rispetto alle spese sostenute ed enormi ritardi nell’erogazione degli stessi.
Può essere, infatti, molto gravoso per un cittadino anticipare ingenti somme per poi
attendere mesi per ottenere un rimborso che, per legge, è pari all’80% dei costi sostenuti
per il viaggio e per le spese alberghiere.
Di seguito una testimonianza:
14 anni fa mio figlio ha avuto un incidente gravissimo. É stato anche in coma.
Per salvargli la vita sono stato costretto ad andare a curarlo prima in Austria e
poi in Germania.
Tutt’oggi va in questo centro per controlli periodici.
In tutto ho speso 1 miliardo e 800 milioni di lire. Ho il rimborso della asl per le
spese mediche indirette del 40%; per le spese di viaggio e di alloggio ho un
rimborso dell’80%.
Il problema è che i tempi per avere i rimborsi sono lunghi e poco chiari.
Non c’è una legge che regola i tempi? Il rimborso che ricevo è giusto o la legge
dice che dovrei avere di più?
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Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il 31% dei cittadini non riesce ad ottenere il rilascio del modello E112. Se decidono di
curarsi all’estero, lo fanno a proprie spese. Infatti il 21% segnala che il centro di
riferimento regionale non rilascia l’autorizzazione, nel 10% dei casi sono addirittura i
medici che rifiutano di redigere un certificato.
Mio figlio soffre di una patologia rara. Alcuni anni fa avevamo chiesto
l’autorizzazione alla nostra ASL per poter andare in Germania per cure
specifiche. Mi è stato sempre concesso il permesso e mio figlio ha fatto alcuni
cicli di questa terapia.
Saremmo dovuti partire il mese prossimo per un nuovo ciclo, ma la ASL adesso
non autorizza più. La dottoressa che ha fatto la richiesta fino ad ora non si
assume la responsabilità di dichiarare che non esiste nessun centro in Italia, non
ne avrebbe neanche la facoltà, e quindi rimanda al centro di riferimento. Il centro
di riferimento, però, rifiuta la richiesta.
La cura che esegue mio figlio in Italia non esiste, ma lui ha avuto una serie di
benefici verificabili e certificati: non porta più il busto che lo sorreggeva, ha
ridotto la quantità di farmaci necessari, ecc…
Se il rifiuto dell’autorizzazione sarà definitivo, lo portiamo al centro a spese
nostre.
Il 9% delle segnalazioni fa riferimento ai problemi burocratici che il cittadino si trova ad
affrontare nel momento in cui avvia un percorso di richiesta di cure all’estero: ritardi
nell’ottenere l’autorizzazione, centri di riferimento che non forniscono motivazioni al loro
rifiuto o che non indicano i centri nazionali in cui vengono effettuate le prestazioni
richieste e non autorizzano le cure all’estero.
Modello E112 %
Rimborsi (rifiutati/lunghe attese) 57
Rifiuto autorizzazione cure all"estero 21
Medici che rifiutano di redigere certificazione per autorizzazione cure 10
Burocrazia 9
Altro 3
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Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Accesso alle cure urgenti e necessarie nei Paesi Europei, l’uso della tessera TEAM 1
Il 44% dei contatti riguarda, in particolar modo, la richiesta di informazioni da parte di
chi si reca in un altro paese europeo, per motivi di turismo o lavoro, e accede, o
potrebbe accedere, a cure mediche.
Molti cittadini, a conoscenza delle sentenze della Corte di Giustizia Europea 2, chiedono
se sia possibile recarsi presso uno Stato membro per effettuare visite o prestazioni
diagnostiche, e come essere rimborsati.
1 La TEAM, Tessera Europea di Assicurazione Malattia, è la tessera sanitaria che permette ad ogni
cittadino europeo di usufruire delle cure “medicalmente necessarie” negli stati dell’UE.
2 La Corte di Giustizia Europea ha pronunciato un certo numero di sentenze sul diritto dei cittadini europei
di circolare liberamente per avvalersi dei servizi medici di un altro Stato membro.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il 33% di questi cittadini sono stati soccorsi e seguiti dai servizi sanitari del luogo e
chiedono informazioni sulla legittimità dei pagamenti richiesti.
Dalle segnalazioni si evince la grande carenza di informazioni.
I cittadini non sono a conoscenza dei diritti garantiti con la TEAM 3 ma, nel 23% dei casi,
anche le amministrazioni ASL sono in difficoltà sulle prestazioni da rimborsare.
Nonostante, infatti, con la TEAM si abbia diritto alle cure urgenti e necessarie 4, esiste
davvero una grande confusione tra gli Stati membri riguardo a ciò che effettivamente
spetterebbe al cittadino, e ciò che invece dovrebbe garantire lo Stato di appartenenza.
Non sono rare, infatti, le segnalazioni di cittadini italiani a cui viene richiesto il
pagamento anticipato delle cure effettuate all’estero. Vengono informati che verranno
rimborsati dal servizio sanitario a cui sono iscritti ma, tornati in Italia, attendono con
ansia una risposta dalla propria ASL sul rimborso, perché non si sa se e quali spese
debbano essere risarcite.
Sarebbe auspicabile fornire informazioni più chiare ai cittadini, una maggiore
comunicazione tra gli Stati membri ed una maggiore omogeneità sulle procedure di
erogazione e compensazione dei servizi offerti.
