Fino a che punto devo curare con “scienza e coscienza” e fino a che punto devo “obbedire” alla legge?

Fino a che punto devo curare con “scienza e coscienza” e fino a che punto devo “obbedire” alla legge?

26 NOV – Gentile direttore,
Da semplice medico di campagna che vive ogni giorno a contatto con il malato “reale”, trovo quanto mai surreale il tentativo del prof. Benci di liquidare la medicina ippocratica. Come tutti i medici che si sono formati negli ultimi decenni, sono cresciuta professionalmente basandomi sui principi dell’ ippocratismo che ci ha resi capaci di diagnosticare una malattia, di valutare una progonosi e di impostare una terapia.

All’inizio della professione ho giurato, come ancora oggi fanno i giovani medici presso i nostri Ordini (non mi risulta che gli Ordini ne abbiano “sancito la fine”) sul giuramento di Ippocrate, che pur nella sua versione moderna, sancisce principi inalienabili per la nostra professione.

L’avvento del consenso informato che, giustamente pone il malato nella condizione di conoscere la sua malattia, le possibilità di cura e i rischi in cui può incorrere e gli dà facoltà di rifiutare il trattamento proposto, non ha certo rivoluzionato l’intero paradigma della medicina ippocratica, semmai ne ha modificato una piccola parte. Quanto poi realmente abbia inciso sulla relazione medico paziente e quanto invece sia diventato “prassi” burocratica, non è ancora chiaro del tutto (ma un piccolo assaggio degli eccessi a cui si è giunti è ben descritto dal dr. Cavalli su QS del 25.11.2017).

Certo è che la medicina ippocratica è molto di più del consenso informato: è per esempio avere chiaro che siamo chiamati ad esercitare la medicina con libertà e autonomia di giudizio prestando la propria opera con diligenza, perizia e prudenza secondo scienza e coscienza.

Catalogare come anacronistico il fatto di curare in “scienza e coscienza”, fa pensare che non si conosca realmente cosa significhi fare il medico.
Davvero il prof. Benci pensa che usare la “coscienza” assieme alla scienza sia un tentativo del medico di mettere in primo piano le sue convinzioni per far prevalere il suo potere sul malato?

Forse che pensa che si possa fare il medico applicando pedissequamente protocolli e linee guida senza adattarli alla persona che si ha davanti? La scienza può curare la malattia, il medico cura la persona.

Fare il medico è un’arte che richiede conoscenze empiriche, capacità logiche, metodo per decidere e scegliere, regole di comportamento, capacità di relazionarsi all’altro e attitudine a gestire il forte impatto emozionale che si crea nella relazione di cura.

Credo che nessun medico lavori per prevaricare sui suoi malati, almeno che non sia un folle.

Semmai quello che dovrebbe preoccupare i cittadini/ pazienti è la restrizione di autonomia ,dettata da una visione economicista della salute, che rischia di incidere pesantemente sulle scelte del medico.

Il controllo sempre più serrato della spesa sanitaria sta sottraendo “autonomia” alla nostra professione costringendoci a operare scelte talvolta meno opportune per il malato. Se mi si impone di chiedere meno Risonanza magnetiche, perché costano troppo, finisco per optare per una ecografia che magari mi darà una risposta parziale e non soddisfacente al mio quesito. Magari non danneggio il paziente ma non gli fornisco neanche la migliore tra le cure possibili. Se mi si impone di non prescrivere mammografie a chi ha meno di 45 anni, magari finisco per non diagnosticare forme precoci di cancro alla mammella che potrebbero essere curati con meno danno alla persona.

Fino a che punto devo curare con “scienza e coscienza” e fino a che punto devo “obbedire” alla legge dello Stato?

Mi piacerebbe che chi non fa il medico ma si occupa di sanità dal punto di vista giuridico, filosofico o sociologico, provasse a dare una risposta a questi temi, perché c’è bisogno sicuramente di fare un passo avanti. Lo dice bene il prof. Cavicchi (QS 20 novembre) “Oggi la medicina è a un punto di non ritorno rispetto al quale o si fa un salto nel neo-ippocratismo e quindi si evolve o si sprofonda sempre più nella medicina amministrata e quindi si degenera”.

Ornella Mancin
Medico di famglia
Cavarzere (VE) 

26 novembre 2017

http://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=56320&fr=n

Ho partorito e il bambino non piangeva

Una testimonianza toccante quella della madre del bimbo che ormai ha quasi tre anni, nato con gravi lesioni permanenti all’ospedale di Dolo

Processo nel quale il Tribunale del malato della Riviera del Brenta e Miranese si è costituito parte civile.

