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D. Cosa posso fare se mi dicono che non è possibile prenotare la prestazione di cui ho necessità?

R.
L"impossibilità di prenotare una prestazione viene chiamata lista bloccata. A tal proposito bisogna sapere che bloccare le liste d"attesa è illegale. Le strutture che non rispettano tale divieto, possono ricevere sanzioni amministrative che vanno da un minimo di 1000 ad un massimo di 6000 euro.
Attivati! Segnala il blocco e chiedi di prenotare la prestazione inviando tramite raccomandata a/r, all"assessorato regionale della sanità e al direttore generale della Asl,    
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 CORRIERE DELLA SERA

Sanità Che fine ha fatto la legge taglia-liste a tutela dei pazienti?

Cure in tempi certi: il diritto dimenticato

Vero obbligo Tempi massimi di attesa obbligatori per 52 prestazioni stabilite da Stato e Regioni Poche Regioni, quando le attese sono troppo lunghe, offrono le prestazioni nel «privato», senza spesa

Mammografia o ecografia all" addome entro 60 giorni dalla prenotazione; prima visita oncologica o cardiologica entro un mese; intervento chirurgico per tumore al colon retto o all" utero entro 30 giorni. Tempi massimi di attesa obbligatori per 52 prestazioni individuate da un provvedimento approvato 4 anni fa da Stato e Regioni (in seguito a un monitoraggio di controllo avrebbero dovuto diventare 100). Se poi le liste d" attesa superano i tempi stabiliti, le Asl devono "predisporre misure alternative, senza alcun onere aggiuntivo a carico del cittadino". Già una normativa di più di 10 anni fa (il d.lgs. n.124 del " 98) ha stabilito - e in modo ancora più esplicito - questo diritto dell" assistito: qualora l" Asl non riesca a garantire la visita o l" esame nei termini prefissati dalla Regione, è tenuta a individuare una struttura pubblica o accreditata in cui il cittadino può effettuare la prestazione entro quei tempi, oppure rilascia l" autorizzazione a farla in intramoenia, facendo pagare solo il ticket, se dovuto. Più chiaro di così... Peccato che resti a tutt" oggi in molti casi un diritto "sulla carta": dimenticato, se non ignorato volutamente, da parecchie Regioni e Asl; pochissimo conosciuto dagli italiani. La riprova: a detta degli assistiti, le attese troppo lunghe restano il "problema principale" della sanità in 4 regioni del Sud e 3 del Centro, mentre sono ritenute una carenza molto pesante anche in 5 regioni del Nord (Rapporto Cittadinanzattiva 2009); nello stesso tempo gli italiani sembrano sempre più rassegnati a pagare di tasca propria visite, esame e cure: 60 su cento dichiarano di averlo fatto negli ultimi due anni (recente indagine pubblicata sull" European Journal of Public Health). E dire che tutte le Regioni erano partite bene, recependo la legge del " 98 con proprie delibere. Alcune, poi, il principio lo hanno ribadito (in occasione del piano nazionale di contenimento delle liste di attesa 2006-08), seguendo magari strade diverse: per esempio Lombardia, Molise, Emilia Romagna prevedono il ricorso all" intramoenia o a strutture accreditate; Veneto e Valle d" Aosta hanno stabilito di indirizzare l" assistito direttamente dal privato convenzionato. Si stanno adottando inoltre varie misure per contenere le attese, dagli ambulatori aperti la domenica (in Basilicata), al risarcimento da parte dell" Asl "ritardataria" (a Trento e in Toscana), alla segnalazioni delle urgenze da parte dei medici di famiglia (in Lombardia e Lazio). Altre Regioni, però, quel diritto sembrano averlo proprio dimenticato. Quando abbiamo chiesto agli assessorati di Calabria, Sicilia, Liguria, Basilicata, Lazio, Piemonte, Umbria, Marche, Abruzzo e Sardegna se la prestazione "troppo in ritardo" venisse garantita ugualmente senza aggravio per l" assistito, abbiamo ricevuto risposte confuse, o evasive. La conferma arriva da Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva: «In alcune regioni meno virtuose la legge che dovrebbe garantire al cittadino il diritto ad avere cure in tempi certi è da sempre inapplicata. Spesso ancora oggi le Asl non sanno che il rispetto dei tempi di attesa è un vero e proprio obbligo e, comunque, nella maggior parte dei casi non danno informazioni agli assistiti. Riceviamo, invece, molte segnalazioni di cittadini "invitati" dalle Asl, per accorciare i tempi, a fare l" esame in intramoenia, ma a pagamento». «Alcune Regioni sono sicuramente inadempienti - ribadisce il presidente della Commissione igiene e sanità del Senato, Antonio Tomassini - . A volte i tempi di attesa non vengono intesi come "cure appropriate" da fornire al cittadino. Servirebbero anche soluzioni tecniche, come il potenziamento dei Centri unici di prenotazione, per evitare doppie e triple prenotazioni, che allungano inutilmente le liste». «Mancano i controlli - incalza Pietro Cerrito, responsabile del dipartimento politiche sociali e della salute della Cisl - e il sistema delle sanzioni per chi non rispetta questo diritto non funziona: un direttore generale di Asl potrà sempre dimostrare che non riesce a soddisfare la domanda perché tutti vogliono fare la Tac in quella struttura, o perché le richieste provengono anche da fuori regione. Per questo non dovrebbe governare da solo gestione e controlli delle liste d" attesa, ma dovrebbe essere affiancato da personale sanitario e rappresentanti dei cittadini». C" è, però, un piano nazionale per le liste di attesa in dirittura d" arrivo. Cambierà qualcosa? «Si sta facendo strada l" idea di individuare innanzitutto un elenco ridotto e più realistico di prestazioni da garantire in tempi prefissati, che trovi, poi, puntuale applicazione nei piani regionali e in quelli delle aziende sanitarie - spiega il presidente della Conferenza delle regioni, Vasco Errani -. Ma l" efficacia dei controlli è legata anche a meccanismi che incentivino la partecipazione dei cittadini alla programmazione ed erogazione delle prestazioni. Così dovrebbe essere più semplice per le Asl governare le liste e per le Regioni esercitare la vigilanza». Nel frattempo che cosa possiamo fare se allo sportello o per telefono ancora una volta ci sentiamo dire: «Per quest" esame deve aspettare 7 mesi»? «Chiedete alla Asl di esibire i tempi che si è impegnata a garantire: è un vostro diritto - consiglia Moccia - . Dovrebbero essere disponibili anche sui siti delle Regioni, ma anche in questo non tutte sono virtuose. Se i tempi non sono rispettati, chiedete l" autorizzazione a fare la prestazione in intramoenia, senza spese se non il ticket. Un facsimile del modulo di richiesta è sul sito di Cittadinanzattiva». Ma chi deve fare al più presto un esame o una cura, può non avere né tempo né voglia di seguire l" iter burocratico e attendere l" autorizzazione dell" Asl. Se mai arriverà. E allora, non resta che arrendersi e pagare. Cittadinanzattiva avvierà una class action nei confronti delle Asl che non rispettano gli standard per le liste di attesa (l" indirizzo sarà labclassaction@cittadinanzattiva.it). Maria Giovanna Faiella RIPRODUZIONE RISERVATA

Faiella Maria Giovanna

Pagina 57
(21 marzo 2010) - Corriere della Sera

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