In questo senso la Commissione Europea ha adottato una proposta di direttiva sui diritti
dei pazienti nell’assistenza sanitaria transfrontaliera 5, che sarà discussa ad aprile. La
proposta sottolinea il diritto di farsi curare all’estero e di ottenere il rimborso fino a
concorrenza dell’importo che si sarebbe ricevuto nel proprio Paese.
Assistenza sanitaria in Europa: tessera TEAM %
Richiesta d’informazioni su cure necessarie e urgenti 44
Legittimità dei pagamenti richiesti 33
Asl non rimborsa al cittadino spese considerate urgenti 23
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Mi hanno ricoverato per 4 giorni presso un ospedale in Francia, via pronto
soccorso. Durante il ricovero mi sono state somministrate delle flebo per i forti
dolori che avevo a causa di 2 ernie del disco.
Mi hanno richiesto 1.800,00 euro per questo ricovero. La struttura sanitaria si
è informata presso la mia regione che ha affermato che non rimborserà nulla
perché non è prevista alcuna copertura per questo tipo di prestazioni.
Ma non si tratta di urgenza? Siccome in Italia il ricovero in ospedale non lo
avrei pagato, la ASL non mi deve rimborsare?
3 Con la TEAM vengono garantite le prestazioni sanitarie con le stesse modalità con cui il Paese in cui ci si
trova eroga l’assistenza ai propri assistiti, pagando eventuali ticket.
4 Le cure medicalmente necessarie comprendono le prestazioni considerate urgenti non differibili e
prestazioni sanitarie erogate secondo la valutazione di tre fattori: il profilo clinico diagnosticato; la durata
del soggiorno; la natura delle cure. É il medico curante dello Stato estero a stabilire la tipologia delle cure
necessarie che saranno garantite, e ne disporrà l’erogazione secondo la normativa vigente nello Stato in cui
ci si trova.
5 Proposta di direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio concernente i diritti dei pazienti
nell’assistenza sanitaria transfrontaliera. Bruxelles 2/7/08 – COM 2008 414 Definitivo.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Io e mio marito (cardiopatico) eravamo in Svizzera in un rifugio. Mio marito si è
sentito male ed abbiamo chiamato il soccorso. La zona era impraticabile, alla
fine è arrivato l’elicottero. Era un codice rosso. Alla fine mi è arrivata una
fattura relativa al trasporto di 1.731,00 euro. La ASL non sa se deve
rimborsare questa spesa. Mi consiglia di pagare, poi si vedrà se mi
rimborseranno. E’ giusto? Che dice la legge?
Costi segnalati dai cittadini
TEAM
278 euro di ticket per prestazioni effettuate al pronto soccorso
300 euro per breve ricovero post pronto soccorso
1.800 per flebo per forti dolori
Cure estero E112 non autorizzate
22.000 euro per intervento tumore
15.000 sterline (13.346 euro) per prima diagnosi e primo progetto terapeutico – problemi cognitivi e
motori
Cure fuori Europa
367.000 dollari intervento angioplastica
2.700 dollari per esami del sangue ed RX
100.000 dollari per intervento al cuore
60.000 euro per trasporto da Paese Asiatico presso Italia
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il maggior numero di segnalazioni sul tema delle “cure all’estero” proviene dal Centro
Italia (35%), subito seguito dal Nord con il 30%.
Sud e Isole raccolgono, invece, rispettivamente il 21e il 34% delle segnalazioni.
Provenienza delle segnalazioni per macroaree %
NORD 30
CENTRO 35
SUD 21
ISOLE 14
Totale 100
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MALATTIE RARE
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Continua il trend in salita per le segnalazioni sulle malattie rare, anche nel 2008.
Sebbene rare 1, queste malattie coinvolgono un numero elevato di cittadini.
I tipi di malattie sono estremamente diversi tra loro, ma per lo più si tratta di patologie
croniche, spesso degenerative e disabilitanti.
Il percorso di cura è pieno di ostacoli per chi scopre di essere affetto da una malattia
rara. Dal momento della diagnosi (spesso si necessita di anni anni e di moltissime visite
e spese), alla difficoltà di accesso alle cure (nell’attivazione dell’assistenza domiciliare,
nell’accesso a protesi ed ausili, nell’accesso a farmaci).
A questo si sommano i costi per il mancato riconoscimento dell’invalidità o
dell’esenzione, per i viaggi necessari per le cure, per i farmaci e parafarmaci, per chi
assiste la persona che non è più autonoma.
È difficile reperire anche una semplice informazione e, per rintracciarla, inizia un giro
infinito di richieste che va dal medico di famiglia al dipendente della ASL, dalle
associazioni di malati alle istituzioni che a vario titolo si occupano di malattie rare; e non
sempre alla fine si ottiene ciò di cui si ha bisogno.
1 Si definiscono rare tutte le malattie che hanno una prevalenza inferiore a 5 casi su 10.000 abitanti
nell’insieme della popolazione comunitaria .
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Genere soggetto interessato %
Femmine 58
Maschi 42
Totale 100
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A segnalare il problema sono per lo più donne (58%). La fascia di età maggiormente
interessata è quella tra i 23-53 anni, di persone quindi nella fase maggiormente attiva e
produttiva della propria esistenza, che lottano per avere, nonostante le difficoltà dovute
alla malattia, una vita il più possibile “normale”.