Superticket. Cittadinanzattiva domani in Senato: “Si passi dalle parole ai fatti”

Superticket. Cittadinanzattiva domani in Senato: “Si passi dalle parole ai fatti”

Per le 35 mila firme raccolte da Cittadinanzattiva sull’abolizione del superticket domani sarà il giorno dell’ufficialità in Senato. La petizione sarà comunicata all’Assemblea di Palazzo Madama, grazie alla disponibilità del presidente Pietro Grasso e della presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Emilia De Biasi. Il coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva: “si passi dalle parole ai fatti”.

14 NOV – “Sull’abrogazione del superticket, è necessario passare dalle parole ai fatti per non deludere le aspettative dei cittadini e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale”. Lo dice Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva che domani renderà ufficiale in Senato la petizione per l’abolizione del superticket.

Grazie alla disponibilità del presidente Pietro Grasso e della presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Emilia De Biasi, sarà data comunicazione all’Assemblea del Senato della petizione per l’abolizione del superticket. Le 35 mila firme raccolte sono state consegnate da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato la scorsa settimana in occasione dell’audizione sul Ddl Bilancio.

“Ci appelliamo al Parlamento, al Governo e ai diversi schieramenti politici che stanno sostenendo pubblicamente la nostra richiesta, affinché si approvino gli emendamenti presentati alla Legge di Bilancio, per l’abolizione del superticket. Ci auguriamo che anche le Regioni sostengano questa misura – ha continuato Tonino Aceti –  Con l’abrogazione si rilancerebbe concretamente la sanità pubblica eliminando il paradosso che oggi vede, in alcuni casi, il privato più conveniente del servizio pubblico e si darebbe un segnale concreto di attenzione alla salute e ai redditi dei cittadini. L’abolizione gioverebbe anche alle casse del Ssn in quanto – ha concluso il coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva- alcune prestazioni che oggi risultano più convenienti nel privato rientrerebbero nel canale pubblico con relativo gettito da ticket”.

14 novembre 2017

Quotidiano Sanità

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=55833&fr=n

Ritardo nella diagnosi non è accettabile nemmeno se la malattia è incurabile. Condannato un medico per omicidio colposo

Cassazione. Ritardo nella diagnosi non è accettabile nemmeno se la malattia è incurabile. Condannato un medico per omicidio colposo

Anche prolungare la vita di settimane o di anni grazie a una diagnosi tempestiva è un elemento da prendere in considerazione per la valutazione della responsabilità medica e per questo la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte di Appello che scagionava il medico accusato di non aver diagnosticato per tempo una gravissima forma tumorale. LA SENTENZA.

13 NOV – La malattia è incurabile? Non importa: se il medico non l’ha comunque diagnosticata in tempo non può essere assolto.

Anche prolungare la vita di settimane o di anni è un elemento da prendere in considerazione per la valutazione della responsabilità medica e per questo la Corte di Cassazione (IV sezione penale sentenza 50975 dell’8 novembre) ha annullato la sentenza della Corte di Appello che scagionava il medico accusato di non aver diagnosticato per tempo una gravissima forma tumorale.

Il medico imputato era finito sotto processo per omicidio colposo per aver scambiato un tumore al pancreas per un’ernia iatale, arrivando alla corretta diagnosi solo quando la malattia era ormai in fase troppo avanzata per qualsiasi intervento.

La Cassazione reputa “inspiegabile” la scelta della Corte di Appello di Bari di definire “al di fuori della tipicità penale” il caso in questione.

Secondo la Cassazione nella valutazione della responsabilità del sanitario, sia civile che penale, non può non essere preso in considerazione il mancato prolungamento della vita di settimane o addirittura di anni derivante dall’errore, al di là dell’esito infausto e inevitabile della patologia.

I giudici della Corte d’Appello avevano assolto il medico perché la patologia pancreatica, viste le conoscenze attuali, era a “esito infausto inevitabile” e che solo questa è stata la causa della morte, mentre l’azione del medico non poteva evitarla. Per la Corte d’appello, inoltre, “se una diversa diagnostica, più tempestiva, avrebbe potuto ritardare o meno l’esito infausto resta al di fuori della tipicità penale”.

Per la Cassazione, invece, tale posizione “è errata in punto di diritto – e anche di difficile comprensione”.

In campo oncologico, secondo la Corte,  la diagnosi precoce è un fattore di assoluto rilievo o “per sottoporre il paziente a terapie salvifiche o comunque, come in caso di tumore al pancreas, per apprestare un intervento chirurgico e delle terapie che, sebbene non siano molto probabilmente salvifiche, possano quanto meno comportare un allungamento significativo della vita residua del paziente”.

Di conseguenza, posto che “se la morte deriva da un errore diagnostico la sua causa è sempre la patologia”, non è possibile evitare gli opportuni accertamenti diagnostici “né può essere esclusa la responsabilità del medico che, con il proprio errore diagnostico, lascia il paziente nell’inconsapevolezza di una malattia tumorale dal momento che il ricorso ad altri rimedi terapeutici, o all’intervento chirurgico, avrebbe determinato un allungamento della vita”.

13 novembre 2017