Fasce età soggetto interessato %
Anni 0 - 22 31
Anni 23 - 53 54
Anni 54 - 74 15
Anni > 75 0
Totale 100
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Tipologia difficoltà segnalate %
Difficoltà di accesso alle cure in misura adeguata alla condizione del paziente 24
Difficoltà di giungere a diagnosi e ottenere benefici previsti 20
Difficoltà di accesso alle informazioni 20
Impatto economico e sociale della malattia 17
Mobilità sanitaria: necessità di doversi spostare verso strutture specializzate estere 10
Difficoltà di accesso ai farmaci 8
Difficoltà di accesso alle cure innovative 1
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
La maggiore difficoltà che incontrano i cittadini affetti da una malattia rara è l’accesso
alle cure in maniera adeguata alla condizione del paziente (24%).
Come dicevamo prima, si tratta di malattie poco conosciute in quanto rare, e che sono
nella maggior parte dei casi, degenerative: quindi, nella loro naturale progressione,
richiedono livelli di assistenza sanitaria sempre più elevati e complessi.
A causa dei piani di rientro che hanno colpito in maniera particolare queste categorie di
pazienti, delle varie restrizioni e spesso dell’ignoranza di chi opera nelle aziende sanitarie
locali, chi ha urgenza di avere accesso ad un numero maggiore di ore di assistenza
domiciliare (che non siano le due/tre ore troppo spesso prospettate), chi ha bisogno di un
farmaco innovativo, e quindi spesso molto costoso, o di un particolare tipo di
riabilitazione, spesso si sente rispondere negativamente dalla propria ASL o dal proprio
medico curante: no “perché i fondi non sono sufficienti”, no “perché non ne hai
bisogno”, no “perché questo farmaco è in fascia C”, No “perché devi aspettare la visita
dell’invalidità per avere un ausilio”, o “perché costa troppo”.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Nel 20% dei casi i cittadini segnalano la difficoltà di giungere ad una diagnosi e quindi
ad ottenere i benefici previsti, che, seppur restrittivi, rappresentano comunque un
sollievo dalle tante spese.
Sempre il 20% delle segnalazioni sulle malattie rare riguarda le difficoltà di accesso alle
informazioni.
L’impatto economico e sociale della malattia viene invece segnalato nel 17% dei casi.
I pazienti ed i loro familiari si trovano disorientati e soli, senza il sostegno economico e
psicologico di cui avrebbero bisogno.
Nel 10% dei casi il problema riguarda la mobilità sanitaria. Si è costretti a fare lunghi
viaggi, con tutti i disagi ed i costi conseguenti. Spesso si tratta di viaggi dal Sud al Nord,
per mancanza di centri di riferimento validi per la cura della malattia.
Infine, vengono segnalate difficoltà di accesso ai farmaci (8%) e alle cure innovative
(1%) perché spesso ritenuti troppo costosi per la Regione. Aumenta, così, sempre più la
disparità, dovuta al federalismo, tra Regioni più ricche e Regioni più povere.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Comparazione dati ultimi 2 anni
2008
%
2007
%
Difficoltà di accesso alle cure in misura adeguata alla condizione del paziente 24 16
Difficoltà di giungere a diagnosi e ottenere benefici previsti 20 28
Difficoltà di accesso alle informazioni 20 11
impatto economico e sociale della malattia 17 12
Mobilità sanitaria: necessità di doversi spostare verso strutture specializzate estere 10 15
Difficoltà di accesso ai farmaci 8 12
Difficoltà di accesso alle cure innovative 1 6
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Aumentano notevolmente rispetto al 2007 le segnalazioni sulle difficoltà di accesso alle
cure, dal 16 al 24%. Questo dato è ulteriormente rafforzato, da quanto ci comunicano le
25 associazioni di pazienti affetti da malattie rare che hanno collaborato alla
realizzazione del rapporto “Malattie rare. Le associazioni dei pazienti: risorsa per
progettare nuovi interventi 2.” La maggiore criticità evidenziata dalle associazioni,
rispetto alle difficoltà dopo la diagnosi, riguarda soprattutto la carenza nel percorso
assistenziale (75%). Diminuisce, invece, la percentuale di coloro che hanno difficoltà a
giungere ad una diagnosi e a ottenere i benefici previsti, sebbene rimanga elevata. Passa
dal 28% al 20%.
Sale di molto la difficoltà di accesso alle informazioni, dall’ 11% al 20%. Ottenere una
diagnosi non è che il primo passo di un lungo percorso. Questa difficoltà, come rilevano
le associazioni, è in molti casi dovuta al mancato raccordo tra i centri di riferimento per
la patologia 3, a livello interregionale e regionale, e al raccordo tra questi e i medici di
famiglia e i pediatri di libera scelta. Questi a loro volta, spesso, hanno scarsa conoscenza
dei servizi presenti sul territorio.
Crescono anche le segnalazioni sull’impatto economico e sociale della malattia (dal 12
al 17%). Sul versante economico incidono sicuramente le restrizioni previste a livello
regionale, ma anche il mancato aggiornamento della tabella indicativa delle percentuali
di invalidità 4. Ancora, il mancato aggiornamento dell’elenco di malattie rare esenti dal
ticket, così come per l’assistenza protesica il mancato aggiornamento degli elenchi di
ausili, ortesi e protesi 5 rappresentano un enorme problema.
Sul versante dell’impatto emotivo della malattia, anche il Rapporto sulle malattie rare
testimonia la mancanza di supporto psicologico, che per i pazienti è altrettanto
importante.
Diminuiscono, invece, le segnalazioni riguardanti la mobilità sanitaria dal (15 al 10%),
l’accesso ai farmaci (dal 12 all’8%) e l’accesso alle cure innovative (dal 6 all’1%).
Difficoltà di accesso a cure in misura adeguata alla condizione %
Difficoltà di accesso a protesi, ausili, presidi 24
Assistenza medica, specialistica, domiciliare ritenuta carente 46
Carenza di centri di riferimenti adeguati sul territorio 18
Necessità di assistenza continuativa 12
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Entrando più nel dettaglio, la difficoltà maggiormente riscontrata nell’ambito delle
malattie rare riguarda l’accesso alle cure in misura adeguata alla condizione; questo
aspetto si delinea innanzitutto nella carenza di assistenza medica specialistica e
domiciliare (46%).
2 Fonte Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato.
3 DM 279/01Regolamento di istituzione della Rete nazionale delle malattie rare e di esenzione dalla
partecipazione al costo delle relative prestazioni sanitarie.
4 D.M. 5-2-1992 “Approvazione della nuova tabella indicativa delle percentuali d’invalidità per le
minorazioni e malattie invalidanti”.
5 Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante i “Nuovi Livelli essenziali di assistenza” è
stato approvato, in chiusura di Legislatura, alla fine dello scorso aprile ed è in attesa di pubblicazione in
Gazzetta Ufficiale.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Come testimonia drammaticamente questo cittadino:
Sono figlio di un"ammalata di SLA, ho mamma (di anni 66 appena compiuti) alla
quale è stata diagnosticata la malattia di tipo bulbare nell"ottobre 2006 ,da più
di un anno comunica scrivendo su una lavagnetta. Da circa un mese si alimenta
esclusivamente via Peg, ormai la mobilità è quasi completamente compromessa,
fino a qualche giorno fa aveva atroci dolori notturni che costringevano più volte
mio padre ad intervenire durante la notte e, inoltre, pare che stia cominciando
ad indebolirsi anche la respirazione.....
Attualmente il problema più grosso è farci dare un aiuto in casa, mio padre fa i
"miracoli", ma umanamente non può sostenere tutto il carico: l"unico aiuto che
abbiamo è di un"ora al giorno, dal lunedì al venerdì di un"operatrice (per lavare
mamma) concessoci dal settembre scorso tramite il comune, null"altro....
La settimana scorsa l"assistente sociale dell’ASL mi ha detto che loro non danno
assistenza alle persone oltre i 65 anni ( perché in carico al comune ) , che si
rende conto della situazione ma non può fare di più...
Io ho la mia famiglia e quotidianamente vado da mia mamma, ma è solo una
goccia nel "mare del bisogno", mia sorella vive e lavora a 3 ore e mezza di strada
da noi e fa quello che può .........
Vi disturbavo per capire se esistono altre strade da percorrere, per farsi dare una
mano nella gestione quotidiana di tale patologia che richiederebbe un"assistenza
continuativa.
La seconda voce di questa triste classifica riguarda la difficoltà di accesso a protesi,
ausili e presidi (24%), come segnala questa mamma.
Mia figlia è una bimba celebrolesa affetta da una malattia rara. Da qualche mese la ASL ha
cambiato fornitore dei pannoloni, prendendo una ditta diversa perché costava di meno. È da un
mese che aspetto di avere i pannoloni. Nonostante vari solleciti.
Nel 18% dei casi i cittadini segnalano la carenza di centri di riferimento sul territorio. I
pazienti, spesso, devono affrontare lunghi viaggi e incontrano enormi difficoltà per avere
delle cure adeguate e continuative.
La Mancanza di assistenza continuativa viene, a sua volta, segnalata nel 12% dei casi.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
a Difficoltà di giungere diagnosi ed ottenere benefici %
Patologia non riconosciuta ufficialmente come rara 26
Esenzione dal ticket negato 37
Patologie "sconosciute" impossibili da diagnosticare allo stato attuale 16
Difficoltà ad ottenere l’invalidità e/o benefici 104/92 21
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le difficoltà che riguardano il raggiungimento di una diagnosi certa e l’ottenimento dei
benefici economici, laddove previsti, sono relativi innanzitutto al mancato riconoscimento
dell’esenzione dal ticket (37%).
Sono affetta dal morbo di Sjogren. Prima aveva un codice di esenzione; da gennaio
il codice è cambiato e alcuni esami che prima erano in esenzione ora sono a
pagamento.
La ASL mi ha consigliato di fare ricorso, appoggiandosi ad un’associazione di
categoria.
In molti casi (26%) la patologia in questione non rientra ancora nell’elenco delle malattie
rare esenti dal ticket. Molte associazioni di malati da anni si battono affinché la propria
patologia venga riconosciuta ufficialmente.
Scrivo per un"informazione riguardante la Sindrome di Kleine Levin: è considerata
una malattia cronica? É inserita nell"elenco ministeriale?
Tale sindrome non è considerata "malattia rara": volevo sapere se almeno come
malattia cronica potevo avere qualche agevolazione a livello di invalidità, liste
speciali etc...
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Dal mancato riconoscimento ufficiale e, spesso, dalla mancanza di informazioni di chi
valuta lo stato di invalidità o handicap, deriva la difficoltà ad ottenere i relativi benefici
( 21%).
Sono affetta da una serie di patologie tra cui la CFS e la fibromialgia.
Mi sono recata in un centro privato convenzionato per una visita specialistica. Mi
avevano dato un certo appuntamento, ma, appena ho detto alla segretaria che ero
ticket esente, la segretaria voleva posticipare l’appuntamento.
La CFS non è ancora riconosciuta ufficialmente ed è un’umiliazione per i malati
presentarsi presso le commissioni mediche per ottenere l’invalidità. I membri
ridono e non riconoscono l’esistenza di questa patologia.
In alcuni casi i cittadini segnalano (16%) di essere affetti da una malattia ancora
“sconosciuta” e per cui non esistono specifici test di diagnosi.
Mia moglie ha un problema che non si riesce a capire. Alcuni anni fa ha avuto un
trauma ad un dito della mano che ha richiesto un piccolo intervento. La ferita non
si è mai rimarginata completamente. Hanno poi cominciato a venirle fuori delle
pustoline che si infettavano. Siamo andati da infettivologi, chirurghi della mano,
dermatologi ma nessuno ha capito di cosa soffre. Non è osteomielite, non è un
problema immunitario ecc. Abbiamo visitato tutti i più grandi centri della
Lombardia ma nessuno ci segue o ci dà indicazioni. Si limitano ad escludere le
malattie, ma non prescrivono approfondimenti o ulteriori consulenze specialistici.
Mobilità Sanitaria %
Verso centri di riferimento in Regioni diverse, soprattutto dalle Regioni del Sud verso quelle
del Nord.
50
Verso strutture estere 33
Asl rifiuta rimborso spese cure effettuate all’estero 17
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Il maggior numero di viaggi dovuti alla necessità di cure per una malattia rara riguardano
gli spostamenti dalle Regioni del Sud alle Regioni del Nord 50 %.
Io e mia figlia siamo affette da una patologia rara: e adesso si è scoperto che anche
nostra nipote ha questa patologia. Ci rechiamo puntualmente a Milano per la chirurgia
stereotassica.
La genetista ha dichiarato che la nostra è una patologia rara, ma la ASL e la regione
sono così ottuse che non riconoscono la patologia e quindi il tesserino di esenzione.
Per noi è fondamentale il riconoscimento dell’esenzione per malattia rara che
consentirebbe di aver diritto a tutto... anche ad un probabile rimborso per le spese di
viaggi che affrontiamo costantemente .
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Nel 33% dei casi lo spostamento è verso l’estero.
Sono affetto da sclerosi a placche. Sono in cura da qualche anno in un centro
francese dove il medico effettua una serie di interventi sulle mie ossa. Sono già
stato sottoposto a 40 interventi. Ne mancano altri 4, ma partirò più avanti.
Ho il modello E112, ma ci sono una serie di spese che la ASL non mi passa:
- gli onorari del medico (2.400 euro);
- metà costo del biglietto aereo;
- i giorni in cui io e l’accompagnatore stiamo in albergo (il giorno prima del
ricovero per me).
In questi anni ho fatto tanti debiti per avere la possibilità di andare all’estero. La
mia pensione di accompagno viene presa da una finanziaria.
Il comune mi ha dato 200 euro e mi hanno già detto “Non farti più vedere fino
all’anno prossimo”.
Come faccio ad ottenere di più dalle strutture pubbliche?
Infine nel 17 % dei casi è la ASL che rifiuta il rimborso per cure effettuate all’estero.
Impatto economico e sociale della malattia %
Viaggi e spese conseguenti la cura della patologia 67
Costo dei prodotti parafarmaceutici 25
Percezione di abbandono nel percorso medico assistenziale 8
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Come più volte menzionato nelle pagine precedenti uno dei maggiori problemi che
incontrano i pazienti affetti da malattie rare, oltre che le difficoltà di accesso alle cure, è
il costo sostenuto per viaggi e spese (67%).
Potete indicarmi se esistono Centri riconosciuti e qualificati (insomma affidabili)
nella mia regione ed, eventualmente, nella mia città, cui riferirmi per la diagnosi e
il trattamento delle malattie rare?. Non posso più sostenere il carico, cosa che ho
fatto per decenni, di trasferimenti onerosi in città del Centro-Nord, per sottopormi
alle cure del caso.
Chiarisco che quelle poche volte in cui ho dovuto fare ricorso, per urgenza o
necessità, al servizio sanitario territoriale, ho potuto riscontrare la totale ignoranza
in materia di malattie rare da parte del personale medico e ne ho dovuto pagare le
conseguenze attraverso trattamenti approssimativi e carenti, interventi chirurgici
inadeguati che hanno richiesto correttivi e ulteriori sofferenze che, in altri presidi
sanitari più qualificati, ma purtroppo lontani dalla mia residenza, non avrei affatto
subito.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Segue nelle voci di spesa il parafarmaceutici costo dei prodotti (25%).
Mia moglie è affetta da sindrome di Sjogren. Per la sua malattia deve prendere
elevati dosi di un collirio. Quello per cui è prevista l’esenzione non lo può
prendere perchè contiene delle sostanze che le fanno male. Abbiamo scritto alla
Regione chiedendo di avere l’esenzione per l’altro tipo (a base di acido
ialuronico).
La Regione ci ha risposto che si tratta di un prodotto di bellezza e quindi non è
concedibile.
Esiste anche un “costo” psicologico, oltre che economico, che grava sui pazienti affetti
da malattie rare ed i loro familiari. L’8%, infatti, dichiara di sentirsi abbandonato nel
proprio percorso medico-assistenziale.
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Difficoltà di accesso alle informazioni %
Su invalidità e benefici previsti dalla Legge 104/92 19
Scarsa competenza di amministrazioni Asl o Mmg a rispondere ai quesiti sulle esenzioni dal
ticket per malattie rare
68
Centri di riferimento 13
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Anche nell’ambito dell’informazione le cose non vanno meglio.
Nella maggioranza dei casi (68%) i medici di famiglia e le ASL non forniscono
informazioni sulle esenzioni delle malattie rare.
Fino ad oggi prendevo un farmaco che dovevo ordinare dalla Germania. Due
scatole costano 265 euro. Ho scoperto che per la mia patologia dovrei avere
gratuitamente un altro farmaco.
Mi hanno detto che dovevo avere il piano terapeutico e il tesserino di esenzione
per patologia.
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
La ASL dice che la mia non è una malattia rara e non conoscono il codice di
esenzione.
Sono andata dal nefrologo che è responsabile del centro di riferimento che mi ha
fatto un certificato sulla patologia. A questo punto la ASL mi ha dato il tesserino di
esenzione, ma non mi hanno saputo spiegare a cosa ho diritto. Mi hanno detto che
in Sicilia sono l’unica ad avere questa esenzione. Ma io so che ci sono almeno
altre due persone che sono affette da questa malattia.
Nel 19% dei casi i cittadini non riescono ad avere informazioni sui benefici previsti dalla
legge 104/92 sull’handicap: quindi i benefici fiscali e, per chi ha riconosciuto un
handicap grave, i giorni di permesso per cure sia per il portatore di handicap sia per il
coniuge o familiare che lo assiste.
Infine il 13% dei pazienti affetti da malattie rare ha difficoltà a reperire informazioni sul
centro di riferimento per la cura della propria patologia.
Difficoltà di accesso ai farmaci ed a cure innovative %
Ottenere farmaci per indisponibilità presso le ASL 33
Erogazione dei farmaci sospesa 11
Entrare nella sperimentazione di farmaci 56
Totale 100
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Il 56% dei cittadini che segnalano di avere un problema relativo all’accesso ai farmaci
dichiara di avere difficoltà ad entrare nella sperimentazione di farmaci innovativi.
La ricerca scientifica dedicata alle patologie rare è scarsa, sempre secondo le
associazioni che hanno collaborato alla stesura al rapporto su Malattie rare. Le
associazione dei pazienti: risorsa per progettare nuovi interventi 6, ed inoltre anche in
questo caso il 12,5% segnala la difficoltà di accedere alle sperimentazioni.
Nel 33% dei casi, invece, non si riesce ad accedere ai farmaci a causa della
indisponibilità dei farmaci presso la ASL. Oltre che per le restrizioni dovute alle
differenze regionali, spesso i cittadini si scontrano con le difficoltà burocratiche delle
commissioni ASL che, frequentemente, non conoscono la legislazione e le procedure per
ottenere i farmaci per le malattie rare.
Infine, nell’11 % dei casi l’erogazione dei farmaci viene sospesa. Spesso si tratta di
farmaci orfani 7. In altri casi, invece, si tratta di farmaci sperimentali e particolarmente
costosi per le Regioni.
6 Fonte Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato
7 Il farmaco orfano è quel prodotto che potenzialmente è utile per trattare una malattia rara, ma non ha
un mercato sufficiente per ripagare le spese del suo sviluppo.
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Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
Il primato delle segnalazioni sul tema delle malattie rare proviene dal Nord Italia (37%).
Segue il Sud con il 27%, quindi il Centro con il 20% delle segnalazioni. Infine di poco
inferiore è la percentuale di segnalazioni provenienti dalle Isole (16%).
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
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Rapporto PiT Salute 2008
Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato
SALUTE E LAVORO
Abbiamo voluto dar spazio al tema della malattia in ambito lavorativo perché, in questi
ultimi anni, è diventato per i cittadini un tema molto sentito.
La decisione di inserire questo nuovo argomento nasce dalla volontà di dare voce alle
segnalazioni sulle difficoltà che incontrano i lavoratori, portatori di patologie.
Le segnalazioni dei cittadini su questa tematica, infatti, sono notevolmente aumentate,
rispetto gli anni precedenti. Inoltre, con l’entrata in vigore della Legge 133/08 1 abbiamo
assistito ad un grande incremento di contatti di cittadini malati, disorientati dalle nuove
regole, ma spesso anche avviliti ed irritati dal non sentirsi compresi e rispettati in qualità
di persone portatrici di particolari esigenze.
Genere soggetto interessato %
Maschio 38
Femmina 62
Totale 100
Cittadinanzattiva – Tribunale per i diritti del malato, 2008
Le difficoltà in ambito lavorativo conseguenti alla malattia risultano un problema
emergente segnalato, nella maggior parte dei casi, dalle donne (62%), rispetto agli
uomini (38%).
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1 Legge 6/08/08 n.133 – Manovra Economico Finanziaria triennio 2009-2011- Conversione in legge, con
modificazioni, del decreto-legge 25/06/08, n.112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico,
la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica, e la perequazione tributaria-
GU 21/08/08 n. 195.
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A segnalare con più frequenza questa problematica sono le persone tra i 23 e i 53 anni,
con il 70% dei contatti. È importante soffermarsi su questo dato, poiché l’entità della
percentuale ci suggerisce che, a differenza delle segnalazioni provenienti dalle altre aree,
dove gli anziani sono i più colpiti dalle difficoltà, sono i giovani adulti a soffrire
maggiormente in questo ambito. A seguire le persone con età compresa tra i 54 e i 74
anni ed infine i giovani fino a 22 anni.
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Tipologia segnalazioni %
Disinformazione su questioni di previdenza sociale inerenti il lavoro 37
Novità di legge inerenti le assenze per malattia (Decreto Brunetta) 31
Richiesta di consulenza ed assistenza 21
Malattia e senso di precarietà lavorativa 11
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Anche nel mondo del lavoro, come negli altri ambiti trattati in questo rapporto, si
evidenzia una grande mancanza di informazione. Il 37% delle segnalazioni, infatti, fa
riferimento alla generale disinformazione che i cittadini lamentano rispetto a questioni
inerenti la previdenza sociale. Un terzo delle segnalazioni, invece, riguarda le difficoltà
incontrate da persone affette da una patologia, dovuto alle novità introdotte dalla Legge
133/08 (31%). A seguire (21%), le segnalazioni si riferiscono alla richiesta di
consulenza e assistenza per cause di servizio, ed infine, con l’11% delle segnalazioni,
emerge un senso di precarietà e mancanza di tutela a cui sono soggette le persone
portatrici di malattia in ambito lavorativo.
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Cittadini alla ricerca di informazioni
I cittadini quali tipologie di informazioni non riescono ad ottenere, in questo ambito?
Dalle segnalazioni risulta che, un cittadino su quattro, non è orientato rispetto alle
agevolazioni di cui avrebbe diritto, come ad esempio: il cambio di mansione per la
riduzione della capacità lavorativa, il diritto a particolari permessi per malattia, ecc...
Il più delle volte, infatti, la persona, affetta da una patologia, ha difficoltà a ricevere
chiarimenti dal proprio datore di lavoro, ente previdenziale o sindacato, sulla possibilità
di ottenere le agevolazioni previste dal proprio contratto.
Il 25% dei cittadini segnala la scarsità di informazioni sulla possibilità di poter usufruire
di permessi previsti dalla Legge 104/92 2 per handicap grave. Ciò che emerge, quindi, è
che i cittadini non sanno a chi rivolgersi per ottenere informazioni, oppure, quando ci
riescono, ricevono informazioni frammentarie, non precise e chiedono conferma o
smentita di quanto loro riferito.
Nel 16,7% dei casi vengono richieste notizie sulle modalità per ottenere permessi e
congedi straordinari; il 14,6% dei cittadini chiede informazioni su assegni e pensioni di
invalidità INPS ed il 10,4% informazioni su permessi per malattia.
Il 6,3% di contatti riguarda la richiesta di informazioni circa la possibilità di accedere al
prepensionamento ed, infine, il 2% vuol sapere se ha la possibilità di ottenere il
passaggio da un contratto full-time, ad uno part-time per patologia oncologica (D.Lgs
276/03 3).
Stupisce che questa categoria di persone, che già vive un dramma, incontri e debba
sopportare anche ostacoli inutili di tipo disorganizzativo.
Tali difficoltà evidenziano un senso di disorientamento generale dei cittadini lavoratori,
causato dalla reticenza e disorganizzazione nei servizi deputati a fornire informazioni.
2 art. 33, Legge 5/02/92, n.104
3 D.Lgs 10/09/03 n. 276 – attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui
alla legge 14 febbraio 2003, n.30. GU 9/10/03, n. 235 S.O. 159
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Assenze per malattia e “Decreto Brunetta”
Quest’anno, con l’introduzione della Legge 133/08, sono pervenute numerose
segnalazioni, soprattutto da parte di cittadini con disabilità ed affetti da patologie
croniche.
In particolare, a sollevare le maggiori criticità è stato l’articolo 71 della Legge 133/08:
Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni che ha apportato alcune modifiche su:
• fondi di contrattazione integrativa per coloro i quali si assentano a causa di
malattia nei primi 10 giorni di assenza;
• fondi di contrattazione integrativa per quelle categorie di persone che beneficiano
dell’art.33 della Legge 104/92;
• orari di reperibilità per le visite fiscali.
Al comma 1 dell’ art. 71, infatti, si stabilisce che: ai dipendenti pubblici che si
assentano per malattia per i primi 10 giorni, verrà detratta dallo stipendio una parte del
fondo integrativo (indennità, emolumenti, trattamenti accessori). Al comma 5 si indica
che beneficeranno dei fondi per la contrattazione integrativa solamente coloro che si
assentano per congedo di maternità, compresa l"interdizione anticipata dal lavoro, e per
congedo di paternità, per assenze dovute alla fruizione di permessi per lutto, per
citazione a testimoniare e per l"espletamento delle funzioni di giudice popolare, nonché
per assenze previste per gravi e documentati motivi 4, e per i soli dipendenti portatori di
handicap grave, per i permessi di cui all"articolo 33, comma 6 della legge 5 febbraio
1992, n. 104.
Fa proprio riferimento a questo ambito il 30% delle segnalazioni.
A segnalare maggiormente questo problema sono i cittadini affetti da patologie croniche,
che hanno necessità di utilizzare, più spesso di altre persone, giorni per malattia. In
questi casi, dunque, il loro stipendio (ovvero la parte di fondo per la contrattazione
integrativa), viene oltremodo ridotto. Lo stesso problema riguarda coloro che
4 Art. 4, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53
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usufruiscono dei tre giorni di permesso al mese per prendersi cura del proprio familiare
(art. 33, Legge 104/92): ovvero genitori di bambini con handicap grave; parenti o affini
e coniugi di persone con handicap in condizione di gravità; chi è in congedo retribuito
per due anni (anche frazionato) per assistere un figlio, genitore o coniuge con handicap
grave. Queste persone ricevono ogni mese una busta paga più bassa rispetto al collega a
cui è stato riconosciuto l’handicap in condizione di gravità.
Il 25% dei cittadini chiede informazioni rispetto alla modalità di certificazione
dell’assenza per malattia. Infatti, il comma 2 dell’art. 71 specificava: “ In caso di
seconda malattia in un anno solare o di malattia protratta oltre i 10 giorni, l’assenza sarà
giustificata solo con certificazione rilasciata da struttura sanitaria pubblica ”.
La normativa, inizialmente, risultava ambigua rispetto a chi dovesse redigere la
certificazione: era obbligatorio uno specialista di una struttura pubblica o anche il
medico di medicina generale andava bene? Solo successivamente, con la Circolare n.
7/2008 5, è stato specificato che anche i medici di famiglia sono autorizzati ad effettuare
la certificazione. Purtroppo, però, il più delle volte, i cittadini sono all’oscuro di questi
particolari.
Il 15% delle segnalazioni riguarda informazioni rispetto al delicato ambito delle patologie
gravi per le quali sono necessarie cure salvavita (chemioterapia, radioterapia, dialisi). In
questo caso, i cittadini trovano difficoltà ad ottenere un certificato obbligatoriamente
redatto dalla azienda sanitaria, che indichi la gravità della propria patologia e la
indispensabilità di sottoporsi a cure salvavita. In assenza di questa certificazione, il
malato può subire la detrazione dallo stipendio relativamente al cosiddetto “fondo per la
contrattazione integrativa”.
Da qui, le tante segnalazioni di cittadini portatori di patologie croniche che, pur non
necessitando di cure salvavita, certamente hanno bisogno di assentarsi dal lavoro per
visite ed esami il più delle volte frequenti e necessari, e che si vedono quindi ridurre lo
stipendio per non essersi presentati sul posto di lavoro.
Per concludere, l’ampliamento dell’orario delle visite fiscali è ritenuto eccessivo dal il
15% dei cittadini che ci contattano. Tale ampliamento, individuato tra le 8.00 e le
13.00 e tra le 14.00 alle 20.00, costringe le persone a rimanere in casa, rendendo
impossibile un loro allontanamento, anche per motivi strettamente legati alla malattia,
come per esempio recarsi in farmacia. Infine il 15% dei cittadini contesta in modo
generalizzato l’Articolo 71.
5 Circolare n.7/2008 - Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento della Funzione Pubblica, Ufficio
Personale Pubbliche Amministrazioni, Servizio Trattamento Personale
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Richiesta di consulenza ed assistenza legale
I dati mostrano che i cittadini hanno necessità di una maggiore e più completa
consulenza e assistenza anche sulle problematiche inerenti il rapporto tra malattia e
lavoro.
Il 48% delle segnalazioni relative alla richiesta di consulenza e assistenza legale fa
riferimento alla necessità per il cittadino di avviare una causa di servizio a seguito di un
infortunio o danno sul lavoro. Il 3,7% ha ricevuto da Cittadinanzattiva l’assistenza legale
per cause di servizio. Il 22,2% segnala una causa di servizio non andata a buon fine. Il
14,8% si lamenta delle lunghe attese per trovare un impiego attraverso le liste speciali
di collocamento. Infine nel 7,6% delle segnalazioni risulta che è stata istruita una causa
per danni da amianto e nel 3,7% i cittadini lamentano la scarsa sicurezza sul posto di
lavoro.
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Malattia e senso di precarietà
Quest’ultimo approfondimento mette in luce in maniera evidente il senso di precarietà
vissuto nell’ambito lavorativo dal cittadino affetto da una patologia.
Il 36% delle segnalazioni si riferisce a problemi che il cittadino incontra con il proprio
datore di lavoro, qualora la sua patologia lo costringa a lunghi periodi d’assenza.
In questi casi i cittadini segnalano indifferenza, ostruzionismo e mancanza di
comprensione da parte dell’ambiente lavorativo, spesso anche dagli stessi colleghi. La
paura di fondo è quella di perdere il lavoro.
Nel 29% dei casi si assiste a casi di Mobbing, nel 14% a licenziamenti per superamento
del periodo di comporto e nel 21% addirittura a maltrattamento degli invalidi e dei
portatori da handicap.
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Il maggior numero di segnalazioni proviene dalle regioni del nord (33%); dal centro e dal
sud con il 25% ed infine dalle isole con il 17%.
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CONCLUSIONI
Il Rapporto di quest’anno presenta un quadro |